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Matteo Salviettini e la prostituzione on road
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Racconto10 min di lettura

Matteo Salviettini e la prostituzione on road

Politica e sesso vanno d'accordo? Sì, noi, non so. Beh, nemmeno noi, ne sapremo di più dopo questo simpatico racconto.

Bruno Stella
2 anni fa · 504 letture · 0

Matteo Salviettini lasciò cadere con un sospiro il telefono sul tavolo, dopo aver terminato una diretta su Instagram. Subito dopo estrasse una sigaretta dal pacchetto mezzo vuoto e uscì a fumare sul balcone.I monopattini, gli scontrini, l’immigrazione, l’opposizione, il governo, le tasse… i temi del comizio on-line riecheggiarono debolmente nella sua testa prima di uscire in uno sbuffo nell’aria fresca della sera.

Le luci della città, sempre in movimento, attraversavano la piccola nuvoletta di fumo illuminando debolmente il volto del politico. Matteo lasciò trasportare i suoi pensieri dai rumori cittadini senza controllarli troppo, mentre i battiti del suo cuore si regolarizzavano. Parlare in pubblico gli era sempre piaciuto: che si trattasse di arringare la folla da un palco o di dibattere in Tv litigando con i giornalisti moderatori (che sono sempre simpatizzanti a sinistra).Certo intrattenere i follower con uno streaming dalla poltrona di casa propria era una cosa un po’ diversa; nondimeno Matteo avvertiva una strana sensazione: un misto di godimento ed euforia, una soddisfazione incompleta, molto simile a quella provocatagli dalla sigaretta, che in quel preciso istante stava spegnendo nel posacenere.

Rimettendo il pacchetto di sigarette nella tasca dei pantaloni ne approfittò per darsi una tastatina al pacco: il suo Capitano lì sotto pretendeva attenzioni.Matteo ponderò per qualche istante l’idea di tornare seduto in poltrona, prendere in mano l’arnese e cominciare una tranquilla seduta di fai-da-te.Purtroppo la sua ragazza (di quasi vent’anni più giovane) sarebbe stata fuori casa per tutta la settimana impedendo più piacevoli appagamenti.

Muovendo qualche passo per la casa il suo sguardo cadde su una ruspa giocattolo appoggiata su un ripiano dello scaffale. Ricordava con piacere il giorno in cui gli era stata donata da un giovane militante colmo di entusiasmo, al termine di un comizio in Brianza.

Era l’estate del 2016. All’epoca sì che la vita politica dava soddisfazioni: i sondaggi erano sempre in crescita, il suo partito era leader della coalizione e lui si sentiva forte come il leone di San Marco, sempre pronto a balzare su ogni sci(sh)volone del governo.

Questi pensieri nostalgici risvegliarono in lui un desiderio potente; doveva dimostrare a sè stesso il proprio valor padano.Il braccio della ruspa teneva fieramente alzata la benna sullo scaffale, bramando terra e macerie.Con la stessa prestanza il vigoroso membro tendeva la stoffa dei pantaloni assetato di erotiche avventure.

No, non avrebbe consumato il suo ardore nella solitudine del soggiorno.La fidanzata non era in casa? Amen!Lui era liberale: e ognuno è libero di scopare chi vuole.Lui era un tradizionalista: sarebbe partito per l’avventura assieme alle lavoratrici più tradizionali del mondo.In un impeto di sano populismo, poi, decise di non contattare una escort di lusso ma di aggirarsi fra le comuni donnacce che sfilano sulle strade di periferia.

Afferrò da un cassetto una manciata di banconote (e Vadavialcuü a quei comunisti che volevano abbassare il tetto al contante) e un paio di occhiali grossi e dorati marchiati D&G, che usava abitualmente per non farsi riconoscere.Non era certo il travestimento più sicuro del mondo, ma l’apparenza partenopea di quella montatura era in grado di confondere completamente gli sguardi meno attenti. Il buio della notte e il cappuccio della felpa avrebbero fatto il resto.

***

La biondina sotto il lampione ruotava animosamente la borsetta, mentre una quinta di seno decisamente poco naturale strabordava oltre la scollatura.Una tetta si scoprì completamente quando lei si affacciò verso il finestrino abbassato di un Suv.«Ciao bel maschione».«Quanto fai?».«30 la bocca, 40 la figa».«Sali».

Avrebbe potuto dire qualsiasi altra cifra e sarebbe stato indifferente: Matteo era già rimasto estasiato da questa bellezza sfacciata e volgare.Tutto in questa donna era pacchianamente arrapante: le tette grosse, le labbra truccate, gli orecchini dorati, i tacchi di plastica, la gonna leopardata…Non era certo qui per fare l’amore con una donna raffinata; ora il prode longobardo bramava una cavalcata selvaggia e scurrile.

Mentre Matteo conduceva l’auto in un vicolo più scuro lei si alzò con noncuranza la gonna rivelando una vulva glabra, dalle labbra carnose.

Appena il veicolo si fermò prese la mano di lui e se la portò fra le gambe con un gesto che poteva al contempo rivelare feroce entusiasmo quanto fredda professionalità.Anche lui non fu da meno; con la sinistra si era già slacciato la cintura facendo uscire allo scoperto il suo Capitano, mente la destra, con movimenti decisi, indugiava fra le morbide pieghe della figa.Lei sorrise compiaciuta alla vista del membro, poi con un gesto sensuale vi allontanò la mano villosa dell’uomo (dirottandola verso il voluminoso seno) e vi avvolse la sua.Gli artigli smaltati di viola glitterato potevano apparire fuoriluogo attorno a quel chiaro scettro, ma la destrezza con cui la donna lo maneggiava era degna di quella del Prode Alberto da Giussano nell’impugnare la spada.

A quei tocchi il membro era ormai completamente duro.«Comincia a prendermelo in bocca, zoccola» sbottò senza ritegno il Salviettini, ormai privo di qualsiasi freno inibitore, «Però vacci piano che poi voglio anche scoparti la figa».

“Bene” pensò lei “doppio servizio, doppia paga, questo è un cliente buono…”

«Ma oltre che ‘zoccola’ se vuoi puoi chiamarmi Myri» soggiunse con un largo sorriso prima di piegarsi sul sedile e di far scomparire l’intero membro fra le sue labbra pitturate di rosso.La sua testa continuava a salire e scendere in lenti movimenti ripetitivi; ogni volta il cazzo si immegeva nella bocca fin quasi alla base e poi ne emergeva fino alla punta della cappella.

Mentre con professionalità e maestria portava avanti il pompino, Myri cercò di darsi un’occhiata intorno: la fibbia della cintura che dondolava lì vicino al cazzo portava il logo di una marca costosa e una prima occhiata anche l’orologio che avvolgeva il polso sinistro di quell’uomo era di valore.Evidentemente si trattava di un cliente più ricco della media.Forse era il caso di farlo giocare un po’ di più.I movimenti del pompino si fecero a poco a poco più lenti e più delicati, quasi a voler far spazientire Matteo.

«Basta, mollamelo, adesso voglio la tua figa» proferì lui rudemente.Lei obbedì con estrama calma, lo condusse fuori dall’abitacolo, si alzò un poco la gonna leopardata e si mise a 90 gradi sul cofano appoggiando gli avambracci alla lamiera.«Allora tesoro, cosa aspetti?»

Prima di andare avanti…

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