“Stai dicendo che ti hanno scopato anche in più di uno contemporaneamente? Hai anche fatto pompini mentre lo prendevi in figa? Anche agli altri hai dedicato sesso e passione?”
“Certo, amore mio, tutti sono usciti soddisfatti da quell’esperienza, sia chi mi ha scopato, sia quello che mi si è seduto sulla faccia e mi ha messo in bocca un cazzo da oltre venti centimetri e alla fine ha sborrato con grande fervore.
Quelli a cui avevo dedicato all’inizio solo una sega, me li sono spupazzati dopo, da soli, in un fuori programma che ho improvvisato scopando per quasi un’ora con ciascuno di loro; ovviamente ne soddisfacevo due per volta per essere felice anche io; la posizione normale era un in figa ed uno in bocca; talvolta si cambiavano di posizione ma sborravano senza fermarsi.”
Mentre raccontavo la mia kermesse con cinque partner, lui mi stava montando volentieri alla missionaria, come mi piaceva, con le gambe aperte a forbice e trattenute per le caviglie, mentre lui mi chiavava con colpi metodici, calmi e lenti per fare durare il più a lungo possibile il piacere della scopata; gemevo ed urlavo ogni volta che lui spingeva il cazzo più a fondo nella figa; lui accompagnava la scopata con una serie di vergognosi epiteti che in quel momento suonavano di pura lussuria.
“Senti, grande troia, quel ragazzo nero di cui mi hai parlato tanto, non l’hai più visto?
“Si, amore mio, l’ho rivisto e l’ho anche assaggiato di nuovo ma non sono riuscita a scoparmelo come vorrei perché non ancora sono riuscita a portarmelo a casa; mi manca rotolarmi sul letto e sentire la sua mazza sulla pelle del corpo; ricordi che per settimane ho dovuto limitarmi a stringermi a lui ballando fino a sentire tra le cosce, contro la figa, la sua mazza che è più grossa di quante ne ho mai assaggiato?
I primi tempi quasi non ci credevo quando sentivo sbattermi contro il ventre quell’enorme batacchio; poi feci la faccia tosta e abbassai la mano almeno per sentirlo tra le dita e scoprii che non lo riuscivo a circondare tutto, tanto era grosso; quella volta che lo trascinai in bagno e gli abbassai pantaloni e boxer credetti di svenire per la gioia; una cazzo enorme mi scivolò tra le mani e si irrigidì fio a diventare una barra d’acciaio che puntava diritta al mio ventre; da allora, desiderai sentirlo nell’utero.
Non ero riuscita ad averlo tutto come mi sarebbe piaciuto, perché è davvero grosso e bisogna avere davanti tanto tempo, per gustarselo totalmente; nel bagno della discoteca riuscii a prenderlo in bocca, come mi piace moltissimo; e non ti nascondo che ho provato una gioia unica quando rischiò di soffocarmi con una botta troppo forte; ma lo sai anche tu che in bagno si possono fare solo sveltine rapide e superficiali.
L’altra settimana i miei lasciarono la casa vuota per un paio di giorni, per una visita di cortesia a parenti in una città vicina; ne approfittai subito per chiedere a Mohamed di venire a casa mia dove speravo di restare da sola a lungo; lo incontrai davanti al negozio dove lavora, lo presi su in macchina e lo portai dove abito.
Appena entrati in casa, avvertii immediatamente la grande lussuria a cui dovevo prepararmi; mi afferrò in un abbraccio a tenaglia che quasi mi soffocava e la sua bocca, umida, carnosa, grossa, risucchiò interamente la mia in un bacio che non ha eguali nella mia memoria; la lingua larga, pastosa, piena, mi ingombrava tutta la bocca e la percorreva in ogni papilla; sentii quella lingua scoparmi come un cazzo di notevole spessore dappertutto, dalle gote alla gola fino al velopendulo.
Mentre con la bocca mi faceva vedere il paradiso del piacere, con la mani forti, grosse, nervose, mi stringeva le natiche e mi attirava verso il ventre; tra le cosce, una mazza spropositata mi strusciava la figa e mi faceva sbrodolare; perdonami amore, ma il tuo cazzo è un fuscello rispetto a quel bastone di carne che mi scivolava sulla figa e mi faceva godere in tutto il ventre; abbiamo passato un tempo interminabile e velocissimo al tempo stesso, a simulare una scopata in piedi, ancora vestiti.
Quando mi sono risvegliata dal languore lussurioso in cui quel bacio mi aveva piombato, mi sono seduta ai piedi del letto e l’ho tirato a me per le natiche forti e compatte; gli ho aperto il pantalone e l’ho fatto scivolare a terra; gli ho sfilato il boxer innalzato a vela per la mazza che spingeva; la ‘bestia’ mi è apparsa davanti agli occhi in tutta la sua immane possanza; ti giuro, amore, che era veramente impressionante quella mazza di carne di almeno venticinque centimetri che mi copriva il volto, dal mento alla fronte.
L’ho presa a due mani, perché una sarebbe stata insufficiente, e l’ho masturbata per qualche minuto; mi dava una grande sensazione di potenza tenere tra le mani quella bestia, domata dalla mia lussuria, e accarezzarla come un giocattolo prezioso; il movimento sull’asta scopriva la cappella, enormemente larga, a coprire lo spessore del cazzo, viola dalla tensione dell’erezione e pronta a sfondarmi in tutti i buchi.
Ho carezzato a lungo quel cazzo e me lo sono gustato sulla pelle del viso, delle mani, delle braccia; me lo sono passata su tutte le superfici possibili e lo sentivo diventare parte di me, per quelle ore di scopata; quando ho visto che il precum appariva sulla punta, ho spinto avanti la lingua ed ho leccato delicatamente solo le gocce; poi però ho percorso tutta la mazza, dalla cappella ai peli del pube, corti e ricciuti; è cominciata la mia ‘avventura della leccata’.
Forse per un’ora non mi sono stancata di leccarlo in ogni dove, dalla punta del cazzo al buco del culo, scusami, Nico, questi discorsi forse possono turbarti; ma con quel cazzo per me nuovo e sconosciuto, ho realizzato il pompino più ricco, più tecnico e più bello che si possa immaginare; dopo averlo leccato meticolosamente su ogni centimetro, spostandomi continuamente dall’alto in basso e girandoci intorno per sentire ogni ganglo, ogni bitorzolo, finalmente ho preso tra le labbra solo la cappella ed ho succhiato; sentivo che l’altro godeva e fremeva ad ogni risucchio; per fortuna, ha retto senza sborrare.
Tirando fuori la lingua e facendoci scivolare sopra la mazza, ne ho preso in bocca una parte, quella che riuscivo a far entrare della sua grande massa; ho guidato la punta verso il palato e, in fondo, verso la gola; mi sono fatta scopare in gola per lungo tempo, godendo di tutte le emozioni che la grossa nerchia mi provocava nella figa e nella testa; sono sicura di avere avuto almeno tre orgasmi, e tutti belli grossi, perché mi perdevo completamente nella sensazione di infinito che mi dava la mazza.
Il ragazzo deve essersi stancato di sentire il cazzo usato come un giocattolo per il mio piacere; mi ha denudato velocemente e mi ha spinto supina sul bordo del letto, si è accucciato sul pavimento ed ha affondato la testa sulla mia figa; non te la prendere, amore mio, ma sono andata in paradiso, quando la sua bocca grossa e carnosa ha percorso il pube ed ha artigliato il clitoride.
Ho creduto di impazzire dal piacere quando ho sentito la mia femminilità risucchiata in quelle labbra che tante sensazioni mi davano; mi sono abbandonata alla libidine e ti assicuro che quella provata è indicibile; la lingua che avevo appena percepito in bocca è diventata uno strumento di piacere inimitabile; mi ha percorso tutto il canale vaginale, ho pensato che fosse arrivata addirittura all’utero ma era solo la lussuria che inondava il mio corpo; mi sono abbandonata urlando e gemendo.
Dopo avermi fatta impazzire con un cunnilinguo mai provato prima, mi ha chiesto di girarmi e di sistemarmi carponi, a quattro zampe, sul letto; mi è venuto alle spalle ed ha ricominciato a leccarmi; stavolta passava la lingua, larga, umida, pastosa, lungo tutto il perineo, dalla figa al culo; ogni tanto infilava la punta in uno dei due buchi e mi faceva godere fino a sborrare; standomi dietro, ha facilmente portato la punta del cazzo alla figa, già abbondantemente umida delle sborrate che mi sono sgorgate dal ventre per il grande piacere. Una sola botta e venticinque centimetro di cazzo mi sono arrivati sino al ventre.
Ho urlato e ho dovuto frenarmi perché il vicinato non udisse i miei urli e si spaventasse; mi ha chiavato a lungo ed ho goduto senza limiti del piacere della mazza dentro; ma lo schiaffo del ventre sulle natiche, ritmico e violento, mi eccitava quanto la mazza che mi stimolava i muscoli del canale vaginale riempito come non lo è mai stato; ho sentito un dito che andava a saggiare il buco del culo ed ho capito che la prossima mossa avrebbe potuto essere un’inculata epica; lo avevo avvertito che nel culo non volevo prenderlo ma sapeva che avrei lasciato fare e si è limitato a titillarmi con grande piacere mio.
