Le fisime di Francesca
Non era facile la vita in una cittadina di provincia, quando ero nel pieno della giovinezza e il mio obiettivo primario era soprattutto godere ed essere felice; a venti anni, con un carattere peperino ben rodato negli anni, non potevo certo votarmi a pratiche ecclesiastiche e a ritiri spirituali; avevo cominciato a fare le prime seghe ancora alla scuola media; lì stesso mi ero esercitata a succhiare cazzi ed ero diventata un’artista del pompino; il culo l’avevo dato a sedici anni e la figa a diciassette.
In sostanza, il mio corpo armonioso e rotondo nei punti giusti era il bengodi di tutti gli amici coi quali uscivo la sera, specie nei fine settimana, per andare a ballare in una discoteca nel vicino capoluogo di provincia; ovviamente, solo una parte della serata era dedicata al ballo ed ai contorcimenti più deliziosi per offrire il meglio che il corpo di una donna poteva proporre; il grosso della serata e della notte era riservato alle scopate nei bagni o nelle auto nel parcheggio.
Il mio seno straripante, un quarta abbonante senza costrizione di reggiseno, era un magnete naturale per gli occhi di tutti i ragazzi allupati che si precipitavano a venirmi addosso con la massima disinvoltura quando scendevo in pista col gonnellino il cui bordo sfiorava appena i peli del pube, a quel tempo ancora non rasati, e con un top che sottolineava il seno prosperoso e ne accompagnava il ballonzolare al ritmo della musica del momento.
Ero decisamente felice di sentirmi ammirata, desiderata e, in qualche modo, amata; e lo ero ancora di più quando un cazzo novo, ancora non assaggiato, veniva a strusciarsi contro la figa già rorida di suo e si infilava direttamente tra le natiche, quasi per andare a cercare con la punta, nonostante gonnellino e perizoma, la figa da sfondare; se poi, contemporaneamente, due mani mi artigliavano le tette e stuzzicavano sapientemente i capezzoli, allora era l’Eden, per me.
Con Nicola, il mio ragazzo del momento, avevo un rapporto molto chiaro ed aperto; gli avevo parlato della mia predilezione per i cazzi forti e grossi; gli avevo anche spiegato che l’amore era un sentimento che non si ripartiva; ma anche che il sesso e la passione non intendevo farli monopolizzare da nessuno; per questo, non avrei mai accettato di dare solo a lui il culo o la figa; pur amandolo con tutta me stessa ed essendo disposta in prospettiva a fare coppia, non gli consentivo di porre veti sulle mie scopate libere.
Potevamo stare bene insieme se lui accettava che io scopassi quando dove come e quanto mi piacesse; la mia ninfomania era ormai acclarata e gli chiedevo di accettare l’amore come sentimento unico e assorbente ma di lasciarmi le scopate che preferivo senza fare obiezioni; d’altronde, erano ormai anni che i miei amici costituivano il terreno di pascolo dove prendevo cazzi da succhiare, manipolare, infilare in figa; lui invece amava sentire me che gli raccontavo i particolari delle scopate.
Lo intrigavano al massimo i racconti relativi a quello irruento che aspettava solo di vedermi appoggiata a pecorina sul sedile posteriore dell’auto, col culo fuori della macchina, per infilare di forza la grossa mazza in vagina; lui, anzi, il piacere maggiore lo provava quando gli descrivevo passaggio per passaggio le emozioni che mi dava prendere in mano il cazzo barzotto e sentirlo gonfiarsi nelle mani; poi il piacere sensuale quando la mazza scivolava sulle labbra e penetrava attraverso il palato sino alla gola.
La narrazione delle grandi scopate, delle grandi seghe, dei pompini stratosferici e delle spagnole elaborate era fonte di grande piacere per lui; per questo, quasi sempre mi dilungavo a descrivergli le scopate, quando ci trovavamo i giorni seguenti, o a progettare con lui le scopate che volevo farmi e mi sarei fatte, quasi che a quel punto scopassimo insieme; lui non sapeva ancora dire con chiarezza quali sentimenti lo spingessero ad accettare quella condizione.
Però aveva posto alcune condizioni; la prima era che niente avvenisse alle spalle; dovevo avvertirlo delle iniziative di scopate e, dopo, parlargliene ampiamente e dettagliatamente; la seconda era che non mi lasciassi mai scappare nessun accenno alle corna perché lo avrebbe ritenuto offensivo e non poteva rassicurarmi su reazioni esagerate e imprevedibili; lo stesso valeva per i miei partner; lui accettava di starsene nell’ombra a lasciarmi scopare in pace, ma guai se uno degli amanti esprimeva giudizi offensivi.
Nei miei raid sessuali la rabbia scattava quando si incontrava la mazza che pareva giusta per quella situazione, ma non c’erano le condizioni per portarsi a letto lo sconosciuto; succedeva quasi sempre quando si andava con una sola macchina in cinque e alla fine, in parte per una sorta di strana vergogna in parte per oggettive difficoltà ad organizzarsi, nessuno riusciva a scopare come avrebbe voluto; nella maggior parte dei casi, si risolveva con un lungo e sofferto petting strusciandosi tra le cosce un cazzo duro da far male.
L’ultima volta mi era capitato con un ragazzo di colore, bello come tutti quelli della sua nazionalità, che mi aveva affascinato sin dal primo momento e col quale avevo passato gran parte della serata a coccolarci e a strusciaci addosso quasi per sentire la pelle dell’altro sulla nostra; alla fine, mi ero decisa ad abbassare la mano fino all’altezza degli inguini ed aveva afferrato alla base un cazzo di notevoli proporzioni di cui stentavo quasi a tenere il diametro nel cerchio di pollice e indice che si toccavano.
Decisa a combinare comunque qualcosa col nuovo arrivato, lo spinsi delicatamente verso i bagni e riuscii ad impossessarmi della porta di quello per i disabili spingendo rudemente un’amica che cercava di appartarsi; appena dentro, sapendo che presto avremmo subito pressioni per fare in fretta, gli abbassai pantaloni e boxer e mi impossessai dello scettro di maschilità che esibiva orgoglioso; lo presi a due mani e cominciai a masturbarlo godendo di sentirlo indurirsi ancora di più tra le dita.
Quando sentii che rischiava di godere tra le mani, ne ritrassi una che portai alla figa e mi masturbai quasi con ferocia per arrivare a godere in fretta, mentre accompagnavo la cappella alla bocca dove la feci penetrare con qualche difficoltà; con un paio di spinte contro il velopendulo raggiunse un velocissimo orgasmo che mi scaricò sulla lingua inondandomi completamente la bocca; contemporaneamente, dall’utero una lava bollente di umori si scatenava nello squirt più intenso che ricordassi
Era una sera come tante, quando lui affrontò il problema.
“Franci, com’è andata ieri, con gli amici?”
“Una gran bella serata, Nico; eravamo in sei in due macchine e solo quando ci siamo fermati in una radura del bosco mi sono resa conto che c’ero solo io, come femmina; credevo che altre due mie amiche si fossero unite; ma mi spiegarono che avevano avuto difficoltà all’ultimo momento e non rimaneva che giocare tra di noi; lo sai, che quando si tratta di giocare io perdo il senso del controllo e non ho perso tempo a stendermi sul sedile posteriore del Suv, quello più grande e spazioso, e a prepararmi a scopare.“
“Uno per volta, a coppie o tutti insieme?”
“Sai ... , è un discorso difficile; è ovvio che parti sempre per un tete a tete ma poi qualcuno si infila, si impossessa di altre posizioni e finisco per trovarmeli tutti e cinque addosso, assai arrapati e pronti a farmi provare tutti i piaceri del mondo ... Insomma, avevo accettato di fermarmi con loro perché è da anni che me li scopo e mi sono diventati quasi necessari; poi, li avevo assaggiati in tutte le salse; è chiaro che la situazione, con tutti e cinque, era speciale e meritava una prova.
Il primo a fiondarsi a mangiarmi la figa è stato Davide, che è diventato assai bravo nel cunnilinguo; dopo dieci minuti ero in una tempesta di orgasmi mentre lui imperversava a succhiare, titillare, mordicchiare e leccare il clitoride; poi qualcuno ci ha rovesciato, è penetrato con tutto il viso tra le chiappe ed ha preso a succhiarmi e leccarmi il culo aprendomi lo sfintere con le dita che, fino a tre, si sono infilate nell’ano ed hanno ruotato per allargare l’entrata.”
“Hai sborrato molte volte?”
“Non ti so dire quante! Pensa che, mentre i due mi succhiavano l’anima dalla figa e dal culo, gli altri tre si sono attaccati alla bocca e due ai capezzoli, uno a testa, e mi hanno svuotato di tutti gli orgasmi che potevo raggiungere in una serata così particolare; dopo che si sono saziati largamente di me, si sono dedicati a scoparmi e li ho sentiti in figa uno per volta; poiché erano frenetici e non volevano rispettare turni, uno si è steso schienato sul sedile e mi ha fatto montare sopra.
Sai quanto mi piace scopare a cavallerizza; figurati con che gioia mi sono inginocchiata sopra di lui e ho sentito una mazza enorme sfondarmi il ventre fino ad urtare con la punta la cervice dell’utero; mi ero appena assestata seduta sul cazzo quando un altro, alle spalle, mi ha schiacciato contro il primo e ha cercato di incularmi con una determinazione che non ricordavo; ho sentito il cazzo premere contro l’ano ed ho dovuto urlare che non accettavo l’inculata per obbligarli a non provarci più.
