“Manlio, ma ti rendi conto?”
“Certo, mamma, sei tu che non ti rendi conto, quando parli; io so perfettamente cosa intendo dire; ti ho chiesto se volevi partecipare a una mia escursione e hai detto sì; ora io mi sono organizzato l’escursione con Marina. Se la cosa ti turba, anche se non so come possa turbarti, rispetto a quello che avevi in mente per domani sera, tu non devi fare altro che ritirarti in camera tua; ti consiglierei di usare i tappi per le orecchie; io e Marina siamo molto rumorosi quando copuliamo.”
“Quindi non è la prima volta?”
“Mamma, ti prego, informati prima di parlare!”
Marina arriva puntualmente dopo un quarto d’ora; io mi sono già ritirata nella mia camera e aspetto la telefonata di Oreste che tarda ad arrivare.
Non si trattengono molto in cucina; il tempo di tagliare in tranci la pizza e portare tutto nella camera di lui; poi comincia una sarabanda che non avrei mai immaginato; non resisto alla tentazione e mi affaccio nel corridoio; la porta è letteralmente spalancata e li vedo sdraiati sul letto che mordono alternativamente la pizza e se stessi.
Marina ha un corpo invidiabile; grandi tette, fianchi larghi, bocca carnosa, da fellatio, come dice a un certo punto Manlio, vulva rasata e carnosa, con un clitoride bello grosso che emerge dalla vagina e che Manlio va spesso a mordicchiare alternandolo alla pizza.
Lui lo scopro per la prima volta e sbalordisco davanti a quell’asta che avevo appena intravisto e che adesso mi appare in tutta la sua magnificenza; senza neppure rendermene conto, la mia mano è scivolata nel perizoma e mi sto masturbando; godo con lunghi e rumorosi gemiti; si girano e Marina mi esorta.
“Dai, Wilma, entra, goditi anche tu questa meraviglia della natura. Come si fa a resistere a un membro così?”
“No grazie!”
Balbetto e, farfugliando ancora qualcosa, mi ritiro spaventata in camera mia.
Passano però solo pochi minuti in cui riesco a malapena a distinguere lo schiocco di qualche bacio e leggeri gemiti di piacere di lei; poi sembra scatenarsi l’inferno; la testiera del letto picchia violentemente contro la parete accompagnata dagli urli e dai gemiti di lei, dai grugniti animaleschi di lui.
Mi risuonano in testa, mi rimbombano nel ventre, nella vulva, mi scatenano orgasmi; urlo anch’io, di godimento, di rabbia, di esasperazione, non lo so di che cosa.
Dopo un urlo più feroce degli altri, Marina zittisce di colpo e singhiozza; mentre cerco di capire, una fitta più violenta alla vulva mi fa lanciare un urlo che pare di dolore intenso; improvvisamente mi appare Manlio, nudo, col maledetto eterno membro eretto, che mi chiede ansioso se sto bene; lo rassicuro che è stato solo un orgasmo.
“Perché non vieni di là e fai un poco d’amore, quello che preferisci, anche tu con noi?”
E sopraggiunta anche Marina, che mi sollecita a gesti di andare con loro.
“Possibile che non vogliate capire? Io non posso, non voglio e non devo innamorarmi né di Manlio né del suo sesso. Se solo lo assaggio, so che non riuscirei più a farne a meno; e ormai è chiaro che in certe cose divento incontrollabile; non voglio rischiare di fallire anche come moglie.”
Marina mi guarda quasi con pazienza.
“Wilma, se ti privi di una cosa, ne accresci il desiderio; se te ne sazi, forse riesci a controllare il desiderio. Lasciatelo dire da una che ci è passata.”
“Ma qui si parla di mio figlio!”
“Mamma, ancora insisti a farti fonte della verità e non accetti di imparare niente.”
“Wilma, io mi sono fatta possedere per anni da entrambi i miei figli ed anche dal loro migliore amico, tuo figlio. Scusami se lo dico, ma il mio matrimonio è assai più saldo del tuo, che continui a farti inutili scrupoli bigotti.”
“Ma come puoi parlare così?”
“Io amo i miei figli, ed anche il tuo, proprio e soprattutto perché li ho amati e li amo anche fisicamente. Lo stai vedendo e hai capito bene; ogni tanto mi faccio dare una ripassatina da Manlio ma anche dai miei ragazzi e li preferisco di gran lunga a qualsiasi bull o caprone che si voglia. Non so se tu ami davvero tuo figlio, visto che alla fine ti genera solo paura per qualcosa che con sconosciuti faresti senza pensarci. Il problema però è solo tuo. Se ti va, riflettici.”
I due sono tornati nella camera di lui e vedo Marina inginocchiata a quattro zampe che offre il sedere maestoso al sesso di Manlio. Lui si abbassa fino a raggiungere l’ano con la lingua e comincia a leccarla; la sento gemere e sussurrare continuamente.
“Sì, ancora, fammi rilassare.”
E scodinzola quasi di felicità; lui si solleva sulle ginocchia, appoggia il suo arnese infernale all’ano e comincia a spingere. Marina urla indicazioni opposte.
“Fermati, maledetto, mi squarci il ventre … No. Non ti fermare, spingi, forte, fino in fondo, aprimi tutta … fermati, fammi respirare … ecco, riprendi. Sbattimi fino a farmi morire … Godimi dentro … gooooodooooo …. Oddio, come sto godendo.”
E urla, urla da fare spavento, temo che stia svegliando il condominio. Sono stordita, frastornata, eccitata, esasperata; voglio quella mazza, voglio che mi sbudelli; quel sesso è mio da quando è nato, ho diritto a prendermelo, lo voglio ad ogni costo.
Cerco di avvicinarmi, di portare una mano su quel monumento all’amore; Manlio delicatamente mi fa segno di attendere; le sbatte il ventre contro il sedere con forza inarrestabile finché lei rovescia gli occhi fino a far vedere solo il bianco, apre la bocca per urlare ma non emette nessun suono poi si scatena in un urlo da sirena che rompe il silenzio della notte per tutta la strada e spara dalla vagina uno spruzzo enorme di liquidi.
Solo a quel punto, Manlio distende il ventre e si rilassa, si sposta un poco dalla schiena di lei e lascia che la mia mano si accosti alla base del suo membro; quando riesco a prenderlo con due dita per tutta la circonferenza, comincia a muoversi avanti e indietro in quel sedere dilatato, teso che sembra debba lacerarsi da un momento all’altro, grondante di liquidi strani.
Lentamente lo lascia scivolare fuori.
“Non ti azzardare a tirarlo via. Masturbalo senza togliermelo dal retto, per favore.”
Marina ha intuito tutto e mi avvia al rapporto a tre che aveva proposto all’inizio.
A un tratto, è lei stessa a sfilarsi dal sesso e a piombare sul lenzuolo quasi affranta.
“Adesso, se vuoi, è tutto tuo.”
In un altro momento, mi sarei inalberata perché mi concedeva qualcosa che io so che è mio da sempre; ma adesso capisco che non si risolve niente con le polemiche e mi limito ad accomodarmi inginocchiata davanti a Manlio, gli stringo il sesso, sempre alla base, con tutta la mano, gli passo l’altra dietro la testa e avvicino la bocca alla sua.
Per la prima volta, sento il sapore delle sue labbra e me ne innamoro, poi la sua lingua scivola nella mia bocca e mi sento ubriaca d’amore, di voglia, di lussuria, di sesso. Le tette mi si gonfiano da farmi male; i capezzoli, stretti nel reggiseno, sembrano volerlo bucare, tanto sono duri; il ventre mi si agita e mi rintrona come se avessi le viscere in rivolta e alla fine godo senza accorgermene; senza che abbia fatto nient’altro che baciarlo, dalla mia vagina secrezioni dense mi scorrono nel perizoma, lo inondano, lo riempiono come quando Manlio ci eiacula direttamente; sospiro, gemo e mi lamento; arrivo a sussurrare ‘ti amo’, ma per uno strano gioco di echi, lo sente Marina sdraiata sotto di me, ma non lui con la bocca sulla mia.
“Ripetilo, per favore, ripetilo, per il vostro bene; faglielo sentire; sta aspettando da anni.”
Stacco la bocca quasi facendogli male e glielo urlo.
“Ti amo, ti desidero, ti voglio, voglio essere tua, voglio che tu sia mio … ti amo …. Ti amo … ti amo …”
Sto piangendo mentre lo urlo, lo dico, lo mormoro, lo sussurro come un mantra.
Mi stringe a sé con una forza che non ho mai sentito in nessun abbraccio, mi bacia su tutto il viso; lecca le mie lacrime dal volto, la mia saliva dalla bocca, le mie orecchie, il mento, le guance, mi lecca tutta, mi bacia tutta, sento che mi ama completamente, sento che le parole non servono.
Ho ancora il suo sesso stretto in mano e so che devo decidere che cosa farne.
La prima idea è baciarlo ed è quello che faccio.
