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Erotika
Wilma
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Racconto43 min di lettura

Wilma

ei ha fatto una brutta esperienza; vuole rimediare ma cercando di mettere sotto anche suo figlio; lui la lasci cuocere nel suo brdo e si endica in manira terribile.

geniodirazza
1 anno fa · 1.5k letture · 0

“Ti sei cambiata le mutande stamane?”

“Perché?”

“Perché ho bisogno di masturbarmi o do di matto!”

“Non credi sia meglio se ti masturbo io, così non sporchiamo un altro capo delicato?”

“Le tue decisioni sono ordini per me, amore!”

Ho deciso; andiamo insieme in bagno e gli abbasso i pantaloni della tuta; quello che mi balza in faccia è veramente la dotazione di Priapo, un arnese meraviglioso; mi pento di avergli promesso solo una masturbazione; ma, d’altro canto, non voglio affrettare le cose; mi metto alle sue spalle, gli premo le tette sulla schiena e il ventre contro il sedere, con la destra afferro il sesso e con la sinistra gli reggo i testicoli, due susine enormi e pelose.

Mando la mano avanti e indietro e l’asta si rizza finché la cappella diventa viola.

Gli bacio il collo, la nuca e le orecchie mentre manipolo lussuriosamente il membro; la vulva comincia a colarmi abbondantemente; strofino il monte di venere contro il coccige e lo sento vibrare di piacere fino a che dall’asta parte uno schizzo di sperma che sbatte in alto sulla parete del water, avevo mirato alla tazza, e freme quasi una decina di volte prima di scaricarsi del tutto.

Mi struscio ancora tre o quattro volte con la vulva prima di esplodere in un orgasmo furioso.

“Sono in paradiso!”

Mi dice; lo sposto da me appena in tempo, prima che mi baci come vorrebbe e come io per ora non voglio.

Lo pianto in asso e corro in cucina.

Il proposito di fare in fretta la prenotazione per il privè si dimostra illusorio un attimo dopo averlo formulato; per stare fuori io e Manlio da sabato sera fino a domenica mattina, bisogna innanzitutto attendere un sabato che Oreste deve passare fuori città per lavoro, altrimenti non possiamo con qualche credibilità lasciarlo solo a casa e andarcene a folleggiare; quanto meno apparirebbe stravagante e inusitato.

Ma si vede che effettivamente ‘audaces fortuna iuvat’, la fortuna assiste gli audaci, perché, quasi per volontà del destino, Oreste viene invitato a un convegno importante a Parigi per la fine del mese; tra viaggio e convegno starà fuori da venerdì a domenica.

Felice della notizia, per un attimo mi limito a gongolare dentro di me; poi, in un momento di resipiscenza, mi rendo conto che non sarebbe coerente con le nostre abitudini accogliere la notizia senza commentare e, sperando in cuor mio in un no, gli chiedo se desidera farsi accompagnare nel viaggio.

Mi dice che la trasferta non prevede accompagnatori, per cui gli oneri economici sarebbero notevoli; ma, a parte questo, mi confessa candidamente che preferisce fare questa esperienza da solo, non per abituarsi alla solitudine, ma per guardare a noi due con un po’ di distacco, visto che da un anno non abbiamo mai avuto occasione di allontanarci.

Sono d’accordo, non solo per la libertà che mi lascia, e mi accosto per baciarlo; non si tira indietro, anzi per la prima volta dopo molto tempo ci scambiamo un bacio di vero amore.

“Dovremmo ricominciare … “

Borbotta mentre si stacca; gli accarezzo il viso e desidero intensamente che tutto vada come spero.

Gli propongo, mentre è via, di andare con Manlio per il fine settimana alla casa al mare per arieggiarla; è d’accordo, anche se sa che non c’è telefono fisso e che le linee della telefonia mobile sono molto disturbate per cui non potremo sentirci come vorremmo.

Manlio effettivamente impiega solo un clic per fermare la prenotazione della cena e della serata; poi vuole accompagnarmi a fare shopping per comprare qualcosa di giusto per la serata.

Per prima cosa faccio scorta di perizoma, perché sono una patita di quell’indumento e mi piace averne tanti e diversi per forma, colore, combinazione; decide poi per un abito semplice e leggero, di seta, con un semplice fermaglio che lo lascia andare giù semplicemente sciogliendo un nodo e un paio di scarpe comode anche se con un tacco alto.

“Al resto provvede madre natura con la tua bellezza!”

Commenta mentre mi guarda vestita come sarò quella sera.

Siamo andati in un centro commerciale di un paese non molto vicino e la cassiera, che non ci conosce, dopo aver guardato me e ammirato lui, osserva.

“Signorina, le sta tutto benissimo perché effettivamente lei è molto bella e, mi perdoni, siete proprio una coppia meravigliosa.”

Quel figlio di buona madre non perde l’occasione per commentare.

“E’ solo una questione d’amore. Ora, se lei all’improvviso non si è innamorata di me, è l’amore tra me e Wilma che rende tutto bellissimo.”

La ragazza è sorpresa. Ma è pronta.

“Anche se lei è un gran bel ragazzo, il mio amore è solo per il mio fidanzato. Quindi, la bellezza qui la detta quell’amore tra voi due che chiunque vede a occhio nudo.”

Tiro un pizzicotto nel fianco di Manlio, da lasciargli il livido come quando era piccolo, arraffo in fretta i pacchi, pago e scappo via.

“Amore, perché scappi?”

“La smetti di fare l’imbecille? Non ancora ti ho detto che sono innamorata di te!”

“Però la ragazza ha detto che si vedeva a occhio nudo!”

“Ha detto anche che sei un bel ragazzo ed io ho tante perplessità … “

“Faresti l’amore con me?”

“Mai!”

“Ma se manca solo una settimana alla notte di nozze!”

“Quali nozze?”

“Ma come? Hai già dimenticato che sabato sarai la mia donna e potrò fare l’amore con te?”

“Ah … è vero … abbi pazienza e aspetta allora. Voglio arrivarci vergine alla prima notte!”

“Ma così mi fai morire; tutte le ragazze lo danno un piccolo anticipo …”

“Ma io no. Sta zitto e lasciami guidare, se no mi perdo.”

E’ da una settimana che mi fa vivere in questo stato di continua sospensione tra l’amore vero, quello dei ragazzini al liceo, e il desiderio di farmi possedere alla grande ogni volta che so che sta andando a masturbarsi per me.

Lui non lo sa, o forse lo immagina, che devo fare enormi sforzi io, per non chiedergli di fare l’amore, subito, adesso, qui, in questa macchina come ai tempi del liceo.

Per fortuna la strada fino a casa non è lunga.

Arriva venerdì e nel pomeriggio inoltrato accompagno Oreste all’aeroporto; sta già imbrunendo quando torno a casa; trovo Manlio che mi aspetta con una strana aria sorniona.

E' seduto nel salone, sul divano grande, con a fianco le scatole degli acquisti fatti.

Lo guardo sospettosa e interrogativa.

“Amore, pensaci! Il nostro impegno è per domani sera; abbiamo una serata vuota e libera e ti proporrei di utilizzarla come due innamorati che domani copuleranno e forse subito dopo si lasceranno; insomma, ti propongo di andare a cena, stasera, non per il tuo obiettivo di riscatto, ma per lo sfizio nostro di viverci questa momentanea libertà, di fare finta di essere i due innamorati che ha visto in noi la commessa e di comportarci proprio in quel modo. Ci stai?”

“Insomma, hai deciso che vuoi possedermi e te le inventi tutte; adesso i fidanzatini di Peynet con cena a lume di candela e poi a letto insieme?”

“Scusa, mamma, ho sbagliato a capire. Io pensavo che si stava creando fra noi una certa complicità e tu invece pensavi di usarmi per una tua rivendicazione personale. Mi dispiace che sia finita così ma è meglio non farne niente, la tua rivendicazione la attuerai un’altra volta, con qualcuno più disponibile.”

“Vuoi dire che domani non se ne fa di niente?”

“Cosa si sarebbe dovuto fare?”

“Tu mi accompagnavi a questo ‘Cocorito’, cenavi con me, te ne andavi a tornavi a prendermi quando ti chiamavo.”

“Io ho preso questo impegno?“

“No, tu pensavi di copulare con me prima che lo facessi con altri, ma io, mi dispiace, ho già deciso che con te non copulerò né ora né mai.”

“Bene, allora giustamente ti dico che devi rinviare il tuo progetto.”

“Quindi, che fai?”

“Mamma, sono maggiorenne e libero cittadino; faccio quello che voglio.”

“E con me?”

“Se vuoi, posso farti partecipare a qualche mia escursione.”

“Va bene.”

Prende il telefono e inserisce il vivavoce

“Ciao, Marina, ti va una serata con me e, forse, con mia madre?”

“Un menage a trois?”

“Non garantisco ma è possibile.”

“Amore, con te fino alla fine del mondo.”

“Allora passa dalla pizzeria e porta a casa nostra un paio di pizze.”

“Pizza, birra e tanto sesso?”

“Esatto!”

“Arrivo.”

Sono esterrefatta; la voce di Marina è quella di una mia amica e coetanea, sposata con Carlo, amico di Oreste e madre di Nicola e Francesco, amici di Manlio; la sola idea che quella donna stia per venire a casa mia per passare una notte di sesso con mio figlio mi fa accapponare la pelle.

Prima di andare avanti…

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