“Davvero non sapevi del glory hole? Eppure è un concetto diffuso!”
“Che cosa vuoi farci? Per me era nuovo. Mi chiese se volevo provare ed io, affascinata da un bastone nero particolarmente grosso che vedevo sbucare ad altezza bocca, mi ci dedicai e comincia a manipolarlo, a leccarlo, a succhiarlo; insomma, lo feci eiaculare anche abbastanza rapidamente; sull’onda dell’entusiasmo, passai a un altro più o meno della stessa dimensione; mentre lo succhiavo col viso alla parete, sentii che qualcuno dietro mi massaggiava l’ano.
Mi girai e vidi un uomo di una cinquantina d’anni, con un sesso di stazza normale, che, inginocchiato dietro di me, mi leccava l’ano con grande abilità; sentivo la sua lingua penetrarmi fino in fondo e il mio sfintere si rilassava fino a dilatarsi; riportai l’attenzione al membro che stavo succhiando e m’impegnai allo spasimo per farlo godere.
L’idea di vedere lo sperma spruzzarmi in faccia, in bocca, mi eccitava; e alla fine ebbi successo e vidi l’onda di crema bianca invadermi la cavità orale e scivolarmi lentamente fino sul seno; la raccolsi con le dita per non sporcare il vestito e la portai in bocca. Mi piacque. Intanto, lo sconosciuto non smetteva di umettarmi l’ano.
A un tratto vidi più in basso un batacchio nero sbucare superbo ad altezza vulva, o sedere; mi liberai di quello che mi leccava e appoggiai la schiena alla parete; mi chinai in avanti facendo aderire il sesso al perineo; qualcuno, da dietro, orientò il membro e lo appoggiò all’ano che, lubrificato a lungo, si aprì ad accogliere la mazza fino in fondo.
Mentre mi facevo penetrare analmente, Alex si presentò davanti col sesso in mano e lo diresse alla bocca. Lo ingoiai con gioia e cominciai a godermi i due batacchi in contemporanea; li feci eiaculare insieme e mi sentii inondare, allo stesso tempo, in bocca e nel retto, provandone una fortissima sensazione di piacere.”
“Cavolo, hai proprio perso il senso del limite.”
“Già. E proprio allora, probabilmente, è avvenuta la vera crisi tra me e tuo padre. Ancor prima che mi staccassi dalle due mazze, vidi avanzarsi al centro della sala Oreste, che mi afferrò per un braccio e mi trascinò via con gli occhi fuori dalle orbite; aveva visto tutto. Tutta la vergogna per quello che avevo fatto mi piombò addosso e fui presa da un senso di angoscia che mi prostrò.
Sulla via del ritorno, ci fermammo in un motel, perché dovevo ad ogni costo pulirmi dalle scorie di sesso che avevo dappertutto. Appena in camera, mi fiondai sotto la doccia, quasi illudendomi di poter cancellare via, con i residui di sperma che m’insozzavano tutto il corpo, anche i residui di troiaggine e di volgarità che mi avevano marchiato a fuoco l’anima stessa.
Piansi tutte le lacrime che potevo; mi asciugai alla meglio con l’asciugamano del motel e mi rivestii con l’abito con cui ero uscita da casa, quello della signora perbene a passeggio sul corso.
Nessuno dei due disse una parola mentre tornavamo a casa; era inutile e stupido dormire in motel; mi bastava essermi lavata; e da quel momento la parola ‘sesso’ non è mai più stata pronunziata, in questa casa, da mio marito che il giorno dopo pareva piegato sotto il peso delle decine di anni che l’esperienza gli aveva scaricato addosso.
Da allora, ed è passato un anno, mi sono limitata al ruolo di moglie stupida e borghese, felice persino della copula settimanale che il marito si degna di elargirle. Ma sto malissimo e non faccio che sognare un amore come quello che ho perduto.”
“Ho la testa che mi scoppia; ho bisogno di riflettere e di capire. In primo luogo, è importante sapere se il vostro matrimonio è ancora abbastanza solido, dopo questa mazzata, per reggere al tempo ed eventualmente sanare almeno alcune ferite. A lume di naso, mi pare che lui non voglia distruggere tutto.
Se continua a copulare, vuol dire che qualcosa gli è rimasto della passione; forse puoi cercare di farlo riprendere almeno da questo punto di vista, sempre che, è chiaro, tu abbia voglia di salvare il matrimonio. E qui scatta il problema Manlio. Se voglio essere il figlio affettuoso che cerca di salvare il matrimonio dei genitori, devo scomparire; anche come consigliere rappresento un pericolo.
Ma questo comporta che devo dimenticarti; tre masturbazioni al giorno, nelle tue mutande, per quasi un anno, non sono il presupposto giusto per dimenticarti. E il mio sesso mi sta suggerendo anche adesso che voglio possederti, costi quello che costi; e non per pura libidine, ma per amore vero. Se devo ascoltare il mio istinto, non mi preoccupo troppo di come sta lui, ma mi devo dedicare a quello che tu mi hai detto a proposito di riproporre la situazione e riscattare gli errori.
Se non ho capito male, io sono prontissimo a tornare con te in un privè e fartelo vivere come tu avresti voluto, con qualche trasgressione, ma soprattutto con un’immensa complicità con l’uomo che ti ama e che tu vuoi imparare ad amare. Rischio ce n’è, come in tutte le cose; ma insieme ce la facciamo; poi comincia il vero ‘poi’; cosa ci succederà? Potremmo trovarci innamorati e non disposti a sacrificare niente. O forse diventiamo più ragionevoli tutti e due.”
“Che cosa sei disposto a rischiare?”
“Wilma, amore, io ti voglio, con tutto il cuore, ma anche con tutto il corpo, ti amo ma ti desidero anche con tutta la forza della mia età; se su un piatto della bilancia c’è fare l’amore con te, sull’altro ci puoi mettere quello che vuoi, sceglierò sempre il tuo corpo, il tuo amore, il tuo sesso. Questo per me non è rischiare; questo è fare quel che amo.
L’unico pericolo che vedo è che tu, dopo avermi testato in questo progetto di rivalsa, ti accorga che non hai più bisogno del mio amore, della mia complicità e faccia altre scelte. Ma, come ti ho detto, se la posta in gioco è averti come ti voglio, io non ho esitazioni e mi gioco tutto su una serata al privè.”
“Allora, ascoltami. Io devo, capisci DEVO provare a me stessa che, in condizioni leggermente diverse, sono in grado di attraversare quell’inferno bruciacchiandomi in maniera risibile. Diciamo fuori dai denti che voglio andarci con un mio maschietto e vivere con lui nella massima complicità quell’esperienza.
Dalla precedente esperienza, so che deve essere capace di possedermi come vuole lui e come mi aspetto io, che deve anche lasciarmi copulare con qualcun altro e rischiare di perdermi per sempre. Ma so anche che se esco da quell’esperienza rafforzata, lui sarà veramente il mio uomo. Ora la vera domanda a me stessa è; vuoi tu, Wilma, che l’uomo della tua vita sia tuo figlio Manlio?
Se mi rispondo sì e se veramente tu diventi il mio uomo, dovrò avere molta forza per tenere in piedi questa baracca che tutti e due amiamo; anzi, siamo in tre ad amarla profondamente. Se mi dico sì e tu vieni meno, la depressione è l’unica prospettiva.”
“Io posso solo dirti che ti amo alla follia, che ti voglio e che schiaccerò tutto quello che si frappone fra me e te. Tu decidi per te.”
“Hai qualche idea per dove andare se decidiamo di affrontare questa strana, assurda prova di forza?”
“Sì, il ‘Cocorito’ di …; è lungo l’autostrada, si raggiunge in poco tempo, è un posto raccomandabile e puoi farti passare tutti i ghiribizzi che vuoi. Però si accede su prenotazione e tesseramento.”
“Sei in grado di assicurarti tessera e prenotazione?”
“La tessera ce l’ho già; per la prenotazione, a me basta una telefonata. Con o senza cena?”
“Tu che preferisci?”
“Io, la mia donna, la porto a cena, prima di andare a giocarmi il dopocena.”
“Per il vestito?”
“Lascia fare a me; non serve molto a una donna bella come te.”
“Adulatore!”
“Io dico solo parole di verità, perché tu sei veramente assai bbbbona.”
“Lo sai che sono oltre gli … anta?”
“Lo sai che le sciacquette ti fanno un baffo? Basta! Sei bona, sei bella, sei elegante, sei la mia donna ed io ti ostenterò come la mia più recente, la più difficile e la più importante conquista, parola di siffredi de noantri!”
“Ah, già; io però mica l’ho mai visto, sto Siffredi di casa mia … ”
“Perché, io la Moana Pozzi di casa?”
“Alla serata del privè?”
“Sperando che non tardi molto.”
“Guarda che la prenotazione la fai tu … ”
