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Erotika
Wilma
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Racconto43 min di lettura

Wilma

ei ha fatto una brutta esperienza; vuole rimediare ma cercando di mettere sotto anche suo figlio; lui la lasci cuocere nel suo brdo e si endica in manira terribile.

geniodirazza
1 anno fa · 1.5k letture · 0

“Ahi, ahi, ahi, signora cara, lei mi cade sul peggio; proprio qualche mese fa è stato chiuso per le proteste di alcuni avventori che si sono trovati in situazioni inestricabili e dannose. Siete andati là?”

“Purtroppo sì. Dico purtroppo, perché a decidere fu tuo padre che aveva assunto certe informazioni da internet e l’aveva scelto solo perché abbastanza lontano per non incontrare persone conosciute e abbastanza vicino per passare una serata e tornare a dormire a casa. In realtà, alla verifica dei fatti, le sue informazioni risultarono del tutto inadeguate e probabilmente cademmo in una di quelle insidie di cui parlavi tu adesso.”

“Vale a dire?”

“La cosa cominciò bene. Tu eri all’Università e ti fermavi per alcuni giorni; i nostri vecchi, sia i miei che i suoi, non avevano dato segnali di emergenze; avevamo per noi il sabato sera e, volendo, tutta la domenica. Uscimmo di casa con il vestito che di solito indossiamo quando andiamo a passeggiare sul corso e, in un pacco, portavamo l’abbigliamento per la serata.

Io, in macchina, indossai solo un perizoma, un vestitino tipo charleston che mi arrivava appena alle natiche e un paio di scarpe con tacco alto. Tuo padre sostituì il gessato classico con un jeans, una camicia a scacchi e mocassini senza calzini. Ti assicuro, senza vanagloria che ero una vera bomba di sesso e lui non era da meno.”

“Non ci vuole fantasia a crederti; tu sei una bomba!”

“Nel locale cominciammo dalla cena e lì tuo padre commise alcuni piccoli errori, anzi forse uno solo; accettò l’autoinvito di un bel ragazzo, che stava seduto da solo, a unirsi a noi.“

“Neanche dubitaste, per un attimo, che fosse uno pagato per fare proprio quello che avrebbe fatto?”

“Che cosa avrebbe fatto?”

“Ti avrebbe affascinato, ti avrebbe posseduto in tutti i modi e ti avrebbe passato a tutti i clienti soli e bisognosi di compagnia. E’ il classico compito dei bull in quei posti.”

“Per te che sai, era tutto semplice; per due sprovveduti, e soprattutto per uno che si spacciava per esperto, ma era assai sprovveduto, fu l’aiuto che viene dal cielo. Cominciò a farmi bere e, prima che me ne rendessi conto, ero brilla; tuo padre non so, ma sospetto che anche lui fosse per lo meno eccitato dall’alcool; questo fu il secondo piccolo errore, conseguenza del primo come tutti gli altri dopo.

Il terzo fu autorizzarmi a ballare con lui senza pensare neppure per un attimo a venire lui in pista con me. Alex, mi pare che si chiamasse così, mi abbracciò come un polpo con tutti i tentacoli e mi piantò contro la vulva un sesso che sin dal primo impatto mi apparve assai più grosso di quello, di normali dimensioni, a cui ero abituata con tuo padre.

Nel giro di un ballo, che in realtà fu una lunghissima pomiciata con carezze ai glutei, ai seni e alla vulva, raggiunsi tre volte l’orgasmo. Tuo padre vedeva tutto e si rendeva conto che ero sbronza, che stavo colando e che stavo facendomi possedere in piedi e da vestita. Ma non fece una piega.”

“Cavolo, oggettivamente devo dire che ve la siete cercata … e col lanternino. Una situazione del genere, per un bull, è l’ideale; senza colpo ferire si trova una preda perfetta. Scommetto che poi ti ha demolito sedere, vagina e mascelle!”

“Bravo il mio bambino! Ma tu, cosa avresti fatto?”

“Amore, io sto scherzando su qualcosa di cui conosco la gravità. Non ci vuole molto a capire il senso d’impotenza e di frustrazione di tuo marito quando si è reso conto di quale enorme imbecillità aveva commesso; la coscienza d’inutilità quando si è accorto di averti indotto a fargli le corna; la rabbia contro se stesso, il vero colpevole, che scarica su di te, la più innocente della situazione; e la rabbia che si carica con la frustrazione, che s’incupisce con le corna, che cozzano contro la sua imbecillità.

Mi fa tanta pena, ma se l’è voluta. E’ già stato abbastanza razionale, visto che è rimasto e non ha ceduto alla tentazione di rompere il matrimonio; viene spontaneo, in questi casi. Quindi, anche aver ridotto al minimo i rapporti sessuali, si capisce bene. Il problema adesso è tuo, che devi decidere come valutare il tutto.”

“Guarda che non è finita qui.”

“Cavolo; è successo di peggio?”

“Beh, tu l’hai anticipato e riassunto; fino a quel momento, non c’era stata che una lunga pomiciata in cui avevo avuto più orgasmi; l’altro invece aveva mantenuto il rigore del suo sesso senza fare una piega, da bravo professionista, ma questo mi è chiaro oggi, non lo era allora. La stupidaggine vera la feci io subito dopo che fummo tornati al tavolo.

Tuo padre aveva una faccia che non ti dico e gli chiesi se stava bene o se preferiva interrompere lì l’esperienza. Lui mi rassicurò che era solo un momento di disagio che sarebbe passato e m’invitò a divertirmi. Io, da perfetta imbecille, preferii credergli e chiesi ad Alex di farmi visitare il posto.”

“Ed io scommetto che la tua odissea cominciò proprio da lì.”

“Già. Lasciammo Oreste al tavolo del ristorante e mi portò nella prima delle sale che si aprivano in semicerchio al piano superiore. Dentro c’era un letto rotondo quasi enorme, sul quale una coppia stava copulando alla missionaria; intorno, tante sedie occupate da uomini eccitati che seguivano i movimenti degli amanti; osservai anch’io, avvicinandomi, e mi eccitai.

Alex mi spinse sul letto; c’era posto per almeno quattro coppie; mi sollevò la gonna e mi sfilò il perizoma; un attimo dopo il suo membro enorme appoggiava la cappella alla vulva e cominciava una penetrazione leggermente dolorosa, eccitantissima, meravigliosa; esplosi tre volte, mentre il membro percorreva la vagina fino a toccare l’utero; lui eiaculò quando fu entrato del tutto, segno che era molto eccitato o che la mia vagina lo intrigava molto.

Gli tornò duro in una frazione di secondo e me lo trovai ancora fra le cosce ritto come un obelisco, si ribaltò insieme con me e, da sotto, mi fece spostare finché mi sedetti, di spalle al suo volto, e cercai di impalarmi, ma stavolta nel retto; fu lenta e dolorosa la penetrazione; dietro l’avevo preso poche volte da tuo padre; ma alla fine sentii i testicoli che mi picchiavano sulle grandi labbra, segno che i più di venti centimetri del suo sesso erano nel mio ventre.

Mentre cercavo di assorbire questa violenza, un nero, da una delle sedie, si avanzò sul letto ostentando un membro ancora più grosso, almeno sui venticinque centimetri; Alex, da sotto, mi allargò la vulva e il nero appoggiò la cappella, spinse con forza e penetrò fino all’utero; per la prima volta in vita mia mi trovavo a sperimentare una doppia penetrazione, in vagina e nel retto, con due arnesi mostruosi. Godevo come una scimmia mentre i due mi montavano insieme”

“Vuoi dire che alla tua prima doppia, con due bestie in corpo, hai anche goduto?”

“Proprio così; e non basta. Mentre ancora non mi capacitavo di quello che mi stava succedendo, un altro personaggio venne a inginocchiarsi sopra la mia testa e mi appoggiò sul volto un membro di buona stazza, infilandomi la cappella in bocca; cominciai a succhiare come se non avessi fatto che quello in vita mia.

Intanto altri due spettatori si erano stesi ai miei fianchi e mi avevano messo in mano le mazze da masturbare; con terrore, mi resi conto che stavo facendomi possedere da cinque uomini contemporaneamente. Quando, insieme, Alex e il nero mi scaricarono il loro sperma nel ventre, mi alzai di colpo e allontanai tutti precipitandomi giù dal letto.

Alex mi raggiunse e mi consolava con dolci parole; stordita dal vino, dal sesso e dai continui orgasmi lo stetti a sentire e mi calmai; stupidamente e irrealmente, chiesi del mio perizoma, che Alex mi mostrò conservato in una sua tasca.

Avevo ormai perso di vista mio marito e neppure mi preoccupavo di cercarlo; seguivo come un automa il mio nuovo giovane amante che mi mostrò, ma mi rifiutai di entrare, sale per sesso brutale, per la dominazione, per le perversioni peggiori; poi m’indicò anche sale più ‘appetibili’ con coppie e gruppi che si esibivano in tutte le posizioni possibili del sesso. Alla fine mi portò in una sala che definì del glory hole che, onestamente, dichiarai di non conoscere.

Mi spiegò allora che le pareti intorno non erano spesse ma di cartongesso e di piccolo spessore; a distanze prestabilite, comparivano dei fori e da alcuni di questi sbucavano membri di tutte le forme e di tutte le dimensioni. Alex mi spiegò che in quella sala le signore potevano succhiare tutti i sessi che volevano, farsi anche penetrare da quelli disposti ad altezza conveniente e che, intanto, potevano anche praticare sesso con gli accompagnatori che eventualmente fossero entrati.”

Prima di andare avanti…

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