Lui in quei mesi, anche se qualcosa avesse intuito, è stato frenato dal timore che uno scandalo di quella portata avrebbe ostacolato la sua difficile corsa a scalare i vertici dell’azienda per cui lavora; l’unico dato di cui non mi preoccupo è come Romolo adesso, che non dorme con me e non mi tocca, scarichi la sua foga sessuale; fino a poco tempo fa, con me erano scopate quasi quotidiane, anche due e tre in un giorno festivo; adesso sembra di colpo asessuato.
Nel mio folle vaneggiamento penso a infinite sessioni di masturbazioni lamentando il mio improvviso ritiro dall’attività sessuale con lui, dimenticando che è stato lui, subito dopo che ho insozzato il ‘talamo’, a trasferirsi nello studio e a non prendermi in considerazione neppure per un saluto più caloroso; continuiamo a incontrarci in pubblico, specialmente agli aperitivi, con Armando e Clorinda; ma sono solo stupide frecciatine del mio amante e sguardi complici tra lui e l’altra.
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E’ riuscita a disamorarmi, la mia compagna; cinque anni fa avevamo scelto di convivere nella convinzione che l’entusiasmo con cui sostenevamo il nostro rapporto avrebbe retto anche a prove severe; almeno, era questo, che ci dicevamo negli intensi momenti di passione amorosa; qualche dubbio me lo poneva il carattere di lei, con tratti fanciulleschi, che già avevano causato non pochi problemi ai genitori, quando faceva le bizze e pestava i piedi.
La frenesia nella ricerca di esperienze sempre nuove e sconvolgenti le aveva creato una nomea improponibile per una ragazza che stava laureandosi in Legge e aveva in progetto di dedicarsi alla professione in ambito addirittura Penale; faticò non poco, suo padre, per convincerla che una che aveva conosciuto i bagni di tutti i locali di divertimento per scopate a pecorina, inculate epiche e succosi pompini, aveva scarsa credibilità in un processo per omicidio.
Accettò, obtorto collo, di entrare nell’ufficio legale di un’azienda, con un ruolo subalterno; quasi a contraltare, impose la scelta di venire a convivere con me che intanto avevo occupato un posto di rilievo nella sua vita; non dovetti fare nessuno sforzo per aderire alla richiesta, perché me ne ero innamorato sul serio; per tre anni la nostra convivenza scivolò sui binari di una serena quiete borghese con amici, punti di ritrovo e abitudini ordinarie di vita.
Per risolvere il problema della casa, sottoscrivemmo un mutuo lungo come la fame; con una delle tante levate di testa, volle che la casa fosse intestata a lei; in compenso, l’anno seguente acquistai, per una cifra abbordabile, un bungalow in un villaggio turistico, che si realizzava in quel tempo, accanto ad un lago artificiale; naturalmente, quell’acquisto fu intestato a me, anche se ne potevamo disporre assai liberamente.
Poi, il crollo; come avrei poi appurato dalla stessa voce di lei in un dialogo tra amanti; improvvisamente la ‘ragazza capricciosa’ comincia a sentirsi umiliata dai miei atteggiamenti che lei trova arroganti ed offensivi, perché sottolineo tutti i suoi errori e non dimostro la condiscendenza prona che suo padre, prima, ed io stesso, per i primi tre anni, abbiamo manifestato; correre a farsi consolare dal mio amico carissimo Armando è la scelta uterina e balorda; finirci a letto è conseguenziale.
A quel punto scatta l’autentica imbecillità di Ortensia, quella stessa per la quale mi definisce arrogante quando le muovo un rilievo; organizza di incontrarsi con l’amante nella nostra camera o nel bungalow sul lago, dimenticando che per ambedue abbiamo un sistema di videosorveglianza che manda le registrazioni al mio cellulare; senza volerlo, mi rende cuckold di tutte le sue scopate con l’amante; più delle corna mi addolora l’imbecillità di lei che quel sistema aveva preteso.
Sono mesi che si incontrano quasi quotidianamente, da una parte o dall’altra; la mia ineffabile compagna neppure si rende conto che, improvvisamente, smetto anche di frequentarla in pubblico; quando l’ennesimo video mi segnala i due scatenati nel nostro letto, chiedo a Clorinda di incontrarci per parlare della cosa; è chiarissimo, che hanno deciso di ‘dare una lezione’ allo spocchioso arrogante che schiavizza la povera Ortensia e allo stoccafisso frigido che non sa dare il giusto piacere al suo compagno.
Il momento suggerisce ancora prudenza; Clorinda mi ricorda che lo scandalo colpirebbe me più di tutti; perché non pensare ad un sanissimo ‘pan per focaccia’ visto che da anni ormai ci crogioliamo in un dolce passione inconfessata? Alla peggio, possiamo ricambiare utilizzando la casa di lei; ma questa ipotesi non ci convince; preferiamo trovare altre soluzioni; affitto un monolocale in un caseggiato periferico e ci incontriamo lì per dare sfogo al nostro bisogno d’amore.
Non siamo lì per scopare, naturalmente, ma per far diventare parole e gesti i sentimenti che ci siamo trasmessi, con frasi smozzicate, accenni allegorici e sguardi intensi, per tutti gli anni che abbiamo condiviso l’amicizia; quando ci troviamo, finalmente, soli l’uno davanti all’altra con una voglia irresistibile di ‘sentirci’ in tutto i corpo e con tutti i mezzi, l’amore esplode incontrollabile e diventa il faro che guida ogni nostro movimento.
Riusciamo a controllarci e a contenere l’impeto della passione che ci brucia finché siamo in viaggio e un rischio, anche minimo, di essere scoperti o sorpresi per caso da persone che ci conoscono, ci impone un atteggiamento che renda plausibile il nostro viaggiare insieme sulla mia auto; appena varcata la soglia della garconnière, però, lasciamo libero sfogo all’enfasi del nostro desiderio e il bacio che ci scambiamo sposterebbe montagne, tale è il trasporto che ci mettiamo.
Scopro all’improvviso il sapore di fragole e frutti di bosco della sua bocca tanto e tanto a lungo desiderata; la lingua, che scatta a perlustrarla e ad ingaggiare un autentico duello con la mia, ha un sapore di fresco, di giovanile, di voglia di piacere; i pubi che quasi si scontrano, per consentire alla figa di assaporare il piacere del randello duro come l’acciaio che stimola il clitoride è il segnale che non di amore platonico si tratta, ma di un misto di sentimento e di passione che diventa l’apice della perfezione.
Non ho voglia di perdermi, con il nuovo amore che sto assaporando, nel tecnicismo dei preliminari; se troveremo la giusta intesa, avremo molte occasione per mettere a frutto le esperienze che due persone adulte, conviventi da anni con un partner, hanno maturato nella ricerca del piacere e potremo percorrere tutte le vie che portano alla soddisfazione, all’orgasmo, alla libidine; per ora vogliamo ‘conoscerci biblicamente’.
Anche per questo, la spoliazione reciproca presenta molti problemi; siamo arrivati vestiti come in ufficio, lei in tailleur e io in giacca e cravatta; siamo costretti quindi a procedere per strati cominciando da giacche e camicie, per ambedue; non ha bisogno di reggiseno con le tette giovani e prepotenti che si ritrova; un vero e proprio ‘assalto ai seni’ è reciproco e gratificante, sia per dare che per ricevere piacere dalla bocca che li succhia alternativamente.
Fermiamo il godimento di succhiarci i capezzoli e le sfilo la gonna e, subito dopo, calze e scarpe, lasciandola solo col minuscolo perizoma a coprire molto approssimativamente la figa; si fionda vogliosa ad aprirmi i pantaloni e a tirarli via trascinando calzini e scarpe; resto col boxer che a stento trattiene il cazzo diventato una barra enorme; ci perdiamo a leccare, succhiare e mordicchiare il ventre, le cosce e l’inguine, pressati da una volontà irrefrenabile di infilare il cazzo in figa.
Nessuno dei due accenna ad aggredire con la bocca il sesso altrui; le sfilo il perizoma, mentre lei fa scivolare giù il boxer e mi tira addosso a lei; freme dalla voglia di sentirsi presa e posseduta; le nostre mani si incrociano mentre insieme guidiamo il cazzo alla figa; quando sono dentro, mi basta una leggera spinta per sentire la mazza scivolare nel canale vaginale sino all’utero; ma è lei che, con un gesto rapido, incrocia i piedi dietro le mie reni e, con un colpo secco, si impala fino all’inguine.
“Perdonami, non ce la facevo più; ti volevo sentire dentro di me; ti turba, se ti dico che ti sento mio?”
“Non mi disturba per niente, specialmente se poi non vai a protestare con qualche femminista se dico che ti sento veramente mia, così raggomitolata contro di me, quasi una protesi del mio corpo … “
“Non direi niente di simile, per non confessare che è la mia femminilità a tenere bloccata la tua mascolinità e, se non sgancio la presa dietro la tua schiena, non hai nessuna possibilità di liberarti dalla prigione del mio amore.”
