Vai al contenuto
Erotika
Epatite C
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto19 min di lettura

Epatite C

L'intemperanza di una moglie rischia di rovinare due famiglie; il buonsenso di suo marito e della moglie del suo amante limita i danni nonostante un contagio pericoloso

geniodirazza
1 anno fa · 465 letture · 0

Lui in quei mesi, anche se qualcosa avesse intuito, è stato frenato dal timore che uno scandalo di quella portata avrebbe ostacolato la sua difficile corsa a scalare i vertici dell’azienda per cui lavora; l’unico dato di cui non mi preoccupo è come Romolo adesso, che non dorme con me e non mi tocca, scarichi la sua foga sessuale; fino a poco tempo fa, con me erano scopate quasi quotidiane, anche due e tre in un giorno festivo; adesso sembra di colpo asessuato.

Nel mio folle vaneggiamento penso a infinite sessioni di masturbazioni lamentando il mio improvviso ritiro dall’attività sessuale con lui, dimenticando che è stato lui, subito dopo che ho insozzato il ‘talamo’, a trasferirsi nello studio e a non prendermi in considerazione neppure per un saluto più caloroso; continuiamo a incontrarci in pubblico, specialmente agli aperitivi, con Armando e Clorinda; ma sono solo stupide frecciatine del mio amante e sguardi complici tra lui e l’altra.

------

E’ riuscita a disamorarmi, la mia compagna; cinque anni fa avevamo scelto di convivere nella convinzione che l’entusiasmo con cui sostenevamo il nostro rapporto avrebbe retto anche a prove severe; almeno, era questo, che ci dicevamo negli intensi momenti di passione amorosa; qualche dubbio me lo poneva il carattere di lei, con tratti fanciulleschi, che già avevano causato non pochi problemi ai genitori, quando faceva le bizze e pestava i piedi.

La frenesia nella ricerca di esperienze sempre nuove e sconvolgenti le aveva creato una nomea improponibile per una ragazza che stava laureandosi in Legge e aveva in progetto di dedicarsi alla professione in ambito addirittura Penale; faticò non poco, suo padre, per convincerla che una che aveva conosciuto i bagni di tutti i locali di divertimento per scopate a pecorina, inculate epiche e succosi pompini, aveva scarsa credibilità in un processo per omicidio.

Accettò, obtorto collo, di entrare nell’ufficio legale di un’azienda, con un ruolo subalterno; quasi a contraltare, impose la scelta di venire a convivere con me che intanto avevo occupato un posto di rilievo nella sua vita; non dovetti fare nessuno sforzo per aderire alla richiesta, perché me ne ero innamorato sul serio; per tre anni la nostra convivenza scivolò sui binari di una serena quiete borghese con amici, punti di ritrovo e abitudini ordinarie di vita.

Per risolvere il problema della casa, sottoscrivemmo un mutuo lungo come la fame; con una delle tante levate di testa, volle che la casa fosse intestata a lei; in compenso, l’anno seguente acquistai, per una cifra abbordabile, un bungalow in un villaggio turistico, che si realizzava in quel tempo, accanto ad un lago artificiale; naturalmente, quell’acquisto fu intestato a me, anche se ne potevamo disporre assai liberamente.

Poi, il crollo; come avrei poi appurato dalla stessa voce di lei in un dialogo tra amanti; improvvisamente la ‘ragazza capricciosa’ comincia a sentirsi umiliata dai miei atteggiamenti che lei trova arroganti ed offensivi, perché sottolineo tutti i suoi errori e non dimostro la condiscendenza prona che suo padre, prima, ed io stesso, per i primi tre anni, abbiamo manifestato; correre a farsi consolare dal mio amico carissimo Armando è la scelta uterina e balorda; finirci a letto è conseguenziale.

A quel punto scatta l’autentica imbecillità di Ortensia, quella stessa per la quale mi definisce arrogante quando le muovo un rilievo; organizza di incontrarsi con l’amante nella nostra camera o nel bungalow sul lago, dimenticando che per ambedue abbiamo un sistema di videosorveglianza che manda le registrazioni al mio cellulare; senza volerlo, mi rende cuckold di tutte le sue scopate con l’amante; più delle corna mi addolora l’imbecillità di lei che quel sistema aveva preteso.

Sono mesi che si incontrano quasi quotidianamente, da una parte o dall’altra; la mia ineffabile compagna neppure si rende conto che, improvvisamente, smetto anche di frequentarla in pubblico; quando l’ennesimo video mi segnala i due scatenati nel nostro letto, chiedo a Clorinda di incontrarci per parlare della cosa; è chiarissimo, che hanno deciso di ‘dare una lezione’ allo spocchioso arrogante che schiavizza la povera Ortensia e allo stoccafisso frigido che non sa dare il giusto piacere al suo compagno.

Il momento suggerisce ancora prudenza; Clorinda mi ricorda che lo scandalo colpirebbe me più di tutti; perché non pensare ad un sanissimo ‘pan per focaccia’ visto che da anni ormai ci crogioliamo in un dolce passione inconfessata? Alla peggio, possiamo ricambiare utilizzando la casa di lei; ma questa ipotesi non ci convince; preferiamo trovare altre soluzioni; affitto un monolocale in un caseggiato periferico e ci incontriamo lì per dare sfogo al nostro bisogno d’amore.

Non siamo lì per scopare, naturalmente, ma per far diventare parole e gesti i sentimenti che ci siamo trasmessi, con frasi smozzicate, accenni allegorici e sguardi intensi, per tutti gli anni che abbiamo condiviso l’amicizia; quando ci troviamo, finalmente, soli l’uno davanti all’altra con una voglia irresistibile di ‘sentirci’ in tutto i corpo e con tutti i mezzi, l’amore esplode incontrollabile e diventa il faro che guida ogni nostro movimento.

Riusciamo a controllarci e a contenere l’impeto della passione che ci brucia finché siamo in viaggio e un rischio, anche minimo, di essere scoperti o sorpresi per caso da persone che ci conoscono, ci impone un atteggiamento che renda plausibile il nostro viaggiare insieme sulla mia auto; appena varcata la soglia della garconnière, però, lasciamo libero sfogo all’enfasi del nostro desiderio e il bacio che ci scambiamo sposterebbe montagne, tale è il trasporto che ci mettiamo.

Scopro all’improvviso il sapore di fragole e frutti di bosco della sua bocca tanto e tanto a lungo desiderata; la lingua, che scatta a perlustrarla e ad ingaggiare un autentico duello con la mia, ha un sapore di fresco, di giovanile, di voglia di piacere; i pubi che quasi si scontrano, per consentire alla figa di assaporare il piacere del randello duro come l’acciaio che stimola il clitoride è il segnale che non di amore platonico si tratta, ma di un misto di sentimento e di passione che diventa l’apice della perfezione.

Non ho voglia di perdermi, con il nuovo amore che sto assaporando, nel tecnicismo dei preliminari; se troveremo la giusta intesa, avremo molte occasione per mettere a frutto le esperienze che due persone adulte, conviventi da anni con un partner, hanno maturato nella ricerca del piacere e potremo percorrere tutte le vie che portano alla soddisfazione, all’orgasmo, alla libidine; per ora vogliamo ‘conoscerci biblicamente’.

Anche per questo, la spoliazione reciproca presenta molti problemi; siamo arrivati vestiti come in ufficio, lei in tailleur e io in giacca e cravatta; siamo costretti quindi a procedere per strati cominciando da giacche e camicie, per ambedue; non ha bisogno di reggiseno con le tette giovani e prepotenti che si ritrova; un vero e proprio ‘assalto ai seni’ è reciproco e gratificante, sia per dare che per ricevere piacere dalla bocca che li succhia alternativamente.

Fermiamo il godimento di succhiarci i capezzoli e le sfilo la gonna e, subito dopo, calze e scarpe, lasciandola solo col minuscolo perizoma a coprire molto approssimativamente la figa; si fionda vogliosa ad aprirmi i pantaloni e a tirarli via trascinando calzini e scarpe; resto col boxer che a stento trattiene il cazzo diventato una barra enorme; ci perdiamo a leccare, succhiare e mordicchiare il ventre, le cosce e l’inguine, pressati da una volontà irrefrenabile di infilare il cazzo in figa.

Nessuno dei due accenna ad aggredire con la bocca il sesso altrui; le sfilo il perizoma, mentre lei fa scivolare giù il boxer e mi tira addosso a lei; freme dalla voglia di sentirsi presa e posseduta; le nostre mani si incrociano mentre insieme guidiamo il cazzo alla figa; quando sono dentro, mi basta una leggera spinta per sentire la mazza scivolare nel canale vaginale sino all’utero; ma è lei che, con un gesto rapido, incrocia i piedi dietro le mie reni e, con un colpo secco, si impala fino all’inguine.

“Perdonami, non ce la facevo più; ti volevo sentire dentro di me; ti turba, se ti dico che ti sento mio?”

“Non mi disturba per niente, specialmente se poi non vai a protestare con qualche femminista se dico che ti sento veramente mia, così raggomitolata contro di me, quasi una protesi del mio corpo … “

“Non direi niente di simile, per non confessare che è la mia femminilità a tenere bloccata la tua mascolinità e, se non sgancio la presa dietro la tua schiena, non hai nessuna possibilità di liberarti dalla prigione del mio amore.”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Pagina 2 di 3 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista