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Epatite C
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Racconto19 min di lettura

Epatite C

L'intemperanza di una moglie rischia di rovinare due famiglie; il buonsenso di suo marito e della moglie del suo amante limita i danni nonostante un contagio pericoloso

geniodirazza
1 anno fa · 465 letture · 0

Epatite C

Sono con Armando, il mio collega avvocato e impiegato nello stesso ufficio, ma anche da sempre il migliore amico del mio compagno, nella nostra camera da letto; ci sto scopando alla grande, come faccio ormai da qualche mese, nella totale sinecura di Romolo che neppure sembra cogliere le frecciate che il mio amante gli lancia volentieri, quasi a metterlo sull’avviso; la sua arrendevolezza è assai sospetta, in uno come lui; ma forse ho trovato il modo di ricambiare l’arroganza.

E’ un uomo ben tonico e muscoloso, Armando; si tiene in forma con esercizi fisici, ma soprattutto ha una bella mazza, nella media, e la usa con molto vigore; assai irruento, va subito al sodo e picchia come un ariete inseguendo il suo orgasmo; se ne è parlato spesso, un po’ tra le righe un po’ apertamente, tra amici, ai tavolini dei bar, ai ristoranti e in viaggio; l’irruenza sessuale è stato il primo motivo per cui ho accettato di portarmelo a casa.

Mi agito un poco sulla mazza, ambedue vestiti ancora di tutto punto, infilo la mano e trovo, da sopra il pantalone, la verga già ritta e dura come il cemento; dalle confidenze di Clorinda, la sua compagna, so che le dimensioni reali non vanno oltre i diciotto centimetri che vanta Romolo, che almeno cinque volte alla settimana mi deliziano figa, culo, bocca e tette; ma la situazione particolare mi regala l’impressione di un randello assai più nodoso e grosso.

Spogliare il mio amante cercando di frenarne le smanie e la virulenza è diventato quasi un mio titolo di merito; di fronte al ragazzone, che l’impeccabile avvocato diventa in camera da letto, è uno dei motivi di gioia, la sensazione di essere la sua guida e la tata che deve insegnargli a controllare le erezioni violente, la smania di sbatterlo in figa e scopare con foga per raggiungere al più presto un ricco orgasmo, nella speranza di avere tempo e modo per riprendere da capo.

Come al solito, si spoglia a lato del letto e si avvicina a me che sono seduta sulla sponda e aspetto con ansia di ricevere in mano e in bocca la mazza; prendo il cazzo a due mani, una per l’asta ritta contro il ventre, e l’altra per i coglioni grossi e tesi, gonfi di sborra che attende ansioso di scaricare nel mio corpo; la sega che gli faccio è di prima categoria e deve sforzarsi non poco per resistere alla tentazione di vuotare le palle sulle tette; di tutta la vicenda, mi esalta solo la possibilità di dominare quel cazzo.

A quel punto, Armando è già in mio totale potere; lecco delicatamente, prima in punta poi sulla cappella e infine lungo l’asta fino ai coglioni; quando apro le labbra per farlo entrare in bocca, lui lancia un lungo sospiro di piacere che è quasi un lamento; gioco sapientemente e a lungo con la mazza infissa in gola fino al velopendulo e lo mando ai pazzi con succhiate e leccate da manuale; accenna a scoparmi in bocca, ma blocco il bacino con le mani e mi arrogo il diritto di succhiarlo e leccarlo.

Passo un po’ di tempo a sollazzarmi con la mazza dura e violenta; ho la sensazione di dominare non solo un cazzo e non solo un maschio ma tutti i maschi del mondo compreso il mio arrogante compagno; sentirmi la regina del cazzo solletica la mia arroganza; Armando ha deciso che ne ha abbastanza di pompini e mi spinge supina sul letto, mi fa sollevare i piedi per scosciarmi ed arrivare immediatamente alla figa spalancata e rorida di umori; si fionda sul clitoride esposto alla sua lingua in tutto il suo vigore e comincia a succhiarmelo; lancio un urlo ferino, al primo impatto; poi mi godo il cunnilinguo.

Sbriga ‘la pratica’ quasi distrattamente; i preliminari non sono il suo forte; non vede l’ora di piantarmelo in figa e scaricare in una sborrata la sua grande voglia; dopo che mi ha sentito urlare per due volte consecutive in un ricco orgasmo, mi salta letteralmente addosso e sento la mazza entrare violentemente in figa; non ha un cazzo più grosso di quello di Romolo; quindi dovrei accoglierlo serenamente e senza conseguenze.

Ma Armando è il ragazzone che deve far ‘sentire’ alla donna la sua mazza ed entra con le movenze più strane, ritenendo di sollecitare punti inesplorati; in realtà finisce per farsi notare per le fitte di dolore che si accompagnano ai brividi che la figa si prende per proprio conto; ne risulta un piacere doloroso che è assai interessante e stimolante; nella frenesia di scopare in fretta e con rabbia, finisce per montarmi con foga e per sborrare di colpo nell’utero.

Neppure si scusa per l’indelicata velocità di conclusione; ma, fortunatamente, è assai resistente ed ha un recupero assai veloce; dopo qualche momento di riposo, eccolo che mi scopa da dietro, a pecora, e mi sollecita chiedendomi se mi sta piacendo; l’atteggiamento è quello tipico dei ragazzini alle prime esperienze di scopate, convinti di essere unici a usare il cazzo; però io e lui viaggiamo tra i 28 anni miei e i 30 suoi, con lunga esperienza e compagni di vita da molto tempo.

Mi adeguo alla situazione e lo lascio fare; il mio interesse è rivolto solo alle corna a Romolo per cui quelle scopate sono la punizione opportuna e giusta per l’arroganza che, a mio avviso, dimostra; il fatto che a fargliele sia il suo amico di più lunga data è di per sé un’aggravante che ha meritato; non a caso, l’amico userà l’ironia per fargli intuire che abbiamo punito la sua tirannia scopando come scimmie nel nostro letto coniugale, elemento non marginale nelle sue credenze.

Forse mi piacerebbe riempire quel pomeriggio con altre belle esperienze; le frequentazioni giovanili, con pompini in tutti gli angoli nascosti, scopate a pecorina ed inculate in ogni bagno, aggiunte ai tre anni di scopate, intense e ampiamente variate, col mio compagno, mi hanno fatto esplorare tutti i sentieri possibili del sesso e sono certa che potrei distruggerlo se mettessi in pratica tutta la mia conoscenza; ma non voglio contrarre tutto in una seduta ed evito di offrirgli il culo come farei con Romolo.

Infatti, quella è una relazione adulterina il cui squallore non sono in grado di valutare, animata come sono da un rancore insanabile; per mesi, dal primo incontro, ho scopato più volte a settimana con l’amico del mio compagno, la maggior parte delle volta a casa mia, approfittando della solerzia di Romolo che passa in ufficio giornate intere, non riesco a capire per che cosa; d’altronde, quando comprammo casa, decidemmo che l’avrei intestata a me e, nella mia logica, la uso a modo mio.

L’altro metro della mia logica, ‘è mio tutto quello che voglio’, lo applico quando mi porto l’amante a scopare nel bungalow che Romolo, qualche anno prima, ha acquistato a condizioni molto favorevoli in un’area turistica non distante dalla città, su un lago artificiale; l’idea di cornificarlo nel più prezioso dei suoi possedimenti mi eccita prima ancora della scopata e vi faccio ricorso assai spesso, visto che la vigilanza mi conosce e non fa storie.

In questi mesi, apprendo e insegno tutto quanto è possibile sul sesso e sul suo uso per prendere tanto piacere e dare tantissime umiliazioni a un compagno distratto e incapace di accettare, come aveva fatto per anni, i miei capricci come un personale bisogno di sentirmi riconosciuta; in tante corna, neppure una volta mi pongo l’interrogativo se una relazione che va avanti per tanto tempo non debba considerarsi qualcosa più di un capriccio.

Ma la mia logica è che solo quello di cui sono convinta è vero; il resto è pura menzogna; io sono stata avvezzata ad imporre le mie decisioni e nessuno osa contraddirmi; il mio compagno mi aveva accettato così e non poteva permettersi un cambio di atteggiamento; l‘affermazione di mio padre, che soffro la sindrome dei bambini che non vogliono crescere per non affrontare le responsabilità, è solo una falsità usata per schiacciarmi.

Allo stesso modo, una o un milione di scopate, con lo stesso individuo, senza amore ma solo per ripagare l’arroganza di Romolo non sono neppure corna o colpa; sono solo la giusta punizione a un individuo insensibile e incapace di mettere nella giusta luce le mie qualità; l’unico colpevole, se mi faccio spanare e sventrare da un caprone senza delicatezza né garbo, è proprio il mio compagno che si ostina a mantenere il suo atteggiamento e mi sfida.

Prima di andare avanti…

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