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Erotika
Angoli di visuale
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Racconto19 min di lettura

Angoli di visuale

Lui ha scoperto che lei l'ha tradito. Nel confronto, emerge che lei ha forse meno colpe di lui; finiscono per recuperare, a patto che lei gli dia il culo.

geniodirazza
1 anno fa · 470 letture · 0

“Sei proprio un bel cavernicolo! In fondo, cosa farei secondo te? Avrei rapporti con altri maschi, assaggerei altri sessi, mi farei infilare nel corpo verghe che mi danno piacere; perché dovrei rinunciare? Per una vostra legge ancestrale?”

Sono un’imbecille e lo so; in discussione non è un sistema arcaico di vita; quello che mi rimprovera è la mancanza di lealtà, l’impossibilità di darmi fiducia perché l’ho colpito alle spalle; e devo ringraziare la mia buona sorte se, finora, è arrivato solo vicino alla verità, ma non l’ha mai potuta dimostrare; come dirgli allora che è questa lotta che mi eccita, mi galvanizza, mi fa godere più degli orgasmi, banali in fondo, che provo con i miei amanti?

Forse potrei parlargliene, spiegare solo questo; so che capirebbe e, alla fine, si limiterebbe a cacciarmi via; se lo trovassi in buona vena, addirittura potrebbe accettare la sfida e propormi una qualche competizione sul tema; ma non devo, non posso e non voglio fargli nessuna concessione; la mia vittoria, quella che gli fa abbassare la cresta, è se lui si convince della mia buona fede anche quando sono in chiara malafede; il mio inganno deve essere perfetto, altrimenti il gioco è solo suo.

Lo so che sto quasi impazzendo, ma ormai non riesco a fermarmi e, dopo questo scontro, arrivo all’estremo dell’aberrazione, al gesto che mi farà molto male.

…

“Tu, imbecille, datti da fare lì e mostrami, come hai raccontato, come si fa a far godere sul serio un donna calda come Marina, visto che io non ne sono capace; se trovi il sangue freddo di copularci davanti a me, non ti ammazzo come ladro penetrato nella mia proprietà e sorpreso da me; mi limito a due sferzate di nerbo, due cicatrici profonde che ti ricorderanno sempre con chi ti sei scontrato, povero deficiente! …

Che stai a piangere, vigliacco, non avevi voluto sfidarmi a casa mia, nel mio letto, con la mia compagna? Perché adesso te la fai addosso? Hai paura del nerbo di bue? Sbagli; ho una pistola in tasca e ti posso ammazzare con quella; fa lo stesso; ma ti posso ammazzare anche con le mie mani, ti strozzo con le mutande della troia. Che fai? Tremi? Ti stai orinando addosso? Che uomo sei? E volevi insegnarmi come si fa il maschio?”

Li ho beccati in flagrante, nudi a casa mia, nel mio letto, che non avevano neppure cominciato a copulare; lui è veramente un verme, spaventato, incapace di qualunque reazione; lei è altrettanto spaventata; stupidamente, cerca di coprire con le mani le sue nudità; non so se provo più tenerezza, schifo o noia.

“Allora, bella troia, ci siamo arrivati all’atto finale? Proprio non ce l’hai fatta a trattenere il prurito? Chi è questo miserabile? Il tuo amante abituale? … No?! … E’ il tuo preferito? … No!? … E’ uno stupido incontro occasionale? .. Peggio di una prostituta; quelle almeno ci guadagnano … Tu non ne hai bisogno, ti prostituisci solo a me e spremi la tua mucca privata per ricavarne tutto il latte che ti serve; lo sperma lo chiedi altrove! … Ah, no!? … Ma davvero? Mi ami?! … E speri anche che io ci creda?...

Adesso devi scegliere; giù ci sono cinque ragazzi che aspettano; non fanno sesso da un mese e sanno che sei a loro completa e totale disposizione; dopo che ti avranno fatto passare qualunque voglia di fare sesso per il resto della vita, e ci riusciranno, credimi, deciderai tu stessa se crepare copulando, se farti riempire di scudisciate e farti lasciare sulla statale o se cercarti un posticino su un marciapiede dove potrai finalmente prostituirti guadagnandoci, poco naturalmente, perché dopo quello che ti faranno loro, sarai costretta ad accettare lavoretti infimi anche nel sesso. Hai facoltà di scegliere che morte vuoi.”

…

Ho commesso l’errore che non avrei dovuto commettere … mai; lui ha detto che andava fuori città per due giorni ed io ho deciso di umiliarlo portandomi nel nostro letto un imbecille che ho incontrato in un bar; unica qualità conosciuta; una gran bella mazza che speravo sapesse usare al meglio per darmi almeno qualche meraviglioso orgasmo, visto che l’eccitazione massima era data dal fatto che lo portavo nel nostro letto a tradire il mio signore e padrone.

Nessuna imbecillità fu mai più grave che credere ad un’affermazione così semplice ed opportuna e così chiaramente pericolosa; eravamo appena entrati nella camera da letto e ci stavamo spogliando quando dai rumori all’ingresso ebbi immediatamente la certezza di essere in trappola e, forse, di essere morta; l’incubo del nerbo di bue e dei danni che era capace di fare si affacciò immediato alla mente.

Il ragazzo al mio fianco aveva avuto il tempo di dire solo una frase molto sbagliata, sia perché detta a sproposito, sia perché non vera, sia perché udita proprio da chi non avrebbe dovuto; lui che aveva proclamato ‘adesso facciamo vedere al povero cornuto come si fa a far godere una donna calda come Marina’ provocando persino il mio sorriso compiaciuto, adesso si rattrappiva contro il cuscino, in atteggiamento fetale quasi a difendersi dalla violenza minacciosa che il mio compagno emanava anche solo dalla vista.

Vidi che stava bagnando il letto perché dalla paura se l’era fatta addosso e provai schifo per lui e per la sua vigliaccheria, nausea per me e per la mia imbecillità incosciente che mi aveva portato sul ciglio del burrone che pure sapevo esistere e fare paura; ma anche rabbia e forse odio per il mio compagno, in definitiva solo perché ancora una volta la sua logica risultava vincente, forse l’unica veramente praticabile e corretta; perché alla fine lui rappresentava il potere, io lo avevo accettato e la mia rivolta risultava non poggiata su nessun elemento valido.

“Hai detto che hai la pistola? Allora uccidimi; se vuoi davvero offrirmi un ultimo sprazzo di dignità, uccidimi tu, così almeno saprò che sono morta per mano dell’uomo che amo e che diceva di amarmi.”

“E pensi che io mi giochi la libertà per dare a te un ultimo sprazzo di quella dignità che hai calpestato ignobilmente in tutti i modi? Non sono folle di te fino al punto da ammazzarti per ridarti quello che hai distrutto.”

“In quanto ad ipocrisie, mi sei maestro; tu sai ed io so che tu sai che, dopo che ci avrai ammazzato, i tuoi amichetti in attesa giù ci metteranno un niente a fare sparire i corpi. Alcune cose non avevo saputo prevedere; la prima è che sei veramente un camorrista ed anche di potere; ora mi spiego perché tanta ricchezza e tanto facile da ottenere.

Ero una donna di grande potere e non lo sapevo; ancora più cretina, poi, perché ho fatto le corna a un mammasantissima; se non sapessi che tra poco pagherò con le torture e con la vita questa ulteriore imbecillità, ci sarebbe da vantarsi perché ho tenuto testa ad un uomo eccezionale, non solo a un maschio alfa; l’altro grave errore è stato crederti, quando parlavi di giustizia; per te, questa è giustizia, ma per la comprensione di tutti si chiama vendetta.

Qui commetti un errore grave, perché da meridionale dovresti ricordare un detto tutto vostro ‘mazzate e corna, di rado se ne torna’ e non devo spiegarti che le corna che tu credi che io ti abbia fatto non le restituirai mai a nessuno e potrai solo o dimenticarle generosamente o lavarle, col perdono o con la vendetta; in questo sei ancora tu che sbagli; perché la vendetta non ti ridarà niente di quello che ritieni perduto; il buonsenso, quello di cui blateri molto ma che pratichi poco e male, ti potrebbe fare ottenere ancora qualcosa, se tu avessi ancora qualcosa da volere … “

“Che cosa, per esempio?”

“Il tuo amore. Tu dici che mi ami ancora; ed io ci credo, lo so, perché lo sento, quando fai l’amore con me, che non ti limiti a copulare come questi manichini che prendo in prestito dai cassonetti della spazzatura solo per sfregiare te; se fosse vero che mi ami ancora, dovresti anche sentire e sapere che io ti ho sempre amato, anche in questi mesi di assurda follia, in cui volevo fare il Davide che abbatte Golia e mi trovo in ginocchio a chiederti perdono.

Tu senti e sai che non sono state qualche copula e qualche fellatio a distruggere l’amore immenso che ho per te; se tu volessi ancora salvare qualcosa, potresti salvare il tuo amore per me; non il mio per te, perché io non lo merito, ma il tuo per me dovrebbe esserti caro e consentirti di perdonare e dimenticare, se sei abbastanza forte da accettare un errore e dimenticare i propositi di vendetta.

Cosa ti darà in più, uccidere questo povero imbecille che se la sta ancora facendo addosso perché non ha niente di un uomo vero? Se uccidi me, forse puoi vantarti di avere lavato le offese che ti ho arrecato; ma devi farlo tu, se sei il maschio alfa che io amo e che, soprattutto, combatto con tutte le mie forze, puntualmente schiantandomi contro il suo potere; se lo lasci fare ad altri, anche tuoi fedelissimi, ho vinto io che me ne vado lasciandoti senza vendetta e senza amore.

Prima di andare avanti…

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