Angoli di visuale
“Marina, forse è il caso di ribadire qualche concetto che mi pare dimenticato. Abbiamo sempre detto, visto che non abbiamo nessun motivo giuridico per la nostra vita in comune e che tutto è affidato alla volontà e alla fiducia reciproca, che l’unica cosa da evitare tra di noi è il tradimento, le cose fatte all’insaputa, alle spalle dell’altro; abbiamo pure detto che anche eventuali scelte trasgressive, follie, potevano trovare una loro giustificazione ed essere benevolmente considerate se erano accompagnate dal buonsenso di essere comunicate prima o al massimo immediatamente dopo per evitare l’insorgere di equivoci e di false impressioni; è così ancora? …
E allora cosa devo pensare delle voci che mi arrivano di tuoi comportamenti infidi e proditori, di rapporti con giovani amanti addirittura nei bagni dei bar o delle discoteche? Ah … sono stupidaggini alle quali presto orecchio? Va bene; voglio dare fiducia a te e credere che si tratti di malevole calunnie; attenzione, però; cerca di non dimenticare che nelle mie vene scorre sangue terrone, di quelle che sono considerate zone di camorra; lì queste colpe si pagano care, si lavano col sangue.”
E’ impossibile parlare con la mia compagna; dopo solo un paio di anni di convivenza, a cui mi sono rassegnato solo perché ha insistito con forza, adesso sembra aver preso su di se le redini della nostra vita e, a quanto si dice, passa le serate tra bar, pub e discoteche a farsi non solo corteggiare ma anche palpare e possedere nei bagni da tutti i giovinastri che le ronzano intorno.
Per la verità, mi riesce difficile credere che possa avere una così intensa attività sessuale, visto che, quando ci troviamo a letto, non solo è sempre disponibile ma spesso è addirittura un vulcano in ebollizione, ansiosa e lo fa con una passione che, apparentemente, è segno di una grande emozione nei miei confronti, per non dire di vero amore; a meno che non si tratti di una recita poco credibile ma opportuna per allontanare i sospetti, devo credere che davvero siano solo voci; d’altronde, si è sempre rifiutata di farsi penetrare nel retto e, finché sento che l’ano è stretto e poco ricettivo a farsi penetrare, una piccola sicurezza ce l’ho.
…
Ma che diavolo vuole questo maledetto; non gli basta che lo faccio copulare come e quanto gli piace, che gli do tutto quello che sono capace di dare, a letto? No, lui vuole controllare la mia vita, vuole che gli appartenga totalmente come pretende lui e che lo faccia addirittura sotto l’egida di norme che lui ha voluto e che io ho fatto finta di accettare solo perché non mi va di discutere all’infinito; non fosse per questo, forse me ne andrei a gestirmi la mia sessualità in libertà, senza dover rendere conto a nessuno.
Non che mi dispiaccia fare sesso con lui; ha una gran bella mazza e la sa usare molto bene; è romantico quanto basta, aggressivo e maschio quando serve, delicato, sicuro, guida precisa, tecnicamente impeccabile; con lui copulo maledettamente bene e forse sarei anche disposta ad essergli fedele, se fosse però una mia scelta e non una imposizione che lui fa passare per norme che avremmo scelto insieme e che a me fanno ridere.
Come spiegargli che mi piace il sesso e che mi piace trasgredire? Che ne sa lui del piacere di mettere la mano in un pantalone, davanti al bancone di un bar o dietro lo schienale di un divanetto, e provare a indovinare se troverò una mazza da farmi spaventare o un pisello da dimenticare? Come fargli capire la gioia, qualche volta, di sentirsi schiacciare contro la porta del bagno, dopo che gli hai fatto segno di seguirti e l’altro ti viene a sbattere come un tappetino, in bocca o in vagina; nel retto no; lì ho paura e so che lui controlla se è ancora vergine per capire se l’ho tradito.
Non posso e non voglio spiegargli tutto questo; quello che voglio è che non mi tormenti con le sue minacce; adesso fa anche riferimento alla sua natura camorristica per mettermi paura, ma non me ne frega né di lui né di tutti i camorristi del mondo; glielo dico apertamente e lo mando al diavolo, tanto so che stasera, nel letto, quando prenderò in bocca, in tutta la possanza, la sua mazza bella solida, quando gli succhierò l’anima fino a farlo eiaculare nella bocca e poi gli farò vedere come ingoio tutto, insomma quando lo amerò alla morte, tutto passerà in cavalleria; perché io lo amo, questo prepotente, molto più di quanto vorrei e dovrei; ma la rabbia che mi fa quando fa pesare il suo strapotere mi istiga a fargli le corna; e la coscienza che sto sfiorando il limite di un burrone oltre il quale ci può essere anche la terribile punizione mafiosa di cui parla, mi istiga a tradirlo e a ridicolizzarlo con le mie copule.
…
“Marina, non vuoi proprio capire; ora sei andata proprio fuori di ogni limite; anche in motel vai a farti sbattere! Lo capisci che col sistema di sicurezza di cui dispongo e con l’attenzione che stai catturando, di certe persone presenti sul territorio, il rischio per te è sempre più vicino? … Quale rischio!?!? … Lo consoci il nerbo di bue? Sai a cosa serve? Bene, è uno scudiscio che si ricava dal membro di un bue castrato; viene messo ad essiccare a lungo con un grosso peso in basso che lo fa allungare; poi viene opportunamente intrecciato ed alla fine è uno strumento di tortura pazzesco …
Ah, ne hai sentito parlare! E sai che è usato dai protettori per punire le prostitute, specialmente nere e immigrate clandestine, molte delle quali vengono spesso trovate sulla strada uccise a colpi di nerbo? Una frustata può lacerare la schiena fino all’osso e lasciare ferite di una decina di centimetri; ogni colpo ti lascia un segno che per la vita non ti fa dimenticare chi lo ha usato. … Si, se vuoi credere così, ti sto anche minacciando.
Ormai è chiaro che sei infedele e che hai degli amanti; se raggiungo la certezza, ti affido a degli uomini di quel clan e ti faccio trattare da loro senza pietà; puoi stare certa che ti fanno passare tutti i bollori, davanti e dietro, sopra e sotto, e alla fine ti ritrovi con segni che non cancellerai mai più.”
Odio dovermi comportare così; avrei voluto che il nostro rapporto si fondasse sulla chiarezza, sul buonsenso, sull’amore, sulla lealtà; e sono costretto a minacciare come un camorrista, a cercare la vendetta invece della giustizia; ma si può chiedere giustizia a chi la voglia perseguire discutendo serenamente, a chi sappia fissare dei limiti; Marina invece dimostra assai apertamente di aver visto nel rapporto con me l’affare della vita, accaparrarsi lo stupido di turno, pieno di soldi, così innamorato da lasciarle fare tutto quello che le pare, senza sforzi, senza impegno; e poi, quando la vulva ha cominciato a pruderle in maniera strana, non ha esitato a farsi ‘grattare’ dal primo che ha incontrato, senza limiti, senza argini, senza pudore, da pessima troia.
So che sono ad un passo dalla verifica documentata dei tradimenti e forse non vorrei che fosse così; ne sono sempre e comunque innamorato, passerei volentieri anche sulla sua libertà di sesso, non mi interessa l’esclusiva; ma il tradimento, la slealtà, la malafede quelli non li sopporto; cerco di dirglielo con calma, serenamente; mi risponde con rabbia, quasi offesa dai miei sospetti; ed è la fine.
…
Continua a fare il perbenista, il mio compagno; proprio non accetta di abbassare la cresta e mettersi a dialogare, ma da sottomesso; ad ogni costo vuole imporre la sua verità ed ora la minaccia si fa più concreta; parla di nerbo di bue ed io so quanto sia terribile come arma in mano a chi la sappia usare; ma le minacce no, non le sopporto; e reagisco col rifiuto; continua a parlare di prove che non so chi gli possa dare; e proprio perché mi sfida, non mi tiro indietro.
Perché non lo lascio e non vado a rompere i cosiddetti a qualcun altro? Perché insisto a voler piegare uno che diventa sempre più minaccioso? Mi sto cacciando in una trappola pericolosa; è vero; ho visto i corpi straziati dal nerbo di bue delle ragazze nigeriane che i protettori hanno massacrato; potrebbe lui, il mio amore, l’uomo che mi adorava, il compagno che per due anni mi ha messo su un altare di bellezza, di eleganza, di ricchezza; potrebbe quest’uomo straziare con un nerbo di bue il mio corpicino che ama e lasciarmi su una strada come uno straccio sporco? Il mio uomo no; mi ama e sa che lo amo; ma se scattasse in lui il camorrista che non ho mai visto e che lui dice e sa che non è mai morto del tutto, perché certe cose fanno parte del DNA?
