Mi sento quasi davvero una nave - scuola nelle quarantotto ore successive, impegnato come sono a spiegare quasi scientificamente alla mia donna i rudimenti del sesso e delle sue applicazioni in un rapporto di coppia; mi scopro anche a divertirmi un mondo dovendo necessariamente ripercorrere con le lei tutte le opportunità che si rivelano per lei golose e per me particolarmente eccitanti, specialmente quando si tratta di violarle il sedere e di prendermi anche quell’altra verginità preziosamente conservata; a malapena mi rendo conto che, alla fine della due giorni, lei mi appartiene oltre ogni limite pensato e io sono legato a lei in maniera indissolubile; la parte più divertente della storia è che lei ha dovuto riciclare più volte l’intimo, perizoma e reggiseno, perché ha solo l’abito da sera e con quell’abbigliamento non è facile andare a casa sua a rifornirsi di ricambi; abbiamo trascorso il fine settimana in accappatoio e vestaglia; anche per alimentarci, ho dovuto fare rapide fughe io, in cerca di approvvigionamenti.
Comunque, alle otto del lunedì mattina siamo puntualmente ai posti di lavoro; ma non è la stessa cosa, perché io adesso la guardo spesso incantato e innamorato cotto; solo l’idea che già possa portare in grembo nostro figlio mi fa impazzire di gioia; Corinna invece ha già recuperato il suo aplomb ed è perfettamente efficiente e lucida, come se avesse passato il week end in casa dei genitori a riposare; ed invece abbiamo copulato come scimmie, ininterrottamente, instancabilmente; ma in me l’amore è un incentivo fondamentale; lei invece da anni si è abituata a far convivere l’amore per me con le necessità dell’ufficio e riesce meglio a distinguere i due livelli.
Passano i giorni, ma lei non accetta di venire a dormire da me; lo ha fatto per la ‘luna di miele’; adesso sono io che la accompagno a casa sua la sera, mi fermo a cenare con lei e facciamo anche l’amore, moltissimo; talvolta lascia anche che mi fermi a dormire; ma di vivere insieme, per ora non si parla; neppure quando la certezza della prossima maternità arriva a sconvolgere la nostra vita solo per un giorno o due.
Quando un sabato notte, rientrando dalla casa di Corinna dove ci siamo trattenuti dopo cena a fare l’amore, trovo in casa le luci accese e sento rumori nella stanza degli ospiti, mi preoccupo e penso di impugnare la pistola che conservo nel comodino a fianco al letto; poi riconosco la risata argentina e la voce di Bianca e mi limito ad aprire di colpo la porta della camera degli ospiti; la colgo che sta nuda, seduta sul letto, e gioca col sesso di un ragazzo di forse vent’anni, la faccia da ebete e il fisico palestrato, che sobbalza più di lei.
Li guardo come si può guardare una latrina non pulita; facendo ricorso a tutto l’aplomb di cui sono capace, mi ritiro in buon ordine e vado in cucina, mi preparo un caffè e mi siedo a berlo; vedo con la coda dell’occhio il ragazzo che sgattaiola fuori della porta di casa ed attendo che lei venga a spiegare; ma per lei non c’è niente da spiegare; le è venuta voglia di fare sesso, ha agganciato il ragazzo, è venuta a casa sperando di trovarmi e di chiedermi di lasciarla copulare nella camera degli ospiti, non mi ha trovato ed ha fatto da sola.
“Bianca, sarà bene che cerchi di ragionare almeno un volta nella vita. Questa casa è mia, tu non hai su di essa nessun diritto o facoltà; per entrarci, devi chiedere il permesso; visto che ne hai abusato, adesso mi restituisci le chiavi e non entrerai mai più da sola; i maschi te li porti a casa tua, in macchina, in hotel o dove vuoi ma non qui. Ti è chiaro? Il tuo comportamento è da libertina laida e ninfomane.
Io non sono disposto a sopportarlo e non voglio neppure più sentire il tuo assurdo sillogismo su amore e sesso; questa è stata l’ultima volta che mi hai creato disagio; da oggi, fatti vedere il meno possibile e, se devi incontrarmi, abbi l’educazione di avvertirmi; hai un telefonino, conosci il mio numero e avvisare prima di presentarsi a casa di qualcuno è un fatto di civiltà, prima ancora che di logica e di buonsenso. Puoi essere volgare e scostumata quanto vuoi; ma con me hai finito. Ti è tutto chiaro?”
Si alza impettita, nuda come si è presentata, sperando di provocarmi a fare sesso e cancellare di colpo tutto, va nella camera degli ospiti, esce rivestita di tutto punto, posa sulla tavola le chiavi di casa ed esce dalla porta; io spero che sia uscita per sempre dalla mia vita; ma so perfettamente che non è così; la ragazzina viziata che ho commesso l’errore di portarmi in casa non molla, sulla pretesa di usare i ‘suoi’ giocattoli come crede e sicuramente mi creerà ancora problemi.
La nuova condizione ha portato a notevoli cambiamenti, tra i quali il più significativo è che ormai non mi muovo in cerimonie ufficiali se accanto a me non c’è Corinna, la vera anima dell’azienda, ma soprattutto mia personale consulente ed ispiratrice; da quando il pancione si fa evidente diventa entusiasmante raccontare in giro che quello che lei aspetta è mio figlio e che prima o poi ci sposeremo.
Lei è piuttosto restia, sull’argomento; ma lentamente cede un poco di più alla mia corte ed alla sollecitazione di arrivare un giorno a definire il nostro status con una cerimonia ufficiale che la terrorizza non tanto per l’impegno da assumere quanto per il timore della rottura; talvolta, in quel caso, mi adiro, perché non accetto che metta in dubbio la nostra convinzione di vivere in maniera da armonizzarci anche in caso di contrasti.
Comunque, ormai non passa sabato sera senza che siamo insieme a cena o a manifestazioni pubbliche; in molti casi, le chiedo di accompagnarmi anche per ‘uscite fuori sede’, vale a dire convegni ed incontri fuori regione.
Uno di questi si conclude più rapidamente del previsto, in una località non distante e decidiamo di rientrare con una mezza giornata d’anticipo, la sera di sabato; nonostante le riserve e qualche protesta di lei, andiamo a casa mia dove abbiamo più agio di rilassarci la domenica; la nostra sorpresa è enorme, quando vediamo le luci dell’appartamento tutte accese e apriamo la porta con una certa apprensione; urla, gemiti e rumori di copula vengono da tutti gli ambienti.
Nel salone, una coppia stesa sul tappeto persiano per terra è impegnata in una copula assai saporita, a giudicare dagli incitamenti di lei a spingere e a sfondarla di più, rivolti ad un giovane nerboruto che le ha piantato in vagina una mazza da terrorizzare; un’altra coppia sul divano lungo la parete si sollazza in un classico sessantanove con molto gusto; nella camera degli ospiti altre due coppie si sono impegnate energicamente in una dolorosa penetrazione anale, la prima, e in una saporita fellazione, la seconda; il clou è nella mia camera da letto dove Bianca si da un gran da fare con due giovani palestrati che la stanno montando in vagina e nell’ano contemporaneamente.
“TROIIIIIIAAA!!!!!”
Il grido risuona fino alla piazza e blocca tutte le attività, di colpo; con una perfetta faccia di bronzo, lei scavalla dal suo corpo i due maschi e quasi mi aggredisce.

