“Mio dio, tu fai tutto questo?”
“Signora, ma da dove crede che piovano i soldi che lei sciupa in lusso e in amanti prezzolati? Dagli alberi? Il lavoro che il suo ex marito sta facendo frutta molto, ma è innanzitutto socialmente fondamentale e lo rende una persona di tutto rispetto; se lei sapesse cosa significa il rispetto in Calabria, non avrebbe commesso tutte le castronerie che sta accumulando per meritarsi una punizione terribile.”
“Maria, andiamocene; qui la situazione si fa delicata e pericolosa; l’hai fatta grossa anche stavolta. Perché hai voluto trascinarmi proprio qui? Il discorso di questo signore è ambiguo e mi fa temere per l’anno che dobbiamo trascorrere qui; ti rendi conto che abbiamo offeso un amico dei potenti del territorio?”
“Ti ricordi per caso chi ha innescato questo terremoto? Chi ha voluto dargli le prove del mio adulterio? Chi ha istigato tutte le cattiverie che gli ho combinato? Chi diceva che avrei vinto, alla distanza? Adesso sei ancora sicura del nostro trionfo?”
“No; mai avrei pensato ad una serie così maledetta di coincidenze, la Calabria, il villaggio turistico, la bretella autostradale … Parla con l’avvocato e cerca una scappatoia o qui finiamo male … “
Il ragioniere è di parola e mi accompagna nella ricognizione; lo avverto che non mi sarei fatto condizionare nella scelta; mi dice di agire secondo coscienza; ma sa già che la mia scelta sarebbe stata favorevole alla sua famiglia che controlla la zona abitata dove sarebbe passata la bretella risparmiando quella, più a monte, dove avrebbe distrutto boschi secolari; gli chiedo di ignorare l’arroganza del ragazzo e delle donne, ma commenta che le scelte non le fa né lui né io; competono ad altri.
Lascio al loro destino le due donne, che per la prima volta tremano all’idea di affrontare un territorio minato senza appoggi; appena rientro a casa, il mio legale mi avverte che mi è stato chiesto un nuovo incontro con l’avvocato della controparte; stavolta sono ancora più duro con Giancarlo, mio amico un tempo ed ora legale della mia ex; lo avverto che continua la vita sregolata di Maria e lo invito a chiudere la partita al più presto.
Sa che ho sorpreso lei con un nuovo giovane amante in situazioni scabrose, ma afferma anche che ci sono state larvate minacce contro di lei; mi chiede di intervenire a tutelarla; lo accuso di prestare fede a vaneggiamenti di una prostituta che passa le giornate a cercare sesso violento e che si inventa complotti mentre è lei che briga per fare quanto male può; lo invito a starmi lontano e a non tentare più nessun contatto se non quelli obbligatori per legge.
---
E’ passato l’intero anno scolastico; io e Loredana viviamo insieme nella nostra casa e lei ha partorito il figlio che abbiamo voluto con tutto il nostro amore; c’è comunque nell’ambiente che frequentiamo una certa animosità nei miei confronti, in parte per l’invidia nemmeno nascosta contro il successo della progettazione e contro l’avvio dei lavori per la bretella stradale; in parte, perché alcune amiche della mia ex moglie hanno raccolto da lei notevoli lamentele per la difficoltà di un ambiente ostile.
Non è successo niente di concreto, in realtà; ma l’atteggiamento del personale scolastico, del corpo docente, degli studenti e persino della popolazione è tale da metterle continuamente in imbarazzo con riferimenti assidui ai motivi che le hanno portate in quelle scuole; come sempre, mi accusa di fomentare l’odio contro di lei; riesce addirittura a rendere credibili le sue lacrime, specialmente ad alcune amiche fidate, quelle che hanno scheletri nell’armadio.
Ma soprattutto ha fatto scalpore, ed è stato oggetto della massime lamentele di Maria, la notizia che, uno per uno, tutti gli amanti, coi quali lei ha costruito il palco di corna contro di me, sono stati vittime di sanguinose aggressioni che li hanno ridotti piuttosto male; l’opinione dominante è che io abbia rapporti con gente di malaffare che ha perpetrato una vendetta contro chi mi ha offeso; l’unica volta che uno stupido lo dice ad alta voce, il padrone di casa, giudice, lo sbatte fuori perché calunniatore.
Cerca di parlarmene, in un salotto, con tono ipocritamente amichevole, il legale della mia ex; gli suggerisco di consigliare alla sua cliente che non c’è nessuna mia vendetta ma che la decisione è del potere alternativo, forte sul territorio di punire certi gesti contrari alla sua etica; contro quella scelta nessuno può fare niente; la reazione di Maria è di quelle che producono frane inarrestabili; pochi giorni dopo, il ragioniere mi avverte che è diventata amica di uno della famiglia avversaria.
Sono costretto ad avvertirlo che certamente cercherà di tentare qualcosa contro di me e, quindi, contro il mio lavoro in Calabria; mi chiede come deve comportarsi.
“Caro ragioniere, io sono ingegnere e progetto strade; lei deve far quadrare i conti; li saldi come ritiene opportuno e presenti i bilanci a chi controlla.”
Il ciclone comincia presto, con un assalto ad un cantiere della bretella, che avvia la lotta sul territorio; se ne discute amenamente in un salotto in cui sono stato ‘costretto’ a rendere omaggio ai padroni di casa; il più caustico è il mio ex amico avvocato che non lesina aspri commenti alle condizioni del territorio dove le faide sono pane quotidiano; si dichiara convinto che si tratta di una lotta tra famiglie e non di una lotta ‘ad personam’; il riferimento a Maria è chiaro.
“Egregio avvocato, se è una lotta per il controllo del territorio, i problemi sono interni e non ci toccano; se è un attacco personale, ricordi che le faide non risparmiano nessuno, familiari, amici, protettori e conoscenti; io mi auguro che sia una lotta di potere e si chiuda in poco tempo; se sono entrati in gioco gli odi personali, la faida sarà vasta, pericolosa e raggiungerà persone e luoghi che non immaginiamo.”
Mi guarda impressionato; sa che Maria ha simpatia per la famiglia ostile a me e che la guerra mira a distruggere me e il mio lavoro; solo adesso capisce che le diramazioni delle ‘ndrine possono arrivare alla nostra città e che, in una faida personale, lui non sarebbe esente da pericoli; mi guarda spaventato, non sa cosa dire e cerca di avvicinarmi, forse per ottenere più informazioni; mi fiondo nella marea di commenti a vanvera e lo ignoro.
Ormai lo sviluppo della vicenda della strada da me progettata ha affascinato tutta la cerchia dei conoscenti; ogni giorno arrivano notizie fresche di commenti che vengono soprattutto da Maria e da Ortensia; la mia ex moglie fa sapere con gioia che i lavori sono stati fermati perché gli operai sono stati minacciati; la costruzione della strada sembra bloccata e lei si aspetta che venga rimesso in discussione il progetto; l’amica informata gode anche lei a dire che forse non ne sarò più autore.
Giancarlo ne approfitta per prendermi in disparte e farmi sapere che ha abbandonato la difesa della mia ex moglie; sa per certo che a guidare l’azione contro la strada è un uomo che lei ammira e che, dietro la lotta di potere, si cela anche un suo desiderio di vendetta; teme che, in una riscossa della famiglia Bonaiuta, lui possa essere travolto dalla vendetta; per questo, ha mollato l’incarico e spera, se la situazione dovesse precipitare, in un mio intervento per non essere messo nel libro nero.
Non so cosa rispondergli, perché davvero non ho nessuna notizia né idea; l’unica cosa che potrei contestargli è la tenacia con cui ha difeso il libertinaggio di Maria; mi rendo conto però che cercava il fare il suo mestiere al meglio; ora che la questione è ben altra da corna e divorzio, capisco che la paura lo prenda e che sia travolto anche lui dagli eccessi e dagli equivoci di interpretazione dell’idea di libertà che hanno mosso la mia ex; ma non posso aiutare né lui né la sua ex cliente.
La prima aggressione viene assorbita e i Bonaiuta fanno riaprire i cantieri e riprendere i lavori con la protezione di un autentico esercito privato; ma la convinzione che l’assalto iniziale troverà una risposta forte e decisa è nella testa di tutti e si resta, da spettatori, ad attendere gli sviluppi, che purtroppo non tardano; un attentato proditorio coglie di sorpresa alcuni familiari dei Tartaglione e la prima strage conta tre morti; tutti sanno che è solo l’inizio, che quella strada si costruirà sul sangue.
Ben presto, infatti, il sangue comincia a scorrere e Maria ha decisamente paura; la sua posizione ambigua, di ex mia moglie, per una famiglia, e di simpatizzante degli avversari, per l’altra, la pone perennemente tra due fuochi; continua a tempestare di telefonate Giancarlo implorandolo e supplicando di convincermi a tirarla fuori dalle rogne, in qualunque modo possibile; lui cerca di evitare il cedimento totale, ma alla fine è costretto, anche dalle pressioni degli amici, a parlarmi.
Furbescamente, lo fa a casa nostra, davanti a Loredana, certo che, come puntualmente avviene, lei sia assai più bendisposta nei confronti di quella che non sente più come avversaria ma solo come un’amica in difficoltà; è la mia compagna infatti a chiedermi di usare tutto il mio prestigio presso certi personaggi per fare in modo che le due amiche, Ortensia e Maria, possano prendere un aereo che le riporti a casa; Giancarlo si inventerà l’iter burocratico per metterle in congedo per tutto l’anno.
Le cose procedono per il meglio; le due professoresse vengono fatte venire via, con la benedizione della famiglia dominante, e sono presto a casa; una richiesta di aspettativa per aggiornamenti le terrà lontane dal servizio per un altro anno; poi l’avvocato brigherà per ottenere il trasferimento alla sede iniziale, vale a dire il liceo cittadino; si pongono non pochi problemi strategici perché Ortensia ha mantenuto l’appartamento che abitava prima della partenza, ma Maria non ha un alloggio.
