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Autostrada
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Racconto55 min di lettura

Autostrada

I casi strani della vita

geniodirazza
1 anno fa · 526 letture · 0

“Il cane fedelissimo, se adotta una padrona, le rimane vicino fino a quando lei non tradisce la sua lealtà … “

“Quello, da me, non te lo sognare neppure; ho chiaro quello che posso volere; e me lo prendo tutto, contaci! … a cominciare da questo!”

E’ il primo bacio che ci scambiamo; ed è la sintesi di dieci anni d’amore sofferto in silenzio; le bocche si divorano come a volersi fisicamente staccare e mangiare; le lingue intrecciano un duello dolcissimo di scambi di umori, di emozioni, di piacere, di libidine; le mani scorrono tutto il corpo che finalmente toccano con lussuria e non si stancano di esplorare l’altro con la voglia di sentire che si appartengono e si posseggono, al tempo stesso.

Il sesso mi si gonfia fino a dolermi, stretto negli abiti; lei si muove per adattarlo contro la vulva, fino a stimolare il clitoride; copuliamo da vestiti, in piedi, stringendoci reciprocamente le natiche per attirare il ventre; lei sente di bagnare di umori tutto l’intimo; io rischio un orgasmo che sarebbe deleterio per i pantaloni; Lory approfitta di un momento di sosta del bacio interminabile e mi sussurra sulla bocca un ‘ti amo’ che aspettavo da anni.

“Ti amo anch’io, ma solo adesso me ne rendo conto e mi accorgo di avere avuto per te sempre questo stesso trasporto; se solo avessimo avuto il coraggio di dircelo quando lo abbiamo scoperto, tanti anni fa … “

“ … Già! Adesso potrei portare il bambino a scuola; ma te l’ho detto, la finestra temporale è ancora ampia; non voglio un certificato che dica che sei mio; ma un figlio me lo farò dare, a costo di strappartelo con l’inganno; voglio la tua eternità, qualcuno da amare come amo te, con tutta me stessa, anche quando tu dovessi andartene … “

“Anch’io ti ho precisato che un cane fedelissimo abbandona la padrona solo se viene tradita la lealtà; ti sono fedele da dieci anni e mi ricambi con la stessa qualità; non esiste pericolo che me ne vada; portami nel tuo letto a celebrare la nostra luna di miele!”

”E’ da anni che non sono vergine; quale luna di miele vuoi celebrare?”

“Quella di due stupidi fidanzati che per dieci anni si sono contenuti e finalmente possono trovarsi di fronte e darsi l’amore che hanno coltivato. Non è una luna di miele?”

“Si, amore mio; voglio essere tutta nuova per te e amarti come desidero da anni.”

Siamo vicini al letto; la sollevo in braccio e la depongo al centro; le alzo la gonna fino alla vita e scopro il ventre asciutto, quasi verginale, ed un ridotto slip che disegna la vulva carnosa; mi abbasso a baciare per un attimo il monte di venere; apro i pantaloni, tiro fuori il sesso eccitato, duro come l’acciaio; ho una buona dotazione, di quasi venti centimetri; a detta di mia moglie faccio l’amore da dio, sicché è ancora meno comprensibile la sua scelta dell’adulterio.

Salgo sul letto e mi sdraio a coprirla tutta; la bacio con voluttà, infilo una mano a spostare lo slip e accosto la mazza alla vagina; lei mi favorisce muovendo opportunamente i fianchi e faccio entrare l’asta, lentamente, in vagina, mentre le sussurro dolcemente ‘ti amo’; la donna mi abbraccia con le gambe la vita e si spinge, dal basso, contro il sesso che fa penetrare fino a sentire male contro l’utero; capisco che è una vera deflorazione, nonostante la realtà, e la vivo come una dedica definitiva.

Mentre continuo a baciarla con autentica passione, la cavalco dolcemente; quando sento che l’orgasmo preme, le chiedo se posso concludere dentro; lei mi rassicura che è protetta dalla pillola; poi urla nella mia bocca il piacere dell’orgasmo che le ho scatenato nel ventre, quando libero il mio contro l’utero; non è durata che qualche minuto, la nostra prima copula; ma è frutto di una voglia infinita di possederci e ci rilassiamo, appagati, supini sul letto.

Non appena ci siamo ripresi dal languore che l’azione improvvisa e fulminea ci ha provocato mentre ci comunicavamo l’amore di sempre, cominciamo a spogliarci l‘un l’altro con lentezza e passione; ogni capo di vestiario che cade è l’occasione perché l’uno o l’altro si fermi a carezzare, baciare, leccare una nuova parte del corpo appena emersa dall’abito; io mi dilungo sui seni giovani e forti di lei che titillo su tutta la superficie per dedicarmi poi totalmente ai capezzoli che succhio con grande passione.

Lei gode ad ammirare il mio corpo tonico e giovanile che reca evidenti le tracce di una vita dedicata allo sport e ad una condotta sana; sembra sciogliersi di piacere mentre passa voluttuosamente le mani sugli addominali forti, sul ventre solido, sui fianchi e sulle natiche disegnate; arriva alla mazza e se ne impossessa, con le mani, non tanto per masturbarla quanto per sentirla viva e palpitante; è il suo modo di manifestare dopo anni il desiderio di possedere quella mascolinità.

Su lei stesa supina, mi trattengo a lungo deliziando di baci leggeri e solleticanti il corpo che mi appare assai più bello e desiderabile di quanto abbia immaginato sotto la rigida divisa da segretaria precisa e puntuale; quando le sfilo lo slip, ormai zuppo di umori e di voglia, resto quasi incantato a rimirare la vulva rasata, con solo un vezzoso ciuffo in cima, che mi si offre tumida e grondante di piacere; sfioro con la punta della lingua il clitoride e lei sobbalza.

Comincia da lì il delicato processo di innamoramento e di conoscenza dei due corpi; non siamo ragazzini, ma l’entusiasmo è quello delle prime volte; quando siamo completamente nudi, Loredana mi si accuccia davanti, con le mani raccolte e puntate sul petto e il corpo che cerca il contatto con quello dell’uomo che adesso sente suo; passo le mani dappertutto, quasi a sentire la consistenza di quel corpo che scopro come un ragazzino al suo primo rapporto sessuale.

Il ‘momento magico’ è interrotto bruscamente dal gracchiare del telefonino di lei; legge ‘Maria’ sul display e me lo mostra; attivo il vivavoce.

“Buonasera, Loredana, scusi l’ora inopportuna; sono la moglie dell’ingegnere e sto aspettando che rientri ma non si è fatto vivo; per caso, mi sa dire dove posso rintracciarlo?”

“Professoressa, lei sa bene che la denominazione stessa della mia attività mi nomina depositaria e custode dei segreti del mio principale; se anche sapessi dove l’ingegnere è in questo momento, sarei tenuta istituzionalmente a non rivelarlo a nessuno; se non torna a casa, ha molti gravi e validissimi motivi; ritengo che debba rinunciare ad aspettare e convincersi che con l’acqua ha buttato anche il bambino; l’unica cosa di cui sono sicura è che finalmente sta bene anche con se stesso!”

Mi si è accoccolata contro, mentre lo diceva, e quasi gode di come diplomaticamente ha cercato di farle capire quello che l’altra, evidentemente, si rifiuta di accettare; interrompe la comunicazione e si dedica totalmente all’uomo che, dopo quella telefonata surreale, sente ancor più totalmente suo; ci baciamo appassionatamente mentre con le mani cerchiamo tutto il corpo e specialmente i punti erogeni per stimolare di nuovo il piacere di possederci.

Percorro la donna, adesso mia, dalla fronte ai piedi, delicatamente sollecitando con la lingua tutti i punti delicati, dalle orecchie alla bocca, dalla gola ai seni e poi giù verso il ventre e l’inguine; più che stimolarne la libidine, sembra quasi che voglia assaporarla tutta, per memorizzare il sapore della pelle, del sangue, degli umori; mi scateno sulla vulva e le provoco infiniti orgasmi, succhiando soprattutto il clitoride, ma giocando con vagina ed ano che sento disponibili e ricettivi.

Lory mi spinge supino sul letto e mi balza addosso, con la bocca sul ventre, mentre mi colloca sul viso l’inguine infuocato; prende in bocca il sesso amato e da inizio alla fellazione più bella che abbia mai fatto; sente che sto grufolando nella sua vulva e stringe le cosce intorno al viso per bloccarlo; non gradisce la doppia funzione che finisce per inibire il piacere di tutte e due; ci alterniamo allora a succhiare e a lasciarci titillare.

Per qualche minuto, è lei a farsi affondare fino al velopendulo la cappella tesa e gonfia, a leccarne la superficie nella bocca e godersela saporitamente; quando si ferma, sono io a passare a spatola la lingua su tutto il sesso, penetrando in vagina, a raccogliere gli umori di lei e i residui del mio stesso sperma ancora nell’utero; ci succhiamo a lungo, quasi instancabilmente, e godiamo di sentire gli odori, i sapori, le reazioni del partner in quel gioco piacevole di stimolazione e di godimento.

Quando la rovescio bocconi sul letto e mi stendo su di lei appoggiando la mazza tra le natiche, lei mi chiede se per caso voglia prenderla analmente; le rispondo che rinvio l’esperienza ad altro tempo; per il momento, mi gusto il piacere di sentire tutto il suo corpo, infilo la punta in vagina e spingo; il sesso penetra in fondo dolcemente e sento che lei vibra ad ogni centimetro di mazza che occupa il canale vaginale.

I giochi d’amore e di sesso ci impegnano per un tempo che non sappiamo valutare; prendiamo anche sonno, ad un certo punto; sono felice di tenerla accoccolata di schiena contro il ventre; lei mi ha raccomandato di non stimolare tropo vagina ed ano per poter finalmente dormire un poco; ma è lei che si agita sul sesso per trovare la migliore posizione contro il mio corpo; e io la ridesto spesso solo per baciarla e rinnovare la dichiarazione di amore.

Prima di andare avanti…

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