Seduti al tavolo di cucina, consumammo rapidamente la cena e, immediatamente dopo, li presi per mano e li guidai alla camera; avevo scelto il letto a tre piazze; ci fiondammo sul letto, io e Luca, e lui mi avvolse immediatamente in un abbraccio frenetico, quasi da stritolare; Carlo si fermò interdetto ai piedi del letto e ci guardò quasi incuriosito; non aveva mai assistito ad una scena di passione così intensa; si sentì estraneo ad un amore tanto profondo.
In un momento di requie, girai lo sguardo, incrociai quello di lui e tacitamente le invitai ad unirsi; scosse la testa.
“State così bene insieme che sarebbe quasi sacrilegio intervenire; vado a dormire in cameretta.”
Per un po’ ci sentì agitarci contro la parete; tra il cigolio della rete e i colpi contro il muro, avrebbe quasi potuto seguire passo passo quello che stavamo facendo; ma forse aveva adottato i tappi per le orecchie; quando Luca esplose, dopo una scopata estenuante, l’ennesima sborrata della giornata, uscii per andare a lavarmi la figa arrossata; in realtà ero decisa ad affrontare di nuovo mio marito.
Ero quasi certa che quella situazione lo aveva depresso assai più degli oltraggi che gli avevo lanciato; l‘amore tra me e mio figlio intaccava notevolmente la sua fiducia nella mia dedizione a lui; oltretutto, non nasceva da un episodio concluso ed improvviso ma realizzava un desiderio per entrambi antico e determinante; le sue scopate con le giovanissime erano rimaste al di qua dell’esercizio ginnico del sesso; il pomeriggio con Luca, invece, era stato per me una lunga storia d’amore.
Ovvio quindi, che avesse timore di vedere in crisi l‘intero nostro rapporto, venticinque anni di vita; entrai nella cameretta senza che se ne accorgesse perché aveva i tappi alle orecchie, era rannicchiato su un fianco e forse fissava il vuoto; avvertì la mia presenza quando mi ci sedetti a fianco e gli carezzai la testa.
“Carlo, non dare corpo alle ombre; Luca è nostro figlio, mio e tuo, lo amo con tutta me stessa anche col corpo; ma amo te al di sopra di ogni cosa; l’ho già detto, con lui agisce il richiamo del sangue, lui è carne della mia carne e ho desiderato riprenderlo in me, niente altro; te, ti ho scelto, ti ho accettato, sono cresciuta con te, ti ho amato e ti amo a prescindere; non prendere abbagli; il letto a tre piazze non ti andava bene?”
“Maria, un giorno parleremo di trasgressioni; è stata già una colpa non farlo prima e i silenzi hanno portato a scelte divisive; un giorno ti spiegherò che la trasgressione funziona solo quando si tratta di puro sesso, senza coinvolgimenti o complicazioni sentimentali; in genere è una donna che sceglie di movimentare il suo amore; con la complicità del partner, usa un bull per godere e il partner, totalmente asservito alla sua donna, gode del suo piacere.
Nella migliore delle ipotesi, i due godono insieme e il terzo è solo un oggetto fallico; l’amore è tra i due che hanno deciso; è il caso proprio di Luca, che ha deciso di vivere il tuo amore mettendomi ai margini; entrare in quell’atmosfera di passione e trasporto amoroso sarebbe stato sacrilegio, per un verso; voi non stavate giocando a chi scopa meglio, vi stavate amando; il terzo, in quel caso, è un corpo estraneo e resta fuori o provoca rottura di equilibri; non volevo né questo né quello.
Se ti va, parleremo di questi temi e si può anche ipotizzare qualcosa tra noi due ed eventuali bull da usare; ma non può essere uno che ami come o addirittura più di me; si scatena una bagarre difficile da controllare; torna dal tuo amore e, se è come mi hai detto, lascia che consumi tutte le energie amorose che ha; se poi deve tornare ad essere il figlio amorevolissimo che è sempre stato, io posso aspettare che tu decida cosa siamo per te; se ancora occupo un posto nella tua vita, parleremo di trasgressioni.”
Non c’era niente che io potessi obiettare; forse avrei potuto saltargli addosso e farmi scopare, almeno con una sveltina, tanto per dirgli che la tempesta era dietro le nostre spalle e che da domani sarebbe tornato ad essere l’uomo al centro della mia vita; ma la voce della ragione mi suggeriva che sarebbe risultato pietistico e forse offensivo; lo lasciai con una carezza leggera sui capelli e andai in camera, dove il mio amante di una notte fremeva per tornare a farmi sentire il suo vigore in tutto il corpo.
Ci svegliammo abbastanza presto; Carlo era già pronto per andare al lavoro; lo bloccai sulla porta, lo baciai appassionatamente e gli diede appuntamento alla sera, quando sarebbe tornato a casa alla fine del lavoro; mi palpò un poco con desiderio il culo e il seno, come faceva sempre da anni, e andò via per una giornata, speravamo, totalmente nuova; Luca uscì dal bagno in accappatoio, si andò a sedere al tavolo di cucina per fare colazione e mi avvertì.
“Maria, io devo andare all’Università per delle lezioni; tu hai da lavorare?”
“Luca, facciamo chiarezza; se siamo in clima amoroso, chiamami per nome, sembra meno blasfemo e alleggerisce il senso del peccato di incesto che non riesco ad evitare; anche in pubblico, se ti va o ti risulta più elegante, chiamami Maria; ma sono e voglio rimanere ancora tua madre; se nel privato o anche in pubblico mi chiami ‘mamma’ non solo lo preferisco ma ti assicuro che non mi sento più vecchia o più decrepita … Non ho cose importanti in ufficio; vuoi che ti accompagno all’Università?”
“Mi farebbe comodo; forse puoi conoscere qualcuno dei miei compagni di studio … “
“Anche la famosa ‘verginella’?”
“Certo; Mariarosa è una mia cara amica, le sono molto affezionato … “
“Come è questa ragazza di cui parli con tanta reticenza? Ti piace? E’ molto corteggiata?”
“No, è secchiona, grandi occhialoni, infagottata in abiti fuori moda; bella, è bella; ma è così trasandata che non ti accorgi se ha un corpo e se è ben fatta ... Ha una brutta storia alle spalle, padre vecchio e madre morta giovane; deve fare da sola senza guida.“
“Capisco, credo di conoscere bene il tipo … “
“Come mai?”
“Perché ero esattamente così, fino a quando tuo padre mi incontrò e in un paio di settimane mi rivoltò tutta facendo emergere il cigno dall’anatroccolo … “
“Stai dicendomi che eri la prima della classe, impeccabile, sempre da dieci e lode, senza un barlume di femminilità?”
“Se ne hai bisogno, ti autorizzo a curiosare tra le vecchie foto; anzi, chiedi a tuo padre e vedrai che risate si fa … “
Uscimmo insieme e lo portai all’Università; quando vidi davanti al bar là vicino il gruppetto di ragazzi che sapevo essere amici di Luca, parcheggiai e andai con lui; ci volle poco a rendermi conto che la mia presenza sconvolgeva la quotidianità dei giovani e che, dimostrando almeno dieci anni meno dei quaranta reali, la mia figura sollevava molti interrogativi; a manifestarli fu la piccoletta che Carlo aveva abbondantemente scopato; truccata come una vecchia prostituta, aggredì quasi Luca.
“Hai cambiato gusti? Adesso ti rifugi in braccio alle tardone sperando di trovare la comprensione per la tua incapacità?”
“Luca, ma questa stronzetta è la tua ex che tuo padre si è scopato nel bagno con tanto gusto?”
“Si, mamma, è quella con cui quel maiale ti ha fatto le corna; non vale niente, è la ragazza di chi capita!”
“Devo ammettere che, da quel che si vede in video, è una gran bella pompinara; si vede subito che è ben esercitata!”
“Mamma!?!? Questa meravigliosa dea è veramente tua madre?”
A chiedere era stata una ragazza infagottata in abiti fuori moda, anche se ben curati; sotto di essi, intravedevo senza dubbio un fisico ben messo, con seno notevole e fianchi molto ben disegnati.
“Scommetto che tu sei Mariarosa, la secchiona, da quel che dice Luca … “
“Sì; se ne dicono molte su di me, ma me ne curo poco … “
“Se conosco il tipo, e lo conosco, menti sapendo di mentire; alla tua età, era la proclamazione per non confessare che sbavavo per il bel ragazzo che poi è diventato mio marito; quando trovai la forza per uscire dal guscio sono diventata quella che vedi; ciao, mi chiamo Maria; posso chiamarti Rosa?”
“Luca mi chiama così; posso darti del tu o devo mantenere le distanze?”
“Se fissi una distanza, io la moltiplico all’infinito e non voglio più vederti … “
“Pace, amica mia, nel nome di Maria che ci accomuna; sai che davvero non si crederebbe mai che tu sia la madre di un ragazzo dell’età di Luca? Dimostri almeno dieci anni di meno … ?“
“C’è chi vuole mantenersi giovane e lo fa per amore; chi invece preferisce invecchiare anzitempo e cancella l’amore dalla sua vita; è azzardato pensare che sei delusa perché il ragazzo di cui sei innamorata non ti prende in considerazione?”
“E’ vero ma solo a metà; per l’altra metà, devi pensare che mia madre è morta di cancro che avevo dieci anni; lei ne aveva quasi sessanta, perché mi aveva avuto assai anziana; vivo con mio padre che è oltre i settanta ma dalla morte della moglie è diventato un vegetale; … e pensare che insegnava proprio qui, alla facoltà di Economia … “
“Aspetta, settant’anni, vedovo dieci anni fa, insegnava Matematica? … Allora ho fatto con lui le tre sessioni di esame previste dal piano di studi della facoltà; se non te l’ha detto Luca, sono commercialista; tu sei figlia del professor Spampinato?”
“Sì; anzi, forse, del rottame che è diventato adesso; ho molte difficoltà a vivere con un vecchio rinunciatario e le sue sorelle nubili e più vecchie di lui … “
