Quello che non poteva sapere era che un gruppo di ragazzi, abituali frequentatori del locale, decisamente sfigati e repressi, avevano organizzato un sistema di riprese clandestine proprio in quel magazzino per ricavarne dei video su cui masturbarsi; Susanna era, ovviamente, il soggetto preferito; e la scopata con Carlo fu ‘immortalata’ in una chiavetta USB; quando però esaminarono la ripresa, furono colti dal panico.
Il reato che veniva commesso, di pedofilia, se fosse finito sotto gli occhi della polizia, poteva innescare indagini pericolose per chi effettuava riprese clandestine; una volta riconosciuto il padre del loro amico Luca, stabilirono concordemente di dare solo a lui la chiavetta, visto che erano coinvolti sia suo padre che la sua ragazza, e di dimenticare l’incidente; Luca, di fronte alle scene esplicite di amplessi violenti tra il padre e la sua ragazza ne parlò con me, sua madre, essendomi visceralmente legato.
Accolsi l’informazione con profondo dolore per l’umiliazione che i due avevano imposto a mio figlio, che amavo al di sopra di ogni cosa al mondo, ma che offendeva anche me direttamente; superato l’impeto della rabbia iniziale, che mi avrebbe suggerito di consegnare il video alla polizia e far chiamare mio marito alle sue responsabilità per seduzione di una minore, mi resi conto che la cosa migliore fosse rendere pan per focaccia e ricambiare l’oltraggio.
Da almeno cinque anni sapevo che mio figlio si masturbava pensando a me e alle mie scopate con suo padre; quasi quotidianamente, trovavo i miei slip nella cesta dei panni da lavare coperti dallo sperma di mio figlio che si masturbava per me; ma anche io, nelle stesse occasioni ed in altri momenti imprevedibili, mi ero trovata a sognare ad occhi aperti di prendere in mano quel gran bel cazzo, che avevo spesso intravisto spiandolo, e di farmi penetrare fino a sfondarmi l’utero.
Non fu facile travolgere la strenua resistenza di un figlio spaventato dall’idea stessa dell’incesto; come dio volle, lo convinsi e me lo portai a letto; stavamo ancora scopando, quando Carlo rientrò a casa; ma avevamo determinatamente scelto di portare il rapporto fino all’estremo perché lui ci cogliesse mentre scopavamo; la chiavetta USB, deposta sul comodino dalla mia parte, era pronta per scatenare una vera e propria guerra.
Carlo si mosse come era abituato; depose sull’attaccapanni all’ingresso il soprabito, si liberò in salotto della giacca e si diresse alla camera, unico punto, nel silenzio generale, da cui provenissero segni di vita; a mano a mano che si accostava, i rumori rivelavano un’attività decisamente sessuale e Carlo si rabbuiò, domandandosi con chi Maria stesse tradendolo; quando spalancò la porta, per poco non gli prese un coccolone.
Ero stesa supina, le gambe divaricate e le ginocchia tirate in alto, a spalancare l’accesso alla figa; tra le mie cosce, Luca si muoveva ritmicamente a scoparmi con intensità e voglia; i miei gemiti e i suoi grugniti riempivano la stanza e forse l’appartamento; io mi sentivo completamente aperta e trattenevo per le natiche il maschio che mi scopava, quasi temessi di perderlo; all’urlo di mio marito, mi sporsi di fianco e gli imposi col dito il silenzio.
“Che cazzo state facendo?!?!?!”
“Sta zitto, porco; non ti azzardare ad alzare la voce con me! … Prendi il tablet, imbecille!”
Per la prima volta, dopo venti anni di matrimonio e venticinque circa di conoscenza, usavo, nei confronti di uno che si considerava maschio alfa e che forse non era nemmeno beta, un tono imperioso e deciso.
“Ma che cazzo … “
“PRENDI IL TABLET, STRONZO, E SIEDITI SUL LETTO ACCANTO A ME!”
Forse il tono imperioso lo impressionò; forse un senso di colpa lo assalì; sta di fatto che si allontanò verso il salotto e tornò poi portando il tablet già avviato; mentre Luca, rivelando all’improvviso un aplomb inaspettato, mi continuava a martellare alla missionaria, io gli carezzavo la testa e la nuca, gli sussurravo dolcezze e gemevo dei brividi di piacere che mi regalava ad ogni affondo; passai la chiavetta a mio marito e tornai a dedicarmi a mio figlio con amore di madre e di amante appassionata.
“Abbiamo avuto in regalo un filmato bellissimo; adesso tu ti siedi sul bordo del letto accanto a me, colleghi la chiavetta e ci gustiamo insieme un film affascinante e molto istruttivo; se tenti di interromperlo o di scappare, te ne vai dalla mia casa, non ci metti più piede e il film arriva diretto alla polizia che lo troverà molto interessante … “
Qualcosa forse gli balenava già in testa, perché di colpo si acquietò e sedette silenzioso, quasi a capo basso; partì la registrazione e la prima immagine era un primissimo piano dei loro visi inconfondibili, uniti in un bacio lussurioso; si vedeva chiaro il gioco delle lingue intrecciate.
“Ti piacciono molto le teen agers, vero? Peccato che in Italia questo si chiami pedofilia o, se preferisci, seduzione di minore, reato che prevede pene assai severe e una lunga detenzione … Come bacia la puttanella? Meglio di me? Immagino di sì, dalle smorfie di piacere che fai ... Ti stava già maneggiando il cazzo o ci sarebbe arrivata dopo? … Luca, amore mio, non insistere; con questo coglione tra i piedi, non ti riuscirebbe mai di sborrarmi in figa; succhiami i capezzoli, amore, mi piace da morire …
Stronzo, vedi che mio figlio sa scopare meravigliosamente ed ha un gran bel cazzo? E’ la puttanella che ti ha affascinato che non sarebbe soddisfatta neanche da un asino; lui ha perso la testa, come qualunque ragazzo; ma lei è una troia degna solo di caproni come te; ma forse dovrei mandarvi qualche bottiglia di vino, perché questo video mi ha dato motivo di aprirmi con mio figlio, anche di cosce se è quello che stai pensando; peccato che io ami mio figlio e voi non provate niente l’uno per l’altro.”
I due nel video si erano mossi e lui le aveva aperto la camicetta e si era abbassato a prendere in bocca, uno per volta, i bottoncini che segnavano i minuscoli capezzoli appena evidenti sul seno piccolo, forse una seconda taglia.
“Non è gran che, a seno; hai cambiato gusti? Luca, ti piace il mio seno, provi piacere a succhiare i miei capezzoli?”
“Maria, tu non hai un seno, tu hai qui la centrale dell’amore, del sesso, della lussuria, tu in queste meravigliose tette riassumi mia madre che poppavo per diventare uomo, l’amante che ho sempre sognato e la donna che amo da morire; adoro succhiare i tuoi capezzoli; mi sembra di avere in bocca ciliege, fragole e frutti di un meraviglioso bosco incantato; non mi stancherei di palpare le mammelle, di succhiare i capezzoli, di raccogliere dalla figa gli umori dell’orgasmo … “
Carlo era diventato blu dalla rabbia, dalla vergogna, dall’umiliazione.
“Vi ho fatto male, vi ho mortificato; ma non sono arrivato a questo punto di cinismo; mi stai tormentando … “
“Ho capito; allora spegni ed io continuerò la visione col Commissario di Polizia; lo sapevi che la puttana ha solo diciassette anni? La legge non è dolce con i pedofili, anche se si tratta di una sporca ninfomane … “
Stava veramente male e vacillava a mano a mano che scorrevano le immagini di lei che si piegava a novanta gradi e si dedicava con lingua esperta al cazzo.
“Guarda che puttana; lecca le palle con l’abilità di una che lo fa da anni; ma forse lo ha imparato in fasce; vedi, arriva a prendertele in bocca una per una; scommetto che quando la sentivi tra le cosce neppure te ne rendevi conto; tu non sai neppure cosa fai, quando scopi; ti basta spingere dentro e fuori, vero, povero vecchio rincoglionito che ha bisogno di sangue giovane per illudersi di farcela ancora? Le milf, le tardone, le donne vere non ti interessano più.
Quelle le lasci di scarto a tuo figlio che come amante vale assai più di te; senti come mi fa godere succhiandomi la figa? … Luca, leccami, fammi godere, voglio spruzzarti in bocca il piacere; non reagire male, ti piacerà come a me è piaciuta la sborra che ti ho fatto versare in bocca quando ti ho succhiato prima … Ecco, così … sì, amore, sì … ti sto sborrando in faccia … ti amo … Ti amo!”
“Maria, ti prego, in ginocchio se vuoi; devo proprio bere il calice fino alla fine? E’ chiaro che ho sbagliato; è evidente che vi abbiamo fatti cornuti tutti ed due; so che non vuoi concedere remissione; mi dici cosa vuoi senza farmi sorbire coi tuoi commenti per tutta la scopata? Porta il video alla polizia, andrò in galera, ma ci andrete anche voi per avere violato la privacy, vedrai … “
“Sei vile, imbecille e squallido; il filmato lo abbiamo ricevuto sul telefonino; chi l’ha girato ne ha tutto il diritto; non vedi che è il magazzino del bar dove vai a caccia di ninfette per tirarti su e sfidare la deprecata vecchiaia? Il proprietario ha tutto il diritto di tenere sotto controllo il magazzino; anzi, diventi anche violatore di uno spazio privato se si scopre la location; sei fottuto, povero vecchio stronzo; non è il mio Luca ad essersi fatto irretire dalla puttanella, sei tu che riveli tutta la tua debolezza di sciacallo alla ricerca di prede deboli per sentirsi leone … “
Ero persino stanca di massacrarlo; ma non desistevo dal desiderio di fargli ammirare le sue gesta; mi dedicai a mio figlio e lo misi sotto; incollai la bocca alla sua e, fino a che il respiro ce lo concedette, lo baciai con la furia di una Erinni passandogli la lingua in tutta la bocca; catturai la sua e la succhiai come un piccolo cazzo; sentivo che si eccitava e sistemai il cazzo, duro come un palo di cemento, fra le cosce, rasente la figa; sentivo che gli piaceva e muovevo i muscoli per titillarlo.
