Stavo per cadere bocconi sul letto, quasi priva di forze; mi arrangiai a sostenermi a lui in qualche modo e scivolai dolcemente sul lenzuolo, portandomelo dietro attenta a non far uscire di colpo il cazzo dal culo; sapevo che sarebbe stato doloroso; quando fui totalmente distesa, lui si appoggiò sulla schiena, lasciando che il cazzo scemasse di potenza ancora dentro; lo sentii svuotare lentamente fino a diventare un organo barzotto, quasi moscio; allora, spinsi come per evacuare e mi liberai.
Si scavallò e mi giacque a fianco; usò la mano sinistra per carezzarmi i capelli in un gesto di affetto che mi illanguidì; presi la mano e la baciai sul palmo sensualmente; mi chiese come mi sentivo; lo rassicurai che tutto era stato meraviglioso e che avevo goduto molto di prenderlo in me dall’ingresso posteriore, quasi una consacrazione della reciproca totale devozione; teneramente si chinò a baciarmi sulla nuca; risposi carezzando la sua mano.
“Maria, cosa pensi di fare, adesso?”
“Hai chiesto di percorrere tutti i sentieri dell’amore, mi pare; abbiamo assaggiato solo la figa e il culo; io voglio ancora succhiare il tuo cazzo amatissimo; voglio sentire in bocca il sapore della tua sborra che è mia di diritto; voglio farti godere tra le tette che sembrano cresciute a questo scopo; voglio sentire la tua bocca che, sui capezzoli, mi fa godere fino a scoppiare di orgasmo; amore mio, ci sono ancora molte cose che dobbiamo assaggiare.
Per ora, ci riposiamo e recuperiamo dalla sborrata gigantesca che ci siamo fatti; poi andremo in bagno per rinfrescarci un poco; se ti va, andiamo insieme e ci laviamo insieme, per titillarci ancora e godere; quando saremo asciutti, torneremo a letto e ricominceremo per fare quello che ancora desideriamo; se alla fine saremo troppo stanchi, dormiremo anche un poco finalmente abbracciati come sogno da anni.”
“Come la metti con tuo marito, che entro poco tempo dovrebbe rientrare?”
“Luca, amor mio, perché ti preoccupi? La chiavetta USB è qui sul comodino; appena parla, gli faccio vedere il film e, come in tutti i cineforum, dopo ci sarà il dibattito; ma per lui sarà un processo; e non so quale difesa imposterà; se rompe troppo, lo mando al diavolo, lo caccio da casa e torno single; poi imparerà cosa può fare la rabbia e il dolore di un donna umiliata.”
“Non credi di avere pareggiato l’offesa?”
“Luca, se hai paura, vestiti ed esci; io non gli risparmio un bel niente; non ho pareggiato niente; ho amato, amo e amerò sempre mio figlio, anche col corpo, stavolta, perché mi ci ha condotto lui scopandosi la tua ragazza; al massimo, ho commesso peccato di incesto ma non intendo confessarlo; lui ha commesso un reato di pedofilia, oltre al volgare tradimento in complicità con una puttanella arrapata; se lo porto in tribunale, va anche in galera; non credo che sia così scemo da voler rischiare … “
“Lo sai che mi spiace pensare che il matrimonio possa sfasciarsi per colpa mia … “
“E’ colpa tua se gli piacciono le minorenni? E’ colpa tua, se mi riempie di corna da una vita? E’ colpa tua se non ha saputo tenere il pantalone chiuso neppure con la ragazza che ti ha fatto tanto penare? Per favore, non essere caritatevole; lascia che ognuno si assuma le responsabilità; io ho quella di avere fatto l’amore con te; bada, non mi sono lasciata scopare e non ti ho scopato; ti ho dato e preso amore; ho fatto rientrare per poco nell’utero il cazzo di cui ti avevo fornito alla nascita.
Non ho sperperato in giro l’amore che dovevo a mio marito; l’ho riversato su un figlio che amo più di me stessa; forse non lo faremo più, perché la voglia è soddisfatta e posso tornare a darti l’amore materno senza implicazioni sessuali; ma questo momento di fusione totale lo dovevo, a me prima che a te; lui ha calpestato tutto, amore paterno, amore coniugale, buonsenso e rispetto della legge; se si sente offeso, chieda la separazione; il mio stipendio è sufficiente per noi due.”
“Perché dici che non lo faremo più? Io sono felice di fare l’amore con te.”
“Perché una volta non è reato; ma è peccato ed è stata follia; se avviamo una relazione incestuosa, non solo siamo folli, ma ci avviamo su una strada senza uscita e senza ritorno; non possiamo scegliere di finire randagi, in fuga, evitando tutti per non essere additati al pubblico giudizio; meglio goderci l’amore di un momento e conservarlo nel cuore … “
“E se ti dicessi che il mio amore per te adesso è tracimato definitivamente nella passione fisica?”
“Ti potrei solo suggerire di tornare alle pratiche che negli ultimi quattro o cinque anni hanno segnato la tua sessualità; masturbati, consumati gli occhi e le mani con le seghe infinite che scaricavi sui miei slip; meglio ancora, però, sarebbe che trovassi una ragazza un poco migliore di Susanna della quale innamorarti e con cui costruire una storia.”
“Credi possibile trovare oggi una ragazza non depravata dalla prima adolescenza?”
“Amore mio, non fare domande a cui è impossibile rispondere; io so che più di venti anni fa, quando già tutte le amiche si erano fatte sverginare davanti e dietro, sopra e sotto, io avevo ancora me stessa, quasi pura, da offrire a quel caprone che si prese il culo, la figa, la bocca, il seno, le mani, tutto quello che era ancora quasi intatto.
Sarà stato forse perché, a quel tempo, ero la ‘verginella’ perché considerata bruttina, poco interessante, troppo giudiziosa e troppo studiosa, per entrare nel mirino dei tanti presunti latin lover che bazzicavano i bar, le discoteche, i pub e le scuole; quando quel marpione di tuo padre riuscì a vedere, e poi a sentire, sotto gli abiti trasandati e fuori moda che razza di corpo avevo, non mi mollò e gli diedi tutto quello che nessun’altra avrebbe potuto dargli.
Se tu conosci una ‘verginella’ della stessa fatta, prova a fare altrettanto; vai a capire se anche tu non possa individuare, tra i cocci di bottiglia, il diamante che tutti hanno disprezzato e, ripulendolo a dovere, non ti riesca di scoprire chi merita davvero l’amore, quello che regge per almeno vent’anni, nonostante il carattere di caprone che, recentemente, ha rivelato tuo padre, che dio lo strafulmini per il male che mi sta facendo e che fa al nostro matrimonio!”
“Io ho ancora voglia di te; adesso che mi hai detto che è l’unica volta che posso amarti, non ti lascerò in pace fino a che uno di noi due non morirà per eccesso di amore!”
“Non ho detto che oggi e mai più; ho detto che non voglio avviare una relazione incestuosa dagli esiti pericolosi; se tuo padre capisce la lezione e scende a più miti consigli, è chiaro che non avrò voglia di tradirlo, perché non l’ho mai fatto, non appartiene al mio costume di vita; se però decidiamo per la separazione, potrei avere bisogno del calore di un uomo che amo e, se non avrai trovato una ragazza che ti riempia il cuore, non esiterei a chiederti di darmi amore e calore.
Per ora, pensiamo a amarci come è bello e sano; poi parleremo di futuro, dopo che avremo affrontato tuo padre e le sue presunzioni; temo che non sarà una lotta facile, se conosco il mio ineffabile consorte … “
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Carlo, funzionario di banca, quarantatré anni, da venti sposato con me, con un figlio di venti anni, Luca, che frequentava la facoltà di Legge nella locale Università, uscì come ogni pomeriggio dal lavoro e si diresse a casa; non aveva particolari problemi perché la sua vita scorreva su binari ormai consolidati da anni di esperienza e nessuno scarto, come in tutti i binari che si rispettino, sembrava presentarsi all’orizzonte di una vita quasi piatta.
Dopo il matrimonio, era stato sempre così e, progressivamente, si era adagiato in quella situazione di stallo a cui io mi ero adeguata assai facilmente, fino a costruire una sorta di nicchia di benessere fatta di un reddito medio alto, perché con la mia attività di commercialista avevo un attivo di bilancio alto, quando c’erano determinate scadenze o quando entravano clienti particolari; esserci sposati particolarmente giovani ci aveva segnati, ma in fondo vivevamo bene.
Lui talvolta, anzi spesso, era attratto da ipotesi nuove; specialmente le ragazzine, particolarmente vivaci in quel momento storico di trasformazione, lo attiravano come il miele le mosche; aveva avuto occasione di scoparne molte, nei bagni dei bar dove si incontravano e dove avevano ormai radicato il costume di veloci scopate a pecorina, inculate o pompini anche con uomini mai frequentati prima, purché habitué del locale e quindi garantiti per molti aspetti.
L’ultima occasione era stata abbastanza particolare perché aveva a protagonista la ragazza di suo figlio, Susanna, una diciassettenne ardimentosa, arrogante e vagamente ninfomane, che lo aveva incastrato per fargli un succulento pompino nel bagno di un pub frequentato da studenti universitari e liceali ansiosi di entrare nel sistema dei compagni ‘maggiori’, ma sopratutto nella gara al record delle scopate che li agitava.
Carlo si era più volte domandato, prima di stuzzicare e farsi trascinare dalla ragazza , come mai suo figlio fosse stato così ingenuo da lasciarsi abbindolare da una puttanella decisamente navigata; la ragazza era innegabilmente bella e ben carrozzata; peccato per le tette non molto sviluppate, ma che si armonizzavano bene col corpo acerbo da Lolita che esibiva ed offriva molto volentieri; era quello che forse aveva fregato Luca.
Ma Carlo non aveva nessun interesse a capire suo figlio; più importante era scoparsi la ragazzina che dimostrava grande vivacità di iniziativa; dopo la prima volta, che si era fatto quasi trascinare e aveva quasi subito il meraviglioso pompino, andò espressamente a cercarla e, accordatosi col gestore, se la portò in un magazzino dove per un paio d’ore la scopò in tutti i buchi, puntualmente spanati e sfondati, e si godette la meravigliosa bocca da idrovora.
