Durante una delle ‘zingarate’ che talvolta ci concediamo per essere giovanilmente liberi e spensierati, incontriamo uno strano laboratorio volante, gestito da una Ong, nel quale ci chiedono se vogliamo congelare il nostro sperma, per garantirne a banche del seme o per usarlo in caso di incidente che ci privi della fertilità; ridendo di gusto, sia io che Ludovico ci sottoponiamo alla prova; Assunta e Marina accettano di far congelare un ovulo; poiché abbiamo alquanto bevuto, poco dopo abbiamo già dimenticato l’episodio e ci resta solo un attestato che pensiamo non servirà a niente.
Qualche tempo dopo, però, per un incidente automobilistico, vado in ospedale, al pronto soccorso, e devono operare un delicato intervento che va ad incidere anche su vescica e prostata; immediatamente, i medici mi avvertono che la conseguenza sarà una sterilità irreversibile e mi chiedono l’autorizzazione ad intervenire.
Sono decisamente disperato, dal momento che non ho mai pensato ad un figlio; gli amici e Assunta cercano di consolarmi, ma c’è poco da sostenere; la tragedia è tutta mia e mi manda in una profonda depressione che inutilmente cerchiamo di contenere con varie iniziative.
Qualche mese dopo, di colpo, Assunta avverte che è incinta e senza nessuna esitazione mi attribuisce la paternità del nascituro; quasi coerentemente al mio comportamento di sempre, respingo con ribrezzo quella che considero una sporca bugia, inventata da lei per giustificare un tradimento, visto che sono scientificamente sterile; come è nel suo modo di fare, Assunta non cerca di dialogare o di mediare una spiegazione anche con Ludovico e Marina, ma si limita alle affermazioni; dice che senza neppure una sola ombra di dubbio il figlio che aspetta è mio.
Per la seconda volta, la invito a lasciare la mia casa e la mia vita e a portare le sue ignobili bugie altrove; come era prevedibile, non dice nemmeno una parola che possa attenuare lo scontro, continua ad insistere che il figlio è mio ed avverte che, al momento giusto, porterà le prove, che sarò costretto a chiederle perdono e che andrò in ginocchio ad implorarla di tornare insieme, ma che ormai non sa se accetterà, dopo questa ulteriore prova di totale sfiducia.
Passano quindici lunghi anni nel corso dei quali perdo completamente di vista la donna che è stato il mio grande amore e quasi me ne dimentico; all’improvviso, senza che possa nemmeno pensarci, in una riunione tra imprenditori, mi trovo di fronte ad una signora sui trentacinque anni bella e affascinante come è stata sempre Assunta; accompagnata da un ragazzo altrettanto bello, che ha qualche vaga somiglianza anche con me, oltre ad essere quasi la copia vivente di sua madre.
Scopro all’improvviso che si tratta proprio di lei, diventata ormai ottima donna d’affari, abile e capace, alla testa di un’azienda di prestigio; per sua richiesta, ci troviamo a pranzo, intorno allo stesso tavolo, io, lei, suo figlio e la coppia di Ludovico e Marina; a fine pranzo, Assunta, dopo aver fatto allontanare suo figlio, tira fuori un documento e lo fa leggere al mio amico avvocato; lo vedo sbiancare e rivolgersi a me con aria molto seria e professionale.
“Caro Filippo, devo dire senior adesso, questo è il risultato di un’analisi del DNA di Filippo junior, il figlio di Assunta; risulta che è tuo figlio, senza nessuna ombra di dubbio!”
Sono sbalordito; come può essere possibile, se quando Assunta rimase incinta, io ero sterile da ormai qualche mese e, anche se avessi fatto sesso con lei senza precauzioni, non potevo essere stato io ad inseminarla; obietto subito a Ludovico che ci deve essere sicuramente un errore nelle analisi, ma lui osserva che il laboratorio è il più qualificato del paese, che le prove sono state fatte svariate volte e che il risultato è stato sempre positivo per la mia paternità; vado a fare un giro per calmarmi e dare ordine alle idee.
Ma non ci sono ipotesi alternative; quel ragazzo non può essere mio figlio e non devo lasciarmi trascinare in un gorgo difficile da superare; rientro nella sala da pranzo e noto che c’è un certo fervore al nostro tavolo; la moglie di Ludovico ha mostrato a suo marito una comunicazione giunta da una Ong che avverte l’avvocato che, essendo passati quindici anni dal congelamento, lo sperma a suo tempo raccolto e conservato va distrutto e, se intende rinnovare la pratica di conservazione per altri quindici, deve presentarsi in sede per ripetere il prelievo.
Ludovico, ridendo, dice che possono anche buttarlo nel cesso; per l’occasione, chiede a me se ho ricevuto una comunicazione analoga; la risposta viene da Assunta; io non riceverò mai quella lettera, perché i miei spermatozoi a suo tempo congelati sono quelli che ora vivono come Filippo Junior.
La mazzata non ha uguali nella storia del mondo; guardo Assunta con uno sguardo feroce che vorrebbe incenerirla; come si è permessa di usare a suo piacimento il mio sperma congelato; lei mi risponde candidamente che, nella sbronza che caratterizzò quella serata, ci siamo tutti dimenticati di aver firmato una liberatoria per cui ciascuno dei quattro poteva disporre, quando e come avesse voluto, dello sperma e degli ovuli congelati.
Dopo l’incidente che mi aveva tagliato la speranza di procreare, lei aveva deciso di avere comunque un figlio da me, da quell’amore che da sempre era la sua fonte di vita; aveva usato quella clausola per farsi inseminare col mio sperma ed aveva pensato di comunicarmelo al momento che fosse risultato chiaro che aspettava un figlio da me.
Come al solito, avevo reagito senza darle tempo di spiegare e avevo imposto la mia tesi del tradimento per umiliarla ed offenderla; per questo, aveva deciso di tenere per se il figlio, ma mi aveva avvertito, in vari modi e più volte, che il figlio era sicuramente mio; se avessi avuto in lei la fiducia che mai avevo dimostrato, si sarebbe chiarito tutto e la cosa sarebbe risultata quel che era, un immenso dono d’amore per tutti e due.
Il mio atteggiamento prevenuto ed offensivo l’aveva costretta a percorrere altre strade; adesso non voleva e non poteva più nemmeno assicurarmi di essere stato l’unico uomo della sua vita, come i miei pruriti di corna pretendevano continuamente ed illogicamente; il figlio era cresciuto bello, sano, forte e destinato ad essere un buon imprenditore, come suo padre e come si era rivelata sua madre.
In quanto a me, se fossi andato, in ginocchio come aveva minacciato, ad elemosinare una briciola d’affetto, forse potevo ancora sperare di recuperare un rapporto tiepido con mio figlio; se continuavo a mantenere l’atteggiamento imbecille, categorico, talebano e stupido che aveva caratterizzato i nostro rapporti ed avessi cercato di ottenere il riconoscimento di paternità per vie legali, mi avrebbe dissanguato e si sarebbe fatta pagare a caro prezzo quasi venti anni di sofferenza e di umiliazione di un amore che aveva conservato puro e limpido.
Ludovico le chiede una sola cosa, se ha ancora il cuore libero o se sia impegnata in qualche modo; la risposta mi brucia peggio di una staffilata.
“L’amore della mia vita si chiama Filippo; anni fa era senior che non è mai riuscito ad ammettere che l’amore vero non si dimostra, si accetta o si rifiuta; lui è stato capace di fare a pezzi questo amore, perché ogni volta ha fatto prevalere i dubbi, l’ansia di dimostrazione, il prurito di corna che non esistevano, sulla purezza di un sentimento che non ha saputo godersi; adesso è junior che amo più della mia stessa vita, senza alcun bisogno di dimostrarglielo o di farmelo dimostrare, perché lui sa capire che amare vuol dire innanzitutto fidarsi ciecamente.
Da quindici anni viviamo l’uno per l’altra; non ho mai più sentito una briciola di bisogno d’amore perché mio figlio me lo dà tutto; ho fatto sesso, occasionalmente, con individui di cui è bene non ricordarsi perché non significano nulla; sono rimasta ancora e sempre legata al grande amore della mia vita.”
Ludovico, che ha innescato il chiarimento, si sente quasi in dovere di concludere; chiede ad Assunta se, a quel punto, sarebbe disposta a sposare Filippo senior e a vivere con lui; lei assicura che lo ha sempre desiderato e che adesso si sente abbastanza forte, anche economicamente, da poterlo affrontare alla pari, se accetta certe clausole; chiede a me, che mi sono perduto a cercare con lo sguardo junior che per la prima volta vedo come mio figlio, se sono disposto ad assumermi la doppia responsabilità di marito e di padre di un uomo di ormai quindici anni.
Rispondo nell’unico modo possibile, mi metto in ginocchio davanti ad Assunta, le dichiaro il mio amore immutato, prometto di cambiare e le chiedo di sposarmi; mi prende per un braccio, mi aiuta ad alzarmi, mi abbraccia e mi bacia con tutto l’amore del mondo; in quel momento compare junior con un’aria sorpresa.
“Filippo, questo è tuo padre, Filippo senior, il grande amore della mia vita, dopo di te!”
Il ragazzo pare sconvolto e per un attimo temo che fugga spaventato; ma è figlio di sua madre, non ha bisogno di spiegazioni o prove; si avvicina, prende lei in vita con un braccio e allunga l’altro ad abbracciare me; Ludovico commenta.
“Ne avete di cose da dirvi, per formare finalmente la famiglia che meritate di essere!”
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