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Assunta
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Racconto21 min di lettura

Assunta

La coerenza nelle idee

geniodirazza
1 anno fa · 586 letture · 1

La conclusione unica a cui posso arrivare è che non riesco a liberarmi dal ricordo di quella ragazza che mi ha, effettivamente, esasperato con una presa di posizione incomprensibile fino a risultare assurda, ma che in fondo per due anni è stata una compagna meravigliosa, sulla cui fedeltà ho avanzato dei dubbi, ma mai sono riuscito a trovare a supporto nessuna concreta prova di tradimento.

Quasi non mi meraviglio di trovarmela di fronte, ad una festa a cui partecipo molto malvolentieri perché non stimo molto gli anfitrioni, una coppia di fatto costituita da due persone decisamente gay e nemici delle femmine, che si circondano solo di altrettanti omosessuali, secondo una convinzione diffusa impotenti e nemici delle donne.

Incontrarla in quell’ambiente è per lo meno sconvolgente; guardo incuriosito Ludovico, che mi ci ha trascinato, e lui, capite le mie perplessità, mi spiega che si tratta di un gioco perverso di recite squallide; il padrone di casa ha bisogno di ‘darsi una patina’ di normalità ed ha ingaggiato come segretaria di fiducia Assunta, che agli altri lascia intendere che sia anche la sua amante, ma che si è proposta invece come lesbica convinta ed irriducibile.

Apparentemente, è lui che da ordini perentori alla ragazza, imponendole addirittura di accoppiarsi coi suoi amici, in realtà notoriamente impotenti e omosessuali solo passivi oltre che nemici giurati delle donne, ai quali basta che sia assicurata una sorta di ‘paravento’ sociale che eviti discriminazioni nel lavoro; alla fine, Assunta riesce a far ruotare sulla sua volontà e sulla sua furbizia l’imbecillità degli altri.

“Credevi davvero di poter comportarti così anche con me, impormi il tuo amante e impossessarti della mia stessa volontà per fare a modo tuo?”

E’ la domanda che le pongo appena siamo da soli, io lei e Ludovico; sorride beffarda.

“Mai avuto un amante; tu sei stato l’unico mio uomo, povero imbecille; e nemmeno lo hai capito quanto ti amavo.”

“Avvocato, c’eri quando questa signorina difendeva il suo nuovo amore?”

“Si, c’ero ed ho sentito con quanto fervore parlava del suo protetto, di quell’amico che non poteva ospitarla; quello che non ci disse, era che quel suo amore era inchiodato in un letto per malati terminali; aveva l’Aids, pochi mesi di vita davanti e solo un’amica che si prendeva cura di lui, per generosità e niente altro.

Questa testarda voleva solo che tu l’accettassi ‘a prescindere’ senza chiedere spiegazioni, senza fare indagini, senza analizzare, senza approfondire; non ce la fece, ti lasciò ed è stata costretta a ripiegare su questa squallida soluzione, ma solo perché non vuole allontanarsi da te e spera che prima o poi tu capisca il suo reale bisogno d’amore e l’accetti come è, senza se e senza ma … “

Se nel buio di una sera mi avessero tirato sulla nuca una mazzata secca, mi sarei sentito meno intontito; l’amante, in pratica, non è mai esistito, lei si è solo dedicata ad assistere un amico malato terminale; sarebbe stato semplice dirmelo e chiedermi eventualmente l’aiuto per sostenere l’amico.

Ma la sua ‘tigna’ è indurmi ad amarla senza riserve, senza condizioni, fidandomi di lei e dell’amore che non solo mi dichiara a parole, ma mi concede largamente quando siamo a letto; alla fine, faccio la domanda che più mi punge, anzi forse mi fa prudere le presunte corna, se ci sia stato un amante con cui mi abbia tradito sul serio.

Assunta mi dice serenamente che davvero è stata violentata una sera, al mare, mentre era ubriaca ed impazzava con le amiche sulla spiaggia; a usarle violenza è stato un balordo che non si è riusciti mai più ad identificare e di cui lei si dimentica rapidamente, perché desidera solo cancellare quell’episodio terribile per un’adolescente; non ebbe più nessun rapporto con un maschio per alcuni anni, finché non apparvi io al suo orizzonte, si innamorò di me e decise di provare a cominciare come era giusto che fosse, con amore, con serenità, in armonia.

Quando mi resi conto che non era vergine, fedele alle sue abitudini, non cercò di spiegare ma mi chiese di prendere atto di una realtà; io lo feci volentieri perché mi ero profondamente innamorato di quella ragazzina vivace ma brillante, eccitante, capace di enormi entusiasmi; poi era successo l’incidente o, forse, l’equivoco.

Ludovico le chiede se considera definitiva la soluzione di fare da segretaria ai due personaggi, ma lei candidamente dichiara che sta spettando che io mi decida a prenderla con me, anche come collaboratrice domestica, perché il suo amore è rimasto immutato e vuole solo vivere con me la sua vita; sa esattamente che lo stipendio che le pagavano per fare finta di lavorare erano soldi miei che avrebbe potuto comunque spendere liberamente, ma le piaceva che avessi trovato la soluzione per non farla passare da parassita.

Quindi non è affatto un problema dipendere da me anche apertamente, ma non arretra di un millimetro dalla determinazione ad essere amata per quello che è, senza sospetti e senza interpretazioni, come donna libera e matura; se voglio, possiamo ricominciare da capo, dimenticare il passato ed essere una coppia armoniosa e serena, senza ombre, senza nuvole, senza dubbi, senza sospetti, senza mulini a vento da combattere ma anche con una umanità più profonda e sentita.

Ludovico, provocatoriamente, mi suggerisce di saggiarla, quella donna che io considero libertina e che, chi la conosce, sa che è fedelissima al suo unico amore; potrei capire non solo quanto e come è innamorata di me perdutamente, ma anche che il suo corpo non ha subito assalti, oltraggi o violenze; che, da quando se n’è andata da casa mia, non ha praticamente fatto sesso, ad onta di quello che si racconta in giro.

Sono molto perplesso, ma il ricordo delle serate a letto con Assunta è troppo bello e vivo, in me, per consentirmi stupidi ripensamenti; decido di provarci e letteralmente la rapisco per portarmela a casa mia, anzi ‘nostra’ in quel momento.

Effettivamente, in camera da letto ritrovo tutto quanto il mio amore per Assunta e riscopro la passione infinita che lei prova per me; ritrovo il suo abbraccio, innanzitutto, quel suo modo di stringersi contro di me quasi a volersi compenetrare, facendomi sentire il seno pieno, sodo, coi capezzoli puntuti, piantato contro il torace che sembra volere accogliere quella massa di benessere, di calore, di libidine, di goduria e volersene riempire a sazietà; ritrovo la spinta pelvica che congiunge gli inguini fino a farli diventare una cosa sola; il suo sembra cercare ad ogni costo l’asta dura, inseguirla e guidarla fino a collocarla fra le cosce, contro la vulva, per consentirsi uno strofinio che è masturbazione diretta, attraverso gli abiti, da portarla quasi all’orgasmo.

La bocca che si apre a ventosa sulle mie labbra e le aspira dentro mi eccita come niente altro al mondo e godo a sentire la sua lingua che va a cercare la mia, amo sentirla combattere e produrre saliva in quantità industriale perché si eccitano, insieme, e trasmettono il godimento direttamente agli inguini che inseguono l’orgasmo; la sto spogliando amorevolmente e, quando le slaccio il reggiseno e le tette mi esplodono davanti in tutto il loro immenso splendore, mi lancio come affamato suoi capezzoli e letteralmente li divoro succhiandoli come un poppante in crisi di fame.

Assunta mi slaccia la cintura, abbassa la zip e infila la mano nel boxer a prendere il sesso che è già duro come l’acciaio; comincia una lenta e sapiente masturbazione che mi provoca continui brividi di piacere; la spingo supina sul letto, coi piedi ancora appoggiati al pavimento, sposto di lato il perizoma e mi fiondo a succhiarle la vulva che trovo dolcissima, stretta fino a sembrare vergine e afferro il clitoride che conosco estremamente sensibile al titillamento, lo succhio con foga e in un attimo le procuro il primo grande orgasmo.

Si dispone meglio al centro del letto, facendo cadere le scarpe, e mi apre le braccia ad accogliermi; mi fiondo su di lei e la penetro di colpo, quasi con violenza; lancia un urlo di dolore quando la mazza le riempie il canale vaginale e le sbatte contro la cervice dell’utero; è troppo tempo che non faccio con lei l’amore come sappiamo fare noi due e ci metto poco a scaricarle in vagina un orgasmo violento, ricco, cremoso, intenso, amoroso.

Passiamo a letto tutto il pomeriggio e quasi recuperiamo il tempo perso, amandoci come non ci era mai capitato nei due anni di convivenza; sento nel suo abbraccio l’amore che ho cercato inutilmente per tanto tempo in incontri occasionali e sempre insoddisfacenti.

Ho la sensazione di aver ritrovato un amore appassionato che mi tormentava dentro, senza che ne avessi coscienza; e lei sembra liberarsi finalmente di un senso di dolore che la tormentava; sento che piange dolcemente; quasi me ne preoccupo ma lei mi sussurra.

“Non ci badare; è il mio amore che trova finalmente sfogo!”

Comincia per noi una nuova fase di quell’amore che non si era mai incrinato ma che avevo sciupato con un’inutile prevenzione contro di lei; anche Ludovico e Marina, che cominciamo a frequentare con una certa continuità, mi suggeriscono continuamente che Assunta ha forse degli atteggiamenti troppo categorici, soprattutto quando chiede fiducia anche di fronte a decisioni che a me appaiono discutibili, ma che, in fondo, siamo una meravigliosa coppia di innamorati.

Prima di andare avanti…

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