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Assunta
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Racconto21 min di lettura

Assunta

La coerenza nelle idee

geniodirazza
1 anno fa · 586 letture · 1

Assunta

Sono solo un paio d’anni che io e Assunta viviamo insieme; ma è già un paio di mesi che ho la sensazione che non mi sia fedele; telefonate ambigue, messaggini letti in bagno, ma cercando di evitare qualunque mia ingerenza, appuntamenti improvvisi e disdette altrettanto istantanee, ritardi ingiustificati.

Tutto il repertorio è quello classico di una storia clandestina, della quale è difficile distinguere i contorni; gliene parlo a letto, mentre ci apprestiamo ad una serata di sesso infuocato, di cui è facilmente capace quando è particolarmente ispirata; e questa sera sembra veramente avere tutte le carte in regola per un amplesso memorabile.

Comincia con le carezze lussuriose che sono il suo cavallo di battaglia quando vuole conquistarmi e trasportarmi dove lei ha deciso; in quel caso, tutto è valido; mi fa scivolare i capelli lunghi e morbidi come seta su tutto il corpo sollecitandomi, titillandomi ed eccitandomi fino allo spasimo tutti i gangli nervosi fino a farmi tremare di libidine.

Quando si rende conto che rischia di farmi eiaculare, si blocca di colpo, ‘raffredda’ la copula e ricomincia da capo, stavolta con le labbra che percorrono il corpo dalla cima dei capelli alla punta dei piedi, sconvolgendomi il ventre e l’inguine con eccitazioni continue che derivano dalla lingua in bocca, ad esplorare, a strappare libidine o dai capezzoli succhiati come se desiderasse aspirarne alimento e vita; dal pene succhiato come una caramella e fatto scivolare in gola come fosse una vagina aggiunta.

Quando decide, finalmente, di impalarsi sull’asta, fino alla testa dell’utero, fin quasi a farsi male, finché tutta la mazza è nel suo corpo, la cavalcata diventa epica e si scatena tutta la sua voglia di sesso e di amore; capisco chiaramente, in quel momento, che mi ama davvero, anche se è così scorbutica, e sento, nella quasi verginità delle sue fibre, che sono solo fisime i miei dubbi sul suo tradimento; eppure, dopo un attimo tornano intatti ad aggredirmi.

Cerco di porre di nuovo la questione, col massimo garbo possibile, seduti in cucina, una sera che è tornata assai tardi dopo la chiusura degli uffici e che non cerca neppure di dare motivazioni valide; naturalmente, si rifiuta anche di chiarire e non serve a molto farle presente che tutto quello che si dice nella mia casa è regolarmente registrato in audio e in video perché ho dovuto premunirmi da visite improvvise indesiderate, dopo che molti appartamenti sono stati saccheggiati dai ladri.

Assunta semplicemente se ne sbatte e mi manda al diavolo dichiarando che non ha niente di cui rendere conto, che la vita è sua e che io non devo permettermi di mettere il becco in quello che fa; le obietto che l’impegno iniziale è che le cose si fanno in chiarezza, armonia e lealtà; mi dice che le mie regole le fanno schifo, che anzi è contro quelle che combatte e che quello che è suo deve rimanere sempre e solo suo; che, sì, da un paio di mesi si occupa di una persona ma che non è cosa che mi riguardi, che mi faccia le amanti che voglio e non la stia a rompere.

La mattina seguente, una squadra di specialisti cambia in quattro e quattr’otto le serrature dell’appartamento e raccoglie in due valigie il poco di Assunta che c’è in casa; quando lei torna a sera e cerca di usare le sue chiavi, la porta naturalmente non si apre; chiama al telefono di casa, ma le chiudo in faccia la comunicazione; telefona al mio cellulare e respingo la chiamata; si attacca al citofono e mi tormenta col suono del campanello; avverto la vigilanza dell’edifico e dopo poco arrivano gli agenti; uno mi chiede se è vero che la signora abita con me e rispondo che non ha nessun diritto in quella casa.

Dopo un’altra mezz’ora, squilla il cellulare e sul display mi compare il nome di Ludovico, il mio amico avvocato; appena mi accenna che vuole parlarmi di Assunta, lo prego di rivolgersi al mio studio legale; mi obietta che è una questione da amici, non legale; ovviamente, gli dico che non ho niente da dire né da rispondere per quanto attiene alla fedifraga; mi passa Marina, sua moglie, mia antica e carissima amica, che mi implora quasi piangendo di ricevere loro due e Assunta per spiegare; non posso insistere sulla mia posizione e li invito a venire.

Ludovico non ha, naturalmente, argomentazioni valide; io e Assunta non abbiamo nessun rapporto formale; è venuta a vivere da me perché lo ha voluto lei, accettando certe condizioni; sta con me da meno di due anni e non ha mai fatto niente per la convivenza; ha accettato un incarico di lavoro fittizio per cui risulta archivista a seicento euro al mese, ma in realtà sono io che pago le sue competenze per non lasciarla a non fare niente.

Invece, è proprio dal falso posto di lavoro che ha fatto nascere la sua smania di rivoluzionare il suo mondo, ribellandosi a quello che ritiene il mio strapotere sulla sua vita; ha scelto di colpire nell’unico punto debole, l’amore, e sembra che abbia avviato una storia adulterina con uno che non vuole rivelare; è convinta di esercitare solo un suo diritto di libertà e vuole che le dia la possibilità di organizzarsi per andare via, perché il suo ipotetico amante non può né ospitarla né alloggiarla, il suo stipendio è limitato e deve trovare una soluzione equa.

Guardo l’avvocato come un marziano; lui conviene che non esiste nessuna legge che consenta alla mia ex convivente di avanzare certe pretese; Marina, sua moglie, cerca di mettere la cosa sul piano sentimentale e mi chiede di perdonare alla mia compagna e di riappacificarmi; le spiego che non sto cercando vendetta, che voglio dimenticare tutto, che non ho niente da perdonare.

“Quindi Assunta può tornare con te?”

“Le hai chiesto se il suo nuovo amore è già finito?”

Lei guarda verso Assunta che nega recisamente.

“Con te è finita, con lui è solo cominciata!”

Marina la guarda strabiliata.

“Assunta, ma che diavolo stai dicendo? Perché ti dovrebbe prendere in casa sua se sei innamorata dell’altro?”

“Perché lui ha i soldi che gli escono dalle orecchie e può fare quello che vuole, io ho bisogno dei suoi soldi e lui deve mantenermi finché non sarò in condizione di cavarmela da sola.”

“Quello che dici non sta né in cielo né in terra né in nessun luogo; perché dovrebbe mantenere proprio te?”

“Perché una volta diceva di amarmi … “

“Anche tu dicevi di amarlo, ora tu non lo ami più, ami un altro e te ne vai da lui. Perché lui dovrebbe mantenerti?”

“Non so se c’è un perché; so che sono cresciuta così e non può abbandonarmi di colpo. Se non volete aiutarmi, ditelo e vado altrove.”

“Mi pare chiaro che hai un amante. Perché non ti rivolgi a lui?”

“Lui non ha i soldi di Filippo, non può ospitarmi e non può garantirmi un alloggio; solo Filippo mi può aiutare e deve farlo per l’amore che c’è stato.”

“Insomma, ragazza, tu non puoi pretendere da un tuo ex che ti mantenga a vita; vattene dai tuoi genitori, vai alla Caritas, cerca una casa ricovero per ragazze in difficoltà … “

“Mi potete accompagnare a casa dei miei?”

“Filippo vuoi farlo tu o me ne occupo io?”

“Andiamo insieme e cercate di tenerla a freno.”

Prendo l’auto, li carico a bordo e mi avvio; non c’è molta strada, tra casa mia e quella dei suoi genitori, ma nella mezz’ora di tragitto Assunta riesce a ribadire centinaia di volte che, avendole dichiarato il mio amore, ho il dovere morale di tenerla in casa finché si sistemi; qualunque argomentazione è inutile, di fronte alla sua testarda affermazione di principio; non può neanche appellarsi alla privazione di verginità perché quando la conobbi era già stata deflorata ed aveva già fatto sesso.

L’ipotesi che creda di aver trovato l’albero giusto da sfruttare per cogliere i frutti del suo libertinaggio diventa sempre più nitida e credibile; Ludovico se ne convince e si presenta al padre di lei, anche lui avvocato, con la tesi che la figlia voglia sfruttare la coincidenza di una piccola storia d’amore con me a favore di un suo amante.

Il padre naturalmente è sconvolto dalle dichiarazioni della figlia, decisamente fuori da ogni linea di buonsenso; ma non può fare niente per farla ragionare, visto che per tutta la sua vita l’ha abituata ad avere qualunque cosa chiedesse, anche la più assurda, in forza della ricchezza dei genitori, della loro convinta sinecura nei confronti della figlia e dell’abitudine a risolvere, pagando, qualunque problema.

Finalmente liberato dall’oppressione di Assunta, riprendo a mano a mano possesso delle mie facoltà e della mia libertà individuale che stupidamente avevo sacrificato con una frettolosa promessa ad una ragazzina viziata; per un bel po’, non mi riesce di stabilire nessun rapporto autentico, soprattutto perché tutte le giovanissime, che sono quelle che mi attirano di più, sembrano animate dalla stessa tendenza, a fissare come principi assoluti quelle che sono fisime personali e spesso convinzioni al di là di qualunque logica.

In pratica, finisco per accorgermi che Assunta non è poi tanto ‘fuori linea’ rispetto al pensiero dominante tra le giovanissime, tranne forse per qualche esasperata affermazione che, a mio avviso, è anche tutta da verificare.

Prima di andare avanti…

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