Giunti all’hotel dove hanno prenotato per una settimana, si fermano; l’utile imbecille che ha imbarcato è un pervertito della peggiore specie; lo sapeva bene ed ha voluto affrontare anche quella prova; nel bar dell’albergo incontrano due amici con due puttane della sua stessa risma e capisce che quella settimana sarà di scopate al fulmicotone; si è appena seduta su un sedia libera che già il maiale più vicino allunga una mano, la infila nel pareo di velo che indossa sul bikini e le stimola la figa.
Si irrigidisce sulla sedia; si è lasciata scopare da chiunque, da quando aveva sedici anni; non è in grado di dire quanti cazzi abbia preso, in quegli anni; non le fa certo specie affrontare tre maiali dichiarati; ma vedersi trattare da vacca al foro boario, alla mercé di un rozzo contadino che tasta le mammelle per verificare che l’animale sia da latte, le provoca uno schifo nauseante; non è donna da mettere in campo valori morali, ma quel gesto le pare un’autentica aggressione di un maschio arrogante.
In un momento di resipiscenza, si rende conto che è lei a mettersi in quella situazione in cui qualunque dignità viene messa sotto i piedi da individui che non valgono un minima parte del marito, ottusamente e stupidamente innamorato al punto da sopportarne tutte le angherie; sa che la settimana sarà un inferno, dal punto di vista del rispetto umano, perché i maschi del gruppo hanno i tratti classici dei buzzurri arricchiti forse con affari illeciti che tratteranno le donne da schiave.
Sull’altro piatto della bilancia, vi è una settimana di lusso e di scialo incontrollato, perché quegli stessi personaggi sanno essere generosi e larghi di manica; lei ha scelto l’avventura sessuale in una località alla moda ed è giusto che forse si adegui alla realtà cercando di imporre, o almeno proporre, un limite alle esagerazioni; una vocina dentro le suggerisce che è esattamente la stessa privazione di dignità che impone a suo marito da anni; ma viene tacitata arrogantemente e violentemente.
I tre caproni hanno fretta di cominciare a spupazzarsi le puttane che, in cambio della bella vacanza, si lasceranno scopare in tutti i modi possibili; le portano alla suite che hanno prenotato, la più ampia dell’albergo, e le spingono su grossi divani che occupano la sala centrale, la più soleggiata e panoramica; Luisa si rende immediatamente conto che, dei tre maschi, il suo è senz’altro il meno violento.
Le altre due donne, evidentemente mercenarie abituate a certi trattamenti, vengono facilmente sopraffatte dai maschi che le denudano rapidamente; quando si spogliano anche loro, lei ha modo di vedere che hanno delle dotazioni decisamente asinine; le due escort ne sono evidentemente liete e si lanciano voraci a prendere in bocca un cazzo ciascuna; lei invece si accosta al suo ganzo con movimenti sinuosi e fascinosi accarezzandolo dolcemente.
Vorrebbe alleggerire al massimo la violenza della scopata e tenersi lontana, come fa di solito, dalle pratiche sadomaso; per una che è abituata a dominare, essere messa sotto sarebbe la peggiore delle esperienze; ma non è raccomandabile la compagnia scelta; riesce comunque a monopolizzare l’attenzione del suo partner e lo sequestra con un bacio voracissimo a cui accompagna una manipolazione dei coglioni che risveglierebbe un morto.
Riconosce che il cazzo di lui è tra i più grossi che ha incontrato e se ne rallegra; se saprà trattarla con la dovuta calma, sarà sicuramente una settimana di indimenticabili scopate; importante sarebbe riuscire a indurre il suo ganzo a dedicarsi solo a lei e non lasciare molto spazio alle iniziative degli altri; comincia a spogliarlo lussuriosamente, accompagnando la caduta dei singoli indumenti con lascive carezze, lunghe leccate e succhiate nei punti giusti.
Sente che lui si infoia e ben presto è in una personale dimensione di celestiale beatitudine; quasi certamente non avrà né tempo né voglia per concedere ad altri di usare la femmina che ha scelto per se; Luisa quasi gongola di fronte ai gemiti libidinosi di lui mentre le cava il pareo e il bikini che non copre niente, ma sottolinea solo le sue forme splendide; la voglia fanciullesca con cui si lancia a succhiarle i capezzoli, prima, e la figa, poi, le danno la prova che può controllarlo.
Dopo un lungo preliminare di pompini e leccate, di sessantanove e spagnole, sente anche lei il desiderio di avere quel cazzo nel corpo; se lo tira addosso, stesa sul tappeto che copre il pavimento, e lo sbatte in figa senza remore; il leggero fastidio che le procura la mazza fin troppo grossa è solo uno stimolo al godimento che prova quando si sente riempita nel ventre da quel batacchio monumentale.
Mentre scopano alla missionaria, sente che i capezzoli sono catturati da due bocche; le due ragazze, infatti, istigate non sa da chi, si sono sistemate ai suoi lati con le bocche sui seni, una per parte e, gattoni, si fanno scopare, non sa se in figa o nel culo, dai cazzi asinini degli altri due; il piacere delle tette sottoposte alla stimolazione orale delle due scatena la sua libidine e si accorge di sborrare continuamente.
Uno dei due complici del suo maschio si sposta all’improvviso e viene a piantarsi a gambe larghe sulla sua testa; dall’alto, le offre il grosso cazzo da succhiare; lo prende con una mano e lo guida alla bocca; lo obbliga ad una penetrazione graduale e morbida; ogni volta che tenta di scoparla in gola, stringe i coglioni e lo obbliga a fermarsi; l’altro capisce l’antifona e decide di adeguarsi; quando sembra averne abbastanza, lascia il campo all’altro che infila in bocca, con cautela e lussuriosamente, il cazzo.
Sente che anche il secondo si ritira soddisfatto, anche se non ha sborrato; forse hanno stabilito di limitare il ‘consumo di sperma’ per portare il più a lungo possibile le scopate; sono solo all’esordio e sarebbe stupido bruciare tutte le possibilità; il maschio con cui ha viaggiato si stacca dalla figa e si alza i piedi; la fa appoggiare carponi a terra e si va a piazzare dietro di lei; a prima impressione, sembra che voglia leccarla da dietro più comodamente.
Lo fa effettivamente, per qualche tempo, poi usa la punta del cazzo per raccogliere gli umori dalla figa grondante e spalmarli sul buco del culo; lei capisce che è il turno dell’ano a subire un deciso assalto e si prepara ad una dolorosa inculata; ma il buzzurro rivela una abilità estrema ad inculare ed una particolare sensibilità a rendere la penetrazione il più leggera possibile; sente i più di venti centimetri di cazzo scivolare nel retto, fino all’intestino, e gode intensamente.
Uno dei due altri ragazzi, un biondino molto solido, sembra cogliere al volo la situazione per proporre una variante; fa in modo da distendersi sotto di lei, che viene inculata con forza; passa il cazzo lungo tutto il sesso e, individuato l’imbocco della vagina, lo spinge dentro il canale oppresso già dall’altro che preme l’utero dal culo; Luisa si trova a vivere, con due cazzi belli grossi, una doppia penetrazione superiore a qualunque esperienza precedente.
I maschi sborrano contemporaneamente, due in figa e in culo a lei e il terzo nella figa dell’altra ragazza; tutti sembrano crollare di colpo, tanto intensa e violenta è stata la scopata; però, come commenta uno dei tre, non è stato che l’aperitivo prima di pranzo; hanno davanti un’intera settimana per farne di tutti i colori; Luisa avverte che al primo accenno di violenza fisica lascia la compagnia e sparisce; la rassicurano che sarà solo sesso pulito e garantito.
Effettivamente, per tutta la settimana sono più le ore che passano sui divani, sui tappeti o nei letti, a scopare in infiniti modi di accoppiamento spesso casuali, di quelle che riescono a trascorrere in spiaggia per il bagno, di mare o di sole; si fermano al bar solo per consumare veloci caffè o bibite gelate; una sola volta decidono di fare un salto in discoteca, ma l’affollamento pazzesco e il rumore assordante li inducono a preferire la freschezza dell’albergo e il piacere delle scopate in gruppo.
Mentre si fa riaccompagnare a casa, Luisa si rende conto lucidamente che ha veramente toccato il fondo; se potesse, senza esitazione tornerebbe indietro e cambierebbe forse tutto nella sua vita; ma sa perfettamente che sta scivolando lungo le pareti di un burrone forse senza fondo e non conosce nessun mezzo per frenare la caduta o, meglio ancora, per tornare indietro; non le resta che sperare nella buona sorte e rassegnarsi all’inevitabile fine del matrimonio e, forse, a una vecchiaia solitaria.
Ha solo ventotto anni e dovere dichiarare il fallimento di una vita non è nelle sue corde; preferisce sperare utopisticamente in un incontro che le offra la possibilità di dare una nuova direzione alla sua esistenza, ma sa che dovrebbe avvenire lontano da quell’ambiente dove la sua troiaggine è di dominio pubblico e non può neppure sognare di accostare un uomo con l’intento di ‘fare coppia’ perché nessuno si avvicinerebbe con intento meno che lussurioso.
La riflessione più surreale e assurda è che, se suo marito riuscisse a svegliarsi dal suo strano letargo, a uscire dalla condizione di cervo rassegnato e cornuto contento, forse potrebbero trovare una piattaforma su cui costruire un futuro insieme, anche da amici paralleli cioè che non si incontrino e si sopportino solo per paura della vecchiaia in solitudine; ma dovrebbero andare via da quella città dove la fama di lei li perseguiterebbe; trova la casa ancora vuota e si addormenta su questa utopistica meditazione.
