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Erotika
Buonsenso
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Racconto23 min di lettura

Buonsenso

Compromessi

geniodirazza
2 anni fa · 462 letture · 0

Io checché ne dica adesso tu che, di colpo, ti trovi a combattere per rivendicazioni libertarie, un po’ tardi, se permetti, non rinuncio né a te, né ai ‘nostri’ figli e quindi, usando ancora una volta quel buonsenso che pare ti faccia tanto schifo, vi invito, per l’amore che ci ha unito in questi anni, a non salire in cattedra e a non tentare inutilmente di scaricarmi addosso gli errori commessi da tutti, solo per sentirvene immuni.

Esiste ancora una terza via, quella di dimenticare insieme e di ricominciare insieme e concordi, in armonia e in parità, quella stessa parità che io a tuo avviso non avrei saputo rispettare, convinto di possedere la logica e quindi l’unica verità possibile, ma che tu hai scaraventato nel cesso quando mi hai fatto umiliare da un porco amico tuo che neppure conosco. Possiamo ricominciare cancellando questo brutto episodio?”

“Papà, io come tutte le figlie femmine, sono innamorata del fustaccio che è mio padre; ma istintivamente sono portata a difendere la mia meravigliosa mamma; sono pronta a tornare ad essere la tua cocca, ma se dovessi persistere nella tua arroganza maschilista non ci penso due volte a mandarti al diavolo, come farei con un fidanzato o con un amante di una sera; felicissima di passare la spugna e di ricominciare come se niente fosse capitato. Ma voglio anche da te la garanzia che non ci troveremo più di fronte a questa situazione.”

“Cristina, per evitare di girare a vuoto intorno allo stesso centro, credi che possiamo ricominciare proprio da dove dicevi tu, da una copula fatta come sappiamo solo noi, con tutti i crismi del nostro amore, per seppellirci dentro tutta l’imbecillità di un momento?”

“Io ho decisamente sbagliato gravemente in questa occasione, come è già accaduto altre volte; e tu lo sai bene, perché già abbiamo dovuto ricucire crepe; ma sono anche pronta da sempre a rinnovare l’amore nostro, senza neanche dover ricorrere a surrogati o cercarli insieme; sei tu che dovrai preparati a tornare a caccia sapendo di dover spiegare perché sei tornato ad amare una come me.”

“Un amore lo riconosci se supera anche i pantani di una sbandata; l’amicizia la riconosci se supera anche l’errore di un equivoco. Se non riesce a superarlo, non è amicizia.”

“Allora, sappi che, nonostante quello che è successo, io ti amo veramente e sono pronta a tutto, insieme a te.”

“Ragazzi, visto che siete qua, prendete questa carta di credito, andate in un ristorante o in una pizzeria, cenate e, stasera tardi, tornate a dormire a casa, ma lasciate in pace la camera da letto; io e mamma abbiamo qualcosa da cercare tra le lenzuola e probabilmente avremo bisogno di molto tempo, di molta passione e di molto amore, se vogliamo trovare tutti i frammenti e ricostruire una porcellana rotta.”

Le ore successive, esclusa una breve interruzione per mangiare un pacco di biscotti, bagnati nel latte, e innaffiarli con un ottimo cognac, ci servono per quei preliminari infiniti che tanto piacciono a mia moglie e nei quali lei dice che sono particolarmente bravo.

Ed io mi perdo sul suo corpo, alla ricerca di quei particolari che nel corso degli anni mi hanno catturato, entusiasmato, avvinto e fatto godere infinitamente con lei; li trovo nei capezzoli grossi e saporosi come fragole, frutto forse degli allattamenti al seno ma comunque erotici da morire, da consumarcisi le labbra, suggendoli, e la lingua, leccandoli fino alla stanchezza; li trovo nel ventre teso e piatto, nonostante gli anni e due maternità ormai lontane nel tempo; li trovo nella peluria che copre il monte di venere, a quel che mi dicono una rarità di questi tempi, quando le donne sono tutte rasate a zero; li trovo nella vulva saporita e deliziosa da leccare, mordicchiare, amare all’infinito; li trovo nella vagina rorida, già innaffiata da intensi orgasmi provocati dall’amore che ci stiamo scambiando.

Poi è lei a prendere il sopravvento e decide di impossessarsi della mia asta; non lo ha fatto spesso né sempre volentieri, per una strana forma di repulsione istintiva; ma forse essere stata obbligata a dare piacere all’altro facendosi copulare in bocca quasi con violenza l’ha indotta a diverse valutazioni ed ora sento che mi estrae l’anima dal sesso, mentre lecca, succhia, morde e accarezza il membro dalla radice alla punta; non ho mai goduto tanto di una fellatio di Cristina e mi rendo conto che forse allargare la conoscenza ad altri rapporti davvero può aprire la mente a ben altri piaceri, se si decide di farlo insieme e d’accordo.

La faccio scivolare su di me finché la sua vulva é davanti alla mia bocca, allargo le natiche e metto in piena vista l’ano bello spanato, dopo le botte ricevute di recente, passo la lingua sulle pieghette e le sento fibrillare, vibrare e pulsare di eccitazione, infilo il dito medio nel canale rettale e reagisce sorbendolo tutto fino alla nocca; gli affianco l’indice e spingo a fondo; intanto afferro tra le labbra il clitoride e succhio, sento che comincia a colare umori vaginali ed insisto finché è un’autentica pioggia che mi cade nella bocca.

Affianco alle due dita anche l’anulare e sento che l’ano è sforzato; allunga una mano dietro e cava via la mia dal sedere, segno che la disturba l’eccesso di penetrazione, riporto le dita a due e riesco a muoverle nella cavità anale con molta semplicità, lei geme soffocando i suoni sul sesso che sta ingoiando fino alla radice.

“Ce la fai a godere così?”

Le chiedo staccandomi dall’ano; si stacca anche lei dal sesso.

“Non voglio venire così, voglio che mi fai godere con il sesso dentro e voglio che mi riempi l’utero di sperma!”

La faccio smontare dal mio corpo e la deposito supina sul letto; mi sollevo sulle ginocchia, le giro intorno e mi vado a collocare tra le cosce.

“Non essere precipitoso, fammi godere molto, per favore.”

Il tono di Cristina è quasi di preghiera; la posseggo delicatamente riducendo al minimo il movimento dell’asta in vagina; piuttosto, è tutto il corpo che gode del suo, il ventre che accarezza il ventre, il torace che stimola i seni, le cosce lungo le cosce e le mani che le passano delicatamente dappertutto; godo a sentire il sapore, quasi, della pelle sotto le dita, del ventre sotto la bocca e del viso che le labbra accarezzano, passando sulla fronte, sugli occhi.

“Ti amo, Cristina, ti amo più di ogni altra cosa al mondo!”

Sta piangendo, dolcemente, in silenzio; le lacrime le scorrono sul volto ed io vado a raccoglierle sulla lingua, più dolci e saporite di tutti gli umori che potrei prendermi dalla vagina, adesso; e la bacio appassionatamente, con la gioia di ritrovare un amore che temevo di avere perduto; l’orgasmo arriva così, spontaneo e naturale, dolce, senza sussulti, per progressivo raggiungimento della massima soddisfazione.

Sento che anche lei si scuote, trema ad ogni palpito del mio membro nella vagina, segno che anche lei sta raggiungendo l’orgasmo; il sonno ci coglie così, all’improvviso, e ci fa piombare in un nero vuoto e cupo, quasi definitivo; ma ci svegliamo più tardi, quando i nostri ragazzi vengono a spiarci, di ritorno dalla loro serata libera, e ci trovano ancora abbracciati e stretti come non mai; è la prima volta, in venti anni, che ci sorprendono nudi e ne sono quasi felici.

Quando apro gli occhi, stanno appena sgattaiolando fuori dalla camera; si sveglia anche Cristina, per i miei movimenti; ci viene da sorridere, quasi di complicità; indossiamo le vestaglie e li troviamo in salotto che scherzano e ci fanno il verso. Siamo tornati alla normalità, forse; ed è un bene per tutti, in fondo.

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