Io, fino a che non ho perso la testa, ero ricca e rispettata, ma non ho mai comprato nemmeno uno straccetto per casa al mercato rionale, mi sono sempre servita agli atelier, con la carta di credito che mio marito graziosamente mi concedeva di usare, a patto che spendessi come e dove diceva lui. Vedi, amore mio, è questo che cercavo di dirti, prima che arrivassero i ragazzi. Tu hai la colpa enorme, immensa, imperdonabile, irrimediabile, di aver sempre voluto decidere la mia vita; e so bene con certezza che lo facevi per il mio bene, nel mio interesse, in nome della logica, della razionalità, del BUONSENSO.
Tu non riusciresti mai ad accettare che la mia scelta di farti cornuto in tua presenza, facendoti anche umiliare dal mio amante occasionale, fosse un modo per rompere UNA SOLA VOLTA lo strapotere della tua lucidità; sapevo e so bene che pagherò caro quel gesto di libertà e, se te la devo dire tutta, come tutti i combattenti per una libertà, pago con gioia quel prezzo anche se dovesse essere andare a battere su un marciapiede perché il tuo strapotere mi impedirà di avere un posto di lavoro meglio retribuito.
So che non ti rassegnerai a perdere la tua schiava e continuerai a perseguitarmi; perché sei stato tu a volermi far lavorare presso i tuoi amici, per controllarmi; forse non te ne sei neanche reso conto, ma per venticinque anni hai deciso la mia vita; io ho fatto la scelta opposta una sola volta; e forse la pagherò per sempre; ma sono felice di aver lottato; sei un imbecille perché non capisci una cosa elementare; non ero felice di farti le corna, ho sofferto come non potrai mai immaginare, a vederti umiliato in quel modo e per colpa mia; ma mi sono vergognata ancora di più di te, quando ho visto la tua vera debolezza esprimersi nella vendetta su quel poveraccio che è solo un bel fallo senza nessuna umanità dietro.
Mi ha fatto più schifo vederti abbassare a vendicarti di quella nullità di quanto me ne facesse, e me ne faceva, dio, se me ne faceva, farmi sbattere con violenza da quel caprone, mentre sono abituata da sempre al tuo amore delicato, ai preliminari che durano anche una vita e mi fanno avere orgasmi infiniti, alle copule attente, pacate, preziose che sai fare solo tu, per quello che ne so. Non ho goduto di niente di quel che tu hai immaginato; forse ho sofferto più di quanto sto male adesso che sto per andarmene.
Ma sappi che la responsabilità è anche e forse per la maggior parte tua, che non hai saputo rapportarti ad una donna ma hai voluto una schiava; e se mi sono fatta sottomettere da un caprone è stato solo per dimostrarti quanto siete uguali, tu col tuo abito grigio e i modi eleganti, e lui con la sua violenza ed ottusità. Ragazzi, mi dispiace che abbiate dovuto ascoltare discorsi tanto vergognosamente ignobili, per una vicenda che è addirittura macabra per quanto è squallida.
Ho umiliato a sangue la persona che amo di più al mondo, quella a cui devo più che a chiunque e che sicuramente non meritava il trattamento a cui l’ho sottoposta, ma ha risposto con una viltà che mi fa ancora più male ed ora devo pagare andando via da qui; ma forse un momento di verità serve anche a voi; almeno avete gli elementi per decidere serenamente che fare.”
“Mamma, non c‘è niente da decidere; se le cose stanno così, posso solo dirti che ti ammiro per il tuo coraggio; se voglio corrispondere allo stesso modo, oggi stesso mi cerco un lavoro e vengo a stare con te; con due stipendi modesti si riesce a vivere onestamente, senza bisogno di prostituirsi, meno che mai per dare una lezione di vita ad un tiranno ottuso e leguleio.”
“Eh, no, miei cari, voi non mi lasciate sola col tiranno a prendere il posto di mia madre; tu sei stata figlia della tua realtà, hai detto tu stessa che sei passata dalla servitù a tuo padre a quella a tuo marito; io non ci sto a diventare, come te, schiava di mio padre per diventare poi schiava di un marito; meglio affrontare la vita con voi che amo al di sopra di tutto e senza esercizio di potere; anche io posso lavorare, se necessario anche lavare scale, e in tre riusciremo a trovare un tono di vita che sia adatto alle nostre esigenze vere, non quelle che l’artificio del benessere ci ha costruito.”
“Nicola, scusa ma devo essere per forza chiara, almeno adesso. Noi non possiamo andare in mezzo a una strada solo perché hai deciso di liberarti di noi. Finché sarà necessario, noi restiamo qui cercando di procurarti il minore fastidio possibile; ma andremo via solo quando saremo in grado di assicurarci un tetto sulla testa ed una sopravvivenza dignitosa. Se vuoi opporti, mi costringerai a interpellare uno dei tuoi colleghi divorzisti, il più duro e pericoloso, e per te potrebbero essere rogne; quindi, accetta che continuiamo a vivere qui come abbiamo fatto per venti anni ed aspetta che ce ne andiamo. Credo che qualche settimana ci basterà.”
“Sei diventata così brava coi sillogismi, adesso? Tu ti porti l’amante in casa e ci fai umiliare e sarei io che voglio liberarmi di voi? Non sei stata tu a decidere di liberarti? Ma forse la libertà da poveri non ti conviene ed è meglio assicurarsela da benestanti! Volete qualche settimana per decidere di imparare finalmente a conquistarvi la vita col lavoro?
Benvenuti a bordo della barca di un povero cornuto che da vent’anni esercita la professione dell’asino da lavoro per quel benessere che all’improvviso vi fa schifo! Veramente volete questo? Davvero volete distruggere una storia ventennale per un equivoco? Okay, accomodatevi, prendetevi il tempo che volete ma poi sparite, per sempre e completamente!”
“Amore, quale equivoco? Mi pare che sia tutto chiaro; ti ho amato, ti amo e ti amerò sempre, te l’ho detto; ma ti ho tradito, ti ho offeso ed ho consentito che venissi sanguinosamente umiliato; tu, giustamente, hai deciso che devo andarmene; i miei figli hanno valutato che preferiscono affrontare la vita e forse la povertà con me piuttosto che vivere con la tua agiatezza che però risulta pelosa, visto che fai pagare con la libertà le concessioni che dai. Quale sarebbe l’equivoco?”
“Non è uno solo; il primo è che io ti ho amato, ti amo e ti amerò tutta la vita, esattamente come dici tu; questo dovresti metterlo nel conto, ma ti fa assai più comodo dimenticare l’amore che da sempre ti porto per attaccarti al presunto dispotismo che avrei praticato senza che tu alzassi una sola lamentela, prima di scattare nella ‘rivoluzione libertaria’ che ti ha suggerito di trattarmi da stuoino tuo e del tuo occasionale amante; vi faccio pagare le concessioni con la privazione di libertà?
Ragazzi, quando vogliamo aprire un dibattito sulla libertà vostra di prostituirvi in tutte le discoteche e quella di quell’imbecille di vostro padre che deve solo pagare? Non avete parlato in questi termini coi vostri amici, che l’hanno riferito ai genitori che l’hanno riportato a me? Questa è la libertà di cui blatera vostra madre? Secondo, i ‘tuoi’ figli sono anche ‘miei’ e non solo all’anagrafe.
Però tu adesso hai deciso con loro di fare il ‘bel gesto’ di andare a fare la fame e lasciarmi da solo sbattendomi addosso il peso di responsabilità che sono certamente mie ma di cui siete correi e complici da sempre, per avere taciuto sempre, anche quando ritenevate che fossi un pericoloso tiranno, come dici però solo adesso per costringermi a rodermi nel pentimento per le sciocchezze che secondo te avrei fatto, nella certezza di assicurarvi benessere e sicurezza, assai prima che tu ti vestissi da barricadiera e scatenassi la tua troiaggine per i motivi che hai chiarito.
