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Erotika
Buonsenso
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Racconto23 min di lettura

Buonsenso

Compromessi

geniodirazza
2 anni fa · 462 letture · 0

“Non preoccuparti, poi avrai il tuo!”

La minaccio con l’aria cinica; continua a piangere.

“Certo, in venti anni di matrimonio, non ti ho mai fatto piangere come questo amante che doveva essere occasionale e che decide la tua vita!”

Intanto il cane ha riempito l’intestino del poveretto ed ha infilato il nodo che comincia a gonfiarsi, tappando anche la piccola emorragia iniziale; restano legati così per circa mezz’ora; io i miei amici ci sediamo in salotto a bere cognac, lasciando sola Cristina a guardare il collega sventrato, piangente e sanguinante; quando il cane si sgancia e si allontana, Pasquale tampona con uno straccio l’ano grondante sperma e sangue, tira su i pantaloni e le mutande, scioglie i legacci, ma non il bavaglio e, in tre, trasportano via il corpo semiesanime del malcapitato; come annunciato, lo lasceranno davanti al pronto soccorso per farlo curare.

Rimasti soli, libero mia moglie dai legacci e dal bavaglio e la invito perentoriamente ad andarsene; siamo in regime di proprietà divisa, la casa è mia, lei ha il suo lavoro, mi ha umiliato, mortificato, offeso in ogni modo; ora se ne va, semplicemente.

“Non posso andarmene così, non saprei dove; dammi almeno il tempo di trovarmi un alloggio.”

“Vai dal tuo amante o da uno dei tuoi amanti; non vedo cosa tu possa fartene di un cornuto omosessuale e impotente al quale hai dimostrato quanto sei troia dentro!”

“Se ammetto di avere fatto un errore enorme, non riesci a perdonare?”

“Cosa dovrei perdonarti? Di esserti comportata da troia? Di aver calpestato i principi stessi del buonsenso con cui ti avevo proposto di agire? Di avermi fatto trattare peggio dell’ultimo schiavo in America al tempo di Lincoln? Di aver consentito al tuo collega di fare stuoino del tuo corpo e pezza da piedi della mia dignità? Con quale diritto puoi chiedere il perdono?”

“Forse perché ho letto da qualche parte che il debole si vendica, come hai fatto tu appena qualche minuto fa; ma il forte sa perdonare e il saggio sa dimenticare.”

“Davvero?!?!? Interessante!!!! E tu, dimmi, in quale categoria ti collochi? Tra i deboli perché hai ceduto al gusto di umiliarmi? Tra i forti, perché perdoni a te stessa di essere stata troia fino al midollo? Tra i saggi perché passi una spugna sulle umiliazioni che mi hai imposto e dimentichi?”

“Ho sbagliato, fortissimo, e pagherò l’errore, non solo con l’umiliazione che mi hai imposto davanti ai tuoi amici; tu sei stato umiliato, non posso negarlo visto che c’ero; ma è successo tra me, te e lui; ora lui ha pagato e io sto per pagare; tu mi hai umiliata vergognosamente davanti a testimoni, ad estranei anche se sono nostri vecchi amici; il tuo orgoglio non è ancora soddisfatto? Hai ancora bisogno di vendicarti?”

“Tu hai ucciso con un solo gesto la mia fiducia in te, l’amore che ci ha tenuto insieme tanti anni, la passione con cui ti ho amato in tutti questi anni; tu mi hai fatto venire a nausea questo tuo corpo che adoravo, lo hai gettato ad un porco che ne ha fatto quello che voleva, esattamente quello che non avresti mai sopportato da me. Anche questo hai ucciso.”

“Lo so; mi sono resa conto che in una settimana sei passato dall’adorazione per il mio corpo allo schifo più vergognoso; non posso restituirti l’amore, il piacere, il gusto di fare sesso con me; ho sbagliato e pago; ma non posso andarmene allo sbaraglio, non posso finire sul marciapiede solo per soddisfare il tuo orgoglio; ricordati che comunque ci sono due figli frutto di questo amore; e non hai il diritto di uccidere anche loro; anzi, prima che il leguleio che c’è in te lo dica, non hai il diritto di sancire che io insieme al resto ho ucciso anche loro; va bene così?”

“Tu adesso puoi solo andartene, non ti reggo qui tutti i giorni a casa mia, a ricordarmi come sei irrazionale e quanti danni sa fare la tua incapacità di contenerti.”

“Ma tu, almeno, hai capito perché è successo tutto questo?”

“Perché eri una troia dentro e alla prima occasione è venuto fuori in tutta evidenza.”

“Certo, per essere un bravo avvocato, hai la risposta assai immediata e semplice; tu sei innocente; tu non hai nessuna responsabilità; tu sei quello razionale che trova sempre una stupida irrazionale che si fa male da sola …”

“Non riesco a capirti …”

“Forse un giorno capirai; e spera che sia abbastanza presto per non pagare fino in fondo il prezzo della tua cecità.”

Sto per obiettare; ma non posso perché suonano alla porta; non aspettiamo nessuno e siamo sorpresi; lo siamo ancora di più quando, aperta la porta, entrano i nostri figli che dovrebbero essere a chilometri di distanza, nella città dove studiano all’Università.

“Cosa vi porta qui, fuori di ogni abitudine?”

“Mamma, ti sei dimenticata la scadenza dell’affitto della stanza, delle rate delle tasse, del fatto che ci hai lasciato per più di un mese con la solita striminzita paghetta?”

“Oh, Dio, era una settimana fa … “

“Beh, vostra madre non poteva ricordarsi, perché era troppo impegnata a comportarsi da prostituta …”

“Papà, come ti permetti, che diamine dici? … Mamma non è una prostituta!!!”

“Infatti, ho detto che si è comportata da prostituta … “

“Giorgio, lascia stare, tuo padre ha ragione; ho commesso un grave errore e mi sono comportata malissimo … “

“Beh, anche se fossi andata a battere sul marciapiede, sei sempre la nostra amatissima mammina e non ce ne frega se gli fai un po’ di corna a questo prepotente!”

“Bene, adesso vedrete che cosa farà vostra madre con le corna di questo prepotente, quando uscirà da questa casa; sapete quanto costa mantenervi all’Università? Diciamo 1500 euro al mese; lei ne prende 800 di stipendio; visto che non fa la prostituta di professione, dove li prenderà quei soldi? Hai visto che lusso fa la tua mamma, in abiti, gioielli, cene, feste? Da dove vengono quei soldi? Forse devi leggerti Pavese e scoprire che anche una moglie la da per lo stipendio che il marito porta a casa.

Aspetta, Teresa, lo so che è un’affermazione maschilista come d’altronde era Pavese, ma un principio di verità c’è; la vostra mammina, tra le altre cose, sa essere amorosa e chioccia con voi; purtroppo per lei, però, se lo può permettere perché il fondo da cui preleva è il reddito di suo marito al quale lei ha facoltà di attingere senza controllo, perché lui forse è anche il prepotente che lei ha umiliato a sangue col suo comportamento ignobile, ma finora non si è mai sognato di lesinarle niente, né in beni materiali, né in affetti o beni spirituali.”

“Vero, verissimo, amore mio; e non c’è ironia; sei stato, sei e sarai sempre l’amore mio, qualunque cosa sia successa o stia per succedere; sei tu che non hai saputo leggerlo, forse mai, preso com’eri dalla tua smania di potere. Io sono passata dalla dominazione di mio padre a quella di mio marito, i due grandi avvocati tutto ordine, disciplina e legge, senza trasgressioni, senza sogni, senza sbandamenti, tutto buonsenso, logica e razionalità; perfettamente uguali, in questo.

Ho avuto tutto da te, anche quello che non chiedevo e di cui potevo non avere bisogno, compresi due figli meravigliosi, tanto amore e tanto sesso; mi hai dato sempre tutto senza lesinare. Ma forse è il verbo che va corretto; mi hai CONCESSO tutto, perché tu concedi dall’alto del tuo potere, accompagnato dalla tua bonomia, dal tuo buonsenso, tu non mi lasci libera di prendere, tu mi dai tutto quello che tu hai deciso che è bene per me.

Ragazzi, è vero, io ho sempre mentito perché presentavo le cose come se fossi io a consentirvi di seguire i vostri sogni; in realtà, invece potevo essere generosa perché sfruttavo la potenza del mio padrone e signore, perché ho sempre avuto un controllore, un mastino che mi stava sul collo e mi diceva che di là non dovevo andare, che quella scelta era inopportuna.

Prima di andare avanti…

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