Dopo che si furono sollazzati ampiamente con bocche, mani e sessi, lei si dispose carponi sul letto, invitandolo implicitamente a prenderla da dietro; si accosciò alle spalle e passò devotamente la lingua, a larghe spatolate, su tutta la superficie, dall’ano alla vagina, strappandole intensi brividi e gemiti; penetrò più volte con la punta della lingua nel canale vaginale, cedevole ed ampio, e nell’ano che rilassava progressivamente le grinze per aprirsi a una prevedibile penetrazione.
Quando sentì che colava umori di orgasmo, puntò decisamente il fallo all’ingresso della vagina, afferrò da dietro i seni e, facendo forza su essi, spinse l’asta fino in fondo, colpendo con vigore la cervice dell’utero; stella amorosa lanciò un piccolo urlo; poi i muscoli vaginali abbracciarono il fallo e aiutarono il movimento di vai e vieni; la libidine che travolse Mirko fu di quelle che raramente si dimenticano; la montò selvaggiamente a lungo, frenandosi spesso per non eiaculare.
Quando la sentì rilassarsi perché ‘ultimo orgasmo era stato enorme, sfilò dolcemente l’asta dalla vagina, spazzolò con la punta lungamente il perineo, raccolse da lei gli umori che l’orgasmo aveva scaricato e spostò l’asta all’ano; afferrò di nuovo i seni per fare forza e spinse; lei lo fermò con un gesto quando lo sfintere reagì con forza; poi si rilassò e fu lei stessa a spingere indietro il sedere, penetrandosi fino in fondo; i testicoli picchiarono sulla vulva e fu certa di averlo tutto dentro.
Si meravigliarono entrambi che il retto avesse accolto una mazza così dura e possente fino all’intestino; lei la sentì anche nello stomaco, perché tutto il pacco addominale fu spinto in avanti; ma il piacere che le dava il fallo che scivolava nel ventre era sublime; lui, a sua volta, si perse felice nelle sensazioni di estrema voluttà che gli dava il canale rettale stretto intorno all’asta a sollecitare tutte le fibre dell’organo che vibrava riempiendolo di gioia.
La cavalcò a lungo così aggrappato ai seni e spingendo con voglia e con forza; picchiava e penetrava fino a che i testicoli quasi forzavano la vagina; lei aveva infilato una mano fra le cosce e li accarezzava lussuriosamente, usandoli per strofinarsi il clitoride libidinosamente; poi lui estraeva l’asta lentamente, fin quasi a farla uscire, e seguiva con gli occhi la violenza su quell’ano spanato che la sua mazza dilatava spropositatamente; il piacere visivo si accompagnava a quello tattile.
Finché, con un ultimo violento colpo, affondò fino all’inguine nel sedere spalancato e sparò uno tsunami di sperma direttamente nell’intestino; lei accolse con goduria ed urla di piacere i singoli spruzzi che si perdevano nel ventre; delicatamente, lui accompagnò la riduzione del sesso finché, barzotto, lo sfilò garbatamente dall’ano; si sdraiò bocconi sul letto e lei lo seguì stendendosi accanto; il suono di una campanella disse che l’ora prevista era scaduta; lui si vestì ed uscì.
Vide emergere dalla porta accanto uno dei giovanissimi che aveva notato nella sala comune; appariva stravolto, segno che aveva copulato bene e volentieri; entrò e trovò la seconda giovane stesa sul letto, a gambe larghe, reduce forse da una signora copula col ragazzo; montò sul letto, al suo fianco; ma lei se lo tirò addosso e lo baciò con una passione inaspettata, per una situazione che era di puro sesso brutale.
Per un poco lei lo carezzò con baci intensi e con carezze su tutto il corpo che davano il segno di un desiderio appassionato vicino all’amore, piuttosto che ad una copula stabilita in anticipo; si abbandonò volentieri alla passione che la ragazza esprimeva e si perse nel piacere della scoperta, per molti versi; la prima nasceva dalla visione del suo seno giovane e acerbo, nonostante l’età non freschissima; era una delle cose che l’aveva colpito anche durante le chat con videocamera attiva.
La sentiva molto più giovane della precedente esperienza, quasi che avesse avuto col sesso un rapporto non molto intenso e frequente; fu felice di questa sorta di ‘strana verginità’ che conferiva alla copula un sapore tutto nuovo; gli sorse persino il sospetto che la copula precedente, col giovane partecipante, non avesse avuto riflessi e conseguenze forti, forse per inesperienza del partner o per una dotazione limitata; certo non denunciava le tracce di un grosso amplesso.
Rinunciò a riflettere e si dedicò alla ragazza; lei lo prese subito sopra di se, facendosi letteralmente sommergere dalla figura notevolmente più grossa di lui; infilò una mano tra di loro, prese il fallo e lo direzionò immediatamente alla vagina; lui non avrebbe voluto penetrarla immediatamente ma l’impeto di lei lasciava intendere che chiedeva soprattutto di essere posseduta; non appena la cappella ebbe superato l’imbocco della vagina, gli girò intorno le gambe e intrecciò i piedi dietro la schiena.
Spinse il bacino verso l’alto, più volte, contro il suo ventre; lui sentì che la mazza penetrava con difficoltà un canale assai stretto, segno che davvero la ragazza non aveva dimestichezza con falli della stazza del suo; la fermò premendole sulle spalle e cominciò a penetrarla lui, cercando di fare entrare la mazza un poco per volta; ogni avanzamento era per lei causa di piacere infinito e di gemiti che segnavano il progresso nel ventre; per conseguenza, lui era colpito da brividi ogni volta.
Quando avvertì, anche dall’urlo disumano di lei, che la cervice dell’utero era stata colpita, si fermò prudenzialmente e cominciò a cavalcare con dolcezza; il piacere che la inondava spinse la donna a cercare la penetrazione ancora più profonda, fino a che non si rese conto che tra i loro corpi non sarebbe passata una velina; solo allora si strinse con rinnovata passione all’uomo e sembrò impossessarsi di un corpo desiderato da tempo.
Mirko era certo che le norme a salvaguardia della privacy erano state rispettate a puntino e non aveva nessun dubbio di essere estraneo alla ragazza con la quale stava copulando con una passione troppo vicina all’amore, per lei; sperò che dipendesse solo dalla voglia che la sua mazza le ispirava e la montò a lungo, frenando ogni stimolo all’eiaculazione per non crollare prima del tempo.
Quando si rese conto che l’orgasmo l’aveva soddisfatta pienamente e forse svuotata, almeno per il momento, si sfilò e si sdraiò a fianco a lei, supino; allungò una mano e artigliò la vulva con tutto il palmo; fece scattare il medio e le titillò dolcemente il clitoride; lei rispose afferrando il sesso barzotto ed avviando una leggera masturbazione che in breve lo portò ad una durezza compatibile con un nuovo assalto; ma la ragazza aveva altro in mente.
Si alzò inginocchio sul letto, piegò la testa verso il ventre e lambì l’asta con la punta della lingua; si spostò verso il fondo del letto, si allungò fra le cosce di lui e prese in bocca l‘arnese con qualche evidente difficoltà che superò facilmente; ripartì da capo, leccando i testicoli e prendendoli in bocca uno per uno; grossi come albicocche e gonfi di voglia, di passione, forse di sperma, la stimolavano prima mentalmente poi fisicamente; godeva a leccarli e a tenerli in bocca.
Passò la lingua su tutta la superficie dell’asta rigirandosela voluttuosamente tra le mani mentre la lingua percorreva ogni centimetro della mazza che si faceva enorme; raggiunse la cappella e girò intorno alla base sempre leccando e stringendo tra le labbra; affondò la mazza in bocca e cercò, contemporaneamente, di leccare tutto quello che poteva; frenò con una mano la parte esterna alla bocca e gli proibì di spingerne troppa dentro.
Si fece copulare in bocca, dal basso verso l’alto, cercando di non irritare ugola e gola; era chiaro che godeva terribilmente a sentirsi posseduta fino in fondo e manifestava una lussuria infinita assaporando l’asta in bocca come una dolcissima presenza; fece durare la fellazione il più a lungo possibile, fermandosi ogni tanto o bloccandolo per impedirgli di concludere; quando sentì che le mascelle le dolevano per lo sforzo, si sganciò e si stese bocconi sul letto.
Lui si stese sulla sua schiena e le piantò il sesso tra le natiche, strusciandolo su ano e vulva; una leggera pressione della punta segnalò immediatamente l’intento della penetrazione anale; lei allungò un braccio sulla testiera del letto e prese un tubetto di gel; Mirko la guardò come a chiederle se era disposta; lei accennò di sì con la testa e suggerì ’con cautela’ con il gesto della mano; dilatò le natiche, osservò il buchetto e si rese conto che doveva prepararlo bene per ricevere la sua mazza.
Si abbassò sui lombi e passò la lingua varie volte sul buco decisamente stretto; aveva trovato una giovane probabilmente verginale, quella sera, e gli venne fatto di chiedersi come mai avesse scelto di partecipare ad una kermesse dove il rischio di incontrare sesso duro e violento era alto; ma non era un problema suo, che doveva solo occuparsi di prendere quell’amplesso con la lussuria che comportava; si predispose a preparare quel didietro come meritava, prima di sfondarlo.
Spese quasi tutto il tempo previsto per quel secondo round nella preparazione dell’ano; lo leccò con cura, facendo mettere la donna a quattro zampe, e vi affondò le dita progressivamente, da una a tre, ogni volta verificando che si muovessero disinvoltamente rilassando lo sfintere; usò poi il gel lubrificante per favorire la penetrazione delle dita fino a quando osservò che quattro strette a cuneo allargavano sufficientemente le pieghe e lo sfintere.
