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Erotika
A chi tocca non s’ingrugna 1
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Racconto21 min di lettura

A chi tocca non s’ingrugna 1

Tacere è una gran virtù

geniodirazza
1 anno fa · 1.3k letture · 1

A chi tocca non s’ingrugna

Ormai vicino ai sessanta, Mirko, un imprenditore di grande coraggio che era riuscito nel tempo a costruire un solido impero con le attività da lui controllate, sentì anche il bisogno di rinnovare un poco le emozioni sessuali che negli anni passati lo avevano visto grande protagonista e che, nei decenni recenti, specialmente l’ultimo, aveva visto frenate e limitate a quel poco che il ruolo e la ricchezza gli potevano consentire.

Stanco di escort più o meno credibili che gli poteva fornire facilmente un’agenzia, di cui era peraltro anche socio, cercava altri territori dove esprimere la sua capacità di inventare situazioni intriganti e stimolanti; in maniera del tutto imprevista, gli balzò agli occhi un sito per incontri mentre si trastullava sul computer di casa; nella curiosità di capire cosa si sviluppasse all’interno, capitò in una chat erotica dove incontrò personaggi che lo colpirono per la fantasia con cui si proponevano.

Effettuò l’accesso, registrandosi, senza nessuna fantasia, come Mirko60 e si avventurò sia nella chat dei colloqui pubblici che nelle sale riservate; per qualche mese si dilettò a parlare con donne assai interessanti; facendo la cresta sulle dichiarazioni, specialmente quando puzzavano apertamente di fandonie inventate per attirare l’attenzione, selezionò alcuni personaggi che gli suonavano decisamente intriganti.

In particolare, legò con due ragazze sui trent’anni, la metà dei suoi, che si dichiaravano assolutamente aperte e disponibili anche nei confronti di maschi ‘maturi’ come lui che ne aveva dichiarati cinquanta; un’altra lo affascinava perché, quarantenne, sembrava essere disposta ad ogni esperienza; con quelle tre avviò anche un dialogo più intimo che in qualche caso arrivò alla masturbazione in diretta e all’orgasmo contemporaneo, sempre per via telematica; i volti rimasero sempre coperti.

Ormai erano la sua droga personale e quattro giorni a settimana si nascondeva da sua moglie con il tablet e avviava lunghe e deliziose divagazioni con una delle tre preferite; in alcuni momenti di stasi provò a saggiare un colloquio con una Biancanove65; capì presto che il numero in coda al nickname era l’anno di nascita, di una decina di anni inferiore a quello dichiarato; ci chattò spesso, ma ebbe la sensazione di essere preso in giro e la tenne di riserva, perché comunque lo intrigava.

Quando il sito lanciò la proposta di una ‘serata al buio’ in un locale di una cittadina vicina, aderì immediatamente alla proposta delle sue interlocutrici privilegiate, che decisero di partecipare tutti insieme; era l’occasione per verificare in concreto la corrispondenza tra le dichiarazioni e la realtà; attese con ansia che arrivasse la data fissata e si preoccupò di trovare i capi d’abbigliamento per aderire al personaggio.

Per mantenere, allo stesso tempo, una certa irriconoscibilità, adottarono una maschera che copriva la testa e il viso scendendo fino al naso e lasciando quindi libera la bocca; la proposta era stata lanciata da una delle trentenni ma divenne in pratica la ‘divisa’ per il loro gruppo; la festa era stata denominata ‘A chi tocca non s’ingrugna’ ricavando l’espressione dalla parlata romanesca.

In sostanza, si suggeriva che, una volta accettata la proposta della partecipazione, nessuno se la potesse prendere anche se si fosse trovato davanti a sorprese come una moglie o un marito in incognito; Mirko considerava questa ipotesi lontana anni luce da se, perché non gli riusciva nemmeno di immaginare per lontana possibilità vedere l’autorevole e integerrimo avvocato che era sua moglie Lina, cinquantacinquenne assai conosciuta e apprezzata nel Tribunale del territorio, giocare con una chat erotica e partecipare ad una serata di sesso libero.

Il venerdì precedente il sabato fissato, uscì dall’ufficio e prese una macchina noleggiata per una settimana da una sua azienda per particolari necessità; evitò di andare con la sua, per non rischiare di lasciare un elemento di facile individuazione; se anche fosse stata effettuata, per qualsiasi motivo, una identificazione delle auto in parcheggio; la sua poteva benissimo essere stata usata da uno qualsiasi dei dipendenti.

La sala non era molto affollata; una decina di coppie, venti persone in tutto, si aggiravano tra i tavoli e il buffet con appetiti più che evidenti, di ogni natura; individuò il gruppo delle ‘sue’ donne dalle maschere simili, si aggregò e scambiarono pochi convenevoli; la musica alta, il filtro della maschera e la velocità di scambiarsi banali saluti fece sì che non riuscì a capire i nomi anagrafici; i cartellini forniti dall’organizzazione e applicati sui vestiti indicavano solo il nickname.

Approfittando che la filodiffusione mandava nell’aria musiche di lenti, da ‘pomicioni’ in sostanza, afferrò la più giovane del gruppo, decisamente sui trenta come aveva dichiarato nella chat, e la trasportò sulla pista dove l’abbracciò con estrema voluttà; non ballarono affatto, né lui avrebbe potuto perché da sempre sua moglie lo aveva etichettato ‘orso’ quando partecipavano a feste da ballo, da fidanzati o da sposati.

Ma la donna aveva ben chiaro l’obiettivo del finto ballo e rispose alla sua stretta con una altrettanto vigorosa; sentì immediatamente premergli contro il torace il seno matronale, coperto da un reggiseno che sottolineava i globi maturi e prepotenti ma non li doveva sostenere visto che per possanza sfidavano le leggi di gravità e si ergevano forti e decisi; uno scialle nero di tulle copriva, ma solo per esaltarlo, l’intimo compreso un perizoma infinitesimale.

L’indumento si era nascosto tra le grandi labbra carnose della vulva e nel vallo tra le natiche, ampie, dure e disegnate da un angelo artista; sembravano chiamare il sesso a sfondare il retto perché era quello che la donna aspettava; la strinse a se e il fallo balzò violento in tutta la sua possanza; sculettando opportunamente, lei lo fece appoggiare direttamente sulla vulva e Mirko si trovò sin dal primo approccio a copulare con stellaamorosa che stimolava la sua mazza con grande sapienza.

Le maschere a mezzo volto consentirono che si scambiassero un bacio di grande intensità e in un niente lui si trovò la bocca piena della lingua aguzza e mobilissima di lei che gli perlustrava tutta la cavità orale; una bellissima Milf che passeggiava nei pressi usò il telefonino per immortalarli, ma non ci fecero caso; il rispetto della privacy era tassativo e forse la donna aveva solo ammirato la mise di lei per copiarla; chinandosi a baciare la parte alta del seno, lui ammirò il tatuaggio di un piccola rosa.

Il suono di un campanello annunciò che erano aperte le danze vere, quelle del sesso libero; si avviò con la partner alla stanza col numero cinque e vide, con interesse, che le altre due occupavano le successive, sei e sette; stellaamorosa si era già liberata dello scialle, si era stesa sul letto e sembrava quasi che lo aspettasse ansiosa; si liberò in fretta degli abiti e salì accanto a lei; le sfilò il reggiseno e fece esplodere al cielo un seno meraviglioso, ritto come pietra e soffice come panna.

Si piegò a leccare le carnose mammelle e le tormentò a lungo con mani e bocca, assaporandone il gusto come se assaggiasse un dolce particolare; osservò compiaciuto che i capezzoli, piccoli e rosei, mostravano di non avere allattato, segno che non aveva avuto maternità; pregustò una vagina stretta, soprattutto per la sua mazza notevole; succhiò i capezzoli, uno per volta, e la sentì gemere di goduria e lanciare piccoli urli quando ne stringeva uno tra i denti, delicatamente.

Si perse per un poco sul seno meraviglioso e succhiò i capezzoli come per popparne il latte vitale; ne ricavò solo un piacere infinito che lo portò vicino all’orgasmo; scese con la lingua e con le dita lungo il ventre piatto, teso, morbido e attraente come calamita; giunto al perizoma, tirò giù i laccetti liberandolo dalle tumide grandi labbra e dalle natiche che lo imprigionavano, si spostò verso i piedi e si chinò a baciare la vulva.

Cominciò a leccare l’interno della coscia da sopra il ginocchio e arrivò lentamente alle grandi labbra; le catturò nella bocca e poi tra i denti, prima una poi l’altra, gioendo ad ascoltare i gemiti di languore che le sfuggivano dal petto ansante; infilò la lingua fino a far aprire il fiore delle piccole labbra e lambì dolcemente il clitoride; la mano di lei gli artigliò la testa e la spinse con forza sul pube rasato; succhiò con forza, prese tra i denti il piccolo fallo emergente e lo tormentò.

Stellaamorosa gemeva come il suono di una sirena e si abbandonava al piacere che lui sapeva darle con la bocca, la lingua e i denti; dopo il terzo orgasmo consecutivo che la privò di energie, si sollevò a sedere, lo spinse supino sul letto e si gettò quasi affamata sulla mazza che si levava imponente al cielo; la sua piccola bocca si aprì in una sorta di nuova voragine ed ingoiò la cappella che leccò a lungo, tenendola nella cavità orale.

Ci sapeva fare, la giovane donna, e teneva tra le mani l’asta fuori dalle labbra, regolando la penetrazione; bastò un terzo della mazza per raggiungere il velopendulo; ma doveva essere abituata a fellazioni ardite, perché ne fece entrare ancora una buona parte, mentre mandava su e giù la testa pompando con forza il sesso in gola; lui dovette frenarla per non arrivare ad un orgasmo che ne poteva inibire le funzioni, almeno temporaneamente; voleva copulare con le tre e ne aveva il tempo, ma non le energie.

Prima di andare avanti…

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