«Dunque ti piace, vero? Sei una puttana! Che ti avevo detto? Ti sfondo il culo e, da oggi in poi, sarà tale da sembrare una voragine! Godi, puttanella, perché da oggi in poi ti darò tanto cazzo anche in questo buco.»
Me lo spingeva tutto dentro con forza e, una volta dentro, faceva ruotare il bacino, dilatando ancor più il mio culo, facendomi urlare di dolore/piacere. Mi ha pompato ancora per un tempo che mi è sembrato lunghissimo, poi, all'improvviso, il suo ritmo è cambiato e, dopo avermi dato velocemente alcuni colpi, è rimasto immobile: ho subito sentito un'ondata di calore riempire il mio intestino.
«Tieni, puttanella; prendi tutta la tua prima sborrata in culo; vedrai che prima della fine della settimana, te ne avrò iniettata dentro così tanta che non potrai più farne a meno!»
Mentre me la schizzava dentro, ha ripreso a pompare avanti e indietro e, ad ogni affondo, sentivo schizzi di sbroda che colavano giù dalle mie cosce, perché me ne stava veramente iniettando una quantità enorme! Quando se ne è uscito, ho sentito come se mi avessero strappato qualcosa da dentro; allora ho portato una mano dietro ed ho sentito che il mio buco del culo era ridotto ad una voragine: era un buco enorme, ci ho infilato tre dita e entravano e uscivano con facilità.
«Oddio, Bruno, mi hai sfondata! Ho la fica spaccata ed il culo rotto!»
Lui si è messo a ridere; ci siamo alzati insieme e siamo andati in bagno; dopo essermi svuotata sulla tazza, lui mi ha trascinato con sé sotto la doccia e, mentre ci stavamo lavando, il suo membro è tornato di nuovo duro, così mi son abbassata ed ho preso a succhiarlo, facendomi scopare la bocca. All'inizio ero riuscita anche a farlo entrare quasi tutto in gola, ma, man mano che cresceva, diventava sempre più difficile, anche se lui me lo spingeva in fondo con forza. Poi ha preso a segarsi velocemente, mi ha fatto tenere la bocca aperta ed infine mi ha schizzato quattro bordate di crema in bocca. Era buonissima, leggermente saporita e questo mi ha fatto eccitare ancor di più. Siamo tornati in camera da letto e ci siamo sdraiati per riposarci.
«Ero certo che fossi una gran puttanella, perché avevi una luce carica di lussuria negli occhi ed ero anche sicuro che mio figlio non sarebbe riuscito ad accontentare una troietta come te. Ho avuto tante puttanelle come te e so riconoscere quelle che hanno voglia di cazzo, appena le vedo! Mi piacerebbe solo sapere chi ti ha insegnato a godere così.»
Stranamente mi son sentita in dovere di raccontargli un po' della mia vita e quando gli ho detto che ero stata la troia di due maturi, lui ha sorriso e poi mi ha dato un bacio.
«Immaginavo che ci fosse stato lo zampino di qualche porco che ti aveva iniziato bene, ma, sta' tranquilla, che con me non resterai delusa!»
Per tutto il resto della settimana, mi ha scopata ripetutamente davanti e dietro, in continuazione, a volte anche fino a tre volte al giorno. Avevo i miei buchi in fiamme e la figa era talmente aperta che sembrava ci fosse passato un treno. Quando è tornato Marcello, aveva molta voglia di scopare e, per non fammi sentire tanto aperta, mi son fatta scopare da dietro, tenendo le cosce strette, ma, anche in questo modo, lui, scherzando, mi ha detto che mi sentiva più che dilatata.
«Mi piace, amore, sentirti così aperta e scivolosa! Mi fai proprio godere!»
Era talmente eccitato e pieno, che è venuto subito e poi ha continuato a chiavarmi in quel modo, mentre io, dentro di me, per un attimo ho anche avuto paura. Per un mese ho continuato a scopare indistintamente, sia con l'uno che con l'altro, poi, una sera, che eravamo tutti e tre a cena e festeggiavamo il compleanno di Bruno, tra un brindisi e l'altro, ci siamo ridotti tutti e tre molto allegri e quasi ubriachi e, senza rendermene conto, abbiamo iniziato a scherzare, con loro due che si divertivano a mettermi le mani sulle cosce e non so come sia successo, ma, d'un tratto, mi son ritrovata a succhiare mio marito, mentre Bruno era inginocchiato tra le mie cosce e me la leccava. La cosa bella era che Marcello lo esortava a farmi godere.
«Dai, papà, falla godere questa mia troietta; lo so che te la scopi da un po' di tempo. Questa sera dobbiamo farla impazzire insieme!»
Nel sentir le sue parole, mi si è gelato il sangue, ma lui mi ha sorriso ed ha preso a scoparmi la bocca, mentre Bruno, dopo un attimo di esitazione, ha tirato fuori il suo randello e, con una spinta decisa, me lo ha infilato tutto dentro. Quella sera mi hanno scopato insieme, anche in doppia, con Bruno davanti e Marcello dietro, fin quando, sfiniti, siamo rimasti tutti e tre sdraiati sul letto. Quando gli ho chiesto come aveva fatto a sapere che Bruno mi aveva scopato, lui si è messo a ridere.
«Tu sai che son tornato di domenica; in realtà, il corso è finito il sabato mattina e così son tornato a casa senza avvisarti per farti una sorpresa; ho preso un taxi e quando son arrivato, entrando, ho sentito che stavate chiavando; vi ho guardato a lungo da dietro la porta. Mi son eccitato così tanto, che mi son fatto due seghe senza neanche accorgermene. Ricordi quando ti ho detto che ti sentivo aperta? Ebbene, sapere che era stato lui a dilatarti per bene, mi ha eccitato ancora di più.»
L'ho abbracciato e baciato in bocca; lui mi ha stretto forte a sé e poi, a braccia aperte, mi coccolava; in quel preciso momento è entrato anche suo padre. Ebbene, da quel momento in poi, son diventata la puttanella di entrambi, che si divertivano a scoparmi in ogni occasione o momento del giorno, con me sempre a disposizione e, spesso e volentieri, nuda in giro per casa; una mattina, quando mi son alzata, ho avvertito delle nausee e, quando l'ho detto a Marcello, lui si è messo a ridere.
«Bene, anzi benissimo! Finalmente sei pregna! Speriamo che sia un bel maschio, con un cazzone come quello di mio padre!»
In effetti, mi son resa conto che, per tutto quel tempo, non avevo fatto uso di nessun tipo di anticoncezionale, consentendo che uno di loro due mi avesse ingravidato e, dentro di me, speravo veramente che fosse come diceva Marcello: maschio e con un bel cazzone!
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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