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Mia figlia si sposa. La devo ingravidare!
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Racconto21 min di lettura

Mia figlia si sposa. La devo ingravidare!

Silvia era tornata da due giorni dal suo lungo viaggio di nozze. Io ero fuori per lavoro in auto, ad appena un’ora da casa, quando il mio cellulare prese a squillare. Il tempo di rispondere e la sua voce prese a riempire l’abitacolo della mia auto, mentre mi stavo dirigendo verso un cantiere, in qua...

pennabianca
1 anno fa · 2.6k letture · 0

«Papà, fammi rivivere la mia prima notte di nozze insieme a te, come ho sempre sognato fare. Tu mi hai regalato dei momenti bellissimi il giorno delle nozze, quando mi hai portata all’altare completamente farcita del tuo seme, realizzando quel sogno e quella promessa che mi avevi fatto tempo prima, ora sono io che ti chiedo di realizzare questo mio sogno: stringermi tra le tue braccia, come una novella sposa e regalarmi questa mia prima notte di nozze con te.»

Appena finito di parlare, mi ha stretto forte a sé e le sue labbra carnose si sono incollate alle mie, mentre il suo corpo ha aderito al mio, spingendo il bacino contro il mio pacco già duro.

«Papà, prendimi in braccio e portami a letto come farebbe un legittimo sposo nella sua prima notte con l'amata. Devi prendermi così, con indosso il mio vestito bianco, e non come ha fatto quel cretino di mio marito che ha voluto che prima ci spogliassimo, facessimo la doccia, e, appena mi ha visto nuda, si è subito infilato fra le mie cosce e se ne è venuto come un coniglio, prima ancora che io potessi sentirlo dentro.»

L’ho sollevata in braccio e l’ho adagiata sul letto, poi le ho allargato le cosce e la particolare fattura del vestito mi ha subito fatto vedere le sue gambe, fasciate da bianche autoreggenti, oltre la fica, calda e vogliosa, già pronta e resa lucida dagli umori che sgorgavano copiosi. Ho sbottonato i miei pantaloni giusto quel tanto che basta per tirar fuori il cazzo già duro e lei mi ha attirato su di sé e gliene ho appoggiato la punta fra le labbra fradice, poi, con una spinta decisa, son entrato tutto dentro di lei. Le sue mani hanno accarezzato il mio viso, attirandolo verso di sé e la sua lingua è entrata, rigida e vibrante, nella mia bocca alla ricerca della mia, risucchiandola quasi volerla mangiare. Ho preso a sbatterla come un ossesso, con colpi duri e profondi, facendola godere in continuazione, con un orgasmo dopo l’altro, senza soluzione di continuità. L’ho montata senza tregua, per oltre mezz'ora, fino a che lei, spossata dalla fatica e dagli innumerevoli orgasmi, mi ha supplicato di riempirle il ventre con il mio caldo seme.

«Amore, vieni! Sborrami dentro! Voglio sentire il tuo seme scaldare il mio utero! Dai, papà, vieni! Fallo insieme a me, che son pronta a venire!»

Non ho resistito oltre ed ho preso a pomparla più velocemente e, d'improvviso, ho iniziato a schizzare dentro di lei. Le ho riversato dentro un fiume di sborra, che si è mischiata agli umori dei suoi orgasmi, formando un cocktail speciale: ero come impazzito, ad ogni schizzo continuavo a pomparla con lei che era in preda a un raptus erotico e mi incitava a sbatterla ancor più forte, mentre dalla sua fica, ridotta ad una voragine, ad ogni affondo, sprizzavano schizzi del suo piacere che colavano, imbrattando il suo bianco vestito da sposa. Mi ha stretto, abbracciandomi forte, baciandomi in bocca e poi, quando sono uscito da lei, il mio cazzo era gocciolante ed ancora incredibilmente duro. Nonostante il suo aspetto sfatto, con un movimento lento e misurato, ha portato la sua bocca sul mio membro bagnato. Lo ha impugnato come un pennello ed ha cominciato a farselo scivolare sulle labbra, sul viso, sui capelli e sugli occhi, sino a spalmarsi il corpo con la mia sborra. Dopo averlo spennellato su di sé, si è girata verso di me, mostrandomi il suo volto ridotto ad una perfetta maschera di libidine ed amore. Siamo rimasti a lungo sdraiati insieme, poi, insieme, abbiamo fatto la doccia, lavandoci a vicenda e continuando a stuzzicarci. Abbiamo ordinato delle pizze e, poco dopo, quando il ragazzo ce le ha consegnate, lei gli si è presentata indossando una vestaglia di seta trasparente, sotto cui erano visibili le sue stupende forme di dea dell'amore. L’ho osservata mentre pagava quel ragazzo che sembrava inebetito dalla sua bellezza, perché Silvia appariva semplicemente meravigliosa nella sua conturbante bellezza e, quasi immediatamente, ho desiderato di nuovo di possedere quel corpo. Durante quella frugale cena, consumata a lume di candela, lei non smetteva di tessere le mie lodi e denigrare il marito, che riteneva valido solo a mantenere economicamente una moglie, ma assolutamente inadatto sotto il profilo sessuale. Ero letteralmente inorridito, mentre mi raccontava che, prima di far l’amore con suo marito, era costretta a provvedere ad una profonda igiene del proprio corpo, visto che lui era un pignolo e convinto igienista.

«Papà, con lui, prima di far l’amore, ci dobbiamo sempre lavare e sterilizzare completamente. Non ha mai voluto che gli prendessi il cazzo in bocca, dopo che era venuto. Non mi ha mai leccato e nemmeno sfiorato il buchetto anale e tu sai benissimo quanto mi piace quando me lo sfondi con il tuo cazzone. Ora sarebbe inorridito al vedere il mio vestito da sposa completamente ricoperto dei nostri umori e della tua sborra. E poi c’è una cosa che devi sempre tenere a mente: ti amo papà! Ti amo...ti amo con tutta me stessa e devo anche confessarti un’altra cosa: credo che Lucrezia, la compagna di Michele, abbia capito qualcosa, quando ci hanno accompagnato a prendere l’aereo per il viaggio: mi ha detto che io e lei avremmo dovuto parlare. Quando son tornata, era insieme a Michele e mi ha chiesto se ero già incinta e, quando gli ho detto che non lo ero ancora, ha sorriso ed ha detto che sicuramente a breve lo sarei stata e, allora, avremmo fatto quel discorsetto, cui aveva accennato precedentemente.»

La guardo e poi le dico di non preoccuparsi, perché ha la sensazione che anche Lucrezia nasconda qualche segreto. Finito di cenare, siamo tornati di nuovo nel letto, per il secondo round di una nottata che non sarebbe finita mai. L’ho scopata in tutte le posizioni e l’avrei anche inculata a fondo, ma lei non ha voluto, perché non voleva sprecare nessuna opportunità di esser ingravidata.

«Papà lo sai che mi fai impazzire quando mi sfondi il culo, ma non questa volta: adesso no. Adesso voglio solo sentirti davanti e voglio che nemmeno una goccia del tuo seme così prezioso, vada perduto. Avrei una voglia pazzesca di sentirti schizzare nella mia bocca, per riprovare la libidine che mi dà il calore del tuo sperma quando mi inonda il cavo orale e mi scalda l'ugola scendendo verso lo stomaco, ma non voglio rischiare: in questi giorni, ogni singola goccia del tuo seme, deve andare a riempire il mio utero.»

Le ho sorriso mentre mi ha tempestato di baci e poi, con voce un po’ malinconica, ha continuato a parlare.

«Papà fai presto ad ingravidarmi che anch'io non vedo l'ora che tutto torni come prima. Muoio dal desiderio di sentire il sapore così intenso della tua sborra che stimola le papille sulla mia lingua. Le tue mani che tengono ferma la mia testa mentre mi scopi in bocca e mi inciti a succhiarti e bere fino all’ultima goccia del tuo prezioso nettare. Mi manca la tua irruenza, che sento quando mi monti come una cagna e impazzisco quando mi sfondi il culo e lo riempi coi tuoi fiotti bollenti. Tutto questo mi manca da morire, per questo ti chiedo ingravidarmi prima possibile. Per questo voglio che, ogni singola goccia del tuo seme sia utilizzata per fecondare il mio ventre.»

Sentirla pronunciare quelle parole mentre continuavo a pomparla con un ritmo sempre più forte, hanno montato ancora più la mia libidine e mi hanno eccitato, facendo gonfiare ancor più il mio cazzo che sentivo stimolato dalle sue mucose, dalle sue contrazioni vaginali, fino al punto in cui son riuscito di nuovo ad esplodere ancora nel suo utero, con interminabili fiotti caldi ed abbondanti. Stremati, ci siamo addormentati e, all’alba, l’ho trovata ancora abbracciata a me. L’ho lasciata distesa nel letto, mi sono alzato e, mentre mi vestivo, l’ho guardata dormire ancora: aveva il viso sereno ed appagato. Sembrava un angelo. Era la mia bambina e, al tempo stesso, era il mio demonio, capace di sconvolgere la mia mente e sollecitarmi alle più sfrenate perversioni. Anche questa idea di farsi ingravidare da me era qualcosa di veramente folle, ma, nello stesso tempo, così eccitante da sconvolgere qualsiasi pensiero razionale. Non avevo rimorsi e nemmeno scrupoli, perché io stesso l’avevo portata a questo livello di perversione ed il massimo lo avevo raggiunto quando, farcita del mio seme, l’avevo accompagnato all’altare, ed ora era il suo momento di reclamare la mia perversione e la cosa, in qualche modo, compensava il nostro rapporto. Durante la giornata ho ricevuto diversi messaggi da lei che mi implorava di tornare più in fretta possibile, perché aveva estrema necessità di sentire il suo ventre ancora scaldato dal mio seme. Appena giunto in casa, si è stretta a me e di nuovo ha voluto esser scopata, cosa che ho fatto, facendola distendere sul tavolo della cucina. È stata una bella scopata, intensa e forte e, quando le ho riversato dentro il mio piacere, i suoi occhi si sono illuminati di gioia. Abbiamo fatto una doccia, poi abbiamo deciso di uscire a cena con lei che si è preparata con una mise veramente sexy. Me la sono trovata davanti che indossava una camicia bianca modello slim, con i tre bottoni più alti volutamente sbottonati, tette prive di reggiseno, minigonna nera, autoreggenti appena velate, un paio di decolleté con tacco 12; un leggero trucco intorno agli occhi e pochissimo rossetto. Siamo andati a cena in un piccolo ristorante dall’altro lato della città e, per tutta la serata, è stata oggetto di sguardi da parte di tutti i maschi presenti nella sala da pranzo. Al ritorno era così eccitata che, appena giunta in camera, si è seduta sul letto e subito ha allargato le cosce e mi ha invitato a leccarla.

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