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Erotika
Il matrimonio svedese.
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Racconto20 min di lettura

Il matrimonio svedese.

Da noi, i maschi son tutti mori, con gli occhi scuri, di conseguenza, quando capita uno biondo, con gli occhi chiari, suscita molto interesse e, forse non l'hai notato, ma stasera tu eri il maschio più desiderato presente in quella sala, perché sei un bel moro, alto dall'aspetto imponente, come i loro maschi, ma, soprattutto, hai dei meravigliosi occhi marroni.

pennabianca
1 anno fa · 1.1k letture · 0

«Mamma mia, Fausto, questo sì che è godersi la vita! Ho sempre pensato che tu e zia siate due persone solari e schiette, ma ora ne ho la assoluta certezza. A volte, osservo mio padre e mia madre che si cornificano a vicenda, e non dire che non te ne sei accorto, con il rischio di rovinare il rapporto familiare, mentre, invece, basterebbe semplicemente esser due persone intelligenti, come te e zia, così da non perdersi niente di quanto può offrire la vita. Perciò, se un giorno decido di avere un altro compagno, vorrò che sia un uomo intelligente come te!» Arrivati a Stoccolma, ci vengono incontro Giulia e Sven. Il neo sposo è il classico vichingo: alto, biondo, occhi azzurri, spalle larghe; noto che Anna ne rimane piacevolmente affascinata. Raggiungiamo il loro paesino, che si trova dall'altro lato di un lungo fiordo, che termina davanti alla città di Stoccolma. Essi, invece, abitano in una piccola insenatura di questo fiordo, dove ci sono una ventina di case e l'attività della famiglia di Sven: una immensa segheria. Veniamo accolti in maniera molto cordiale e le due ragazze si baciano ed abbracciano, felici di rivedersi. Ci accompagnano in un punto, dove ci hanno riservato una camera, spiegando che, purtroppo, non esistono strutture alberghiere nel loro piccolo paese e, il sopraggiungere improvviso e imprevisto di altri parenti dello sposo, li aveva costretti a riservare a noi due un'unica stanza, situata sopra la rimessa delle barche di un amico di Sven. Salita una piccola scala, entriamo in quella che è una cameretta non troppo grande, ma ben riscaldata. Oltre l'ingresso, in un angolo c'è un letto matrimoniale, tutto rigorosamente fatto in legno. Adiacente all'ingresso, sul lato destro, c'è un bagno abbastanza grande, con una doccia molto capiente. Lasciamo i nostri bagagli e subito Alessandra trascina me e Anna, a cena dai suoi futuri suoceri. La cena di benvenuto è stata apprestata all'interno di una sala, dove è riunita un po' tutta la scarsa popolazione di quel paese: una trentina di persone tra uomini, donne, bambini e ragazze di età diversa. Durante la cena, prendo atto di esser oggetto delle attenzioni di tante belle signore, ma, anche e soprattutto, di ragazze giovani. In quel momento, non comprendo il motivo di tanto interesse, ma è Anna che, una volta finita la cena e trovandoci da soli in camera nostra, mi spiega questo dettaglio.

«Accidenti, Fausto, tutte ti mangiavano con gli occhi. Secondo me, la metà di esse avrebbero voluto esser qui con te, in questo momento!» Le chiedo una spiegazione a tanto interesse e lei mi guarda un po' stupita. «Che cosa non hai capito? È un po' come è successo ad Alessandra! Da noi, i maschi son tutti mori, con gli occhi scuri, di conseguenza, quando capita uno biondo, con gli occhi chiari, suscita molto interesse e, forse non l'hai notato, ma stasera tu eri il maschio più desiderato presente in quella sala, perché sei un bel moro, alto dall'aspetto imponente, come i loro maschi, ma, soprattutto, hai dei meravigliosi occhi marroni. Se poi avessero modo di scoprire che sei anche munito di un ottimo arnese tra le gambe, allora dovrei preoccuparmi che, per ricondurti a casa, dovrei prendere un'ambulanza, perché ti prosciugherebbero di sicuro anche il midollo spinale!» Ci mettiamo a ridere e poi giunge il momento di andare a letto. Anna subito si spoglia per farsi una doccia. «La doccia la faccio io per prima!» Immediatamente ha cominciato a spogliarsi, sino a rimanere in slip e reggiseno, prima di scappare in bagno. Era la primissima volta che vedevo mia nipote quasi nuda: aveva un corpo bellissimo. Alta, mora, con i capelli lunghi alle spalle, il seno alto e tondo con areole ben marcate, che si notavano al di sotto del reggiseno sottilissimo, e capezzoli grossi. Il ventre piatto e la fighetta, coperta da un sottile perizoma quasi completamente sparito tra le natiche, lasciavano scoperte due chiappe davvero invitanti. Le cosce poi, lunghe e snelle, sembravano due colonne stupende. Ammetto che, per la prima volta, ho visto in lei la donna, non la nipote, ed ho ricacciato indietro certi pensieri impuri che mi erano venuti, cercando di non alimentarli. Mi son spogliato e preparato per la doccia e poco dopo è arrivata lei, avvolta nel suo telo doccia, con un asciugamano attorcigliato sulla testa. «È il tuo turno. L’acqua è caldissima, da favola.» Appena entrato in bagno, mi son accorto che, nonostante tutti gli sforzi, avevo il cazzo duro. Finita la doccia, son tornato velocemente in camera, avvolto nel mio telo; avevo già indossato gli slip, mentre ho visto che, sulla sedia, accanto al letto, erano visibili reggiseno e pantaloncini del pigiama di lei.

Si è girata e mi ha suggerito di restare leggero. «Fausto, con il caldo che c'è, non ti consiglio di indossare il pigiama. Inoltre, non c’è lenzuolo, ma una bella coperta imbottita di piuma d’oca, che di sicuro mette addosso un caldo pazzesco!» In effetti dentro la camera, la temperatura era gradevolissima e, così, ho voluto aderire al suo consiglio, mettendomi a letto con indosso i soli slip e maglietta. Nell'atto di alzare la coperta, ho visto che anche Anna indossava la parte di sopra del pigiama e gli slip, ma ho fatto finta di niente e, solo per cercare di stemperare la tensione, ho preso un cuscino e l’ho piazzato in mezzo, tra lei e me. Ne scaturì una risata incontrollabile, ma fu lei stessa a smorzarla, ironizzando. «Fausto, dai: non ti comportare da coglione. Metti via questo cuscino: credi sia la prima volta che dormo con un uomo?» La stanza era avvolta in una leggera penombra. Ero rimasto girato verso di lei e la mia mente era in completo turbinio. Non riuscivo a prender sonno, nonostante il viaggio e la stanchezza, per la prima volta mi sentivo in difficoltà con lei. Le ero girato di spalle e, d'improvviso l’ho sentita avvicinarsi a me, sino a sfregare le sue cosce sulle mie ed i suoi seni che premevano sulla mia schiena. Mi ha accarezzato la schiena, forse convinta che stessi già dormendo. Son rimasto immobile e lei, dopo un attimo, si è girata dall'altra parte, appoggiando le sue natiche sulle mie. Non ne potevo più, mi sentivo il cazzo durissimo e, così, mi sono girato anch'io e, non essendoci tanto spazio, giocoforza gliel’ho appoggiato sul culo; un paio di minuti o, forse solo pochi secondi, e subito dopo lei si è mossa, ha sfilato gli slip ed anche la parte di sopra del pigiama. Poi ha di nuovo appoggiato il culetto contro il mio cazzo durissimo ed ha preso a sfregarcisi sopra. Per un po', l'ho lasciata fare, poi mi sono scostato e messo supino. Lei si è girata e mi è salita addosso. In un attimo di lucidità, mi sono bloccato. «Anna, cosa stiamo facendo?» Lei si è mossa rapidamente. Ha acceso la lampada del suo comodino, girandosi poi verso di me. «Fausto, stiamo per scopare: cosa c’è non ti va?» Ero eccitatissimo, ma anche in imbarazzo. «Anna, ma ti rendi conto che siamo zio e nipote? Portiamo lo stesso cognome!»

Lei aveva uno sguardo determinato e serio. «Ma, Fausto, un uomo come te, che mi ha confidato segreti intimi, dicendomi di avere scopato con una coppia insieme alla zia, che ha avuto le sue storie e le sue corna, adesso si fa degli scrupoli con me? Forse ti è sfuggito un dettaglio: io ho sempre desiderato di scopare con te; non te ne sei mai accorto, eppure è così. Lo so, è una specie di incesto, ma a me piace da morire e non m'importa nulla di quello che pensa la gente, il mondo! L’unico di cui m'importa il giudizio, è il tuo: quindi, mi scopi o no?» Ho tentato una inutile ultima scusante. «Adesso dormiamo: ci penserò su e ti farò sapere. Dai, ne parliamo domani sera.» Ha capito che non ero in grado di reggere il suo attacco frontale e non ha esitato ad affondare il colpo. «Va bene, però, almeno fammi toccare il tuo cazzo, ti prego...ti prego...ti prego! Dai, solo un po'.» Impossibile resisterle quando mi fa la vocina cosi dolce. Ho accettato e lei subito lo ha afferrato con una mano, iniziando a menarmelo. «Accidenti! È davvero un bel cazzone! Ora mi è chiaro quando mi hai detto che hai retto il confronto nella spiaggia nudista! Un cazzo così, non si trova tutti i giorni! Fausto, posso prenderlo in bocca? Ti prego...ti prego...ti prego!» Mi son arreso ed ho sentito affondare la sua bocca su quel pezzo di carne rovente, iniziando un pompino travolgente. Era bravissima! Lo leccava tutto e lo bagnava di saliva, per poi affondarselo tutto giù per la gola, fino a che il suo naso sbatté sul mio corpo! Cazzo! Nemmeno mia moglie era capace di tanto! Dopo averlo bagnato a dovere, di colpo è salita su di me e, immediatamente, se lo è fatto entrare tutto dentro la fica, restando immobile. L'ho guardata e lei, per un attimo, mi ha sorriso, poi ha preso fiato ed ha iniziato a muoversi con una dolcezza infinita. «Bellissimo! Non sai da quanto desideravo sentire questo tuo splendido membro, tutto dentro di me! Mi son sentita veramente riempire! Ho voluto solo assaporare un momento il piacere di averlo tutto dentro. Ora però scopami! Voglio godere con te, fino a sfinirmi!» Ha iniziato a cavalcarmi in maniera davvero magnifica. Ho allungato le mani ed ho afferrate i suoi capezzoli, facendola gemere di piacere, mentre lei si abbassava e mi offriva quei succosi frutti da succhiare, leccare e mordere. «Mordi i miei capezzoli. Mi fa impazzire sentir dolore sui seni! Oddio, Fausto, son pronta a godere.» Ha goduto tanto. Poi, sfinita si è sdraiata su di me ed allora l'ho messa sotto di me ed ho preso a fotterla con lei che sollevava le gambe e le attorcigliava intorno ai miei fianchi. Anche in questa posizione ha goduto per due volte, poi si è resa conto che io ero prossimo all'orgasmo e allora ha stretto ancor più le gambe dietro di me, impedendomi di uscire. «Non te ne andare! Non provare ad uscire! Mi devi sborrare dentro! Vengo! Dai, Fausto, vieni anche tu! Sborrami dentro, ora! Vengo!» Ho sentito il mio piacere scorrere lungo il mio membro e riversarsi dentro il suo corpo, con lei che mi teneva abbracciato e stretto forte. Ci siamo baciati a lungo, facendoci ancora delle coccole, restando uno dentro l'altra. Ci siamo addormentati così e lei mi ha svegliato all'alba, succhiando il mio cazzo, che è subito diventato duro; allora mi ha tirato su di sé e mi ha chiesto di montarla ancora. «Montami! Fammi sentire d'esser la tua vacca! Non ho mai provato il piacere come quello che ho provato con te questa notte! Sei un toro meraviglioso ed io voglio esser la tua vacca!» L'ho pompata con calma, facendola godere altre due o tre volte, poi, quando era il momento di venire, le ho chiesto dove preferiva; lei mi ha fatto sfilare e si è avventata sul mio membro, accogliendo nella sua bocca una fantastica sborrata. Abbiamo trascorso il resto della giornata insieme agli sposi e, a sera, siamo andati a cena ancora tutti insieme; qualcuno aveva messo della musica ed ho sentito qualche bella signora venire a strofinare il proprio corpo contro il mio, ma ho visto gli occhi di Anna che continuavano a scrutare ogni mio movimento. Anche Giulia si è stretta a me e mi ha ringraziato per aver partecipato a questo evento. «Grazie, Fausto! Sei veramente una persona speciale, anche per me!»

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