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Erotika
Il matrimonio svedese.
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Racconto20 min di lettura

Il matrimonio svedese.

Da noi, i maschi son tutti mori, con gli occhi scuri, di conseguenza, quando capita uno biondo, con gli occhi chiari, suscita molto interesse e, forse non l'hai notato, ma stasera tu eri il maschio più desiderato presente in quella sala, perché sei un bel moro, alto dall'aspetto imponente, come i loro maschi, ma, soprattutto, hai dei meravigliosi occhi marroni.

pennabianca
1 anno fa · 1.1k letture · 0

Mi chiamo Fausto, ho 47 anni, sono alto m. 1,88, capelli neri ma dalle tempie bianche, occhi marroni, fisico possente, ma non grasso. Sono sposato con Milena, una bella donna, mia coetanea ed abbiamo un figlio, Luca, che, oggi, ha 32 anni ed è sposato anche lui. Abito in una villetta bifamigliare, la cui rimanente parte è occupata da mio fratello, che ha tre anni più di me. Lui ha una figlia di nome Anna, di 29 anni. C'è sempre stato un buon rapporto, tra me e mia nipote. Si è sempre confidata con me, perché io per lei son sempre stato lo zio simpatico e disponibile. Tutto questo nasce dal fatto che lei e mio figlio, fin da ragazzi, sono stati molto insieme a me e, anche crescendo, il nostro modo di divertirci e di andare in giro è sempre stato costante e divertente. Fin quando Luca non si è sposato, entrambi stavano sempre con me, sia che si andava a pesca, attività in cui Anna è bravissima, oppure alla partita, essendo tifosi della stessa squadra; oltre questo si andava in giro nei boschi a cercar funghi. Siamo stati molto tempo insieme ed è per questo che, crescendo, per lei sono rimasto come un punto di riferimento. Inoltre essendo io un imprenditore edile e mio figlio geometra, lavora nella nostra ditta anche Anna come contabile e questo ha rafforzato di più la nostra familiarità. A 22 anni si è innamorata di un ragazzo e, dopo quattro anni di fidanzamento, si è sposata con lui. Sembrava una coppia abbastanza felice, invece, nel giro di un anno, si son separati per incompatibilità di carattere. All'inizio non mi era chiaro in cosa consistesse questa incompatibilità e, dal momento che tra noi due, c'era molta confidenza, ebbe a spiegarmi che tutto era derivato dal fatto che, sia da fidanzati, che da sposati, avevano fatto sesso non più di una ventina di volte, dovendo riconoscere che, in 5 anni, quelle venti volte, erano davvero poco. Come imprenditore edile, conosco tante persone e ce n'è una in particolare, con cui ero legato da tanto tempo sia per amicizia che come compagno di lavoro. Antonio era una persona schietta, allegra, solare, capace di sorridere anche nei momenti più duri. Titolare a sua volta di una ditta per lavori idraulici, collaborava quasi sempre con me nella realizzazione dei miei progetti edili, cui affidavo sempre tutto ciò che riguardava l'idraulica. Era sposato con Giulia, una bella donna molto amica di mia moglie. Un giorno lui è caduto da un tetto, mentre montava una grondaia ed è morto. Per tutti noi è stato un dolore immenso e allora ho creato una piccola società con sua moglie, inglobando nella mia anche la sua azienda, continuando a collaborare, garantendo, così, a lei una costante risorsa economica in grado di farle mantenere sua figlia Alessandra. Quest'ultima ha la stessa età di Anna, sono andate a scuola insieme e sono amiche in quanto si conoscono da sempre, essendo le nostre famiglie molto unite. Immaginavo già un bel matrimonio tra mio figlio e Alessandra, ma lei si è fatta conquistare dagli occhi azzurri di uno splendido svedese a nome Sven, che ha incontrato durante gli anni di università e, dopo la laurea in economia aziendale, lei lo ha seguito nel suo paese natale, la Svezia. Per la madre è stato un ennesimo colpo, ma, nello stesso tempo, era felice, perché la figlia, in questi 6 anni di convivenza, le aveva regalato due splendide nipotine. Quest'anno, a giugno, hanno deciso di convolare a nozze e, così, la nonna è volata a Stoccolma ed ha invitato tutti noi a raggiungerla per partecipare al matrimonio. Anna, addirittura, è stata invitata come testimone di nozze della sposa e Giulia mi ha chiesto se, in qualità di quasi zio e in considerazione che ero stato padrino di Alessandra al battesimo, ero fossi disposto ad accompagnare la sposa all'altare. Quando eravamo prossimi alla partenza, mia moglie ha dovuto declinare l'invito perché impegnata in quanto primaria in una clinica privata, che si occupa di procreazione assistita, così come ha dovuto rinunciarvi mio figlio, essendo incorso nel più stupido degli incidenti con la moto: una caduta da fermo. Cadendogli la moto sulla gamba, in prossimità di uno scalino, gli aveva procurato una bella frattura, perciò, alla fine, da quattro persone invitate, ci siamo ridotti solo in due, io e mia nipote Anna. Un mercoledì di giugno, nel primo pomeriggio ci siamo imbarcati su un volo diretto a Stoccolma. L'aereo era mezzo vuoto, su una capienza di circa 200 persone, eravamo circa una settantina di passeggeri e così, io e lei, ci siam trovati seduti ai nostri posti, senza aver altre persone intorno, se non viaggiatori nelle poltrone più avanti o più indietro. Questo esser da soli, ci ha permesso una confidenza tale da dialogare tra noi in maniera anche piuttosto discreta ed intima. Nel parlare, Anna mi ha riferito delle sue nuove conoscenze maschili, che le riempivano il periodo post divorzio; io l’ho messa in guardia, allertandola sui malintenzionati e di valutar bene ogni situazione che le si presentava. Poi le ho chiesto il vero motivo del divorzio e lei mi ha aperto il libro. «Aveva scoperto d'esser gay. Prima di conoscermi, lui aveva avuto delle relazioni omosessuali e, poiché i suoi genitori non ne erano a conoscenza, si era fidanzato con me, nella speranza di poter tenere nascosta questa sua inclinazione, coprendo il tutto con una normale vita matrimoniale, mentre, in realtà, continuava ad incontrare i suoi amichetti segretamente. Negli anni di fidanzamento, non mi ero mai accorta di questa sua distorta sessualità, altrimenti non lo avrei sposato, ma, quando mi ha messo quasi davanti al fatto compiuto, non me la son sentita di accettare di dividerlo con un altro maschio. Capisci, Fausto (nei nostri dialoghi Anna mi chiama sempre per nome, senza usare il termine zio), come potevo fare a competere con i suoi amanti gay? Son sicura che anche tu ti sentiresti in difficoltà se dovessi competere con una donna che insidia tua moglie!» A me è venuto da sorridere e lei mi ha guardato un po' incuriosita. «Perché ridi? Ho detto qualcosa di tanto strano da farti divertire?» Ho visto che nessuno ci ascoltava e così le ho spiegato una cosa, che lei non sapeva. «Ho sorriso perché, tra me e tua zia Milena, c'è un accordo che ci fa superare queste situazioni.» Anna mi guarda sbigottita. «Cosa? Che tipo di accordo hai fatto con Milena?» Ora sono io a sorridere. «Con lei ho fatto un accordo molto semplice: se ti accompagni ad un altro, sia maschio che femmina, me ne devi mettere a parte.» Anna mi guarda incredula, poi cerca di capire se sto scherzando o meno. «Ma dai, non ci credo! Ti stai prendendo gioco di me! Com'è possibile che un bell'uomo come te, possa accettare che sua moglie, che ammetto esser una bella donna, possa andare con un altro per poi venirtelo a raccontare? Ma sei serio a dire queste cose?»

Osservo attentamente la sua faccia e mi rendo conto che sta per davvero aspettando una mia spiegazione. «Tutto è cominciato quando è nato tuo cugino. Come sai, a tua zia hanno dovuto praticare il taglio cesareo, perché il feto non era posizionato bene per il parto. L'estate successiva, siamo andati al mare e lei era molto intristita per non sentirsi più al meglio della sua procacia, affermando che il suo corpo, dopo il parto, era diventato poco attraente ed il seno sembrava quello di una vacca da latte. Eravamo in Sardegna e, allora, l'ho portata su una spiaggia non tanto affollata e l'ho invitata a mettersi in topless, per verificare se davvero passasse inosservata o, piuttosto, avrebbe attratto l'attenzione di più di un maschio. Ti assicuro che gli ronzavano intorno come mosche sul miele. Più di uno, le ha mostrato il pacco duro e, solo perché c'ero io, con un bambino piccolo accanto, non è successo che qualcuno osasse farsi avanti e provare ad insidiarla. In quell'occasione, le ho anche chiesto se desiderasse scopare con qualcuno di loro, ma lei, estremamente soddisfatta e perfettamente appagata nella sua completa autostima, ha declinato l'offerta, affermando che era sufficiente sapere che ancora riusciva a suscitare interesse in altri maschi. Così, in quel momento, abbiamo concluso il nostro patto: io le ho chiesto di esser sempre onesta e sincera con me, se le fosse capitato di andare a scopare con qualcuno ed io mi sarei comportato allo stesso modo, se mi fosse capitato di farlo con altre donne.» Anna mi guarda affascinata. «Cavolo: è incredibile una cosa del genere! E ... ha funzionato?» «Certo che ha funzionato. Lei, da allora ad oggi, ha scopato con altri tre maschi ed io ho fatto altrettanto con altre tre donne e poi, insieme, abbiamo fatto anche uno scambio di coppia.» È rimasta affascinata da quelle mie parole. «Cavolo: questa me la devi raccontare! Mi stai dicendo che tu e la zia avete fatto sesso insieme ad un'altra coppia?» Annuisco e lei insiste per avere tutti i dettagli di quella esperienza. «È successo casualmente qualche anno fa, mentre eravamo in vacanza in Portogallo. Siamo andati sull'isola di Tavira e, una volta lì, abbiamo scoperto che si trattava di una spiaggia nudista. Dopo qualche attimo di incertezza, ho invitato tua zia a mettersi nuda e lei, senza nessuna esitazione, si è spogliata completamente e, scherzando, ha detto che avrebbe voluto verificare chi, di noi due, avrebbe avuto più successo. Ammetto che lei partiva molto avvantaggiata, avendo uno splendido corpo, ma, ben presto, mi son reso conto che anch'io suscitavo un certo interesse e, non tanto per il mio aspetto fisico di certo abbastanza gradevole, quanto per quella specie di particolare dono, che mi ritrovo tra le gambe. A detta di tua zia, il mio è un bel gioiello, che soddisfa appieno le esigenze di una donna, sia per lunghezza che per spessore, perché, ad averlo dentro, ti dà la perfetta contezza di esser di fatto riempita.» Vedo gli occhi di Anna brillare e poi sorridere, maliziosa. «Dopo un po' che eravamo sdraiati al sole, una folata di vento ha fatto volar via l'ombrellone che era accanto a noi e che è finito addosso a me. Subito gli interessati son corsi verso di me, scusandosi, e così abbiamo scoperto che erano anche essi due italiani. Una coppia del Trentino che, quando ha capito che eravamo italiani anche noi, ci hanno invitato a trascorrere il resto della giornata sotto il loro ombrellone e scambiare facezie in allegria. Essendo camperisti, a sera ci hanno invitati a cena nel loro camper e ti assicuro che, per noi, è stata una vera sorpresa scoprire la bontà di quel tipo di vacanza, mai preso in considerazione. La cosa bella fu che, durante la cena, si son verificate tante situazioni, abbiamo fatto ricorso a tanti doppi sensi, insomma tutte cose che ci hanno fatto capire che desideravano giocare con noi e, così, dopo cena, ci siamo trasferiti sul retro del camper, sopra un comodo letto matrimoniale, dove abbiamo fatto sesso per tutta la notte. In tutto il resto della vacanza, siamo stati insieme ed abbiamo scopato le nostre donne insieme, con assiduità. A volte l'abbiamo fatto in doppia penetrazione oppure ci siamo goduti le performances femminili nel leccarsi tra di loro, mentre noi maschi le esortavamo a fare di più. Ne è nata una bella amicizia e, se ricordi bene, lo scorso anno, io e tua zia siamo andati a trascorrere il capodanno in montagna, a casa di questi nostri amici, che avevano organizzato un cenone insieme ad altre cinque coppie, con le quali, la notte di capodanno, abbiamo fatto un’orgia di quelle spettacolari!» Vedo lo stupore e la contentezza negli occhi di Anna.

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