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Mi sono messo con mia mamma
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Mi sono messo con mia mamma

Una sequenza complicata dove l'attrazione fatale tra mamma e figlio diventa un impulso irresistibile, che sfocia in un rapporto tutto da scoprire...

pennabianca
2 anni fa · 4.212 parole · 19 min
9.6k letture

Resto sconvolta: lui è nudo sul letto ed ha il suo portatile acceso; sicuramente sta guardando qualcosa che lo eccita da morire. Si sta segando come un disperato. Non riesco a vedere bene il suo cazzo e nemmeno lo schermo del pc. Son certa che dev’essere una cosa che lo stimola tantissimo, quando giunge ad emettere un prolungato gemito: sta godendo e ne resto ammaliata. Una interminabile serie di schizzi esce dal meraviglioso palo, che ora riesco a vedere in tutta la sua possanza. Lentamente si sta calmando e, rendendomi conto che presto uscirà dalla sua camera, mi infilo rapidamente dentro la mia. Lui si chiude in bagno e sento l’acqua della doccia scorrere. Mi distendo sul mio letto e mi scateno in una selvaggia masturbazione, che mi riesce a calmare solo in parte. Avverto dentro di me la curiosità di sapere e capire chi, o cosa, lo ha eccitato così tanto e perché è tornato così presto?! Pochi attimi: lui esce, si infila a letto e poco dopo dorme. Il giorno dopo, la mia curiosità è alle stelle. Nel pomeriggio, lui esce ed io entro in camera sua, prendo il suo pc e lo porto in camera mia. Lo apro, ci vuole la password, resto qualche secondo a pensare quale possa essere, digito Tania e tutto si apre. Esperta quale sono, apro la pagina dei dati recenti, guardo l’ultima cartella aperta e resto di stucco.

«Ma … Ma …Sono io!»

Ci sono tutte foto mie, che mi ha scattato lo scorso anno al mare, a Porto Venere. Io ero andata con una mia amica e lui è venuto a riprendermi il sabato, perché l’amica si sarebbe trattenuta ancora. In quell’occasione mi ha fotografato con la digitale che gli avevo regalato io stessa per il suo diciannovesimo compleanno. Di alcuni scatti, ne ha ricavato dei primi piani: ad esempio il culo e questa, dove sto a cosce aperte. Ha ingrandito il dettaglio della fica che, sebbene coperta dalla stoffa del costume, lascia intravedere dei peli. Mi viene da riflettere: se lui si sega pensando a me, deve avere qualche problema con le altre donne. Sì, ma quale? Io come posso aiutarlo? Non certo chiedendogli apertamente cosa c’è che non va? Non me lo direbbe mai. No, devo trovare un’altra strada. Allora decido di stare al suo gioco. Torno in camera sua, prendo la digitale e torno in camera mia. Mi spoglio, scatto alcune foto, le più oscene che mi vengono in mente. Le scarico nel pc e ne seleziono solo cinque. Nella prima, sono a fica aperta; nella seconda, mostro il culo e, con una mano davanti, mi tocco la fica; nella terza sono ripresa con un dito in culo e le altre ritraggono il seno. Le racchiudo dentro una cartella nuova che chiamo: “Dedicata a te”.

Riporto tutto in camera sua e volutamente lascio la digitale sul pc.

Danilo

Torno a casa incazzato nero. Ennesima serata di merda, mi rifugio in camera mia e, come sempre, finisco per accendere il mio portatile, dove ho dentro delle foto di mia madre. Gliele ho scattate lo scorso anno a Porto Venere; mi aveva da poco regalato una digitale e mi sono divertito a farle dei primi piani molto intimi, in specie della fica e del culo, che reputo bellissimo. Mi basta poco, e sborro. Poi me ne vado a fare una doccia e mi metto a dormire: sono demoralizzato. La domenica mi alzo tardi, passo la mattina in casa, solo al pomeriggio decido per un cinema; invito anche mia madre, ma lei rifiuta, dicendo che ha altre cose da fare. Quando torno è tardi e mi metto a dormire. Il mattino, quando mi alzo, noto una cosa che ieri sera mi era sfuggita: la digitale sopra il pc. Ero sicuro di non averla usata e anche il pc è messo in modo diverso da come l’ho lasciato. È tardi, devo uscire per andare al lavoro. L’accendo per pochi attimi e trovo, sul desktop, una nuova cartella che prima non c’era, è denominata: “Dedicata a te”.

L’apro e resto basito. Il cazzo mi si gonfia così velocemente dentro i pantaloni, da sbattere sulla scrivania. Tania è in pose assolutamente sconvolgenti. Porca, erotica da morire. Vorrei soffermarmi, ma si è fatto tardi, devo correre al lavoro, chiudo tutto e scappo. Durante il giorno, il tempo non passa mai, poi finalmente arrivano le diciassette. Mi fiondo letteralmente a casa. Lei tornerà più tardi, quindi ho tutto il tempo di gustarmi le foto e cercare di capire, perché mi ha fatto un simile regalo. Quando entro in camera mia, vedo che la digitale è di nuovo sul pc. Lo apro, dentro ci trovo due foto in più che questa mattina non c’erano. Lei è nuda, con indosso solo un reggicalze e calze nere velate, con un pizzo stupendo. Mi gusto le sue foto, mentre il cazzo ha raggiunto un’erezione spaventosa. Mi rendo conto, per la prima volta, delle dimensioni del mio cazzo e capisco il disagio che provano le donne quando se lo trovano davanti. Mi sego, poi ho un’idea. Prendo la digitale e mentre mi sego, scatto delle foto al mio cazzo vicino allo schermo del pc, dove si vede la sua fica oscenamente aperta. Faccio molte foto quando vengo e riesco pure ad immortalare lo schizzo di sborra. Scarico tutto sul pc, seleziono le migliori, le metto dentro una nuova cartella che nomino:

“Per dirti grazie”.

Tania

L’ho sentito andare al lavoro. Ho notato che da quando si è alzato fino a quando è uscito, è rimasto alcuni minuti in più in camera sua. Sicuramente ha visto le foto. Decido che, prima di andare al lavoro, gliene aggiungo altre due foto, che solo ora mi sono venute in mente. Mi vesto con un bellissimo reggicalze e calze con pizzo nero. Scatto le foto e le aggiungo alle altre: sono curiosa di vedere come finisce questa storia. Trascorro una interminabile giornata di lavoro. Quando torno, lui ha preparato la cena, parliamo come sempre del più e del meno, e cerco di capire se ho fatto centro, ma lui non si apre. Guardiamo insieme un breve programma televisivo, poi, con la scusa, che domani si deve alzare presto, va a letto. Cerco di rimanere sveglia e, quando mi rendo conto che si è addormentato, prendo il portatile e lo apro: dentro ci trovo una cartella dedicata a me, l’apro e le immagini non lasciano dubbi. Non solo ha visto le mie foto, ma le ha gradite e mi ha restituito il favore. Rifletto su quanto sta accadendo e decido di aggiungere altri scatti. Li realizzo con l’ausilio di biancheria intima sexy; ne ottengo circa otto di buona qualità, scarico tutto nel pc e lo rimetto a posto, con la digitale sopra, a mo’ di segnale.

Danilo

Non so bene per quale motivo ho messo la sveglia circa dieci minuti prima, ma forse perché mi aspettavo nuove foto? La situazione si fa interessante. Entrambi sappiamo che l’altro le vedrà e ne trarrà piacere: sarebbe più semplice parlare, ma devo anche riconoscere che il gioco si è fatto veramente intrigante. Accendo subito il pc e trovo le foto. Una occhiata veloce; mi riprometto di tornare presto questa sera e gustarmele tutte in santa pace. La giornata, invece, si complica; un imprevisto sul lavoro, comporta che dovrò recarmi per tre giorni fuori città. Rientro a casa piuttosto tardi e quando la informo che dovrò star via per almeno tre giorni, noto che si è intristita, mi guarda come se, all’improvviso, fosse sfumato tutto il divertimento. Poi mi dice:

 «Ti preparo la valigia».

Dopo che se ne va a letto ed anch’io mi metto a dormire. L’indomani dovrò alzarmi prestissimo, ma, prima di addormentarmi, prendo il portatile e guardo le sue foto: mi eccito tantissimo. Mi sego, guardando l’abbigliamento sexy indossato per me e la sua fica ben esposta ed aperta, sempre per me, poi mi addormento. Al mattino parto prestissimo e, lungo tutto il viaggio, penso a lei: in fondo abbiamo solo rinviato di poco il nostro gioco.

Una volta a destinazione, mi metto al lavoro alacremente e, durante la pausa pranzo, scopro che siamo a soli dieci km dal mare; allora mi viene subito un’idea, la chiamo.

«Senti, Tania, sono a soli dieci km dal mare, mi devo trattenere fino venerdì. Che pensi se cerco una camera per sabato e domenica? Così passiamo insieme il fine settimana. È previsto bel tempo e potremmo prendere un po’ di sole. Potresti venire con il treno, così possiamo tornare insieme».

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