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Mi sono messo con mia mamma
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Mi sono messo con mia mamma

Una sequenza complicata dove l'attrazione fatale tra mamma e figlio diventa un impulso irresistibile, che sfocia in un rapporto tutto da scoprire...

pennabianca
2 anni fa · 4.212 parole · 19 min
9.6k letture

Mi chiamo Danilo, sono un normalissimo ragazzo che lavora, si diverte con gli amici e scopa quando capita. Vivo assieme a mia madre che, più che un genitore, è una vera amica. Lei ha vissuto la condizione di ragazza madre e mi ha riferito che mio padre non ha voluto sapere di me, allora lei, con l’aiuto dei suoi, è riuscita a mettermi al mondo ed allevarmi. Non ho proprio un gran fisico: sono alto, ma, per il resto, abbastanza normale, al contrario di ciò che porto nei calzoni. Uno scherzo della natura che, spesso, mi ha messo in difficoltà con le donne che, quando lo vedono, esclamano:

“Portalo a tua madre, che te l’ha fatto!”

Effettivamente non tutte se la sentono di ospitare dentro di loro un cazzo di venticinque centimetri che, se al glande è di misura quasi normale, man mano aumenta di larghezza, diventando, alla base, come tre dita della mano di un uomo. Un vero disastro per me. Come dicevo, con mia madre c’è una bellissima complicità che ci tiene molto uniti. Lei ha le sue amicizie, fa i suoi viaggi assieme alle sue amiche, insomma ha la sua vita e, sicuramente, si fa le sue belle scopate, ma non ce lo raccontiamo di certo. Io tengo per me i miei problemi ed evito di raccontarle che ho vergogna a dirle che, spesso, mi devo segare dopo che qualche donna mi ha fatto eccitare, senza poi concludere nulla. Quindici giorni fa è capitata una cosa che ha cambiato tutto questo. Il sabato, non lavoro. Siamo a fine maggio, il caldo comincia a farsi sentire, ma ho deciso di andare a correre di mattina presto. Verso le dieci ritorno a casa, e Tania, mia madre, non c’è: anche lei non lavora il sabato, e si diverte molto ad andare a curiosare al mercatino, che si tiene vicino allo stadio. Sono solo, mi spoglio, entro nel bagno e mi metto sotto la doccia. L’acqua tiepida mi lava via il sudore. Mi rilasso e, lentamente, il cazzo si drizza perché penso a questa sera: devo uscire con una tipa, che mi fa ben sperare. Comincio a segarmi, ma non sono molto convinto; mi sto eccitando, ma poi desisto. Ho il cazzo durissimo, al massimo della sua erezione. Chiudo l’acqua ed esco dalla doccia, proprio mentre la porta del bagno si apre ed entra mia madre.

«Oddio, scusa! Non sapevo ci fossi tu!»

Rimango di merda. Lei non riesce a staccare lo sguardo dalla mia vistosa erezione, perciò si gira ed esce velocemente. Da questo momento in poi, ognuno di noi racconterà le proprie emozioni.

Tania

Sono Tania, quella che oggi è detta ragazza madre. A quasi diciannove anni, frequentavo un bellissimo ragazzo, ma era un bastardo di prima categoria; mi fece innamorare e, poi, una sera a casa sua, mi scopò sverginandomi. Nello stesso momento, tornò suo padre e lui mi offrì anche al vecchio, che non esitò a farmi il culo, mentre il bastardo mi riempiva davanti. Mi farcirono fica e culo di sborra: ne pomparono dentro così tanta, che, alla fine, mi ritrovai incinta. Quando andai ad informarlo dell’accaduto, lui mi rispose che, sì mi aveva scopato, ma potevo anche averla data a qualcun altro, il giorno dopo. In pratica non poteva essere certo che fosse lui il padre ed a nulla valsero le mie suppliche. I miei genitori, che lavoravano al nord, mi portarono a vivere con loro. Misi al mondo Danilo. L’ho allevato cercando di essere più un’amica che una madre; sono molto fiera di lui. La mia vita me la sono giocata con quel bastardo. Sono passati ventitré anni, da quel momento e devo dire che è stato meglio così. Ho il mio lavoro, le mie amiche con cui andiamo spesso in giro; ogni tanto, mi sono concessa anche qualche scopata, perché non si può vivere di sole angosce. Tutto è filato liscio fino al giorno che sono andata al mercatino, che si tiene il sabato vicino allo stadio. Curiosando qua e là, mi accorgo che si son fatte le undici, ed ho necessità di svuotare la vescica, per cui ho deciso di tornare a casa. A causa dell’impellente bisogno fisiologico, appoggio in cucina le poche buste che ho, e mi precipito in bagno. Apro la porta e mi trovo mio figlio davanti, nudo.

«Oddio, scusa! Non sapevo fossi qui».

Il mio sguardo cade sul cazzo eretto di Danilo, è enorme. Resto qualche secondo a bocca aperta, non credevo che esistessero membri così grossi. Ne ho sentito parlare, ma credevo fossero appannaggio di chi, per mestiere, facesse il porno attore o di gente di colore. Esco sconvolta e mi infilo dentro la mia camera; avverto un gran caldo: mi sto eccitando! Cazzo, ma è mio figlio! Eppure che bel pezzo di carne si trova fra le gambe. È passato tanto di quel tempo da quando lo lavavo e non ricordavo fosse tanto dotato; chissà quante ragazze avrà fatto impazzire di piacere. Mi calmo, aspetto che lui esca dal bagno e mi ci infilo a mia volta. Espleto il mio bisogno e, quando mi siedo sul bidet per pulire la passera, le mie mani non riescono a stare ferme: mi devo masturbare per forza, è più forte di me. Mi basta davvero poco ed uno sconvolgente orgasmo mi scuote tutta. Mi lavo ed esco. Vado in cucina per preparare il pranzo e lui, poco dopo, mi raggiunge.

Danilo

Accidenti! Proprio mia madre mi doveva vedere in queste condizioni? Mi asciugo velocemente, vado in camera mia, ma non riesco a far calare la mia eccitazione; alla fine mi sego, pensando al suo meraviglioso culetto, che ho spiato tante volte. Sono così eccitato e sconvolto, che vengo quasi subito. Mi pulisco e vado in cucina, dove lei sta cucinando per il pranzo, cercherò di scusarmi con lei.

«Scusami, mamma, non sapevo che eri tornata, io…»

«No, guarda che sono io che mi devo scusare con te; ho aperto, senza rendermi conto che tu eri dentro».

Ci guardiamo in silenzio e ci mettiamo a ridere.

«Sarà il caso che entrambi la smettiamo di dire di chi è la colpa; è successo, sono contenta di sapere che mio figlio è un bel ragazzo ed è munito di un giocattolo veramente super».

La guardo, lei mi sorride e per me è tutto chiarito. Passiamo il resto della giornata, ciascuno preso dalle cose di sempre, poi, a sera, mi cambio ed esco.

«Ciao, io esco, non mi aspettare alzata: credo che tornerò tardi».

Passo a prendere la tipa e con lei andiamo a mangiare una pizza. È simpatica, carina, la serata si sta mettendo per il verso giusto; mi invita a casa sua che è libera, tutto sta procedendo proprio bene. Ci mettiamo sul suo letto, dove io la spoglio lentamente, le succhio i capezzoli, provocandole i primi gemiti. La sento vibrare fra le mie braccia. Scendo più in basso e, dopo averle tolto la gonna, infilo la testa fra le sue cosce. Le sposto il perizoma e prendo a lavorare di lingua; gliela passo dentro lo spacco della fica, già umida dei suoi umori. Quando affondo dentro di lei la mia lingua da formichiere, le faccio provare il primo orgasmo. Mi inonda il viso di un portentoso succo. Si scuote tutta. Ora io lo so, lei mi spoglierà e, quando vedrà il bastone che mi ritrovo, tutto finirà. E, in effetti, la cosa è andata più o meno così.

«Ehi! Ma che cazzo hai lì? E no! Non mi vorrai infilare dentro quella bestia? Ti prego, no! Dai, ti faccio un pompino. No, dai…Ho paura; sei troppo grosso, mi spaccheresti».

Sempre la solita storia. Mi sento umiliato e così, senza aggiungere una sola parola, mi alzo, mi rivesto e vado via. Lei mi rincorre.

«No, Danilo, ti prego non fare così; cerca di capire…»

Ne ho le palle piene. Accidenti! Ma proprio io dovevo avere un cazzo così grande! Giuro che, se trovo una donna, bella, brutta, vacca, troia, che mi faccia scopare, la ricopro di tante attenzioni, la sposerò e la renderò la più felice del mondo.

Tania

Ho trascorso la giornata senza concludere nulla. Non riesco a togliermi dalla testa la meravigliosa mazza che Danilo ha fra le gambe. Ora è uscito, mi ha detto che tornerà tardi e son sicura che, da come si è preparato, incontrerà una ragazza e la cosa mi riempie di orgoglio. Sono distesa sul letto e il pensiero che, ora, una donna si sta godendo il suo cazzo, mi eccita da morire. Sono ricoperta da una camicia da notte leggerissima e trasparente, per via del caldo; cerco di distrarmi, ma non ci riesco, le mie mani, inesorabilmente, finiscono per infilarsi dentro le mie mutandine; chiudo gli occhi e rivedo il palo di carne davanti a me. Gemo, emetto mugolii di piacere. La mia mente si scatena: mi fa immaginare di averlo dentro; impazzisco e godo. Poi immagino la sua bocca sulla mia fica. La mano si muove sempre più energicamente. Le mie dita cercano di affondare il più possibile dentro di me, quasi a voler eguagliare la grandezza di quella mazza. Sbrodolo, poi un prepotente orgasmo mi parte dal cervello per giungere al ventre. Nel preciso istante che godo, sento la porta di casa aprirsi; è lui che entra con passi veloci, fino a chiudersi dentro la sua camera. È tornato decisamente presto, la cosa mi incuriosisce. Non voglio indagare apertamente, quindi aspetto un poco. Quando mi sembra che le cose si siano calmate, esco piano dalla mia camera e mi avvicino alla sua. La porta non è completamente chiusa e dallo spiraglio creato, riesco a vedere dentro, senza esser vista.

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