Lei senza nessuna esitazione, accetta.
La sera, appena finito di lavorare, vado fino al mare. C’è un paesino molto grazioso, e lì cerco una camera per il fine settimana; trovo solo un bilocale con bagno, lo vedo, è perfetto, lo prenoto. Torno al mio albergo, già prenotato per il lavoro. Quando disfo la valigia, scopro un piccolo regalo che lei mi ha fatto. Dentro una bustina, ci sono due paia di suoi slip indossati e non lavati. Mi distendo sul letto e, con nel naso l’odore della sua fica, il mio cazzo ha un’erezione da primato: ormai desidero quella sua fica più di qualunque cosa al mondo. Mi sego tenendo quelle mutandine sul viso: ne aspiro il profumo e lecco con avidità il punto che è stato a contatto con la sua fica. Mentre sto per sborrare, squilla il cellulare. Lo prendo e vedo che è lei a chiamarmi. Rispondo con la voce che tradisce la mia emozione, e noto che, anche lei, è ansimante. Parliamo, ma sono più gemiti che parole. Le nostre bocche non riescono a camuffare il piacere e esso viene evidenziato da ciò che diciamo al cellulare. È lei che parla.
«Mi sto toccando, guardando le foto sul pc del tuo cazzo meraviglioso, e tu?”
Le rispondo con un filo di voce.
«Mi sto segando, con le tue mutandine in bocca».
Sento un gemito.
«Allora ti è piaciuta la mia sorpresa? Sai mi è dispiaciuto che tu sia partito così velocemente: avrei voluto chiederti tante cose».
Le rispondo con voce rotta dall’emozione.
«Lo so, pure io avevo da chiederti tante cose. Ma credo che, oramai, non ci sia molto da aggiungere».
Lei fa un respiro profondo. Poi sento che sta godendo. Me lo conferma, mugolando il suo orgasmo e mi dice che sta ammirando la foto del mio cazzo, che reputa favoloso. Questa sua affermazione, porta anche me a quasi godere. Basito, chiedo la conferma delle sue parole.
«Sei proprio certa che sia meraviglioso? Molte donne non hanno avuto il coraggio di prenderlo dentro, lo trovano smisurato».
Sento un vero e proprio scatto.
«Cosa? Troppo grande? Ma con chi sei stato a fare sesso, amore mio? Lo trovo meraviglioso e non vedo l’ora di sentirlo dentro: al solo pensiero mi bagno».
Le sue parole mi eccitano e mi fanno raggiungere il mio orgasmo, che esplode quando le pongo l’ennesima domanda.
«Quello che dici mi fa morire, sei davvero sicura di volerlo?»
La sua risposta mi fa sborrare.
«Ti giuro che se eri qui, adesso, saresti stato dentro di me a farmi impazzire. Ti voglio, come non ho mai desiderato nessuno, in vita mia».
Sento che sto per godere, per quello che mi ha detto. Mi sego velocemente, poi la invito ad ascoltare il mio grido di piacere, dedicato a lei. Sborro copiosamente. Una serie di schizzi mi frustano e si sparpagliano sul mio petto. Dentro di me, avverto una sensazione di benessere, di appagamento; finalmente sento che i miei guai stanno per finire. Restiamo alcuni momenti in silenzio, poi lei mi dà la buonanotte e chiude la conversazione. Resto disteso, sono svuotato non solo per la sborrata, ma perché sono finalmente riuscito a dirle ciò chi mi tormenta. Non vedo l’ora che arrivi presto venerdì.
Tania
Non so dove ho trovato il coraggio di chiamalo. Forse perché è fuori, forse perché guardavo le sue foto sul pc e mi sono eccitata tantissimo. L’unica cosa di cui sono certa, è che non posso più aspettare: vorrei che fosse già venerdì.
Danilo
Giovedì passa velocemente. Mi tuffo disperatamente nel lavoro. Non voglio pensare a lei. Inoltre voglio risolvere il problema per avere sabato e domenica liberi per lei. La sera ci sentiamo. Parliamo del viaggio. Lei ha consultato l’orario del treno ed arriverà verso le venti. Mi farò trovare alla stazione.
«Porta il pc e la digitale».
Nessuno di noi due, ha detto una parola su quanto successo la sera prima, ma entrambi sapevamo, che la sera dopo sarà speciale.
Tania
Ho passato l’intera giornata del venerdì a pensare a lui. Non lo vedo più come figlio, né vi è qualcosa che mi faccia desistere, dal desiderare quest’uomo, per me speciale. Sarò sua. Prenderò il suo magnifico cazzo. No, non voglio solo il cazzo, lo voglio. Ne sono innamorata come donna, impazzirei senza di lui.
Sono pazza! Che razza di madre sono? No! No! Non sono pazza. Sono una madre che aiuta il figlio in difficoltà. Mi nascondo dietro questo pretesto. Lo voglio. Ieri ho preso tutto il pomeriggio libero. Sono stata dall’estetista, e mi sono fatta depilare la fica cosicché è liscia come il culetto di un bambino.
Finalmente parto. Durante tutto il viaggio, penso a lui e mi sono preparata a dovere. Ho indossato una gonna abbastanza corta senza intimo, tanto, appena gli metto le mani addosso, non resterà altro che amarci. È la prima volta, che faccio una cosa del genere, ma per il suo amore, sono pronta a diventare la sua schiava. Ecco: il treno entra in stazione e lo vedo. Il cuore mi salta in gola, la fica si bagna, le gambe tremano. Sono come una ragazzina, al primo appuntamento.
Danilo
Finalmente l’attesa è finita, è arrivata, è bellissima, non vedo l’ora di abbracciarla. Il treno si ferma, lei scende. Le corro incontro, ci abbracciamo come due innamorati, che si rivedono dopo tanto tempo. Le nostre labbra si uniscono in un meraviglioso bacio. Ho voglia di lei, il mio cazzo ha un’erezione paurosa, ne sono quasi intimidito. Ci stacchiamo e le chiedo conferma, mentre il mio cuore freme.
«Sei sicura di volerlo?»
Mi guarda ed i suoi occhi sono raggianti di felicità.
«Più di ogni altra cosa al mondo, portami in camera e fammi morire».
I dieci km che ci separano dal mare, sembrano più lunghi del reale. Entriamo nel nostro appartamentino. Appena chiusa la porta, lei mi salta letteralmente addosso. Si inginocchia davanti a me ed estrae il cazzo durissimo. Lo guarda, lo venera, lo prende in bocca, ingoiandone quanto più possibile. Un lungo gemito soffocato esce dalla sua bocca, mentre metà del membro le entra dentro fino in gola. La sollevo, la spoglio, resto piacevolmente sorpreso per il fatto che non indossa intimo e si è depilata. Bellissima. Tuffo la bocca fra le sue cosce e un fiume di piacere sgorga dalla sua ostrica fradicia di umori incontenibili. Mi spoglia in un attimo, si impossessa con decisione del cazzo e, da quel momento, non lo ha mollato più. Per tutta la notte, è stata ripetutamente mia: quando le sono entrato dentro, ho esitato; avevo ancora un rigurgito di paura: e se all’ultimo momento mi avesse detto di no? Invece è stata lei a incitarmi. Mi ha supplicato di non fermarmi, di entrare nel ventre che mi ha generato e di non uscirne mai più. Il primo orgasmo l’ha scossa tutta. Ha tremato come percorsa da una scarica elettrica. Poi è stato piacere allo stato puro per entrambi i giorni che siamo rimasti al mare. Ho mantenuto fede alla mia promessa. Da allora lei è la mia donna. Ci siamo trasferiti in un’altra città, dove nessuno sa che siamo madre e figlio, ma solo una coppia con una lei più matura. Io ho trovato il vero amore della mia vita.


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