«Mamma, finalmente: questa settimana sembrava non passare mai!»
Le sorrido, la tengo stretta a me e questo mi dà molta gioia. Lei solleva gli occhi e, con un’aria un po’ imbronciata, parla con un velo di tristezza.
«Son felice che tu sia arrivata, anche se penso che, in qualunque momento, il tuo cellulare possa squillare e, immediatamente, te ne andrai, com’è successo altre volte.»
La guardo, apro la mia borsa e ne estraggo uno smartphone nuovo.
«Questa volta no! Ho lasciato il mio telefono da lavoro, il tablet e il notebook, volutamente a casa! Questo telefono ha una scheda nuova ed un numero privato, e in esso sono registrati solo i vostri tre numeri. Ho lasciato delle disposizioni e, per 15 giorni, non voglio esser raggiungibile per nessuno!»
Mi bacia e mi abbraccia felice del fatto che, finalmente, potremo trascorrere una vacanza insieme, cosa che non era successo negli ultimi tre anni.
«Mi sarebbe piaciuto offrirvi la cena, ma ho impiegato tantissimo tempo a percorrere l’autostrada, completamente intasata, quindi, se è nelle vostre corde, appena finito di mangiare, andremo in città e vi offrono un buon gelato!»
Accettano volentieri e, dopo aver consumato il nostro pasto, ci ritiriamo ognuno nelle nostre camere per prepararci all'uscita. Condivido la mia camera con Eva, che fa una rapida doccia e lo stesso faccio anch’io e, quando esco dal bagno, la trovo ancora nuda che sta iniziando a vestirsi. Ha scelto di indossare una minigonna nera elasticizzata, con sopra un top di colore giallo, che fa risaltare ancor di più i suoi splendidi capelli neri e ricci. Per un attimo la osservo e noto un dettaglio che subito mi lascia incuriosita.
«Gioia di mamma, dove siete stati questa settimana a prendere il sole?»
Lei si gira, mi guarda e, con una estrema naturalezza, mi risponde.
«Nel giardino della villa. Abbiamo visto la spiaggia completamente invasa, senza alcuna possibilità di poter distendersi e, tantomeno, tranquilli, così abbiamo deciso di prendere il sole in giardino e rinfrescarci con un bel tuffo in piscina.»
Ora il mio stupore è ancora più palese.
«Ma, Eva, hai preso il sole nuda? Non vedo il segno del costume sul tuo corpo.»
Lei si gira e mi guarda davvero stupita.
«Sì, certo! Perché? Cosa c’è di tanto strano?»
Mi avvicino, noto il suo imbarazzo e, quindi, l’abbraccio e la stringo forte a me.
«Amore mio, tutto bene! Non c’è nulla di strano! Ti ho fatto solo questa domanda, perché domani non vorrei trovarmi a disagio con i nonni.»
Lei rimane ancora un po’ titubante, poi mentre si piega per indossare degli zoccoli di legno, dal tacco altissimo, sicuramente 12, noto anche un altro piccolo dettaglio, che prima mi era sfuggito.
«Amore, credo che tu abbia dimenticato di indossare le mutandine!»
Lei si gira di scatto e mi guarda con occhi severi, mentre la sua voce è decisamente tagliente.
«Te ne accorgi solo ora? Sono due anni che non le indosso!»
Poi, senza aggiungere altro, esce e va a raggiungere i miei genitori che ci aspettano nel salone. Io mi siedo un attimo sul letto, perché ho accusato il colpo. Effettivamente, le ultime due vacanze passate insieme a loro, non ho avuto modo di stare molto con mia figlia. Quella di due anni fa, è stata sicuramente la più difficile. Di quindici giorni programmati, sono riuscita a stare con loro solo un giorno. Lo scorso anno, poi, non è andato molto meglio, perché ho passato con loro solo tre giorni. Quando siamo in casa, lei ha la sua camera e non ho mai notato il fatto che, quando uscivamo insieme, lei non indossasse l'intimo. Mi vesto velocemente. Indosso dei pantaloni bianchi di lino, alquanto trasparenti, dove, in trasparenza, si intravede il mio sottile perizoma che, dietro, è completamente infilato nel solco delle natiche, così da renderle ancor più intriganti. Sopra una camicetta lunga e bianca, tenuta chiusa da tre bottoni all’altezza del petto, che è compresso in un reggiseno bianco che si intravede sotto il tessuto. Ai piedi metto dei sandali con zeppa, che slanciano un po’ la mia figura. Quando giungo nel salone, li trovo tutti e tre che parlano sottovoce ed ho l’impressione che Eva li abbia messi al corrente di quanto ci eravamo dette in camera. Mio padre indossa dei jeans ed una maglietta che ne modella il petto, evidenziando la sua splendida muscolatura, mentre mia madre ha un vestito molto leggero, che le arriva al ginocchio, tenuto chiuso da una lunga fila di bottoni, alcuni dei quali lasciati volutamente aperti. La parte di sopra del vestito è sorretta da spalline sottili che, nella parte posteriore, si incrociano e, poiché buona parte della schiena è scoperta, ho il sospetto che lei non indossi il reggiseno. Saliamo tutti e quattro nella mia auto e, scesa la collina, percorro la strada costiera, fino a raggiungere la piccola città di mare, poco distante dal borgo marinaro, dove abitiamo noi. Lascio volutamente la vettura al parcheggio del porto e, mentre percorriamo il viale del molo, mio padre cammina un po' avanti insieme ad Eva, mentre io e mia madre li seguiamo in silenzio. Ad un tratto, sono io a rompere il silenzio.
«Son passati così in fretta questi 18 anni ed Eva è diventata una splendida ragazza che, prima o poi, troverà qualcuno che ce la porterà via.»
Mia madre mi guarda e sorride ironica.
«Ti sbagli! Eva è una donna! Son già tre mesi che ci ha presentato il suo fidanzato. È un bravo ragazzo a nome Riccardo, che frequenta la nostra palestra, figlio di quell'industriale che produce cachemire e prêt-à-porter.»
Altro pugno nello stomaco! Mia figlia già fidanzata e io mi chiedo come ho fatto a non accorgermene. Al diavolo il mio lavoro! Mi sto perdendo il meglio della crescita di mia figlia. Resto in silenzio e ci mettiamo seduti al tavolo di una gelateria e, volutamente, mi siedo davanti a mia madre che, quando accavalla le gambe, fuga ogni dubbio sul fatto che anche lei non indossi l’intimo. Prendiamo quattro coppe di gelato e, mentre ce lo gustiamo, è tutto un ridere e scherzare fra di noi che, in qualche modo, mi fa rilassare e stemperare un po’ il mio nervosismo. Poi continuiamo la nostra passeggiata ed arriviamo all’inizio della piazza principale, dove, sopra un palco, alcuni comici dilettanti, intrattengono i turisti con allegria. Ci godiamo per un po’ lo spettacolo e poi, ad un tratto, Eva, improvvisamente esulta.
«Mezzanotte e un minuto! Sono maggiorenne! Buon compleanno anche a te, mamma!»
Si gira verso di me e mi abbraccia, mentre il suo corpo si stringe al mio, le sue labbra si posano per un attimo sulla mia bocca e mi dà un bacio a fior di labbra. È solo un attimo, poi si sposta e mi tiene stretta a sé, guancia a guancia. Sento il suo corpo premere contro il mio e quella cosa mi dona una strana sensazione, molto piacevole. Anche mia madre si unisce al nostro abbraccio e, ad un tratto, mio padre ci stringe tutte fra le sue braccia forti, molto felice di questo momento.
«Sono l’uomo più felice del mondo! Stringo fra le braccia le tre donne più belle del mondo!»
Poi si stacca da noi e ci immortala in una foto, dove Eva è in mezzo a me e mia madre. Facciamo altre foto, di noi due assieme e anche di lei con mia madre. Poi Eva ne vuole una con mio padre. Lo abbraccia e lo guarda negli occhi con uno sguardo quanto mai ammaliante. Sembra che sia innamorata di lui. Lentamente torniamo a casa e mi ritrovo nel letto con mia figlia che, subito, si addormenta, mentre io ho ancora rimugino su quanto ho appreso di mia figlia e, al di là di quello, sento il mio corpo fremere dal desiderio di godere. In effetti sono almeno tre settimane che non faccio sesso e questo mi tiene in uno stato di nervosismo quanto mai fastidioso. Siamo entrambe distese nude e sento il respiro di mia figlia che sta dormendo; la mia mano scivola sui miei seni e subito i capezzoli si ergono duri, mentre la mia mano scivola in basso e, lentamente, le mie dita titillano il bottoncino che sento già duro e teso. Lascio scorrere le dita lungo lo spacco della fica e, lentamente, le infilo dentro: mi masturbo con estrema lentezza, perché non voglio svegliare mia figlia. Ad un tratto il mio corpo è scosso da un orgasmo devastante. È qualcosa che mi fa tremare dalla testa ai piedi e mugolo, serrando le labbra per non far rumore. Mi ritrovo la mano piena del mio piacere, per cui, silenziosamente, mi alzo e vado in bagno. Quando mi lavo, seduta sul il bidet, il getto dell’acqua che colpisce il mio clitoride mi provoca un altro sussulto di piacere. Impiego qualche minuto a riprendere il controllo di me stessa, poi, sempre silenziosamente, vado in cucina per bere dell’acqua e, quando torno indietro, noto un piccolo dettaglio curioso. La porta dei miei genitori è aperta e, nel tenue chiarore della notte, posso vedere mio padre disteso nudo sul letto e, per la prima volta, riesco a intravedere il suo sesso disteso sul lato destro, verso la sua gamba. Nonostante non sia in erezione, è un gran bel cazzo, lungo e anche molto spesso. Per la prima volta, avverto un brivido percorrere il mio corpo e, inconsciamente, ne resto affascinata. Torno nel letto e cerco di dormire. All’alba mi sveglio ancora un po’ stordita, perché ho fatto sogni strani, dove vedevo mio padre che scopava, ma non con me e nemmeno con mia madre, ma con mia figlia Eva. Poi le mie narici catturano il profumo del caffè e vado in cucina, dove li trovo tutti e tre seduti, intenti a far colazione. Mamma mi guarda, mi sorride e, poi, dopo aver rivolto un'ennesima occhiata a mio padre, mi fa gli auguri.
