Il ronzio del motore, non riesce a coprire i miei pensieri. Sto viaggiando verso il mare per raggiungere mia figlia ed i miei genitori, che, da una settimana, già sono in villeggiatura. Sono Anna e sono la manager di un importante gruppo alimentare e, domani, festeggerò il mio 36º compleanno, assieme a Eva, mia figlia, che a sua volta festeggerà il suo 18º genetliaco. Curioso il fatto che quando l'ho festeggiato io il mio 18º compleanno, l’ho partorita. Mentre il sole tramonta dietro le colline, ripenso a questi 18 anni da madre single. Avevo superato i miei 17 anni da qualche mese e, da un po’ di tempo, avevo scoperto il piacere di tenere fra le mani qualche bel cazzo. Dopo innumerevoli seghe, avevo avvertito forte il desiderio di assaporare quella crema bianca che vedevo schizzare, così copiosa, da quei cazzi che sentivo fremere fra le dita della mia mano. La prima volta che mi trovai a fare un pompino, quando lui mi ebbe a sborrarmi in gola, ho sentito un fremito percorrere tutto il mio corpo e, immediatamente, le mie mutandine si inzupparono in maniera incredibile. Era stata una sensazione così forte che non mancava più di ripeterla ogni volta che mi si presentava l'occasione. Ho succhiato cazzi in continuazione, fin quando, una sera di inizio novembre, alla festa di compleanno della mia amica Alessandra, mi son chiusa nella sua camera da letto, insieme ad un ragazzo più grande di me, cui, qualche giorno prima, avevo già succhiato l’uccello e, quando mi era venuto in bocca, avevo sentito le sue dita indugiare fra le pieghe della mia lumachina, che aveva schiumato in maniera incredibile. Trovarmi da sola con lui, mi ha fatto sentire forte il desiderio di provare qualche emozione nuova e lui, dopo avermi sdraiato sul letto e sfilato le mutandine già fradicie, ha preso a leccarmi fra le cosce, facendomi impazzire di piacere. Ho provato un orgasmo sconvolgente e, quando lui ha sollevato lo sguardo, chiedendomi se andava tutto bene, io gli ho risposto, con languore, che era bellissimo e doveva continuare a farmi impazzire. Lui ha ripreso a leccarmi e, quando ho raggiunto di nuovo l'orgasmo, ad un tratto ho sentito qualcosa premere fra le labbra della mia fica e, subito dopo, con una spinta decisa, è entrato tutto dentro di me. Ho sentito come una specie di bruciore, mentre la mia verginità se ne andava ed il mio corpo si è irrigidito per l’improvvisto dolore. È però durato solo un attimo, perché poi ha preso a muoversi dentro e fuori e subito la mia mente è stata sconvolta da qualcosa di ancora più piacevole, che non avevo mai provato e che, in breve, mi ha fatto urlare e desiderare di provarlo ancora. Ho sollevato le gambe, le ho annodate dietro la sua schiena, nel timore che lui mi privasse di quelle ondate di piacere che mi stavano travolgendo. Ad un tratto, dopo un altro orgasmo molto intenso, lui è rimasto immobile piantato dentro di me e un’ondata di calore si è riversata nel mio ventre, facendomi quasi svenire dal piacere. Mi era venuto dentro. Non avevo mai provato qualcosa di così travolgente e, per tutto il mese successivo, ho cercato di replicarlo con più frequenza possibile. Naturalmente, come regalo di Natale, mi sono ritrovata incinta. I miei genitori erano contrariati, non tanto perché ero incinta, ma dal fatto che non ero in grado di precisare chi, fra tutti quelli che mi avevano scopato e sborrato dentro, potesse avermi ingravidato. All’inizio pensavo di abortire. Ero all’ultimo anno delle superiori e una gravidanza sembrava esser un impegno troppo gravoso per me, ma fu proprio mio padre che, seduto insieme a me sul divano, mi fece un ragionamento così convincente, da farmi cambiare idea.
«Figlia mia, non sono d’accordo con te su di un eventuale aborto, perché la creatura che ora hai nel grembo, non può pagare per gli errori di una madre che, in maniera tanto semplicistica, ha pensato solo al proprio piacere. Non è stata questa creatura a chiedere di venir al mondo, quindi non mi sembra giusto privarla della vita che le spetta.»
Ho riflettuto a fondo sulle sue parole e, dentro di me, in quel momento, ho desiderato di avere quella creatura, che, effettivamente, avevo generato con il mio comportamento superficiale e sconsiderato.
Fu un anno veramente durissimo. Mi impegnai nello studio e nella gestazione, superando gli esami di maturità con dei voti eccellenti e, circa un mese dopo, come ho detto il giorno del mio 18º compleanno, ho partorito Eva. È stata una sensazione meravigliosa, quando, per la prima volta, ho stretto fra le braccia questa creatura che, col tempo, si è rivelata esser qualcosa di cui vado fiera. Grazie anche al contributo dei miei genitori, son riuscita a farla crescere ed a farla diventare la splendida donna che oggi, a 18 anni, è capace di catturare gli sguardi di ogni uomo, che incrocia. Però non è stato facile. I primi tempi non riuscivo a trovare un lavoro decente, in linea con il mio titolo di studio in ragioneria e, nonostante l’aiuto dei miei genitori, c’era qualcosa in me che, in qualche modo, mi impediva di sentirmi soddisfatta. Cercavo in tutti modi di crearmi una famiglia e di avere un compagno con cui condividere la crescita di Eva. Però le mie storie non duravano che qualche mese e non riuscivo a capire il perché. Poi, una sera, mi fu tutto così dolorosamente chiaro. Da circa due mesi, frequentavo un bel ragazzo, molto carino e soprattutto dotato di un bel cazzo, lungo e duro, oltreché resistente. Scopare con lui era qualcosa di veramente esaltante, perché sembrava insaziabile. Quella sera, avevamo scopato per circa tre ore, ininterrottamente e, dopo l’ennesimo orgasmo che lui aveva riversato nella mia vagina, ora protetta dalla pillola, ero sdraiata con la testa appoggiata al suo petto e, sollevato lo sguardo ho incrociato i suoi occhi e le mie parole sono state le più languide e dolci che una donna può mai dire ad un uomo.
«Sei stato magnifico! Mi hai scopato in maniera così estasiante che sento, dentro di me, il desiderio di vivere per sempre con te queste emozioni. Io ti amo e voglio passare la mia vita insieme te.»
Lui ha fatto uno scatto, si è seduto sul letto e, con un sorriso beffardo, mi ha risposto con tono sprezzante.
«Cosa? Non se ne parla nemmeno! Sei una bella troia, scopi bene, lo prendi tranquillamente nel culo e mi piace anche quando ingoi la mia sborra, ma tutto finisce qui! Non ho nessuna intenzione di legare la mia vita ad una puttana, che ha già una figlia!»
In quel momento mi son resa conto di come una donna con figlia potesse esser considerata puttana con cui trascorrere solo un po’ di tempo, per poi abbandonarla a sé stessa. Ottima per godere, ma inadatta per creare una famiglia, dato che comunque era una troia che si era già lasciata ingravidare da altri. È stato un duro colpo che mi ha tolto il fiato, ma, con orgoglio, non ho detto nulla; mi sono alzata dal letto e me ne sono andata. Ero furiosa. Dunque il mondo mi considerava una troia e allora ho deciso che sarei stata una troia! Perché avrei dovuto accontentarmi di scopare con un solo cazzo, quando potevo aver la possibilità di aver tutti quelli che volevo, senza dover dar conto a nessuno e in assoluta libertà. Due mesi dopo, sono stata assunta come ragioniera in questo importante gruppo alimentare e, da allora, mi sono impegnata nel mio lavoro, fino a raggiungere il livello di dirigente, responsabile del settore economico. Ho lavorato sodo, con tenacia e caparbietà, sacrificando anche un po’ di tempo per mia figlia. Infatti, spesso e volentieri, son costretta ad assentarmi per diversi giorni da casa, e questo mi ha impedito di vivere in presenza la crescita di mia figlia. In questi 18 anni, ho anche continuato a godermi la vita, scopando con chi suscitava il mio interesse, ma una cosa non ho mai fatto: non mi sono mai prostituita e non ho mai succhiato il cazzo a nessuno per ottenere agevolazioni nel lavoro. Di proposte ne ho avute tante, alcune anche allettanti, ma io ho sempre rifiutato e questa mia integrità morale, è stata, alla fine, riconosciuta ed oggi posso dire con orgoglio che, se sono arrivata a ricoprire questa importante carica, lo devo solo ed esclusivamente a due cose: l’aiuto dei miei genitori nell’allevare Eva ed il mio impegno sul lavoro. Mio padre Carlo è un bel maschio, di 56 anni, alto 1,85, fisico asciutto e snello in quanto insegnante di educazione fisica in un liceo e, per di più, ha messo su una palestra di arti marziali: insegna judo, dove allena molti dei suoi studenti e questa continua attività fisica ha modellato il suo corpo, che tutto dimostra, tranne la sua età. Al suo fianco ha Franca, mia madre. Di un anno più giovane di lui, mia madre è una bella donna, alta 1,70, capelli biondi, occhi azzurri, una bella quarta di seno ed un ventre piatto e liscio, perché, anche se di professione è insegnante di matematica, aiuta mio padre nella gestione della palestra, di cui lei cura il settore femminile. Io, fisicamente, le assomiglio molto. Sono alta come lei, con la differenza che ho i capelli neri come quelli di mio padre, ma gli occhi azzurri di lei, un seno leggermente più piccolo ma, comunque, una terza piena. Avendo partorito molto giovane, il mio corpo non ha subito grandi trasformazioni e oggi, quando cammino insieme a mia figlia Eva, spesso ci scambiano per sorelle. Eva è ancora più bella di me, perché hai capelli neri, ma ricci, e gli occhi azzurri come i miei, mentre il seno è composto da due sfere perfette. Una terza misura, che sembra disegnata da un chirurgo estetico, mentre, al contrario, sono naturali al 100%. Ha sempre frequentato la palestra con i miei genitori, che non l’hanno mai considerata una nipote, ma una seconda figlia. I continui allenamenti in palestra, le hanno modellato il fisico e, soprattutto, le hanno insegnato le tecniche di difesa personale e questo mi rende serena, sotto l'aspetto della sua sicurezza, perché son convinta che nessuno riuscirà mai a metterle le mani addosso, se lei non vuole. C’è molta intesa fra mia madre, mio padre e mia figlia e, a volte, me ne rendo conto, quando passo del tempo a casa e vedo i loro sguardi complici e la loro intesa perfetta. Non sono gelosa, perché, in ogni caso, Eva si dimostra sempre molto contenta di stare in mia compagnia. Il mese scorso, è stata impegnata con gli l’esami di maturità ed io ero presente quando ha sostenuto l’ultima prova orale: la sua professoressa, alla fine, l’ha abbracciata e baciata con affetto, indicandola come la studentessa che aveva raggiunto il miglior punteggio di tutta la scuola. Non avrebbe potuto esser diversamente con gli insegnamenti di mia madre e, quando ho visto quella donna abbracciare mia figlia, in maniera così sensuale, ho provato uno strano brivido: come un pizzico di gelosia, perché considero Eva solo mia. Poi ho lasciato a lei e ai miei genitori la facoltà di scegliere, sia il posto che il periodo dove andare in vacanza, perché volevo che fosse bella e davvero speciale. Stranamente mi sarei aspettata di trovarmi in una città molto turistica, con locali da ballo e discoteche, invece hanno optato per questa villa in cima ad una splendida scogliera, con due camere matrimoniali, ciascuna dotata di bagno privato, una bella cucina, un piccolo salone, un bel patio, che termina in un giardino privato con piscina. Il mare è poco più in basso, dove c’è una piccola spiaggia davanti al borgo marinaro, che si trova all’uscita di questa valle lunga e stretta. Arrivo e li trovo a cena. Sono tutti e tre seduti sotto l’immenso portico di questa splendida villetta, che abbiamo affittato per tutto il mese di agosto. Mi abbracciano e vedo Eva che indossa un pareo, sotto cui si intravede il suo corpo quasi nudo. Mi butta le braccia al collo e si dice contenta del mio arrivo.
