Poteva davvero esserlo? Era tra le braccia dell’oscurità vivente, di ciò che più di tutti gli uomini temevano eppure era più dolce dell’uomo per cui era stata creata, più dolce di quello che l’aveva abbandonata, più dolci di molti che aveva guardato per strada avvicinarsi alle donne. Lasciò cadere la semplice veste, armeggiò con quello che lui aveva indosso e prima ancora di poterlo guardare si ritrovò spostata sul letto, il corpo nudo, il petto che si alzava e abbassava velocemente mentre cercava di riprendere fiato. “Sono secoli che ti attendo.” Secoli in cui si era presentato, in cui l’aveva dapprima tormentata e poi confortata in quell’eternità che non sembrava avere una fine. Non ribatté, Eve, lasciò che fosse lui a muoversi, a lasciare che la bocca assaporasse la sua pelle, che scivolasse verso la curva del seno. Accidia, aveva atteso per secoli prima di decidersi, si era crogiolata nel dolce far nulla. Le morse il capezzolo, lo prese tra i denti, strinse con forza mentre con la mano libera scivolava verso il basso per sfiorarle le cosce in piccole e delicate carezze concentriche. Lo sentiva sfiorarla, assaporare il suo seno con lingua e denti quasi fosse il suo banchetto e lei un corpo che desiderava da troppo tempo eppure la guardava, la guardava come se volesse che sapesse che era per lei e non solo per lui.
Superbia. Era stata così superba a credere di poter essere libera nel giardino di Dio, di poter avere tutto: conoscenza e libertà e una vita perfetta. Sentì le sue dita scivolare tra le cosce, cercare il suo calore, la carne morbida e bagnata che si nascondeva in una parte di lei che Adamo non aveva mai sfiorato, ma in cui era solo affondato. Una dolce e terribile carezza, un qualcosa di frustrante e che la fece inarcare prima di sentirlo ridere sul suo seno, sulla sua pelle. Altre carezze, ma voleva di più, voleva sentirlo davvero, voleva…voleva, desiderava, era un essere così imperfetto, nato nel peccato prima ancora che fosse creato da Dio. Lo sentì infilarle un dito dentro, farla gemere mentre lo muoveva, mentre lasciava che lui la facesse sentire in qualche modo carne e anima, qualcuno, umana nonostante aveva smesso di esserlo da troppo tempo. Altri baci, altri morsi, la sua bocca che cercava il suo seno e le sue labbra, il suo corpo che rispondeva al suo in una danza mentre un altro dito affondava, cercava di farle provare ciò che l’amore faceva agli uomini. E ora, mentre lo sentiva scivolare fuori da lei, dal suo calore, lo vide sorridere. E lei lo baciò, baciò quel bel sorriso, baciò la sua bocca, il suo collo e scivolò sempre più in basso sentendo il suo respiro farsi più umano, più rapido mentre le labbra sfioravano il suo membro, mentre giocava con lui, con il suo di desiderio. Lo guardò, era una donna nonostante non avesse vissuto appieno, era una donna e voleva sentire il suo sguardo, il suo tentativo di guardarla mentre la lingua giocava con la punta di quella durezza, di quel membro così vigoroso come solo il re della Lussuria poteva avere.
Gola, il desiderio di divorarlo, di sentirlo gonfiarsi nella sua gola, di sentirlo sussurrare il suo nome tra un ansito e l’altro, nel sentire il suo involucro di carne e sperare che anche il Diavolo stesso si senta umano per una notte. Lo divorò con la bocca, succhiò con la stessa avidità con cui aveva morso la mela, lasciò che le mani modellassero la base e la aiutassero prima di scivolare verso il basso e l’alto in una danza fatta da respiri affannosi, di gemiti, della sua lingua che sfiorava la carne e di lei che cercava di possederlo in qualche modo. E solo quando si staccò lo vide muoversi più veloce, gettarla nuovamente sul letto per poterle aprire con forza le cosce ed essere lui a divorarla. E lei lo voleva.
Lussuria, la stessa con cui lui leccava la sua intimità, la esplorava con la lingua e le dita e con cui lei chiedeva di più, chiedeva ancora, ancora, ancora. Avidità, la stessa con cui la sua mano gli teneva la testa tra le sue cosce, inarcandosi per andargli incontro mentre il piacere la faceva scivolare nell’animale irrazionalità della carne. “Sarò tua, sarò tua, sarò tua.” gli disse, mormorii misti a mugolii che resero la sua lingua più veloce, quasi volesse prendere di più del dolce liquido del piacere, quasi volesse strapparle l’anima dal corpo a colpi di lingua. E prima che potesse toccare il piacere più puro, lui si fermò, lo sguardo scarlatto così vivo da sembrare metallo fuso, da essere non solo un colore, ma lo specchio dell’inferno stesso. “Sarai mia. Sarò tuo.” Mormorò prima di affondare in lei, fermandosi solo per baciarla. Adamo non la baciava quando cercava il suo corpo, Adamo la guardava ansimando, sudava mentre lei rimaneva come un pezzo di stoffa immobile sotto di lui. Un bacio, un affondo, un bacio e l’unione dei corpi, un bacio e il muoversi delle anche, un bacio e una nuova danza. “Voglio darti tutto ciò che desideri” un altro sussurro, il corpo che si muoveva, le gambe che si allacciavano con le sue, i piedi di Eve che si muovevano ad ogni dolce scossa di piacere. Lo aveva fatto: aveva voluto la libertà e l’aveva avuto, non voleva andarsene ed era rimasta per sempre, aveva voluto provare l’umanità e lui gliela stava regalando in una sola notte. “Voglio tutto.” disse con un mugolio, voleva tutto.
Avidità, era avida, avida di lui, avida di vita, avida di morte, avida di umanità, avida e basta. Voleva tutto, voleva lui, voleva il mondo intero. Voleva sentire le spinte del suo corpo farsi più veloci, voleva vederlo gemere per lei, scivolare sotto di lei. Lo spinse, era lei ora a dettare il ritmo, le spinte, la forza, era lei ad amare il Diavolo e non viceversa. “Tutto” ripeté l’oscurità prima di rituffarsi tra le sue labbra. Tutto. E il mondo cambiò spinta dopo spinta portandola in quel mondo dove il Diavolo era il sovrano e lei un’anima dannata come le altre. Halloween era finito e lei per una volta non era più tornata.Gettò la testa all’indietro, vide l’anima di Adamo in gabbia, costretta a guardarla mentre lei si muoveva sopra il membro del Diavolo. Si scostò e lui non la fermò, la lasciò fare mentre tornava sul suo membro con la bocca, leccandolo mentre i suoi occhi rimanevano fissi sull’uomo che non l’aveva mai amata, ma voleva solo possederla. Avrebbe succhiato quel membro di fronte a lui, lo avrebbe torturato con il suo peccato, lo avrebbe lasciato guardare mentre il Diavolo esplodeva tra le sue labbra dischiuse. Succhiò, lo fece con una nuova foga, con un nuovo desiderio, con qualcosa di più dolce della lussuria. Lui le stava dando davvero tutto, le stava dando una rivincita. Succhiò, lo sguardo fisso verso il dannato, succhiò di nuovo prima di sentire il sapore agrodolce del piacere sulla lingua e aprire la bocca per mostrarlo al vecchio amante. Sentì il diavolo ridere prima di baciarla di nuovo.
Ira, perché avrebbe continuato ciò che lui faceva da tutta l’eternità: sfregiare le anime di chi l’aveva distrutta.
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: Libidinosa74
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La Passione per l'erotismo mi ha portato qui e devo dire che ci sto molto bene.
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