Dopo due settimane di questo gioco tra madre e figlio, alle frasi di maschile gradimento, quali “Patrizia, hai un corpo stupendo.”, e “Patrizia, sei una madre meravigliosa.”, e “Patrizia, sei una madre incantevole.”, e “Patrizia, sei una madre adorabile.”, Zenzero iniziò a direzionare le sue frasi d’amore su specifiche zone del mio corpo, e ciò mi diede la prova certa che egli si era innamorato di me. La cosa che me lo rendeva amabile era la sua innocenza, la naturalezza con cui mi amava. Era come se fosse tornato bambino. La notte, a letto, al solo pensiero di giacere nuda sul suo corpo nudo, la mia vagina lubrificava.
Passarono altre due settimane e, indirizzarmi frasi d’amore non gli bastò più. Di quando in quando mi prendeva una mano e se la portava alle labbra, e la baciava lungamente. Nel farlo si emozionava, chiudeva le palpebre. Mio figlio mi faceva sentire adorata nel corpo e nell’anima. Dal contatto con le mie mani passò a carezzarmi le guance, il capo, ad abbracciarmi morbidamente, teneramente. E a respirare il mio odore, mentre io lo avvolgevo con tutto il mio calore. La prima volta che egli osò abbracciarmi da dietro, mentre ero intenta a cucinare una pietanza, sentii il volume del suo fallo lievitare immediatamente al contatto con il mio sedere, e l’impulso di prenderglielo in bocca mi travolse. Ma desideravo anch’io, come lui, che l’amore tra noi avvenisse in modo graduale. Desideravo avere il piacere che la sua iniziazione all’eros materno avvenisse gradualmente.
Le parole tra noi diminuirono notevolmente, le frasi divennero essenziali, mentre il contatto corporeo si intensificò. Divenni intraprendente nei suoi riguardi, dimostrandogli così di gradire oltremodo le sue dolci e calde attenzioni. E dopo che ebbi iniziato a fare ciò, un giorno, abbracciandomi, mio figlio mi baciò le labbra teneramente e poi, quasi sottovoce, mi disse:
“Patrizia… ti amo. Mi sono innamorato. Tu mi incanti… mi travolgi. Le mie coetanee mi appaiono insignificanti. Nello studio sto avendo difficoltà a concentrarmi.”. Zenzero fece una pausa, mi prese le guance tra le mani, e poi aggiunse:
“Tu sei mia madre… ed io vorrei che fossi anche la mia amante. Ti amo immensamente, Patrizia. ?Che cosa devo fare. Dimmi che cosa devo fare.”. Questo fu l’evento affettivo nel quale sentii che avrei reso felice mio figlio, e ne avrei fatto il mio amante segreto. Allora gli risposi con la medesima semplicità e naturalezza di cui egli mi aveva fatto dono, e sorridendogli dolcemente gli dissi: “Amore mio, sii ciò che senti. Fai ciò per cui sei nato. E sappi che sono qui per te.”.
Ho sempre amato questo aspetto di mio figlio, che si manifestò in lui fin dalla fanciullezza. Zenzero è un giovane maschio dal carattere dolce, tenero, emotivo, sensibile, romantico, introverso. In comune con me egli ha anche la sensualità, la passionalità, e la lussuria.
Ma dopo che gli formulai quel responso, egli non fu soddisfatto di avere ottenuto il mio assenso alla relazione erotica che mi chiedeva, e volle che gli dichiarassi ciò che provavo per lui. Allora gli dissi che lo amavo come madre e come femmina. Udita questa dichiarazione, mio figlio mi abbracciò e mi immerse la lingua in bocca. Fu un bacio intenso e prolungato. Fu una sensazione meravigliosa. Quella notte iniziammo a dormire insieme. E fu quella la notte in cui appresi che l’unica esperienza erotica che Zenzero aveva vissuto era stato il bacio in bocca che mi aveva offerto qualche ora prima. Appreso ciò, la mia motivazione a fare che la sua iniziazione all’eros materno avvenisse in modo graduale si rafforzò in me. Ero intenzionata a godermi la sua meraviglia, e l’incanto che egli provava per me. Ero intenzionata a godermi le sue emozioni iniziali. Così quella notte ci donammo reciprocamente carezze e baci su tutto il corpo, ed io gli permisi di adoperare la lingua in ognuna delle mie zone erogene, di leccarmi e sugarmi a volontà. Il contatto tra la sua bocca e la mia fu molto prolungato, ricorrente ed intenso; ma anche tanto tenero e dolce. Gli insegnai a darmi piacere con la lingua sui capezzoli, così che dopo gli avrei impregnato la bocca del mio fluido vaginale, ed egli mi avrebbe gustata. Il sapore della mia vagina nella sua bocca, e l’aroma della mia voluttà lo avrebbero segnato, lo avrebbero legato a me, ed egli avrebbe desiderato gustarmi ed impregnarsi la bocca di me ogni notte, ogni giorno. La sua adorazione di me si sarebbe intensificata, sarebbe divenuta esaltazione. Offrendo il mio fluido vaginale alla sua bocca di figlio adorante, lo avrei posseduto, lo avrei stregato, lo avrei fatto mio. E così fu.
Dopo il trattamento sui capezzoli gli insegnai come dilatarmi l’introito vaginale con due dita per farmi colare dentro la sua saliva, e come darmi piacere preliminare, leccandomi e sugandomi ininterrottamente e lentamente, senza affaticarsi, tenendomi le cosce sollevate e spinte all’indietro, mentre io mi tenevo le piccole labbra divaricate. Quando la mia eccitazione divenne molto intensa, desiderai che egli mi sputasse dentro la sua saliva, e glielo chiesi. Dopo qualche attimo di esitazione, Zenzero la cumulò nella sua bocca e poi me la fiondò dentro. A questo punto mi dilatai l’ingresso della vagina ed egli prese a leccarmi dentro per quanto poté. Dopo che mi ebbe praticato questo trattamento, gli insegnai a darmi piacere con la lingua sul clitoride. Gli insegnai a prestare attenzione al mio ritmo, a dosare la pressione della punta della lingua, a notare il lieve aumento di volume del clitoride e delle parti interne della vulva, come già era stato per i capezzoli. Gli insegnai a notare l’intensificazione della secrezione vaginale e del pigmento delle parti interne alle grandi labbra.
Dopo che mio figlio mi ebbe fatto dono di un orgasmo clitorideo, nel quale gemetti acutamente mentre gli premevo la bocca sulla mia vulva, tornammo a fare lingua e lingua prolungatamente, mentre egli, certificato dal mio amore, si dava spontaneamente, senza attendere la mia guida, a sollecitarmi la vagina con due dita. Gli insegnai che cos’è il punto G e dove è localizzato. Gli dissi che avrei gradito che me la stimolasse con tutta la mano. Quindi gli insegnai ad introdurmela lentamente, e gli dissi che, per darmi piacere attraverso questa procedura, anche in futuro avrebbe dovuto attendere che la mia vagina fosse moto lubrificata. E gli insegnai come portarmi gradualmente all’orgasmo con una mano nella vagina. Gli insegnai come muoverla dentro di me e quando variare il ritmo. Gli dissi che più in là gli avrei insegnato a darmi immenso piacere, sollecitandomi la vagina con una mano e il clitoride con la lingua simultaneamente. Procedura alla quale lo iniziai dopo alcuni giorni.
Quella notte mio figlio, quasi con pudore mi disse che desiderava intensamente leccarmi l’ano ed entrarmi dentro con le dita. Da molti anni, per una motivazione sia igienica sia sanitaria, praticavo l’abluzione del secondo canale, perciò non ci fu alcun ostacolo e lo lasciai fare. Zenzero mi diede intenso piacere. Mi fece sentire adorata. Mi penetrò con due dita e mi stimolò a lungo.
Quella notte notai che egli era avido dei miei ansiti di piacere, dei miei mugolii di goduria, e dei miei gemiti orgasmici almeno tanto quanto lo era del mio fluido vaginale e dei miei aromi di femmina eccitata e bramosa. Quella notte, il mio premio per lui, il mio dono al suo amore di figlio e maschio adorante fu il seguente. Dopo avergli leccato le palle, che egli intelligentemente aveva depilato prima di venire a letto con me, gli insalivai il fallo ben bene con la lingua. Poi lo palpai a lungo e glielo massaggiai delicatamente, andando ad intingere di quando in quando la punta della lingua sul glande e gustandomelo, ma stando attenta a non provocargli l’orgasmo. Il profluvio di muco fallico che egli donò alla mia lingua fu un meraviglioso segno d’amore. La turgidezza e il volume del fallo di mio figlio furono uno spettacolo che avrei voluto non avesse fine. La voglia di sbocchinarglielo mi possedette fin dentro l’anima. Desiderai intensissimamente che egli osasse prendermi per le chiome e mi forzasse a sbocchinargli il fallo. Ma non lo fece. Era giusto così: la sua iniziazione doveva avvenire gradualmente. Desideravo che egli entrasse nella mia intimità e gioisse dei doni di una madre-puttana gradualmente. Per ciò, dopo un po’ gli presi il fallo tra i mei bellissimi seni, che egli adorava, e glielo massaggiai delicatamente, portandolo, con ritmo ed intensità crescenti, fino ad un orgasmo esplosivo e abbondante, che feci in modo che avvenisse in parte sulle mie labbra e in parte nella mia bocca avida di lui.
