Narrazione Autobiografica Breve
Consenso di mio figlio alla pubblicazione: sì.
Madre Lilith
Sono una femmina 40enne e madre di un figlio 20enne. Nella vita pubblica sono irreprensibile: seria, sobria, riservata, pudica, intransigente, e perfino severa. A letto sono una puttana adorante.
Pur essendo una femmina carismatica, sensuale, affascinante, in buona forma fisica, dall’aspetto curato, e vogliosa oltre misura, oltre che leale e devota, dolce e romantica, tre anni or sono il mio ex uomo se ne andò con una 25enne venezuelana.
Dopo il primo anno di solitudine, immediatamente dopo la ricorrenza della mia nascita, in cui terminavo il mio 38esimo anno, mio figlio 18enne si offrì a me.
Egli è un giovane introverso e dinamico insieme, attraente e sensuale, dal corpo atletico ed armonioso, ed ha un gran bel volume sul d’avanti. Nel corso di quell’anno di solitudine, le fantasie erotiche su di lui mi visitarono con regolare frequenza e con notevole intensità, ma sempre le dominai, sforzandomi di non fargli intuire che bramavo di averlo dentro. Per un anno andai avanti con falli di lattice, ortaggi, e ausilii dinamici, stando attenta a che egli non li trovasse, perché altrimenti avrebbe avuto la prova che la mia natura lussuriosa, che egli intuiva, potesse essere un varco in suo vantaggio, e che gli intensi appetiti erotici che pervadevano il mio corpo e la mia mente potessero divenire un nutrimento erotico per lui.
Nel corso di quell’anno di solitudine, forse in reazione all’esperienza traumatica vissuta, di vedermi abbandonata per una 25enne, intrapresi un percorso di palestra, diretto far divenire le mie forme più provocanti di prima; ma di intraprendere una relazione erotica con un altro uomo neanche a parlarne.
All’inizio del mio 39esimo anno, mio figlio quasi 18enne, gradualmente, con una dolcezza sensuale si insinuò nella mia voluttà. Con sapienza sollecitò la mia femminilità, sia andando a fare leva sul mio stato di madre accogliente e possessiva, sia andando a stimolare il mio eros, sollecitando così le mie fantasie erotiche su di lui, e le mie intensissime voglie di calore maschile.
Quindi sì, sono qui per dare prova narrativa della mia esperienza erotica con mio figlio, di come ebbe inizio, di come evolvette, dell’assetto che poi raggiunse stabilizzandosi, e della grande puttana che sono.
Ma, prima di addentrarmi nella narrazione di questo mio vissuto erotico di madre-puttana, voglio esporre ciò che mi ha motivata a narrare questa mia esperienza.
Dopo aver intrapreso la relazione erotica con mio figlio, di quando in quando andavo nella Rete a cercare ed a leggere i racconti di madri che vivessero un’esperienza equivalente alla mia. Ogni madre che viva una tale esperienza relazionale, così intensa, così profonda, così dirompente, così travolgente, sente il bisogno di trovare nella società in cui vive la prova di madri sue eguali. E, come potete immaginare, non mi accontentai di leggere dei racconti autobiografici. Sentii il bisogno di guardare dei video amatoriali sul tema. E poi un giorno mi posi un quesito. Ci sono delle madri che, d’avanti ad un figlio adorante, che le provochi con atti e comportamenti seduttivi, che si disciolga d’amore per loro, anziché abbandonarsi a questo amore, a questa gioia, a questo meraviglioso piacere di farsi godere da un figlio, sprofondano in un dramma, si fanno divorare dalla vergogna, si fanno travolgere dal senso colpa? Dopo essermi aperta a questa traboccante gioia, essendo un’anima sensibile, il mio pensiero si diresse a quelle madri che non l’hanno potuta cogliere per un ostacolo irreale, per una motivazione priva di fondamento, che ha valore e forza solo nella loro mente. E così iniziai ad andare alla ricerca di tutt’altro tipo di narrazioni. E di quando in quando ne trovai qualcuna. Drammatica, carica di tensione, intrisa di senso di colpa. Narrazioni di madri dilaniate dal conflitto lo faccio/non lo faccio; dilaniate dal conflitto è una cosa bella/è una cosa brutta; dilaniate dal conflitto è una cosa meravigliosa/è una cosa sporca; dilaniate dal conflitto gli faccio del bene/gli faccio del male. Se mi era possibile, contattavo quella madre e le narravo la mia esperienza, semplicemente. Poi, quest’anno, è avvenuta una svolta.
Ho fatto un’esperienza di lettura che mi ha folgorato, e mi ha dimostrato che la mia scelta era stata bella, era stata vera, era stata buona. Ho da poco finito di leggere un testo narrativo sul tema dell’eros intrafamiliare. Non è il romanzo erotico tipico. Non offre un’esperienza di lettura leggera e sbrigativa. È un testo autobiografico, profondo e dirompente. È un romanzo multigenere di un Autore spagnolo, che ogni madre e ogni sorella che abbia avuto delle fantasie erotiche sul proprio figlio o sul proprio fratello, e alle quali abbia reagito inibendosi, come avevo fatto io inizialmente, dovrebbe leggere, anzi dovrebbe immergersi in esso, perché questo romanzo è davvero come “un’acqua dilavante ed erosiva”.
Se una madre o una sorella, che abbia represso il proprio impulso erotico per il proprio figlio o per il proprio fratello, si apra al messaggio dell’Autore, ella attiverebbe in sé un processo che, lentamente o improvvisamente, la libererebbe di tutte quelle incrostazioni pseudo-morali che la ostacolano sulla via dell’eros con un figlio o con un fratello. Per contattare la puttana adorante che giace in noi, la femmina selvaggia, pura, vera, integra – come dice l’Autore – dobbiamo prima rimuovere e dissolvere molti strati di falsità, di inautenticità, di idee pseudo-morali, con cui, giorno dopo giorno, prima abbiamo forgiato la nostra maschera, e poi ci siamo adeguate e identificate ad essa, rimuovendo il ricordo della sua creazione. Dolcissimo Tabù è il suo titolo. L’unico limite è che viene venduto solo su supporto epub. Lo trovate nel sito web della Streetlib, tra i romanzi di genere erotico. Ma c’è anche un piccolo sito web di presentazione, probabilmente dell’Autore.
Dunque sì, sono qui – dicevo – per dare prova della bellezza e della gioia che c’è in una relazione erotica con un figlio, e per spronare le madri in conflitto a guardare più a fondo dentro sé stesse, e ad essere oneste con sé stesse. E quantunque la mia narrazione sia primariamente diretta alle Lettrici, voglio rivolgermi anche a voi uomini, a coloro che sono compagni ed amanti. Sappiate che voi molto potete, per indurre le vostre mogli, amanti, compagne ad aprirsi alle voglie di un figlio.
A voi madri, e a voi sorelle, dico che ci sono molti modi per sedurre un figlio, o un fratello, e ci sono anche modi per provocarlo a sedurvi. La cosa essenziale è che siate certe che egli vi desideri intensamente.
L’approccio di mio figlio, che qui designo con il nome di fantasia “Zenzero”, non fu improvvisato. Egli aveva certa scienza della mia natura sensuale, passionale, calda, e intensamente emotiva. E il mio corpo lussureggiante si muoveva d’avanti a lui ogni giorno, in una casa in cui abitavamo da soli. Una provocazione quotidiana, alla quale un giovane maschio come mio figlio può reagire solo con un moto di affetto erotico molto intenso, e perfino foriero di sofferenza. D’altronde non c’era bisogno che lo intuissi in mio figlio. Essendo che sono una Docente di Italiano, Latino, e Greco, lo vedevo quasi ogni giorno, e malcelato, sui visi di certi miei studenti di terza, quarta, e quinta liceo. E quelli che manifestavano la più intensa reazione emotiva alla mia femminilità erano proprio i più studiosi, quelli introversi e brillanti, come mio figlio.
Gradualmente, alle fantasie erotiche che avevo su di lui iniziarono ad aggiungersi i sensi di colpa, che presero a visitarmi, quando l’intuizione che egli mi amasse intensamente divenne una certezza che mi perseguitava giorno e notte, e che mi trafisse e mi scisse in due. La cosa mi travolse talmente, che volli prendere in esame la fattibilità della relazione sul piano legale-giudiziario. Il mio ruolo sociale e l’età di mio figlio, che allora non aveva ancora 18 anni, mi obbligarono alla prudenza. Ma quanto furono amari, per me come per lui, quei mesi che dovettero occorrere prima che divenissi la sua amante.
La relazione erotica tra me e mio figlio iniziò dolcemente, sottilmente, in modo quasi impercettibile. Solo dopo, quando passammo dalla comunicazione verbale a quella corporea, mi avvidi che, in realtà, sul piano invisibile, avevamo iniziato ad amarci da prima che egli mi dicesse la sua prima frase d’amore: “Patrizia, come sei bella.”. Mio figlio mi dichiarò il suo amore così, con semplicità, con naturalezza.
Nelle due settimane a seguire, le sue frasi di gradimento divennero più frequenti e più dirette, e si intensificarono: divennero più aperte e più esplicite, andando a vertere sulle mie qualità fisiche e psicofisiche. I suoi sguardi dolci, da uomo innamorato si liberarono del velo del pudore, e furono rimarcati dal silenzio che li accompagnava, e che provocava in me una reazione emotiva di complicità con lui. Ben presto notai che, al pensiero che tornando a casa lo avrei rivisto, mi sentivo emozionata, mi sentivo eccitata. Mio figlio mi faceva sentire importante; mi faceva sentire amata; mi faceva sentire adorata. Vedere le sue calde emozioni illuminare il suo sguardo d’avanti a me, mi faceva desiderare il contatto con il suo corpo; mi faceva bramare di sentirmi impregnata del suo calore di maschio.
