Lui mi prese in braccio e con una semplicità che mi disarmò si alzò in piedi. Io potevo vedere le sue braccia gonfiarsi e i suoi muscoli irrigidirsi sotto il mio peso, 65 kg non pochi, lui con me seminuda sdraiata tra le sue braccia salì le scale che portavano alla camera da letto e una volta arrivati lì, mi adagiò sulle lenzuola. Poi si tirò in piedi e si spogliò dei pantaloni e della camicia, rimanendo accanto a me in piedi. Da sotto il suo cazzo sembrava ancora più grosso, io tesi una mano per toccarlo, era ancora umido per la mia saliva, feci scorrere la mano sulla sua astaj e poi raggiunsi di nuovo le sue palle, le soppesai, poi provai a stringere un po’ la mano attorno ad esse, lui emise un lamento, allora pizzicando lo scroto lo tirai verso di me, vidi che si stava mordendo il labbro inferiore. “Ti piace così?” gli chiesi. Lui mi rispose con un sommesso “mmmmmh”, lui si avvicinò ancora al letto, poi con una gamba mi scavalcò e si sdraiò a fianco a me, mise un braccio sotto la mia testa e passò la lingua sulle mie labbra, mentre una sua mano cominciava a stuzzicarmi il capezzolo sinistro ancora coperto dalla maglietta. Io che intanto sentivo il suo pene rigido sfregare contro la mia coscia nuda, giocavo con la sua lingua, aspirandola e simulando un pompino. Il mio capezzolo era diventato di marmo, mi faceva quasi male ogni volta che lui lo sfiorava delicatamente con le dita, poi mi alzò la maglietta in modo da scoprire il mio seno e avvicinò la sua bocca al capezzolo di marmo, con mia sorpresa però non si limitò a fare entrare il capezzolo nella sua bocca, invece aspirò tutto il mio seno (porto una terza scarsa) nella sua bocca, lo potevo vedere con la bocca spalancata per contenerlo e ho pensato, ecco come vengo vista quando ho un grosso cazzo sprofondato in bocca. Questo pensiero fece avere una contrazione alla figa.
La sua mano dal seno era scesa sul mio pube ed io mi vergognai un po’ del mio stato laggiù, mi sentivo fradicia, lui infatti passò un dito lungo tutta la mia apertura sino a raggiungere il canale dell’amore. Vi fece entrare una falange o poco più e cominciò a far vibrare la mano, poi il suo pollice cominciò a stimolare il grilletto facendo roteare la sua punta intorno ad esso ed ogni due o tre giri dava dei colpettini su di esso, io dopo poco di questo trattamento non riuscii più a trattenermi, sentii le contrazioni prima lente e distanti tra loro, poi d’improvviso ne arrivò una che fece inarcare la mia schiena, a quel punto non potei più fingere e lasciai uscire dalla mia bocca dei versi che volevano essere delle parole come “Cazzo che bello, sí porca puttana vengo, vengo”. Lui allora fermò il concerto che le sue dita stavano facendo sul mio sesso ed io scoppiai in una risata isterica. “Non ci posso credere, sono già venuta! Pensa che il mio uomo in sei anni non mi ha mai fatto venire con le mani, di solito avevo l’orgasmo solo strofinando sul suo ventre il grilletto, mentre lo scopavo da sopra. A te invece sono bastati pochi secondi. Cazzo ti amo. Anzi a proposito, adesso tocca a lui”. Lui mise in dito sulle sue labbra invitandomi a far silenzio e poi mi sussurrò: “Non preoccuparti è solo il primo per oggi”. Ero stata con un uomo di cinquanta anni che mi aveva fatto godere già in pochi secondi, ed era solo l’inizio, pensai. Ero felice come una bambina con un nuovo giocattolo. Mi vergognavo anche un po’, primo perché ero venuta in troppo poco tempo, cosa che era indice di quanto fossi eccitata e secondo avevo bagnato il letto coi miei succhi.
Lui avvicinò il viso al mio, mi baciò e si distese su di me. Il suo cazzo mi finì sulla pancia e sentii che adesso era bello duro. Si tirò su in ginocchio e puntò la cappella all’entrata delle mia fighetta. Strofinò il glande sul clitoride e poi con la mano raccolse un po’dei miei umori e li sparse sulla sua asta. Poi puntò deciso la mia apertura. Purtroppo io dopo aver avuto un orgasmo è come se mi si chiudesse la figa. Infatti non riusciva a penetrare e temendo di avermi spaventato mi chiese di rilassarmi che avrebbe fatto con calma, di non preoccuparmi della grandezza del pene. Cominciò a strofinare il glande lungo l’apertura della mia fighetta, io intanto gli risposi che era una reazione che avevo sempre dopo un orgasmo. Allora lui concentrò le carezze del glande all’apertura del mio canale, spinse ancora un poco e vi scivolò dentro per qualche centimetro, poi si fermò. “Tutto bene”, mi chiese, “Sì continua ti prego, non fermarti”. Allora penetrò per altri cinque o sei centimetri, ed allora lo sentii. Dio mio, pensai, mi sta aprendo. Mi sembrava di essere di nuovo alla prima volta, la mia figa si stava dilatando, lanciai un urlo, lui si fermò di nuovo. “Stai calma faccio piano, così ti abitui”. Gli risposi di scoparmi. “Aprimi tutta” gli dissi spingendo il bacino verso quel grosso cazzo e incollando la mia bocca alla sua inserendo la mia lingua nella sua bocca più profonda che potevo. In quella posizione sprofondò completamente in me. Adesso sentivo o la cappella sul fondo della mia vagina, lui era fermo, immobile, sprofondato in me. Iniziai a massaggiarlo con i muscoli. D’improvviso arrivò il secondo orgasmo, affondai i denti nella sua spalla, mi avvinghiati a lui, le gambe mi tremavano, la testa si rovesciò indietro e rilasciai un urlo rauco, come di animale ferito. Lui allora iniziò a scoparmi forte sentivo il suo cazzo risalire e sprofondare di nuovo in me sempre più veloce. Uno stantuffo, temetti di soccombere a quella furia, il suo viso sopra il mio era trasfigurato dallo sforzo e dal piacere. La mia figa eruttava aria ad ogni assalto facendo quel rumore tipico. Mi ero persa adesso mi vedevo dall’esterno di me, sdraiata con le ginocchia piegate, che lo imploravo di scoparmi con voce lamentosa e roca. Costante come un pendolo il suo cazzo sprofondava in me, poi si risollevava fino ad uscire del tutto. La mia figa rimaneva aperta ad aspettare il nuovo assalto, il suo cazzo colava coi miei umori, velocemente poi il suo glande si faceva spazio tra le labbra della mia figa per poi prendere il canale e arrivate fino in fondo, lo sentivo in me più alto dell’ombelico. Lui d’improvviso sfilò la sua verga da me ed cominciò a masturbarsi sopra di me. Quasi subito uno schizzo di sperma mi colpì il viso, che avevo sollevato per godermi lo spettacolo del suo orgasmo, ne arrivò subito un altro che mi sorvolò e atterrò dietro di me, poi gli altri riempirono di sperma la mia pancina.
Dopo questo spettacolo si sdraiò a fianco a me, io rimasi sdraiata con le gambe spalancate, era come fosse ancora dentro di me. Allungai una mano per toccare la mia apertura e trovai una voragine, potevo farci entrare tre dita senza toccare le pareti. Con la mano poi mi ripulii il viso e non mi trattenni dall’assaggiare il suo sperma. Era dolciastro e sapeva di buono. Mamma mia anche lo sperma buono, ma dove cazzo eri fino ad adesso, ho sempre ingoiato sperma maleodoranti e vomitevoli. Si porca miseria avevo trovato un uomo con il cazzo grosso e con lo sperma che ne potevo bere a litri senza schifarmi. Chi era più felice di me, in quel momento. Fu lui a rompere il silenzio ansimante: “Cazzo sei una gran scopata…..mamma mia”. Non mi ero mai sentita dire che ero una gran scopata, non sapevo se esserne felice o meno. Comunque mi porse uno strofinaccio con cui asciugai lo sperma su di me.
Lui si alzò e cominciò a rivestirsi. “Purtroppo devo andare a lavorare, ma se mi vuoi aspettare ci metterò un paio d’ore al massimo, se non ti va di aspettarmi, quando esci tira la porta per chiuderla. Ti amo piccolina”. Così sentii l’uscio che si chiudeva, mentre la mia figa era ancora dilatata. Poi chiusi gli occhi e ripensai a quello che avevo appena fatto. Mi ero scopata un cinquantenne e non riuscivo a togliermi dalla testa il suo cazzo, la mia mano trovò il grilletto tra le mie gambe e con pochi e saggi movimenti mi fece di nuovo avere un orgasmo, più dolce. Poi caddi addormentata, come corpo morto cade, per dirla con il Poeta.
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: Violeta
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La Passione per l'erotismo mi ha portato qui e devo dire che ci sto molto bene.
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