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Erotika
Attratta dal cazzo di mezza età
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Racconto13 min di lettura

Attratta dal cazzo di mezza età

Quale ragazza non è mai stata attratta dal fascino di un bell'uomo di mezza età? Curato, fine, esperto... tutte belle caratteristiche di alcuni esponenti di categoria, ma quando hanno un cazzo di proporzioni bibliche nessuna di noi saprebbe resistere.

Linos
2 anni fa · 3.5k letture · 0

Salve a tutti, sono qui per raccontarvi episodi della mia vita. Lo faccio perché mi piace scrivere di tutto non solo di sesso. Inizio con un racconto di quando avevo ventidue anni e mi presi una sbandata per un uomo di cinquanta, Matteo. Nonostante l’età, era un tipo che sembrava molto più giovane, diciamo sulla quarantina, ma anche meno. Il nostro fu un rapporto che durò sei mesi circa, costellato di momenti bellissimi, forse irripetibili.

Inizio col raccontarvi la prima volta che ci incontrammo, dopo una telefonata in cui mi aveva detto dei suoi sentimenti nei miei confronti, io gli dissi che dovevamo incontrarci per chiarire la cosa, visto che io ero fidanzata (già da sei anni…sic) con un uomo di trentasei anni. Lui mi chiese dove volessimo vederci e io gli risposi che era meglio se io fossi andata nel suo appartamento, piuttosto che vederci in giro per una cittadina in cui io ero nata e dove praticamente mi conoscevano tutti. Io ai tempi abitavo in un’altra città col mio fidanzato perché studiavo all’università. Matteo era single e viveva in un attico mansardato in centro. Quel giorno Matteo si era offerto di venirmi a prendere alla stazione, ma io non volevo che mi facesse sentire come se fossi già la sua donna, anche se avevo una voglia matta di essere la sua donna, visto le parole dolci che mi aveva detto la sera prima e soprattutto perché mi ero già presa una cotta per lui, dopo che lo avevo conosciuto in un supermercato, dove lui faceva il capo negozio ed io l’addetta alle vendite come rinforzo per il periodo estivo. Quindi gli dissi di aspettarmi a casa che sarei arrivata a piedi. Così feci.

Quando suonai il citofono e dissi di essere Giada, il portoncino scattò e mi consentì di entrare. Mentre salivo con l’ascensore pensavo se fosse una cosa saggia da fare. Andare a casa di un cinquantenne, un bellissimo uomo di 1,90 con occhi verdi e braccia possenti, che chissà quante ne avrà avute di donne che hanno suonato il citofono come me. Io avevo solo ventidue anni e da quando ne avevo sedici stavo con lo stesso uomo, il quale mi amava tantissimo, ma per me non era più la stessa cosa ed anche per questo avevo accettato l’invito. Volevo capire quanto potevo veramente interessare ad un uomo tanto più grande di me. I miei pensieri scomparvero quando mi aprì la porta. Io lo abbracciai e ci demmo un bacio come due amici, sulle guance. Poi lui mi fece accomodare e mi offrì qualcosa da bere ma io ancora sospettosa rifiutai; e se ci fosse stato del sonnifero o qualche altra droga nel cocktail che aveva preparato?

Allora gli dissi: “Perché invece non ti siedi qui vicino a me e mi fai vedere come funziona il tuo computer sul televisore, sono proprio curiosa”. Lui era decisamente impacciato, ma avviò il computer e mi fece vedere che poteva comandarlo dal divano, io mi feci più vicina a lui con la scusa di provare anch’io. Ma tutto quello che riuscii a fare fu premere a caso qualche bottone, poi travolta dal suo odore che sapeva di buono, gli baciai la guancia, lui si voltò verso di me e mi sfiorò le labbra con le sue. Dio era così bello. Io aprii leggermente le labbra e lui fece uscire subito la sua lingua che si infilò tra di esse. Io mi ritrassi per vedere cosa avrebbe fatto, ero ancora indecisa se lasciarmi andare o continuare a stuzzicarlo, lui allora riprese a strusciare le sue labbra turgide sulle mie senza più provare a infilare la lingua.

Allora decisi che era il momento di parlare. “Scusa Matteo” cominciai “tu mi piaci proprio tanto, sei così gentile e carino con me, ma io sono fidanzata da ormai sei anni e detto sinceramente mi sento una merda a fargli questo. Lui è il mio uomo e gli devo rispetto.” Lui si appoggiò allo schienale del divano e “Capisco, disse, non voglio forzarti a fare nulla che tu non voglia. Ma tu prova a metterti nei miei panni, anche se so che non è facile. Io da quando ti ho conosciuta ho capito che avevi qualcosa che adoravo, oltre il tuo aspetto, ed era il tuo modo di fare, così sicura di te stessa, e con quelle poche parole che ci siamo scambiate sul lavoro, sei stata una persona in grado di cambiarmi in pochi giorni, io ero veramente in un angolo della mia vita, senza più voglia di fare nulla, se non sopravvivere e anche questo a fatica. Poi sei arrivata tu, con la tua freschezza e la tua empatia nei miei confronti. Io farei qualsiasi cosa per tenerti con me, anche se questo volesse dire sconvolgere la tua vita. Mi rendo conto che quello che dico suona un po’ egoista o egocentrico, ma meglio così che essere considerato un ruffiano. In parole povere, non voglio semplicemente il tuo corpo, di donne ne ho avute e ne potrei avere, ma con la tua testa non ne esistono, te l’assicuro”. Io dopo queste parole avevo completamente perso la testa per lui. Matteo mi voleva per la mia testa ed io l’avevo persa per lui. Un paradosso non facilmente risolvibile se non lasciandosi andare. In fondo avevo ventidue anni e tutta la vita davanti a me.

Chissenefrega pensai e gli piantai un bacio in bocca inequivocabile. Lui fece uscire dalle sue labbra di nuovo la lingua ed io stavolta strinsi le labbra e succhiai la sua lingua nella mia bocca. Poi ammetto che persi il controllo, la mia mano scese sul suo pacco è lì sentì qualcosa che penso ogni donna vorrebbe sentire almeno una volta nella vita, un cazzo grosso. Allora, quasi presa dalla frenesia, incollai la bocca alla sua e gli slacciai la cintura, poi aprii il bottone dei pantaloni e feci scendere la cerniera. La mia mano si intrufolò nei suoi boxer (adoro gli uomini che indossano i boxer) e tirò fuori un cazzo che al tatto sembrava grosso, ma proprio grosso. Con le dita non riuscivo a circondarlo, nonostante non fosse ancora rigido. Mi staccai da lui, lo guardai e gli dissi: “È proprio finita hai anche un bel pene.” E lui: “Oddio, mi hai appena detto che ho un bel pene? L’ho detto che tu sei speciale, nessuna donna me lo aveva mai detto così direttamente”. Ed io in confusione completa: “Ma sì, guarda com’è grosso e non è ancora al massimo”, dopodiché mi dissi di stare zitta, se non volevo rovinare tutto e così chinai la mia testa ed avvicinai le labbra a quella grossa cappella.

Aprii la bocca e feci scivolare dentro quell’enorme cazzo, riuscii a far entrare nella mia bocca solo il suo glande e qualche centimetro dell’asta, di più non ce ne stava, allora tirai fuori la lingua, per fare spazio in bocca e spinsi forte, non essendo ancora completamente duro, scivolò nella mia gola, e così arrivai quasi a toccargli il ventre, poi riemersi per prendere fiato e cominciai a passarmelo sul viso, facendo così gli divenne duro, aveva un buon odore, non come la maggior parte degli uomini, almeno quelli che avevo conosciuto io a quei tempi, che hanno il cazzo che puzza, delle volte è nauseabondo. Passai una mano sui suoi coglioni e mi accorsi che era depilato, sì, non aveva neanche un pelo. Dio, pensai, che uomo è che si rade i peli del cazzo. I suoi coglioni erano lisci, era stupendo toccarli, così morbidi. Cazzo, stavo per avere un orgasmo.

Per fermare il tutto prima di fare la figura della ragazzina che viene nelle proprie mutandine senza toccarsi, finsi di avere un crampo e mi sollevai emettendo un grido di dolore: “Merda un crampo”. Lui allora prese la gamba e mi massaggiò il polpaccio, io feci finta di sentire ancora dolore. Non riuscivo a togliere gli occhi da quel cazzo. Iniziai a pensare che forse era un po’ troppo grosso per la mia patatina, ma lei si contrasse, quasi a dirmi di non scherzare, lei quel cazzo lo voleva tutto, subito e dentro fino in fondo. Lui intanto mi tolse la scarpa e poi il calzino ed iniziò a massaggiarmi il piede. Poi chinò il volto e cominciò a prendere in bocca le dita del piede, prima l’alluce, lo succhiò come fosse un ciuccio da bimbo, era così tenero da guardare con gli occhi che mi fissavano, poi passò a mettersi in bocca tutte le dita del piede, quindi passò la mia pianta del piede sul suo viso baciandola. Io ero rapita a guardare il suo bel viso che leccava i miei piedi. Avevo la figa fradicia, temendo di sporcare i pantaloni decisi di slacciarli e toglierli, lui mi aiutò e insieme ad essi se ne andarono anche le mutandine. La mia mano passò sulla mia apertura ed in effetti ero tutta bagnata, avevo una moltitudine di peli anch’essi bagnati e mi ripromisi di rasarmi completamente la prossima volta.

Prima di andare avanti…

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