Avevo occasione di dimostrare che non ero una ragazzina: guardandolo negli occhi, mi inginocchiai davanti a lui con le labbra socchiuse, aspettando che lui facesse il gesto di darmelo in bocca.
Finalmente. Era il mio terreno. Gli stavo facendo vedere quanto ero brava, ma lui mi sollevò, mi fece girare appoggiata al letto, piegata e cominciò a strofinarmelo fra le labbra della fighetta. Si mischiavano i suoi umori, la mia saliva, la mia bava. Non gli dissi niente. Spinse e mi sverginò. Ero così lubrificata che non mi fece male. E forse mi ero già deflorata da sola, quasi, con le dita, perché nemmeno se ne rese conto. Era bellissimo. Finalmente stavo scopando.
Mi tornavano in mente le immagini delle riviste porno in quella posizione: "a pecorina". Mi vidi da fuori (mi è sempre piaciuto guardarmi nella mia mente mentre faccio sesso) e questo bastò per farmi venire.
Lui ebbe il buon senso di tirarlo fuori e schizzarmi sulla schiena. Lì si accorse di un po' di sangue.
"Hai il ciclo?" mi disse.
"No. Non lo avevo mai fatto" risposi.
Mi guardò sconvolto: "Potevi dirmelo..."
"Perché? io volevo. E' stato bellissimo!"
Lui è stato il mio primo vero uomo.
Era troppo più grande di me, quindi non diceva niente in giro e nessuno andò a raccontargli che in paese molti ragazzi avevano usufruito dei miei servizietti orali.
Studiava a Roma e ci frequentammo per quasi un anno. Aveva una stanza nel quartiere Tiburtino e scopavamo in tutti i modi. Con lui ebbi il mio primo orgasmo anale. Gli piaceva guardare i dvd porno con me e commentarli. Gli piaceva anche guardarli mentre glielo succhiavo e mi diceva quello che vedeva. Avrebbe voluto andare in un cinema a luci rosse insieme e fare sesso lì. Ma non aveva il coraggio di farlo. E non credo mi avrebbero fatta entrare. Io facevo il primo anno al liceo. 15 anni. Era una relazione da tenere segreta. E a me andava benissimo.
A scuola i ragazzi ci provavano ma li tenevo lontani. L’estate mi era bastata per capire. Fai quello che vuoi ma non dare modo a nessuno di usarlo contro di te.
Per me è sempre stato così. Le mie storie, quelle vere, sono sempre state indecenti, da non far conoscere in pubblico. Sono nelle mia natura. Sono le cose che mi eccitano. Il gusto del proibito, del non convenzionale.
Ho sempre avuto una doppia vita. Una facciata rispettabile e una segreta. Dr Jekyll e Mrs Hide.
Penso che abbia preso da mia madre.
Quando ci ricado nel non controllarmi e supero la linea rossa arrivano sempre guai.
Non ricordo quando esattamente, credo avessi compiuto i 16 anni, perché era caldo e c’erano le finestre aperte. Iniziai a giocare con un ragazzo del palazzo di fronte. Mi accorsi che mi spiava quando mi spogliavo e la cosa mi eccitava. Volevo farmi vedere. Lasciavo le finestre aperte e la luce accesa. Lui spegneva la sua ma dietro le serrande vedevo la sua ombra. E io esageravo. Ogni sera gli facevo vedere qualcosa di più. Quello che all’inizio era un passaggio casuale della mia nudità poi era ostentazione. Nuda sul letto a leggere. Luci accese. Finestre aperte. Una sera iniziai a masturbarmi. Lo avevo già fatto le sere precedenti, ma senza farmi vedere. Quella sera esagerai: mi voltai verso di lui, le ginocchia sollevate, le gambe aperte, la mano che toccava.
Che stupida. Ero concentrata su di lui, ma da tutte le altre finestre del palazzo in quel piano potevano vedermi. Si affacciò la madre e prese a inveirmi contro: puttana, zoccola… troia, domani lo dico a tua madre.
Una vergogna terribile. Un colpo al cuore. Ha tarpato le ali a una meravigliosa carriera da esibizionista. Ho vissuto dei giorni che non sarei uscita dalla mia stanza, aspettando chissà quali conseguenze. Non ce ne furono. Se la stronza lo disse a mia madre lei non mi disse nulla. Ma dentro di me la cosa mi ha traumatizzata. Non sono più riuscita a fare sesso in situazioni in cui non ho il controllo delle circostanze e dei presenti.
La storia con il medico finì. Mi misi con un ragazzo che aveva appena iniziato l’Uni. Io facevo il terzo anno al liceo. Non ero più andata al paese della nonna d’estate. Preferivo andare nel paese di mia madre. Nel frattempo c’era stata una breve storia con uno che mi piaceva ma sessualmente era inadeguato. Mi entrava dentro ma non nella testa.
Non avevo più pensato al sesso appena accennato con mia cugina. Non mi consideravo assolutamente lesbica. Anzi quando ci eravamo incontrate in famiglia quella complicità che avevamo quell’estate era scomparsa. Credo soffrisse la differenza sociale fra la mia famiglia e la sua. Me la faceva pesare con qualche frase in cui rimarcava di non avere la mia fortuna.
In una festa di compleanno nella villa al mare di una compagna di classe conobbi quello che per due anni sarebbe stato il mio uomo. E io la sua amante. Assolutamente segreta. Perché era il padre della mia compagna. Aveva 26 anni più di me.
La mia psic dice che ho sempre cercato un padre, nelle relazioni. In effetti, anche mio marito ha vent’anni più di me.
Solo con la mia compagna ora siamo coetanee. Forse ho superato Edipo.
Con il padre della mia compagna di liceo era elettrizzante. Perché mi sembrava di essere un’agente segreto. Le mie amiche non vedevano l’ora di raccontare se avevano storie con qualcuno che non era il ragazzo del banco vicino. Io no. Io dissimulavo perfettamente e godevo della clandestinità della cosa. Ero io a suggerire a lui come comunicare e incontrarci in modo da non sputtanarci. Sono riuscita a fare sesso con lui mentre la moglie e la figlia erano in casa. Mi eccitava da morire questa cosa. Questo sesso rubato nel garage o nella cabina dello stabilimento al mare. Mi piaceva provocarlo mentre altri non guardavano. Avevo letto Lolita di Nabokov e mi sentivo molto nella parte.
Con lui erano quasi sempre rapporti anali. Non prendevo la pillola e il preservativo non piaceva a nessuno dei due. Nel culo lo avevo già fatto e mi piaceva. Ma con lui lo usavamo come una fica. Il sesso con lui era bocca e culo. Mi portava nella sua casa al mare. D’inverno era fredda e umida. Mi piaceva che mi prendesse con forza appena entrati. Mordevo la fodera del divano che sapeva di muffa mentre mi sbatteva il culo con la voglia accumulata in giorni e giorni di pensieri. Lo provocavo mentre eravamo in macchina: "vuoi mettermelo nel culo appena arriviamo?" E’ incredibile quanto sei troia per l’età che hai, mi diceva.
Avevo un “fidanzato” nel frattempo. Mi serviva socialmente. Il sesso con lui era dolce e come bere un sorso di latte caldo prima di andare a dormire. A lui sembrava normale. A me no. Il mio amante mi chiedeva come mi scopava il fidanzato e gli piaceva sentire i particolari. Poi mi scopava il culo di brutto, mi sculacciava e mi prendeva la testa soffocandomi con il suo cazzo.
Oltre a raccontare imparai a inventare per eccitarlo. Gli piaceva che raccontassi come lo avevo succhiato al mio ragazzo, che mi aveva detto, com'era venuto e se avevo ingoiato.
Mi resi conto che con le parole potevo entrare nella sua testa e usarlo, mentre lui godeva usando me.
Tiravo i suoi fili e mi facevo dominare. A 17 anni, secondo me, gestivo un adulto a mio piacimento per il mio piacere. Mi eccitava essere la ragazzina troietta che si scopa il padre delle sue amiche. Mi piaceva anche il suo senso di colpa a volte. E come bastasse guardarlo in un certo modo per farglielo dimenticare.
I ragazzi della mia età mi sembravano stupidi. E sessualmente poco attraenti. Banali. Però ogni tanto qualche storia light l’avevo. Ma senza sputtanarmi. Per andare oltre la pomiciata li facevo penare.
Una volta mi vidi con lui, il mio amante, nel parcheggio sotterraneo di villa borghese. In un angolo poco frequentato gli facevo un pompino mentre con due dita mi scopava il culo. Poi lui andò via con la macchina e io avevo un appuntamento con il mio ragazzo del momento proprio sopra. Mi sentivo l’odore del cazzo sulle labbra, il culo allargato e la figa bagnata. Mi sentivo tanto troia quando lo salutai con un bacino sulla guancia.
Iniziai a fare i primi book fotografici e provini. Mi stancai della relazione segreta. Era diventata ripetitiva. Ero proiettata in un altro mondo e non vedevo l’ora di fare la maturità e andarmene. Ma qui inizia un’altra storia.
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Bisessuale, ma attualmente più lsb che etero. Non sono una che vuole scrivere racconti erotici, ma che butta su "carta" (virtuale) le emozioni vissute. E spesso, rileggendo, capisco qualcosa di me. Una sorta di flusso di coscienza con le virgole, insomma. Nessuna pretesa letteraria o di compiacere l'eventuale lettore. Scrivo per me e se trovo menti affini, tanto meglio. [email protected]
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