Trascorsero un’altra ventina di minuti senza che nessuno dei due fiatasse. Mi ero rifiutato di alzarmi e mi ero forzato di ignorare la ragazza qualsiasi cosa avesse fatto, ma dopo poco mi alzai e mi diressi senza fiatare verso il mare per bagnarmi di nuovo.
Quando tornai, Erica era seduta a gambe aperte, appoggiata sui gomiti. Il pezzo di sotto del bikini era accanto a lei, ed un mucchio di serici peli biondi copriva il suo sesso.“Alla fine hai capitolato, allora!” le dissi.Lei annuì e mi rispose “Alla fine non si sta male, anzi, è molto piacevole!”.Le detti ragione con un cenno della testa, mi chinai a prendere la bottiglia dell’acqua e gliela passai.Erica bevve un paio di sorsi e poi me la ripassò. Misi in bocca a mia volta l’imboccatura e presi anch’io un paio di sorsate abbondanti. Stavo per rimetterla a posto quando lei me la richiese e se la riportò alla bocca attaccandovisi con voluttà.Mi restituì la bottiglia e si mise in piedi con il suo sesso all’altezza della mia testa.Potei notare il folto pelo biondo che le copriva il pube e le grandi labbra, e le sue piccole labbra che sembravano cesellare la punta del clitoride appena sporgente.Subito sentii i sintomi di un’imminente erezione che non riuscii a fermare.Erica se ne accorse e si mise ad osservare il mio membro senza parlare.Non so cosa mi prese, mi alzai e la abbracciai.Erica, invece di distaccarsi, cercò la mia bocca e mi baciò. Poi la sua mano andò a cercare la mia virilità, quasi a sincerarsi della sua presenza.Mi distesi e la feci mettere accanto a me. Le aprii le gambe e le iniziai a leccare il clitoride mentre con le dita esploravo la sua femminilità. Iniziò a sospirare ed a gemere di piacere mentre le stimolavo i capezzoli che reattivi si ergevano duri e rugosi.Le grandi labbra si erano gonfiate divaricando le piccole ed evidenziando il piccolo cece che cresceva al centro della plica anteriore. Infilai delicatamente un dito nella vagina ma non vi riuscii, ostacolato da qualcosa di cedevole.“Ma… “ esclamai“Si, sono vergine” mi precedette.“E…”“Si, ti prego, fammi tua.” mi rispose ancora.
Confesso che non sapevo come comportarmi. Al momento, non avevo fatto alcuna esperienza con ragazze vergini e non avevo idea di quel che sarebbe successo.“Ne sei sicura, Erica? Guarda che potrei farti male” le dissi, ben conscio di avere una dimensione notevole, di certo ragguardevole nel diametro della cappella.“Lo voglio, ti prego. Scopami!” mi pregò.
Umettai con molta saliva il glande e cercai di inumidire al meglio le sue grandi labbra fino all’imene. Osservai da vicino e vidi che era in parte sfrangiato, aveva un’apertura irregolare un po’ più piccola di una moneta da 5 lire, segno che qualcosa era già successo.“Ma non sei vergine del tutto” esclamai.“Si, ho provato con il manico della spazzola ma non ho avuto il coraggio di continuare”“Ma ti è uscito sangue?”“Poco per fortuna”“Ti ha fatto molto male?”“Un po’ ma poi ho provato piacere” e trasalì mentre provato ad inserirle un dito nella vagina ed a divaricare il tessuto della membrana che mi apparve elastica e sottile.“Ti ho fatto male?” le chiesi?“No… anzi”Mi dedicai allora ancora un po’ con la lingua ad eccitarla, e dal mutato sapore mi resi conto che iniziava a piacerle ed a lubrificarsi.Ribagnai ancora la cappella, mi accostai alla sua vagina e lo appoggiai delicatamente fino a che non sentii la resistenza.“Allora, sto per entrare, Erica. Se ti faccio male, lasciamo perdere, va bene?” le dissi con tono di inatteso affetto.“Si, lo voglio!” disse con enfasi e quasi a confermare la sua determinazione, dette una forte spinta e mi accolse dentro di se’.Trasalimmo entrambi: anche io avevo sentito un po’ di fastidio, il frenulo che si tirava un po’di più per il molto attrito. Erica fece alcune smorfie di dolore e smise di muoversi.“Vuoi che esca?”“Noooo! Resta” mi implorò.Piano piano avanzai con la cappella dentro di lei.“Ormai sono dentro, rilassati. La parte più grossa è entrata. Ti fa molto male?” le chiesi un po’ preoccupato.“No, ora va meglio, grazie!”Iniziai lentamente a fare su e giù, attento alla minima smorfia da parte sua.Cercai l’angolo migliore per non pesare sulla membrana e quando mi sembrò di averlo trovato, presi a muovermi con maggior intensità.“Come va?”“BEENEEEE” rispose, il piacere che iniziava a superare il dolore ed il fastidio.La penetrazione era più profonda ed un paio di volte arrivai a sbattere con il mio pube sul suo clitoride, provocandole dei gemiti. Dopo qualche minuto, la vidi un po’ sofferente e mi tirai fuori.Notai che c’erano minime tracce di sangue, alla base.“Perché sei uscito?” mi chiese.“Perché stavi iniziando a soffrire il dolore. Non voglio che tu ricordi la tua prima volta associata alla sofferenza” le risposi.Mi meravigliai della mia stessa risposta. In quel periodo ero piuttosto misogino e, diciamolo, anche un bel po’ stronzo a causa della mia ex che mi aveva mollato per mettersi con il mio più caro amico. E sinceramente, Erica non mi provocava alcun sentimento positivo, sino ad allora.
Mi riaccomodai accanto a lei con il cazzo ancora duro.Lei si sollevò ad osservarlo da vicino.“C’è un po’ di rosso alla base. E’ sangue?” chiese allarmata.“Si, ma è pochissima roba, è come un graffietto. Ti fa male?”“Appena appena, come dici tu, come se fosse un graffietto. Ci riproviamo?” mi chiese speranzosa.Sorridendo, annui e mi riavvicinai a lei, mi misi tra le sue gambe e provai a rientrare, immaginando di dover faticare ancora. Invece, fui dentro in un attimo, senza alcuna frizione.Un gemito di piacere sottolineò il momento.“Dai, muoviti!” mi disse“Si, adesso” ed iniziai a pompare su e giù sentendola sempre più partecipe e lubrificata.Iniziò a godere sottolineando con gridolini e gemiti sempre più forti l’avvicinarsi del climax.“Dai Paolo, scopami forte, per favore!” mi pregò.
Sbattevo il pube sempre più violentemente sul suo sesso mentre ormai si sentiva lo sciacquettio provocato dalle sue abbondanti secrezioni.Aumentò la frequenza dei sospiri fino a quando si inarcò e proruppe in un grido di piacere mentre mi artigliava, squassata da tremiti, le gambe e la schiena.Ero ancora lontano, per cui mi tirai fuori e la baciai delicatamente sulle labbra.
“Grazie Paolo, credo di aver avuto per la prima volta un orgasmo interno” mi disse ansimando per la sforzo. “E’ stato bellissimo. Lo possiamo rifare tra un po’?” mi chiese con innocenza.
Sorrisi, non immaginavo che sarei diventato il suo Pigmalione.
Mi alzai e le dissi: “Vado a sciacquarmi in mare.”“Posso venire con te?”“Ma certo!”Mi tese la mano, la presi e la sollevai. Lei mi prese il viso tra le mani e mi baciò sulle labbra: “Grazie, Paolo. Mi hai fatto finalmente diventare una donna”Andammo in acqua e ci lavammo. Volle pulirmi prendendo in mano con delicatezza il mio pene che sciacquò con cura e quasi devozione.Non feci altrettanto, passato il momento rividi la Erica di sempre, bruttina, sgraziata, un brutto anatroccolo che per un momento era divenuto cigno.
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