Vai al contenuto
Erotika
Brutto anatroccolo erotico
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto27 min di lettura

Brutto anatroccolo erotico

Una gita al mare dopo lo stress del lavoro è un toccasana, se poi lei accetta di seguirti sui una spiaggia per nudisti le speranze di scopare aumentano...

Paolo Marras
1 anno fa · 564 letture · 1

“Vuoi che la passi anche sulle gambe, Erica?”“Magari, Paolo!” mi rispose annuendo con la testa che aveva voltato di lato. Notai che aveva gli occhi chiusi ed un sorriso di soddisfazione le illuminava il viso.Usai un altro poco di latte, ne cosparsi la parte superiore dei polpacci e continuai verso le caviglie. Presi un piede alla volta e lo unsi appoggiandolo alla mia pancia. Poi, nel rimetterlo giù, urtai con il suo alluce il mio pisello. Lei ebbe come un tremito, uno scossone, si irrigidì e trasalì.“Scusa Erica, non volevo” mi giustificai.“DI nulla Paolo, non è successo nulla, sei tu che mi stai facendo un piacere”.Mi risedetti e stavo per sdraiarmi quando Erica mi chiese: “E le cosce, Paolo? Non credi che debbano essere protette anche loro?”.Ridacchiai tra me e me, ma me ne uscii con un sonoro sbuffo, giusto per farla sentire in colpa. Poi presi un altro po’ di latte, mi sedetti sulle sue gambe ed iniziai un lento massaggio sulle sue cosce, salendo dal cavo del ginocchio sino al fianco, evitando di toccare la parte interna e, soprattutto, i glutei in gran parte scoperti dalla scarsa dimensione dello slip. Osservai attentamente le reazioni di Erica che ad ogni passaggio tendeva impercettibilmente ad aprire le cosce, sino ad allora ermeticamente serrate.

Notai allora che dall’elastico degli slip uscivano ciuffetti di pelo biondissimo, segno che la depilazione intima per Erica era qualcosa di assolutamente sconosciuto.Poi presi il coraggio a quattro mani e le chiesi: “Visto che il costume è un po’ ridotto, vuoi che te ne spalmi un po’ sulle chiappe?”Erica annuì vigorosamente senza pensarci e contestualmente allargò ulteriormente le cosce sollevando impercettibilmente il solco anale.Presi altro latte e lo passai lentamente sui glutei, sui lombi e poi ancora sulle cosce, questa volta indugiando sulla parte interna. Risalii di nuovo e nella manovra infilai un dito birichino sotto il costume, provocandole un ulteriore brivido.

Alla fine mi sdraiai e mi misi a prendere il sole.Passarono una decina di minuti durante il quale fummo coccolati dal canto del mare e del vento, nella totale assenza di altri rumori e suoni. Mi girai su un fianco per prendere un goccio d’acqua e notai che Erica aveva tolto il pezzo di sopra del costume, appoggiato sul telo accanto alla sua mano. Il suo viso era girato dalla parte opposta e non si accorse che la stavo osservando. Mi ridistesi e mi riconcentrai sul sole, quasi che con il pensiero stimolassi la produzione di melanina.Passarono altri minuti senza alcun fiato, e decisi di stendere un velo di protezione sulla mia asta; alla fine, la pelle era troppo sensibile per prendere il sole senza protezione. Mi sollevai pertanto a prendere la boccetta e mi misi seduto con le gambe incrociate, presi un po’ di latte e lo utilizzai per ungere abbondantemente il pisello. La situazione era tale che mi provocò una lieve erezione, sufficiente a far emergere il ciclope dalla grotta. Erica in quel momento si voltò e si sollevò sui gomiti, dimentica di essere a seno nudo, e si mise a fissarmi.“Che stai facendo?” mi chiese con tono un po’ inquisitorio, credendo chissà cosa.“Mi sto mettendo anch’io un po’ di protezione sul pisello, non vorrei scottarmi” le risposi con la massima naturalezza.Rimase ad osservarmi con curiosità mista ad un po’ di morbosità, visto che arricciava il labbro inferiore dentro la bocca.Non diedi ulteriore peso alla cosa e mi rimisi disteso ad occhi chiusi. Sentii Erica alzarsi e poi distendersi dopo poco. Chissà, forse aveva bevuto dell’acqua.

Passarono altri minuti in completo silenzio e decisi che il caldo iniziava ad essere meno sopportabile, mi alzai e con gli occhi ancora semi accecati dal sole mi rivolsi alla mia collega.“Io vado a bagnarmi un po’. Resti qui o vieni con me?”“No, vengo anch’io” e si alzò anche lei. Notai solo allora che era a seno nudo e non si era coperta. Ammiccai non visto un sorrisetto e mi diressi verso la riva distante pochi metri, seguito da Erica che mi raggiunse e mi superò ad andatura sostenuta. Ebbi modo allora di notare quanto piccolo fosse il pezzo di sotto del costume, che in effetti lasciava scoperte gran parte delle chiappe. Su un altro corpo sarebbe stato un complemento mirabile, su quel corpo sbagliato ove la ciccia era scesa dalla natiche sull’esterno delle cosce non era il massimo.Quando entrò in acqua si tuffò e poi subito riemerse scoprendo il seno che fino ad allora era rimasto del tutto celato.Seno… vabbè, i campioncini. Le sue tette erano più simili ai boccioli di una bimba in età prepuberale che a quelli di una donna di quasi trent’anni. Però aveva dei bei capezzoli, pronunciati e di color rosa scuro, al centro di piccole areole rugose. Sorrisi al pensiero dello sforzo che doveva fare quella ragazza per dimostrare la sua disponibilità al flirt, e ne apprezzai gli intenti. Pensai allora di offrirle un aiuto, mostrandomi partecipativo e giocherellone. Mi gettai in acqua accanto a lei e fui schiaffeggiato dall’acqua gelida. In meno di un nanosecondo passai dallo stato barzotto tendente al semiduro al semimoscio minidotato. Uscii dall’acqua con il pisello ridotto a quello di un amorino di Cupido in Arcadia, provocando l’ilarità di Erica che si portò la mano alla bocca per nascondere il suo sorriso di scherno..Me l’ero meritato, almeno per tutte le cattiverie che avevo pensato fino ad allora.Facendo il finto offeso ritornai al nostro giaciglio improvvisato, presi un sorso d’acqua e mi rimisi a pancia in su a prendere il sole. Vidi arrivare la mia collega che spostò il telo verso di me e si mise a sedere accanto a me, per poi distendersi anche lei faccia al sole.“Non è che avresti voglia di passarmi la crema?” mi chiese timidamente.Senza risponderle, presi il tubo, lo spremetti facendo uscire una discreta quantità di liquido bianco sulla pancia, due dita sotto l’ombelico, ed iniziai a spargerlo sull’addome risalendo verso il seno. Mi limitai a passare sotto ed in mezzo alle mammelle senza sfiorare i capezzoli che peraltro si erano irrigiditi già da tempo. Passai le mani con decise carezze sotto al collo e sulle spalle, scesi poi passando ai lati dei seni verso i fianchi. Ripresi un altro poco di liquido e lo spalmai sulla pancia, passando a filo dello slip, decisamente basso sul pube al punto che un po’ di peletti biondi uscivano dall’elastico.Decisi di scioccare la mia collega, mi interruppi e slacciai i laccetti laterali.“Per evitare di sporcare il costume nuovo, Erica” mi giustificai, mentre la sentii irrigidirsi e sottrarsi per un momento alla mia azione.Continuai invece a spalmarle il latte sulle cosce fino alle ginocchia, passando con le dita sull’interno delle cosce e provocando come reazione una leggera divaricazione delle gambe. Terminai l’operazione e mi distesi di nuovo al sole, ma questa volta a pancia sotto.“Paolo, posso metterti un po’ di crema io sulle spalle e sulla schiena?” mi chiese dopo poco.“Io uso l’olio, ma se vuoi, si, grazie!” le risposi con la massima gentilezza.Non mi aspettavo di certo quanto accadde.Erica si alzò e si mise a cavalcioni delle mie gambe ed iniziò a cospargere con le sue mani tremanti le mie spalle. Mi accorsi quasi subito del contatto anomalo con il mio polpaccio: erano le grandi labbra pelose che strusciavano “nature” sulla mia pelle. Di fatto, Erica si era tolta lo slip ed era nuda anche lei. Immediatamente sentii un certo turgore nelle parti basse; mi sollevai leggermente e misi il pisello, decisamente barzotto, a testa in giù in mezzo alle gambe, che avevo cercato di divaricare nonostante il peso di Erica mi bloccasse i movimenti.“Che fai?” mi chiese.“Nulla, sposti il pisello che mi dà fastidio sotto la pancia. Ti dispiace?”“No, non ti preoccupare. Vado bene così?” mi chiese mentre mi ungeva le spalle, senza superare mai la linea dei lombi.“Si, ma guarda che puoi anche scendere. Anzi, se mi ungi le chiappe e le cosce te ne sarei grato!” aggiunsi.“Si si, adesso lo faccio!” si giustificò la mia collega, mentre le sue mani iniziarono a scendere verso le chiappe.“Scusa, ma sto scomoda così. Potresti aprire le gambe in modo che mi possa inginocchiarvi in mezzo?” mi chiese.“Certamente” ed esaudii immediatamente la richiesta, allargando le cosce e mettendo bene in mostra la mia mercanzia.

Le sue mani scesero lentamente sui miei glutei ma vi si soffermarono giusto un momento per poi fuggire subito verso le cosce esterne.“Guarda che non mordono mica, e poi dovresti metterne un po’ anche in mezzo…” provocai.Non potevo vederla., ma immaginai che dovevo averla fatta arrossire ancor di più.In effetti, dopo un po’ ritornò sulla posizione dedicandomi alcune ardite carezze sulle mie chiappe con un paio di rapide incursioni nel solco, ma senza arrivare al rosone,Al che presi e divaricai i miei glutei e le dissi: “Ecco, metti un po’ di olio anche qui, in mezzo, e scendi giù in basso, mi raccomando.”Attesi inutilmente, perché Erica non ebbe il coraggio. Si alzò in piedi e corse a coprirsi.“E’ inutile, non ce la faccio” la sentii bofonchiare.Lasciai perdere e mi spalmai da solo l’olio nelle zone non trattate.“Grazie Erica, molto gentile da parte tua aiutarmi” le dissi, un po’ scherzando un po’ sul serio.

Pagina 3 di 4 · 0%
1

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista