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Erotika
La prima volta
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Racconto15 min di lettura

La prima volta

IN questo racconto il vergine è LUI... interessante cambio di prospettiva, soprattutto per le lettrici.

Paolo Marras
1 anno fa · 901 letture · 0

“Aspetta, non ti muovere” mi ordinò. Si alzò in piedi, scavalcò la barriera schermo di rami e frasche e si recò, nuda ed impiastrata di sperma che le colava per le gambe verso la riva. Si gettò in acqua, si sciacquò il corpo spalle al mare, si lavò con l’acqua di mare la vulva, prese quindi la bottiglia dell’acqua e venne verso di me con quel movimento cammellante così inusuale ma così erotico, in quella situazione, al punto tale che ero di nuovo eretto quando rientrò nel recinto.Si chinò in ginocchio sul telo, prese dalla sacca un altro telo, ne bagnò un pizzo e con l’acqua e mi pulì con delicatezza il prepuzio ed il frenulo, chinandosi ad osservarlo da vicino con attenzione.“Problemi?” le chiesi.“No. A vedersi sembra tutto a posto. Ti fa male?”“Non molto, diciamo che è indolenzito.”“Però non ti fa male abbastanza per esser di nuovo pronto…” mi disse con un sogghigno.“Colpa tua!” ribattei sorridendo.“Vedrai come ti chiedo scusa” e, preso il pisello con la mano, lo sollevò e si chinò a prenderlo in bocca. Lo succhiò con delicatezza, alternando leccate e suzioni mentre con la mano accarezzava asta, scroto e testicoli.Iniziò a scoparmi con la bocca, accogliendo tutta la cappella in bocca.“Direi che sei abbastanza pronto per un secondo round: te la senti?” mi chiese mentre si accomodava su di me guidandomi ancora dentro di sé con la mano.“Proviamo… OH SI CAZZO!!!” le dissi quasi urlando.“Eh, che ti ho fatto? OH SI CAZZO QUANTO SEI GROSSO!” mentre dopo il primo movimento davo un colpo di reni per entrare al massimo dentro di lei.Riprendemmo a scopare con frenesia. Questa volta, nonostante avessi già avuto un orgasmo da poco, durai meno. Meno di dieci minuti ed ero già al punto di non ritorno.“TOGLITI PATRIZIA, STO VENENDO!” e le detti una spinta per farla uscire proprio mentre stavo per schizzare.Lei prese il pisello con la mano e con rapidi tocchi mi portò a venire sul suo seno. Poi prese una goccia di sperma con il dito, lo portò alla bocca e lo leccò. Quindi si chinò verso di me e mi baciò.“Sono io che ti ringrazio di avermi donato la tua verginità!”.

Quel giorno durò ancora parecchie ore e parecchio sesso. Sembrava che io fossi preso dall’urgenza di imparare e recuperare il tempo perduto e lei desiderosa di farmi da maestra. Alla fine soccombette: “Basta, non ce la faccio più. Me l’hai distrutta!” mi disse ridendo mentre ci rivestivamo per andare verso la macchina.

Fu la classica avventura di un’estate al mare.

Un’estate al mareStile balneareCon il salvagentePer paura di affogare

Ma il mio salvagente non funzionò.Mi innamorai di lei che invece voleva solo divertirsi, ed affogai.Andai a settembre a trovarla nella sua città. La chiamai al telefono dicendole che ero per strada e che mi sarebbe piaciuto vederla. Mi rispose che era impegnata e che doveva accompagnare una sua amica a fare una visita medica per cui non poteva. Io ero sotto casa sua e mi appostai.Dopo qualche minuto scese ed entrò in una Alfa grigia guidata da un ragazzo più grande di me, che baciò con passione sulla bocca.Fu la fine del sogno.E l’inizio di uno dei periodi più brutti della mia vita, per motivi che evito di raccontare e che ancora oggi, a quasi cinquant’anni di distanza, mi provocano molto disagio.

Ho rivisto Patrizia un paio di anni fa. Ci siamo imbattuti per caso l’un contro l’altro girando un cantone in centro a Roma.Lei era al braccio della figlia, circa coetanea di mia figlia Sofia, che portava un gran pancione.Il tempo non era stato clemente con lei, pallida ombra della bellezza che fu.Abbracci, complimenti, ci sentiamo, si. Auguri. Auguri.

Ciao.

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Paolo Marras

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