“Io direi di fermarci qui!” le proposi indicando un’altra fraschetta realizzata con canne e pezzi di legno, ad una decina di metri dal bagnasciuga ed altrettanto dal tombolo retrostante, in una zona della spiaggia stranamente più pulita delle altre e con sabbia nera finissima.Patrizia dette un’occhiata in giro ed accettò.Mi misi quindi a preparare il giaciglio sul quale ci saremmo distesi a prendere il sole dietro le incannucciate. Piantai un altro paio di rami come pali di sostegno del suo foulard che utilizzai come parasole, stesi il mio telo sulla sabbia spianandolo per bene, presi la busta di plastica con bottiglie e lattine e la misi in acqua fissata con un altro ramo alla fine del bagnasciuga per tenerla in fresco.
Andammo quindi a fare il bagno, ci abbracciammo in acqua e ci baciammo come avevamo fatto fino alla sera prima. Le nostre bocche erano unite, le lingue esploravano reciprocamente le nostre cavità orali mentre le mie mani correvano lungo il suo corpo.
Arrivai al seno che tentai di liberare dal reggiseno.“Ma dai, cosa fai? Ci potrebbero vedere!” mi rispose.“Patrizia, non c’è nessuno né in spiaggia né in mare per almeno trecento metri”“Sì ma potrebbe arrivare e noi non ce ne accorgiamo!”“Mettiti di spalle alla spiaggia, ed io controllo” le risposi,Si fece convincere e mi lasciò fare. I suoi capezzoli erano piccoli ma molto reattivi, e si indurirono immediatamente sotto i miei pizzichi. Poi mi chinai a cucciarne uno e questo provocò un suo gemito di piacere.Scesi con la mano verso il suo pube. Fui immediatamente stoppato dalla sua mano che mi prese il polso. Poi, senza alcun motivo, mi lasciò fare e mi permise di toccarla sotto lo slip che avevo scansato. Un cespuglio di peli ricci e setosi si materializzò sotto le dita, generandomi una sensazione mai provata prima.Non sapevo cosa fare, improvvisavo facendomi condurre dai ricordi dei film più che dall’istinto.Provai ad infilarle un dito dentro ma sbagliai qualcosa e le provocai un verso di fastidio ed un irrigidimento.
“Scusami, ti ho fatto male?” le dissi con un filo di voce.“Fai…piano…così” mi sussurrò all’orecchio mentre guidava il mio dito verso il suo clitoride a stimolarlo.Fui lesto ad imparare: le sessioni di approfondimento video e cartaceo erano servite a qualcosa.Nel frattempo qualcosa in mezzo alle mie gambe si era decisamente svegliato e prorompeva in gran parte fuori del costume.Tempo trenta secondi e mi sussurrò di nuovo: “Basta! Usciamo, ho freddo” mentre si rimetteva a posto il reggiseno e lo slip.
La presi per mano e lentamente tornammo verso riva, solo dopo aver forzato il mio membro ad una posizione tutta distesa a sinistra, mal trattenuta dal costume che, bagnato, non nascondeva assolutamente nulla risultando praticamente trasparente.Patrizia se ne accorse e mi disse: “Ma sei quasi indecente! Tanto vale che te lo togli!”.Non fece tempo a finire la frase che sganciai il gancetto sulla destra e feci cadere lo slip a terra. Lo raccolsi dalla sabbia, andai un’altra volta verso l’acqua, mi chinai a sciacquarlo e tornai verso il nostro giaciglio improvvisato senza niente, il pisello che si ergeva libero davanti a me. Appesi la mutanda ad uno dei rami e mi gettai sul telo spalle a terra.Patrizia si distese accanto a me pancia in giù, slacciò il reggiseno e se lo sfilò, rimanendo sospesa sui gomiti.Poi si sporse verso di me ed iniziò a giocare con i pochi peli del petto, mi baciò i pettorali, i capezzoli, sempre più in su fino alla bocca. La sua mano andò al mio pene ed iniziò una lenta carezza con le dita che scorrevano lungo l’asta, tornavano indietro verso i testicoli e poi risalivano.Non era la prima volta che una mano estranea mi toccava il pisello, ma non avevo avuto esperienze notabili. Con la mia prima ragazza non eravamo mai andati oltre il petting vestito, al massimo ero riuscito a toccarle i capezzoli sotto il reggiseno ed a sfiorarla in mezzo alle gambe ma sopra le mutande.Una delle signore delle pulizie mi fece una sega da ragazzino, e ricevetti un servizietto dalla figlia del portiere l’anno prima: ero ancora vergine e volevo cambiare il mio stato quanto prima.
Patrizia ed io iniziammo a baciarci sempre più con foga mentre le nostre mani esploravano i nostri corpi.Il respiro corto, ansimante era caratterizzato da ritmici movimenti del petto. Si distese sulla schiena permettendole di mettermi su di lei. Iniziai a strusciare il mio pene sulla sua pancia mentre la baciavo sul collo e sul seno.“Vieni qui.” mi disse con un filo di voce mentre prendeva il mio pene, piegava le gambe ed apriva le cosce sotto di me.Mi guidò con la mano verso la sua fessura.“Fai piano, ecco, entra qui. Dai, SPINGI!” mi disse all’orecchio.
Non sapevo cosa e soprattutto come fare. Ricordo che ero con la cappella appoggiata alle sue piccole labbra, poi istintivamente detti una spinta con le pelvi ed entrai dentro di lei.Provai una sensazione per me del tutto nuova, differente dal poco che avevo provato fino ad allora.Qualcosa di caldo, umido e stretto aveva accolto il mio glande e lo stava avvolgendo come un guanto.“Ecco, ora muoviti lentamente dentro e fuori. Spingi ancora un po’” e dette lei un colpo di reni per accogliermi più in profondità.Provai una fitta di dolore che mi fece gemere.“Che c’è?” mi chiese spaventata.“Mi sono fatto male!” le sussurrai con un fil di voce.“Sono, anzi, ero vergine” aggiunsi con un senso di vergogna.“Tesoro mio!” e mi baciò con rinnovata passione.“Allora facciamo piano. Fai tu. Ecco muoviti poco, un po’ di più… ora indietro, ecco, piano…” mi suggeriva.La sua vagina era diventata bagnata ed estremamente scivolosa. Non sentivo più dolore né fastidio ed iniziai a muovermi con una certa intensità.“Mi raccomando, quando stai per venire, vieni fuori sulla mia pancia, voglio vederti!” mi disse tra un gemito ed un sospiro.“Per …essere…la …prima… volta… SCOPI DA DIO!!!” mi urlò in un orecchio dopo che ebbi accelerato il ritmo con il quale la penetravo.
Credevo che sarei venuto in breve invece il dolore al prepuzio mi aveva un po’ anestetizzato e reso più resistente al piacere. E questo faceva godere Patrizia che partecipava agitandosi sotto di me, strusciando il clitoride contro la base del mio pisello, venendomi incontro con le pelvi quando rientravo dentro.Dieci, cento, mille volte, fino a che qualcosa si accese dentro di me.Il piacere montò all’improvviso, inaspettato.“Sto per venire”“Esci fuori subito, ti prego!” mi scongiurò.Feci il salto della quaglia e con uno sforzo mi tirai fuori proprio mentre il primo getto di denso sperma schizzò fuori con una violenza incredibile, colpendola in viso. A quello seguirono altre gittate, le prime molto intense, le successive un po’ meno ma altrettanto copiose, che la inzaccherarono tutta dal viso alla pancia.Mi buttai a terra esausto accanto a lei.“Grazie!” le dissi.“Ti fa male?” mi chiese indicandomi il pisello che aveva un po’ di rossore diffuso all’altezza del frenulo.“Un po’!” risposi.
