Accarezzandole il volto mi accorsi che stava piangendo, le lacrime mi bagnarono la mano, ma io finalmente provavo un piacere mai provato e con la forza dei miei quindici anni la inculai con impeto animalesco fino a sborrarle nel culo , una sborrata liberatoria, una sborrata che mi ricompensava di tutta la sofferenza e la gelosia che avevo provato vedendola fottuta dagli altri uomini.
Dopo aver sborrato rimasi per un po' dentro di lei, tutt’ e due immobili, il cazzo mi era rimasto duro e ogni tanto le davo qualche colpo al quale lei rispondeva con un sommesso gemito, ma ora mi accorgevo di provare un forte dolore al cazzo ogni volta che glielo spingevo dentro.
Uscii dal culo di mamma e vidi che ero sporco di sangue e di cacca, anche le sue chiappe ne erano sporche, un nauseabondo odore di feci riempí la stanza, non aspettandosi quello che era successo non si era liberata prima come faceva sempre quando aspettava qualcuno.
Mamma si riscosse e con gli occhi gonfi e lucidi di lacrime mi accarezzò il volto, “Vieni figlio mio, amore mio, non è nulla, andiamoci a lavare”.
Lei si lavò e poi, con la delicatezza che solo una mamma può avere, mi lavò il cazzo, come aveva fatto per anni, da quando ero neonato.
Il suo culo mi aveva rotto il filetto del glande, il sangue era il mio, mi ero sverginato con mia madre!
La pelle che ricopre la capocchia era congestionata e gonfia e non riusciva a tornare a posto, la capocchia era ancora turgida e dolorante, lei mi disinfettò e mi massaggiò con l’olio di mandorle che usava quando ero bambino e delicatamente fece scivolare la pelle a ricoprire il glande.
Dopo aver cambiato le lenzuola che si erano sporcate ritornammo a letto e passammo la notte abbracciati, lei accarezzava dolcemente la mia testa immersa nel solco delle sue grosse tette, sentivo il profumo piú buono che esiste al mondo!
Cominciammo a dormire nello stesso letto come poi avremmo fatto per molti anni e qualche notte dopo, quando il dolore al cazzo fu passato, mamma mi fece entrare da dove ero uscito, finalmente sentii l’abbraccio della sua vagina, credo che sia stata la piú bella chiavata che io mi sia mai fatto.
Mamma fu la mia maestra, mi insegnò tutto quello che era necessario per far godere una donna, solo, se non la inculavo, mi costringeva ad usare il preservativo quasi tutte le volte.
“Tu sei giovane ed hai lo sperma potente e io non son vecchia, non vorrei mai che accadesse quello che non deve accadere, io già son dannata per quello che faccio con te, non vorrei dannarmi del tutto per quello che poi mi toccherebbe fare e non poter avere perdono un giorno.” mi diceva, io capii solo qualche tempo dopo quello che intendeva.
Provavo un piacere immenso a leccarle la fessa, ancora oggi sento in bocca il suo sapore, lei amava succhiare il mio cazzo, lo faceva succhiando dolcemente e a lungo, riempiendo di baci il mio cazzo che diventava duro come la pietra, eravamo due meravigliosi amanti, legati dall’amore piú grande ed eterno che ci sia.
“Se potessi ti prenderei tutto nella fessa, dalla testa ai piedi, ti farei tornare tutto dentro di me, tu che sei parte di me” diceva spesso.
Io crebbi senza alcun problema con le donne, mamma era la mia consigliera, la mia amante, la mia ancora di salvezza, la mia confidente, lei continuò ancora per qualche anno a ricevere dicendomi che quello era solo lavoro e che era necessario ma che lei amava me, poi, per quanto riguardava zio Vittorio , non dovevo essere geloso mi disse, lui aveva una dote che piaceva molto alle donne e lei ogni tanto sentiva il bisogno di divertirsi un poco, nient’altro.
Qualche anno dopo cominciai a lavorare e mamma non ebbe piú bisogno di ricevere, ormai potevo provvedere io ai nostri bisogni, zio Vittorio ogni tanto veniva a farci visita senza la moglie e Lei lo accoglieva con piacere e come sempre si appartavano per qualche tempo.
Mamma mi aveva confessato senza remore o ipocrisie che le piaceva il cazzo dello zio che le dava molto piacere, non confondere mai completamente il sesso con l’amore, mi diceva, a volte pure le donne hanno bisogno di una soddisfazione “particolare” ma l’amore è altra cosa, per questo quando veniva lo zio io andavo a fare una passeggiata certo che mamma dopo sarebbe stata ancora mia e ancora piú appassionata del solito, come se quel cazzone la rimettesse in sesto, le stimolasse gli estrogeni, la facesse rilassare.
Aspettavo giú al palazzo che lo zio andasse via e salivo di corsa in casa già eccitato, trovavo mia madre a letto nuda che mi aspettava a cosce aperte, lei sapeva che mi eccitava tanto vedere la sua fessa dilatata dal cazzone dello zio e dopo aver goduto di quella vista le chiedevo di girarsi a mostrarmi il culo ancora aperto che mostrava il bel tarallo dello sfintere, allora la inculavo e l’ano dilatato moltiplicava il suo piacere ed il mio, dopo il cazzo di zio Vittorio lei diventava tanto sensibile che veniva di culo quasi subito, mamma era davvero solo mia!
Ci dicevamo tutto fra noi , potevamo fidarci davvero e completamente l’uno dell’altra non come accade spesso fra amanti o sposi, cosí un giorno le chiesi se potevo stare con lei insieme allo zio, ma lei non volle mai fare sesso con me e con lo zio contemporaneamente, lo zio, diceva, non deve sapere mai nulla di noi e poi, aggiungeva, mi vuoi lasciare o no qualche momento di intimità solo mia? Sai, potrei vergognarmi di fronte a te anche solo per le cose che potrebbero uscirmi di bocca mentre lui mi fotte, ricordati che sono tua madre e non voglio e non devo perdere del tutto la mia dignità.
“Poi sono certa che ti si ammoscerebbe se dovessi, per un attimo, paragonare il tuo cazzo a quello di tuo zio, non dovrai mai fare sesso con una donna mentre viene fottuta da un cazzo piú grosso del tuo, ti sentiresti sminuito e buonanotte al cazzo.” aggiungeva.
E aveva ragione.
Qualche tempo dopo anche le visite dello zio finirono, per motivi di lavoro si era dovuto trasferire in una provincia dell’interno.
La buona notizia, invece, era che io avevo conosciuto una bella ragazza della quale mi ero innamorato.
Mamma fu felice del fatto che avessi trovato una brava ragazza ma continuammo a dormire insieme.
Michela, quella che sarebbe diventata mia moglie, non seppe, allora, quale grande legame ci fosse fra me e mia madre, se lo avesse saputo probabilmente sarebbe scappata via inorridita.
Ma gli dei sono gelosi della umana felicità, si perché io e mia madre eravamo felici e, anche se qualcuno può pensare che avremmo dovuto sentirci in colpa, vivevamo il nostro rapporto incestuoso con tranquillità e felicità, e fu per la gelosia degli dei che mamma si ammalò di un male incurabile e dopo poco mi lasciò.
Qualche mese dopo io e Michela ci sposammo, come si usava una volta, dopo un breve viaggio di nozze, si passava a far visita ai parenti e, con la 500 con le marce non sincronizzate regalo di mio suocero, un pomeriggio di sabato andammo a far visita a zia Nora che non era potuta venire alle nozze, speravamo in una abbondante “busta”.
