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Scambi di famiglia
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Racconto16 min di lettura

Scambi di famiglia

Nel letto di mia madre folle di gelosia la inculai la prima volta, da allora ho provato le delizie dei rapporti familiari.

Giovanna Esse
10 mesi fa · 7.7k letture · 0

Dai nostri archivi una storia incestuosa ma romantica del nostro autore: @nice_cock

Mi hanno sempre fatto ridere quelli che dicono :”Sai, io ho fatto il ‘68!!” come se avessero affrontato in quell’anno chissà quali lotte.

Io nel ‘68 avevo tredici anni, quindi non so nulla di occupazioni, barricate e lotte studentesche, ma mia madre da quell’ anno di lotte ne dové affrontare tante, la nostra vita era cambiata in un attimo, in un pomeriggio di aprile di quell’anno.

Quel pomeriggio papà se ne era andato per un infarto lasciando me e mamma senza soldi e senza una vera pensione, solo qualche spicciolo ci arrivava ogni mese e non copriva nemmeno l’affitto.

Mamma cominciò a lavorare in una impresa di pulizie e anche a lavorare ovunque potesse ma dopo qualche mese cominciò, anzi fu costretta, a “ricevere”, la vita è dura e con un figlio adolescente le spese erano tante, Lei non mi ha fatto mai mancare nulla.

Cosí, quando era proprio necessario perché con il suo lavoro non sempre riusciva a mettere il piatto a tavola, “riceveva” in maniera molto discreta il padrone di casa, il macellaio o il salumiere.

Mamma era una bella donna bruna, con lunghi capelli nerissimi raccolti in un “tuppo” , cioè in uno chignon, un bel incarnato olivastro, delle gambe ben tornite, un seno generoso ed un bel culo, una bella donna meridionale insomma, non molto alta ma molto ben fatta.

Era sempre stata una donna desiderata dagli uomini quindi se era necessario “ricevere” qualcuno non aveva alcun problema, gli uomini se la mangiavano con gli occhi e poi era vedova, quindi una che si poteva supporre avesse una fame non soddisfatta di cazzo, questo attirava gli uomini come lo zucchero le mosche.

Quando bussava qualche creditore con una lista particolarmente lunga mamma mi diceva di andare a giocare in cortile o mi dava qualche incombenza che mi avrebbe tenuto fuori casa una mezza ora.

Un pomeriggio d’ inverno che pioveva che dio la mandava non ebbe il coraggio di mandarmi fuori quando il salumiere venne a bussare, mi disse che dovevano parlare di cose riservate e si ritirarono in camera da letto.

Cercai di vedere quello che facevano dalla toppa ma lei aveva messo un panno sulla chiave e io non riuscii vedere nulla ma solo a sentire grugniti e qualche gemito.

Io ormai avevo quattordici anni, a scuola gli amici mi avevano già fatto un bel corso di educazione sessuale, quindi capii che mamma ed il salumiere stavano fottendo in quella stanza che l’aveva vista sposa felice con papà.

Avrei pagato non so cosa per vedere, anche se ero certo che mi sarebbe venuto da piangere e quando un giorno il panno sulla serratura casualmente cadde vidi mia madre chiavata a pecora dal macellaio.

Quando, alla fine della chiavata, vidi mamma farsi sborrare in faccia e in bocca leccando e succhiando poi quel cazzo, mi venne da vomitare per l’umiliazione, sentii una rabbia profonda bruciarmi in corpo, quell’uomo mi stava rubando la mamma, la stava insozzando.

Rimasi ancora a guardare e quando alla fine si distesero per fumare una sigaretta, scappai in camera a piangere col viso nel cuscino, perché, perché papà ci aveva lasciati?

Ma quella notte, quando la rabbia cominciò a sbollire, le immagini del corpo di mamma mi tornarono in mente, era bella mamma, e ,stranamente, mi sentivo turbato ed eccitato insieme ricordando quel cazzo che entrava ed usciva dal suo corpo.

Quando mi tornò alla mente l’immagine di mamma che fumava languidamente quella sigaretta che il macellaio le aveva acceso stando distesa sul letto con le gambe divaricate che mostravano la sua fessa dilatata e ricoperta da una pelliccia di pelo nero, il cazzo mi era già diventato duro, mi sparai una sega desiderando di perdermi nel suo corpo, di sentire il calore di quella fessa dilatata e rorida dalla quale un giorno ero uscito.

Mamma aveva tre sorelle, le tre donne si somigliavano moltissimo, in particolare l’ultima, la piú giovane, zia Nora.

Le tre sorelle ci aiutavano in vari modi, facevano quello che potevano, e due tre volte al mese, zio Vittorio, il marito di zia Nora, veniva a portarci una spesa e qualche soldo.

Mamma accoglieva sempre con malcelata gioia zio Vittorio che era in tipo simpatico ed allegro di una decina di anni piú giovane di Lei, sentivo che fra loro vi era una intesa anche caratteriale e, inutile dirlo, ogni volta si ritiravano in camera per parlare di “cose riservate”.

Era tanto l’ entusiasmo di mamma per le visite di zio Vittorio che dimenticava qualche volta di coprire la toppa della serratura, mi ordinava di andare a giocare in cortile ma io facevo finta di uscire e dopo qualche minuto andavo a spiarli.

Vedevo mamma sedersi sul cazzo di zio Vittorio e dirigendolo con la mano e muovendo le chiappe lo faceva entrare nel suo bel culo.

Il cazzo di zio Vittorio era esagerato, sentivo mamma gemere di piacere man mano che veniva penetrata, non capivo come facesse a far entrare quell’affare nel culo ma ci riusciva benissimo e ne godeva.

Con zio Vittorio non era la solita chiavata per pagare qualche debito ma qualcosa di molto piú profondo, ovviamente per le dimensioni di quel cazzo ma soprattutto per l’intesa sentimentale e sessuale che avevano.

Andavano avanti per piú di un’ ora fra pompini, scopate ed inculate, erano cosí presi dal piacere che si dimenticavano di me che potevo già essere tornato ed essere alla toppa a spiare.

Ormai avevo l’età per capire che mamma, che aveva poco meno di quaranta anni, aveva bisogno e diritto alla soddisfazione del corpo che non poteva avere altrimenti.

Anche se non le mancavano gli uomini con zio Vittorio si lasciava andare, forse si era un po’ innamorata del marito della sorella piú giovane e questo era male, molto male.

Io volevo bene a zio Vittorio ma stavo diventando geloso, lui mi stava portando via la mamma non la chiavava e basta.

Una notte il pensiero dello zio che chiavava mamma mi aveva fatto eccitare tantissimo, sentivo il bisogno di abbracciarla, di sentire il profumo del suo corpo ed il suo calore, andai nella sua camera da letto e le chiesi di dormire nel lettone ma non riuscivo a prender sonno, sentivo il suo corpo vicino al mio e il cazzo mi diventava durissimo, avevo l’affanno per la tensione nervosa.

All’ improvviso non resistei piú, impazzii, la abbracciai da dietro e avvicinando la mia bocca al suo orecchio le sussurrai: “Perchè con me no? Perchè con lo zio si e con me no? Perché mamma? Ti voglio mamma”.

Al sentire quelle parole lei urlò : “ Ma che dici? Sei pazzo! Dio mio!” e cercò di scappare via dal letto, di divincolarsi, ma io la tenevo stretta, le avevo sollevato la camicia da notte e avevo cominciato a spingere non sapendo nemmeno dove stessi cercando di penetrare, sentii il suo corpo aprirsi ad accogliere il mio cazzo che si faceva strada in lei che guaiva per un dolore che veniva dall’anima non dal corpo violato.

Stavo inculando mia madre!

Dopo un po' lei non si divincolò piú, non gemeva nemmeno piú, se ne stava bocconi con le gambe leggermente divaricate, il volto nascosto nel cuscino, lasciava che la possedessi senza aver piú la forza di reagire.

Prima di andare avanti…

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