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Le vacche di montagna
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Racconto28 min di lettura

Le vacche di montagna

Ci sono racconti intensi e realistici che non possono non scuotere i nostri desideri. Dall'archivio mi ha colpito, è una storia di @Key7

Giovanna Esse
7 mesi fa · 10k letture · 2

una sega che non mancò di sortire un certo effetto di indurimento.

“E poi dico io nel culo. Ma lo sai i germi che avrà quella nel culo. Ma davvero vuoi prenderti la gonorrea o chissà cosa. Ma tu sei malato sai”.

“Scusa nonna” sussurrai io ma ero così preso a godermi quella che ormai era una sega in piena regola che avevo poco forza di sembrarle pentito.

La cappella era gonfia, l'uccello d'acciaio e stavo godendo a mille. “E adesso cosa fai? Mica mi vorrai sborrare in mezzo alla cucina”.

“Vado in bagno subito”.

“Si vai vai. Tanto a tua nonna mica ci pensi più. Già ormai siamo grandi e la nonna non serve vero”.

“Nonna ma che dici?”.

“Dico che sei un ingrato. Che se ti ricordassi le cose magari una avrebbe piacere no. Già ma il signorino ormai ficca in giro e la nonna non se la ricorda più. Mica si ricorda di chi lo ha fatto uomo”.

La fissai. Col cazzo duro. Durissimo.

Le sue grosse tette traboccavano sotto al vestito. Le sue cosce sode facevano capolino sotto alla gonna.

“Nonna. Io non lo potrò mai scordare. Mai. Certo non l'ho mai detto a nessuno ma se sono come sono lo so di doverti molto. Non sai nemmeno quanto ti sia grato di avermi fatto uomo. E' stato il più bel regalo di compleanno che una nonna potesse fare al nipote”.

“Parole, parole” mugugnò lei.

“No. Fatti -sussurrai io mentre delicatamente le accarezzavo il petto- Nonna non sai quante volte ho ripensato a quella scopata che ci siamo fatti quel giorno e alle altre cento negli anni successivi. Non sai quante volte ancora ti penso e mi arrapo”.

“E allora perchè non lo dimostri mai. Sono quasi tre anni che vieni qui e non fai nulla”.

“Nonna ma hai passato la settantina... Io non credevo che...”.

“Che cosa? Che questa non tirasse più” disse lei sfilandosi la gonna con un sol colpo e restando nuda dalla vita in giù.

Erano tre anni che non vedevo la sua passerona ma a parte il pelo un po' grigio era ancora la bella miciona con cui avevo perso la verginità quasi sei anni prima.

“Allora cosa dici?”.

“Dico che è bellissima e vorrei leccarla come facevo una volta”.

“Potevi anche svegliarti prima no? Sono tre anni che non fai niente. Tre anni che vado in giro per casa senza mutande sotto, che metto le auto reggenti anche d'estate, che faccio la doccia con la porta aperta e tu... un cavolo. E poi mi chiavi la vicina”.

“Nonna tu mi dicevi sempre dei malori che avevi, di come ti sentivi stanca io non credevo che volessi farlo ancora. Io ti rispettavo e mi facevo le seghe piuttosto che importunarti”.

“Ma bello della nonna non lo sai che la tua mazza i malori li cura”.

“Davvero?”.

“Ma certo cura e tiene giovani”.

“O nonnina cara ma che errore che ho fatto. Che grande errore. Allora vieni, vieni che ti do la medicina. Tre anni di medicina arretrata” e senza perdere altro tempo me la feci sedere in grembo impalandola in un colo solo.

Nonna Leonida era così marcia di voglia che l'uccello le scivolò dentro in un istante la sua fica di settantanni era ancora così calda che pareva una ragazzina.

Approfittai per sbottonarle la camicetta e liberare le sue tettone sesta misura. Ero semplicemente in estasi.

“O nonna che bello”.

“O nipotino mio che cazzone duro”.

“Sei tu che lo fai gonfiare nonna”.

“Si bravo nipotino, bravo scopa la nonna falla felice”.

“Sempre nonna... Lo sai che ti voglio bene”...

Due parole su mia nonna.

Di quanto tenessimo segreto fra le mura di casa.

Mia nonna Leonida è una gran troia diciamolo pure.

Ed è una cosa stupenda.

All'inizio tutto si riduceva a qualche fuggevole occhiata infatti la nonna era solita

cambiarsi d'abito in cucina di fronte a me prima di andare a letto. Ora la cosa di per sé non era maliziosa ma faceva parte della routine quotidiana ma mano a mano che crescevo quel momento serale in cui la nonna toglieva maglie e gonne restando in bustino e reggicalze diventava sempre più stimolante. Il cazzo mi veniva duro. Lei era lì col suo bustino nero tutto pieno di pezzi e le calze spesso nere e io fissavo il reggicalze e fissavo le mutandine anch'esse nere. Avevo una voglia di toccarle che me ne vergognavo da solo. Poi la nonna toglieva anche il bustino ma mentre lo faceva mi voltava la schiena cosicché potevo avere solo una vaga idea delle sue grosse tettone. Nonostante ciò bastava il riflesso di esse sui vetri per capire che ben di dio avevo di fronte. Sfilato il bustino e tolte piano piano le calze, una cosa già di per sé molto arrapante la nonna metteva una mano sotto alle tette coprendo i capezzoli e tenendo in mano quelle due angurie scodinzolava in bagno con le sole mutande addosso. A quel punto sapevo che andava a lavarsi e a mettersi il pigiama. Io, che non ne potevo più afferravo le sue calze e me le portavo al viso odorandole per bene. Arrapato lo tiravo fuori e sborravo in fretta e furia prima che lei tornasse.

All'inizio me ne vergognavo.

Si insomma era poi sempre mia nonna ma mano a mano che i giorni passavano pensavo solo a quanto fosse fica e bella in carne.

Di solito ero bravo a sborrare in fretta perchè lei stava in bagno meno di dieci minuti ed io dovevo smenarlo velocissimo se non volevo che mi trovasse lì col cazzo duro fra le mani e, allo stesso modo ero anche bravo a mirare bene nella mano che chiudevo a coppa sulla cappella per non spruzzare in giro sperma.

Nonostante ciò il mio cazzo lasciava nell'aria una puzza di sesso che certamente la nonna non poteva far a meno di sentire.

Ma non disse mai nulla.

Una volta che la nonna aveva le calze a rete mi arrapai più del dovuto e mi uscì così tanta sborra che non riuscìì a farmela nella mano ma, come un proiettile schizzò in aria andando ad attaccarsi sul muro alle mie spalle.

Ero dannatamente imbarazzato. C'era questa medusa molliccia accanto alla mia spalla e non avevo nulla per pulirla.

Se anche ci avessi provato che avrei potuto fare? La macchia sul muro sarebbe rimasta comunque.

Alla fine, mentre ancora pensavo a cosa avrei potuto fare arrivò lei. Aveva già finito.

Finsi indifferenza sperando che non notasse la macchia e magari dopo, mentre dormiva avrei potuto pulirla ma, forse per l'odore la nonna la vide subito.

Pensavo mi ammazzasse di botte o peggio non mi volesse più con lei invece fu molto dolce... Prese una spugna bagnata dal lavandino e me la diede. “Pulisci bene, togli tutto prima che resti la macchia” non disse altro.

Io obbedii rosso di vergogna perchè era evidente che la nonna sapeva che mi sparavo le seghe.

Che ingenuo che ero. A quei tempi me ne tiravo cinque o sei al giorno e in casa di nonna c'era una puzza di sperma che non ti dico. Solo io non la notavo ma lei si,

lei l'aveva già notata da molto tempo.

La sera dopo come se nulla fosse si cambiò e a me venne ancora duro ma stavolta

prima di andare in bagno mi diede un piccolo asciugamani. “mettiglielo intorno così non sbagli il colpo” commentò con un sorriso. “Nonna ma.... cioè io...”.

“Dai dai meglio nell'asciugamani che sul muro o sul divano” tagliò corto lei.

Era una nonna fantastica. Non solo non aveva disapprovato la mia masturbazione ma mi aiutava persino a sborrare meglio.

Dalla vergogna passai all'eccitazione. L'idea stessa che la nonna approvasse le mia cannonate di sperma mi faceva godere e anche quella sera sborrai alla grande nell'asciugamano.

Quando la nonna tornò dal bagno pronta per andare a letto l'asciugamani era tutto lurido. Lei lo prese da un lembo e lo mise nella roba da lavare. Anche stavolta nessun commento.

Ogni sera lasciava che la guardassi mentre si spogliava e poi mi dava il tempo di tirarmene una dandomi tanto di asciugamani. Iniziò anche a lasciarmi un altro asciugamani sul comodino accanto al letto. Evidentemente si era già accorta che me lo segavo ogni sera prima di dormire o ogni mattina appena sveglio.

Una volta non fui abbastanza lesto e quando la nonna uscì dal bagno ero ancora lì a sparare sborra nell'asciugamano. Lei fece come nulla fosse e mi si sedette accanto mentre la mia mano menava a tutta forza. Proprio mentre sparavo fuori tutto mi chiese “Domani ti va se faccio il risotto?”.

“Siiiiiiiii” le risposi. Un si davvero convinto.

A volte la nonna mi chiedeva di lavarle la schiena mentre faceva il bagno. Per me era un gran momento visto che potevo toccarla come meglio credevo e alzando abbastanza la testa potevo guardarle il petto e vedere le sue grosse tette.

Si davvero grosse. Una bella sesta a pera coi capezzoloni lunghi e rosa.

Una favola.

Ormai però quando le lavavo la schiena era inevitabile che mi venisse duro come una pietra. Certo non potevo dirglielo ma il bozzo era molto chiaro e sono certo che la nonna lo vedesse gonfio sotto ai pantaloni. Della cosa non parlammo mai anche se appena finito il bagno la nonna si metteva l'accappatoio e poi mi porgeva

un asciugamano. “Questo è per te” diceva sapendo benissimo che appena possibile me ne sarei sparata una.

Poi una volta mentre le passavo la spugna sulla schiena mi disse “Perchè non vieni dentro?”.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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