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Le vacche di montagna
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Racconto28 min di lettura

Le vacche di montagna

Ci sono racconti intensi e realistici che non possono non scuotere i nostri desideri. Dall'archivio mi ha colpito, è una storia di @Key7

Giovanna Esse
7 mesi fa · 10k letture · 2

“Come?”.

“Ma si dai togli tutto e datti una rinfrescata no”.

Potevo rifiutare questa occasione.

Mi denudai sapendo che mi stava guardando e con un certo orgoglio lascia che il mio uccello dritto e duro dondolasse un po' accanto a lei quindi entrai in vasca.

La nonna stava seduta sulle ginocchia e io mi misi alle sue spalle ma inevitabilmente ad ogni spinta della spugna il mio corpo si avvicinava sempre più

al suo. Alla fine ero così vicino che la punta del mio cazzo puntava sulla sua schiena appena pochi centimetri sopra al suo gran culone.

La nonna dovette sentirlo perchè si mise un po' più avanti lasciando che il cazzo le si poggiasse giusto sotto alle chiappe in quel piccolo lembo di pelle tra fica e culo.

Io con lunghe spinte in avanti che sembravano tante pompate continuavo a lavarle la schiena mentre lei d'improvviso strinse bene le chiappe catturando il mio cazzo.

Non glielo avevo davvero infilato ero solo prigioniero dei suoi glutei ma in quel momento fu meglio che una chiavata. Lei stringeva le chiappe, io pompavo e alla fine le venni sul culo come se davvero avessimo scopato. A quel punto fece un commento sul fatto che ora l'acque era piena di sborra e bisognava uscire subito.

Uscimmo.

Insieme uno di fronte all'altro e vidi tutto il tettame e per la prima volta i riccioli neri della sua fica.

Una gran fica.

La nonna mi fece mettere un accappatoio e mi asciugò per bene, mi asciugò davvero tutto e quando asciugò lì sotto fu meglio di una sega.

Sborrai e lo schizzo le arrivò in parte sulla gamba. Mi guardò un po' perplessa “Ma santo cielo quanta ne spari al giorno?”.

“Scusa nonna...”.

“Fa niente, fa niente tanto poi la laviamo via e con una mano si tolse lo sperma dalla gamba.

Ora lo aveva sulla mano e ancora mi fissava.

Io la fissavo perplesso, lei, come nulla fosse si leccò il dito.

Aveva inghiottito la mia sborra.

Poco tempo dopo facemmo ancora il bagno insieme e stavolta oltre che strusciarle il cazzo fra le chiappe mi venne il coraggio per far scorrere le mani e afferrarle le poppe.

Lei non si fece indietro anzi mi sussurrò “Ti piacciono le tette grosse?”.

“Si nonna”.

“Io le ho tanto grosse sai”.

“Si nonna. Lo sento nonna”.

“Vorresti guardarle mentre ti tocchi vero?”.

“Sarebbe bellissimo nonna....”.

Per la prima volta si spogliò voltata verso di me.

Come nulla fosse lasciò che io guardassi bene le sue tettone mentre la mano ci dava a tutta forza.

“Tutti malati di tette voi ragazzini” ridacchiò mentre sborravo nell'asciugamano.

Trovai il coraggio per chiedergli ancora di farmele vedere e ben presto divenne nostra consuetudine che io mi sparassi una sega mentre la guardavo denudarsi...

una sera si tolse persino le mutande.

“E questa ti piace...”.

“Nonna è bellissima”.

“Si. E devi prenderla piano piano sai altrimenti alle ragazze gli fai male.

Bisogna che impari ad usare la lingua più che la trave che hai li sotto”.

“La lingua nonna?”.

“Ma si. La lingua sulla patata. Bisogna che la lecchi così piano piano su e giù per farla bagnare tutta e favorire la penetrazione” mimava la lingua con un dito facendosi praticamente un grilletto mentre io segavo a più non posso.

Sborrai...

“Naturalmente è sempre meglio venire dopo averlo infilato non prima sai”.

“Scusa nonna”.

“Ma figurati è normale”.

Ci misi una settimana atrovare il coraggio poi una sera glielo dissi “Nonna mi insegni a leccarla?”.

“Come scusa?”.

“Leccare la patata. Hai detto che è importante farlo bene. Insegnami”.

“Ma certo che ne hai di 'pretese tu. Già sono qui nuda a favoristi la masturbazione adesso dovrei anche fartela leccare”.

“Solo una volta nonna. Per imparare”.

Rise “ Ma si, ma si non farla lunga dai. 'però non qui, fammi lavare e poi andiamo a provare nel mio letto”.

“Nel tuo letto? Insieme?”.

“Se te la senti”.

Da quella sera, ogni sera andavamo a letto insieme.

Nudi.

Mi mettevo tra le sue cosce e leccavo, leccavo, leccavo... e godevo con la mano.

“La nonna è proprio contenta sai. Me l'anno leccata tanti ma sei quasi il migliore devo dirtelo”.

“Te la sei fatta leccare da tanti nonnina?”.

“Quando ero giovane? Almeno una cinquantina forse di più. Sai la nonna era parecchio... vacca capisci?”.

“E adesso nonna? Non sei più vacca adesso?”.

“Tu mi vedi vacca tesoro mio?”.

“Non so. Però mi fai sentire parecchio toro questo si”.

Rise “Sarebbe a dire?”.

“Che leccarla non basta più”.

“Ma sentilo il signorino. Tra tre giorni fai quattordici anni, hai ancora la bocca

sporca di latte e vorresti chiavare, anzi non chiavare e basta, chiavarti tua nonna addirittura.... Ma certo che sei porco forte sai?”.

Lo so nonna è solo che... cioè con la mano capisci.... non basta più non mi svuota capisci”.

Rise. Mi venne in bocca ancora una volta e spense la luce.

“Resta qui a dormire se vuoi”.

Restai.

Qualche minuto dopo sentivo una specie di idrovora sul cazzo.

Un qualcosa mai provato prima.

Era un pompino.

Il mio primo pompino.

E me lo faceva mia nonna.

“Nonna ma?”.

“Che c'è non ti piace? No. E' stupendo ma....”.

“Ma?” chiese lei fermandosi per un attimo.

“No è solo che stò per....”.

“E allora che aspetti vieni no. E' mica la prima che bevo sai”.

Venni in bocca a mia nonna ululando e la sentii continuare a succhiare fino all'ultima goccia certa di svuotarmi i coglioni per qualche giorno.

Ogni tanto, ma solo quando era buio sentivo la bocca calda della nonna succhiarmi il cazzo e mi godevo il lavoretto in timoroso silenzio... Ogni volta, a fine lavoro la ringraziavo e le dicevo quanto le volevo bene.

Poi arrivò il mio compleanno e glielo chiesi.

“Nonna non voglio regali, non voglio giochi o soldi o vestiti voglio solo una cosa,

una piccola cosa”.

“???”.

“Mezz'ora a letto con te. Solo mezzora”.

“Ma tesoro della nonna andiamo già a letto insieme tutte le sere. Invece del bacino della buona notte ti faccio un lavoretto e invece della camomilla ti lascio bere il mio succo di patata ma che vuoi ancora..”.

“Entrarti dentro nonna. Non sai quanto lo desidero. Non puoi immaginarlo”.

“Ma guardalo il signorino. E così vuoi farti la tua prima con la nonna”.

“Si nonna si ti voglio, ti desidero, voglio sentire il cazzo nella tua fica. Voglio succhiarti le tette mentre ti fotto a tutta forza, voglio sentire il cazzo che mi si

bagna del tuo seme mentre vieni invocando il mio nome. Nonna voglio fotterti. Lo so che è brutto da dire ma voglio fotterti”.

“Ma tu lo sai che quello si chiama incesto? Che nonna e nipote non possono ficcarselo dentro. Se qualcuno viene mai a saperlo...”.

“Ma io non lo dirò a nessuno te lo giuro”.

“Davvero lo giuri?”.

“Lo giuro. Mi cadesse il cazzo”.

Così iniziammo a scopare.

Dapprima lo facevamo ogni sera al buio della sua camera. Una, a volte due di seguito finchè stremati non ci addormentavamo nudi l'uno accanto all'altro ma ben presto venne naturale che, svegliandosi accanto a quei bei tettoni mi si rizzasse già appena aperti gli occhi e così finiva sempre che, ancor prima di colazione ci facevamo una ripassata veloce di solito a pecorina.

Poi iniziai a fotterla anche dopo pranzo, quando si sedeva sulla poltrona in salotto per fare il pisolino e allargate le gambe metteva tutto in mostro comunicandomi nuove perverse idee.

Lei non si tirava indietro, anzi le piaceva che mi chinassi davanti a lei e la fottessi prima di prendere sonno. Diceva che la rilassava.

Lo facevamo quando era ora di farci la doccia che ormai potevamo solo farci l'uno accanto all'altro pompando a pecorina mentre l'acqua ci bagnava tutti.

Lo facevamo in cucina mentre preparava il pranzo perchè appena si chinava sui fornelli a me veniva una gran voglia di sollevarle la gonna e lei me lo lasciava fare senza problemi.

Insomma eravamo due autentici maiali da monta e in quell'estate arrivammo a farci una media di sei chiavate al giorno tanto che spesso lei aveva le labbra della patata rosse vive e io l'uccello che doleva per l'uso troppo intenso.

Eppure non ci bastava mai.

Messo a mollo il cazzo nel bidet per un po' ero pronto a pompare più di prima e lei lo stesso.

Poi la nonna mi regalò il suo culo.

L'unico buco che ancora non le avevo tappato.

Fu bellissimo.

Fu il mio primo rapporto anale.

Godevo come un pazzo tanto da farmi sgorgare lacrime di gioia. Lei tesa a pecorina se lo lasciava entrare fino ai coglioni lasciando che le sfondassi lo sfintere con tutta la mia forza fino a che non arrivò la sborrata finale.

“Nonna che bello. Nonna quanto sei brava. Io sono certo che sei la miglior nonna del mondo”.

Ora, dieci anni dopo, grazie alla troiaggine di una vicina di casa dalla lingua troppo lunga e la fica troppo in tiro i bei tempi erano tornati.

Erano anni che non andavo più a letto con Leonida e fu come la prima volta.

Restai ancora da lei due settimane per le vacanze.

Praticamente non ci alzammo mai dal letto... e, quando mi alzavo era per attraversare il cortile e dare una bella botta anche a fica e culo di quella troia di Teresa mentre la nonna riprendeva fiato.

Una vacanza stupenda...

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Scritto da
Giovanna Esse

Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]

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