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Dopocena, amaro e corna
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Racconto19 min di lettura

Dopocena, amaro e corna

Marta tirò un urlo di dolore. “Scusa, ho sbagliato buco!”, dissi imbarazzato. “Stai attento cazzo!”, disse ancora sofferente.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.4k letture · 0

“Chissà quante cavalcate leggendarie qua sopra, vero?”, le chiesi.

Marta sorrise, il suo sguardo da porca era di per sé una risposta affermativa.

La scopai nuovamente in diverse posizioni; prima facendola sdraiare su un fianco, poi a smorzacandela e per finire ancora a pecorina.

Marta si lasciò fottere a intermittenza nella figa e in culo come una cagnolina ubbidiente.

Ormai glielo sbattevo nel culo senza farmi più scrupoli usando tutta l’energia che avevo in corpo.

Mentre la inculavo a pecorina le sfilai la ciabattina che le era rimasta al piede e la utilizzai per schiaffeggiarle più volte il culo, poi gettai la ciabatta a terra e con un braccio riuscii ad aprire la finestra della camera, poco distante dal letto; volevo infatti che tutti sentissero la troia urlare di piacere sperando magari che proprio in quel momento passasse qualcuno di sua conoscenza, possibilmente che sapesse che il suo fidanzato in quel momento non era in casa.

La finestra dava infatti sbocco proprio su una strada poco trafficata e silenziosa pertanto chiunque passasse di lì non avrebbe potuto evitare di sentire i mugugni da cagna in calore di Marta e il rumore delle mie palle che sbattevano senza sosta contro il suo fondoschiena.

Quando ritenni di averle sufficientemente distrutto il culo fu il momento di venire e mi parve carino chiederle se era solita ingoiare o se di solito ne faceva a meno.

Mi rispose che mi era concesso fare tutto quello che desideravo.

Il mio primo pensiero fu quello di sborrarle in bocca, poi valutai l’ipotesi di venirle sul viso fino a quando mi venne un’idea che ritenni decisamente più eccitante e che vedeva soddisfatto anche il mio primo pensiero.

Andai in cucina, presi il suo bicchierino per l’amaro, tristemente vuoto e appoggiato al lavandino, e lo portai in camera appoggiandolo sul comodino di Marta.

Ripresi nuovamente il mio membro in mano e lo infilai nella bocca di Marta per un ultimo pompino, quindi le venni abbondantemente in bocca intimandole di non ingoiare.

“Tieni tutto in bocca…voglio che ci giochi un po’”, le dissi.

La guardai con la bocca piena di sperma e fui davvero felice dell’evoluzione che aveva avuto la serata; non provavo il minimo risentimento o rimorso verso Davide che era sì un mio collega ma non potevo certo definirlo un amico. E poi era stata Marta a provocarmi, era stata lei a volere che le cose prendessero questa piega.

Presi quindi il bicchierino vuoto dal comodino e lo avvicinai al viso di Marta; “Avanti, sputa fuori”, le dissi.

Marta prese il bicchiere dalle mie mani, lo avvicinò alla bocca e lasciò scivolare lo sperma fuori da essa riempiendolo per metà.

Le feci sorseggiare tre o quattro volte lo sperma chiedendole sempre di non ingoiare e facendoglielo risputare nel bicchiere.

“Aspetta ora…non si lascia bere una ragazza da sola, me lo hai insegnato tu”, le dissi mentre mi recavo in cucina dove presi il mio bicchiere e mi rovesciai dell’amaro, pregustando eccitato ciò che avrei visto di lì a pochi secondi.

Tornai da Marta e le proposi un brindisi per concludere questa magnifica serata.

Dopo il cin cin sorseggiai lentamente il mio amaro guardando Marta ingoiare tutto d’un fiato il mio sperma. Sembrò gradirlo molto dal momento che passò la lingua dentro il bicchiere per ripulirlo completamente da ogni residuo del mio seme.

Tenne quindi il bicchierino vuoto con tutte e due le mani come fosse in preghiera e sembrò chiedere il bis.

“Non ho più niente per te, mi dispiace”, le dissi sorridendo mentre le accarezzavo la testa come si direbbe a una cagna che aspetta il bis di croccantini dopo aver svuotato la ciotola.

Marta rimase immobile con il bicchiere teso verso di me.

Non riuscivo a dire di no ai suoi occhi dolci così mi venne in mente un’altra idea; non so se era quello che anche Marta aveva in mente e nemmeno credevo che le avrebbe fatto piacere quello che stavo per fare ma decisi istintivamente di metterla in pratica.

Avvicinai il membro al bicchierino chiedendo a Marta di continuare a tenerlo stretto davanti a lei, quindi ci orinai dentro riempiendolo per tre quarti. Ogni tanto lasciavo volontariamente che il getto colpisse il bicchiere in modo che alcuni schizzi le finissero di rimbalzo sulle mani, sui capelli e sul viso da cui le gocce scendevano rapidamente lungo tutto il suo corpo.

Presi poi il bicchierino dalle sue mani; con la mano libera la tirai per i capelli verso il basso in modo che alzasse lo sguardo verso il soffitto, quindi rovesciai lentamente il contenuto del bicchiere lungo il suo collo.

Rimasi a guardare le gocce scenderle sul seno fino a sopra le cosce mentre alcune sparivano in mezzo alle gambe.

Accostai quindi il mio cazzo al suo viso e glielo misi per un’ultima volta in bocca per farmi ripulire completamente la cappella dalla sua lingua esperta; quando lo tirai fuori glielo sbattei più volte sulle guance schiaffeggiandola in segno di gradimento riguardo a come era andata la serata.

Andai in cucina a riprendere i miei vestiti. Raccolsi da terra la ciabattina che si era sfilata dal piedino di Marta nel tragitto tra la cucina e la camera da letto.

Tornai in camera e mi rivestii davanti a lei; Marta restò inginocchiata a terra a guardarmi fino a che non terminai di vestirmi.

Mi chinai poi verso di lei e le diedi una carezza sul viso, quindi le mostrai la ciabatta che avevo raccolto; “se non ti dispiace questa la tengo come ricordo”, le dissi.

“Ehi no…mi serve”, replicò lei cercando invano di strapparmela di mano.

Le dissi che non mi importava se le servisse o meno e che l’avrei portata via io; accettò soltanto quando accennai che il dovergliela restituire sarebbe stato un buon pretesto per rivederci.

“Adesso apri la bocca”, le dissi. Marta ubbidì ed io le misi la sua ciabattina in bocca facendogliela stringere tra i denti. Recuperai il telefono cellulare e le scattai un paio di foto ricordo che avrei gelosamente custodito insieme alla ciabatta di cui ripresi possesso sfilandogliela dalla bocca.

“Quando è la prossima partita?”, disse quindi Marta alzandosi da terra e avviandosi verso il bagno per sistemarsi un po’.

“Spero presto!”, risposi io guardandole nuovamente il culo arrossato e ringraziando tra me e me non so quale Dio per avermi concesso la possibilità di sfondarglielo.

“La rivoglio per quel giorno!”, la sentii ancora dire dal bagno.

“La riavrai, non ti preoccupare”, dissi infilandomi la ciabatta nella tasca dei pantaloni e avviandomi verso la porta.

Attesi qualche minuto davanti alla porta che Marta finisse di risistemarsi un po’ e venisse a salutarmi; quando tornò indossava un asciugamano.

“Per colpa tua adesso devo rifare la doccia”, disse.

Aprii la porta per farmi uscire, poi accertandosi che non ci fosse nessuno nei paraggi mi mise le mani intorno al collo e mi salutò con un bacio.

Stavo per chiudere le porte dell’ascensore quando sentii riaprirsi la porta e la voce di Marta; “il cellulare!”, esclamò.

Portai una mano prima su una tasca e poi sull’altra; l’avevo dimenticato ancora da lei, sul comodino.

Uscii dall’ascensore e Marta mi porse il cellulare.

“Dove hai la testa?”, disse sorridendo.

Presi il cellulare dalle sue mani e le sorrisi a mia volta.

“Questa volta non ho nemmeno avuto bisogno di nascondertelo per farti tornare…”, aggiunse.

Mi si buttò quindi al collo per l’ennesimo ultimo bacio. Mentre la baciavo la sentii cercare furbescamente con una mano di sfilarmi la sua ciabatta dalla tasca ma io mi dimostrai più rapido di lei; con una mano le sollevai l’asciugamano scoprendole il sedere mentre con l’altra estrassi rapidamente la ciabatta dalla mia tasca e gliela picchiai per un’ultima volta sul culo con tutta la forza che avevo nel braccio; “per ora ti dovrai accontentare del segno…”, le dissi sorridendo e rimettendomi la ciabatta in tasca.

Marta urlò di dolore e piacere, quindi mi baciò morsicandomi poi il labbro in segno di vendetta.

Le sorrisi prima di riprendere l’ascensore.

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Giovanna Esse

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